Abitando la Pace

 La guerra non è la soluzione per nessun problema. Dobbiamo, dunque […] cercare un nuovo paradigma, se non vogliamo distruggerci a vicenda: la pace non solo come meta, ma anche come metodo.
 

Infatti, occorre abitare la pace. Significa praticarla, vivendola poco a parole e molto con atti concreti. Se tanto si parla di pace, se tanto la si invoca, se tanto viene nominata, significa che viviamo in guerra, anche se le esplosioni sono lontane da noi e se non vediamo passare i carri armati sotto casa nostra. Vorrei non si parlasse più di pace, se non per apprezzarne gli effetti.

[segue]

.

Sciagurata guerra che entri nelle case della gente senza preavviso

gli porti via tutto, anche la vita.

Sciagurata guerra che distruggi ogni cosa che uccidi senza pietà.

Sciagurata guerra che fai dei morti una statistica

mentre sono donne, uomini, anime, affetti, sentimenti.

Sciagurata guerra che appartieni a pochi potenti

mentre tutti, dai vecchi ai bambini ti vorrebbero fermare.

Sciagurata guerra fatta per dividerci fatta per farci nemici

chi sta per uno chi sta per l'altro.

Sciagurata guerra hai già fatto la tua parte

ora torna nel nulla che sei.

Sciagurata guerra presenza di male in mezzo a noi

che solo Dio può fermare.

Ti prego Dio della Pace Tu che non chiedi sacrifici ma misericordia

Tu che non cerchi scambi di favori ma ami chi si rivolge a te con fiducia.

Se piccolo come sono posso fare qualcosa qualsiasi cosa

perché questa sciagurata guerra si fermi,

eccomi mio Dio piccolo come sono

sono pronto a seguirti per fermare con te

questa sciagurata guerra.

.

Citazione: by Leonardo Boff da Forse la terra si salverà, Ed. Terrasanta 2022

Immagine: War by Pixabay

Versi: Sciagurata guerra di Ernesto Olivero da Sermig Fraternità della Speranza 12 aprile 2022


Abitando il Natale

In viaggio verso il S. Natale: L’amore che si dona torna sempre indietro

Ormai ci siamo: “Black friday” e Natale coincidono …  Nel timing, non soltanto nella valenza. Infatti, sono sempre più accelerate ed intensificate le manipolazioni commerciali che giocano senza pudore alcuno sui sentimenti, sui valori e sui principi e che ti dicono come comportarti già subito dopo la festa di Ognissanti, anzi no, in realtà il fenomeno inizia la sera prima, una volta assorbiti i fasti di Halloween.

E noi? Che facciamo? Ci adeguiamo in tutta tranquillità. Come le stelle di un famoso romanzo di Cronin … stiamo a guardare. E stando così le cose, sembra ci vada bene.

Forse, allorquando il S. Natale ed altre ricorrenze importanti nella nostra tradizione diventeranno un retaggio per pochi, solo allora le manipolazioni commerciali e mediatiche cambieranno destinazione. Ma a quale prezzo?

Anche quest’anno, come già in passato mi sono soffermato e mi soffermo, anche io in anticipo, sul senso del S. Natale. Questa felice ricorrenza rimane per me e penso per tutti o per tanti un’occasione, una nuova opportunità, dono di un tempo scelto per riflettere, per guardarsi attorno e dentro di noi stessi. Uno spazio per trovare un nuovo inizio, per migliorare nella relazione che conta veramente e che giustifica il nostro passaggio in questo mondo: con noi stessi, con gli altri e con l’Alto.

Quest’anno, in modo più marcato, vorrei fuggire lontano da ogni tentazione di ipocrisia, dall’esteriorità, dalle abitudini consolidate che non siano quelle che hanno il sapore dell’autenticità e non del “pandoro”, della “cioccolata calda” o degli addobbi a tutti i costi. Vorrei agire lontano dalla pianificazione di feste e di regali.

Semmai, vorrei riscoprire ancora e ancora il senso della relazione sia in famiglia, sia nella società.

Infine vorrei ridare slancio, nuovo e rinnovato, al mio bambino interiore e alla sua originalità, proprio ricordando il significato del “bambino di Natale”. Il desiderio è di essere estremamente autentico nel dire a chiunque Buon Natale! Chiudo queste righe con una frase recentemente ascoltata durante un serial tv basata proprio sulle varie sfumature della festa del Natale che mi ha molto colpito e che voglio far mia reinterpretandola: L’Amore che si dona torna sempre indietro, infatti l’Amore che dai non va mai perduto … E ancora: … Siamo tutti alla ricerca dell’Amore, ma l’unico modo per riceverlo è donarlo …”.

.

Immagine: Jesusretrouvé – momento tratto da serial tv Odio in Natale (st 1 ep 6)

Riferimento nel testo e citazione: frasi riprese da serial tv Odio in Natale (st 1 ep 6) e dal film Love actually – l’amore davvero di Richard Curtis – 2003

Riferimenti: cit. romanzo di A.J. Cronin, E le stelle stanno a guardare – 1935 – edito da Bompiani


Luce che ci dà vita

Abbiamo assolutamente bisogno di luce …

Stiamo vivendo tempi complicati, difficili, in cui tutti noi tendiamo a vedere nero, buio e null’altro. Anche se spesso il tutto è ottenebrato, come nascosto e reso non presente, da eventi inimmaginabili oppure da azioni umane che neanche gli animali avrebbero il coraggio di pianificare.

C’è assolutamente bisogno di luce, quella luce che c’è comunque, al di là di ogni nostro misfatto, che come il sole è presente anche sopra le nuvole, allorquando noi vediamo il cielo oscurato e percepiamo l’assenza dei suoi raggi, quasi che non fosse più presente, che non determinasse più l’inizio e la fine di ogni giorno.

Invece la luce c’è ed occorre crederci ancora di più a questa luce, cercarla e impegnarsi ad afferrarla perché solo in questo modo potremo dare un senso ad ogni evento.

.

.

Citazione: by GiFa

Immagine: Luce di vita by AnCa2023

Testo: GiFa2023

Versi: 6e38 tratto da Versi librati di Gianni Faccin 2023 ( Gedi – in fase di pubblicazione)


Foglie che scrocchiano

Abbiamo bisogno di suoni che sanno di vita …

Citazione: by GiFa

Immagine: by Germana dal Madagascar novembre 2023

Versi: Foglie di vita da Versi liberi di Germana Boschetti, sorella salesiana in Madagascar


Violenza

Versi di Fiorella Fiorenzoni

Sembravan sinceri quei tuoi occhi, scuri, neri, profondi

quei tuoi gesti tipici, particolari, quasi unici

quella tua voce forte, dal timbro vigoroso e dall’accento marcato

ma quel tuo aspetto imponente, superbo e presuntuoso non mi convinceva né mi persuadeva

e quindi, titubante, esitante e diffidente non accettai il tuo invito, tornai sui miei passi, me ne andai via.

Ma tu, codardo, infame, ignobile, obbrobrioso, spregevole, turpe, mi corresti dietro e, con una violenza immane, furiosa, aggressiva, brutale abusasti di me, inerme, indifesa, vittima.

Passarono, giorni, mesi, anni, la tua colpa fu detta attenuante, scusante la tua condanna fu affievolita, 

abbreviata, ridotta ma, al di là dell’ingiusto, iniquo, indebito verdetto, nella mia mente, che niente 

cancella né abrade né dimentica né scorda, tu resterai sempre un lurido, schifoso, abominevole verme,

vigliacco, miserabile, un piccolo essere e un giorno arriverà anche per te una sentenza,

da una fonte più alta, più giusta e più vera.

Quel giorno, forse, uscirò dall’ombra della vita, dal buio che mi circonda, dal sentirmi morta dentro

e forse riattaccherò quei brandelli del mio essere, riaffiorerò alla vita, rivedrò la luce, forse.

Dolcetti, scherzetti o … altro?

Silenzio, intorno: solo, alle ventate, odi lontano, da giardini ed orti, di foglie un cader fragile. È l’estate, fredda, dei morti.

Ma quali dolcetti! Ma quali scherzetti! Ma quale festa di fantasmi e zombie!

In verità, nella giornata del 2 novembre si celebra in Italia ogni anno la commemorazione dei defunti. Una ricorrenza che ha paralleli in molte culture ed epoche, ad evidenziare la speciale attenzione richiesta per relazionarsi con la perdita di una persona cara. Il processo di lutto è stato ampiamente studiato e analizzato e il modello più noto è quello delle cosìddette “cinque fasi del dolore”, non uno schema qualsiasi, ma uno strumento utile a sviluppare consapevolezza delle emozioni, che in generale è una dimensione che ci manca tantissimo anche come collettività, visto le tragedie che ci accompagnano giornalmente.

Tornando al titolo e all’incipit d’inizio, non ce l’ho con le feste tipiche di altri paesi e da noi acquisite senza alcun spirito critico, ma sta di fatto che per me il mese di novembre rappresenta sempre di più, e ben prima che inizi il relativo calendario, un periodo di riflessione (introspezione mi verrebbe da dire). E i versi di Cioran qui pubblicati il giorno di Ognissanti, per quanto ermetici ad una prima lettura, mi hanno profondamente colpito. Mi hanno accompagnato il giorno stesso e i giorni successivi nella visita al Camposanto ove i miei cari che non ci sono più sono ospitati in una piccola città di defunti con le loro storie vicine e lontane. Tantissime storie solo in minuscola parte a me note.

Torno volentieri all’appuntamento d’inizio novembre, oggi più di un tempo. E in questo periodo penso a tante persone, non soltanto a quelle che conosco direttamente, che ai primi giorni del mese di novembre ricordano e ricordano, pensano e ripensano, si nascondono, si ritirano dalle relazioni, con i pensieri che si accavallano, accompagnati da sentimenti di mancanza, voglia di fuggire, inconsistenza di relazioni, assenze, sensi di abbandono, inutilità della vita, senso di solitudine.

E la solitudine, in queste persone, non è mai un piacere desiderato, ma un ulteriore stato di sofferenza.

Finché non si è dentro a questa bolla di dolore, finché non si è passati attraverso questo malessere, è difficile capire, ed è difficile comprendere quanto gli altri hanno provato o stanno provando.

Per me è stato difficile, fino a poco tempo fa, riconciliarmi con questa ricorrenza, spesso vissuta con distacco voluto per non farmi poi domande delicate …, quelle domande che mi rivolgo sempre più spesso e che mi portano a dare significato ad ogni evento, anche piccolo o di ordinaria quotidianità. Domande che mi spingono ad essere migliore, a rispettare la realtà altrui, iniziando dall’accettazione della mia realtà.

Sono cresciuto con i miei genitori che mi portavano spessissimo al cimitero per salutare nonni, cugini prematuramente scomparsi, zii, amici. Mia madre ci teneva a far visita in questo luogo ove da tempo aveva voluto preparare urne di famiglia, anche in modo particolarmente anticipato. Non riuscivo a capirla bene questa sua voglia di anticipare …

Oggi, che è ancora qui ben presente, la questione appare quantomai attuale e al contempo “normale”. Il posto c’è, ci sarà, ma conta vivere il momento attuale nel modo più autentico possibile. Ho capito, sto capendo in verità, finalmente …

.

Citazione: Novembre da Mirycae di Giovanni Pascoli – Ed. Sansoni

Immagine: Occhichepiangonosbavando da idea di https://lamenteemeravigliosa.it/6-tipi-lutto/

Immagine a chiusura: Giallo nudo by ANCA 2023

Riferimenti nel testo: https://www.aiutoallapersona.it/blog/tipi-di-lutto e pezzi precedenti sul medesimo argomento


L’Asinello

Versi non miei

Muto ciò che pervenne alla vita, muto. Travasa le urne.

Urna di terra, cui la mano del vasaio crebbe tenace.

Urna di terra, che la mano di un’ombra chiuse per sempre.

Urna di terra col sigillo dell’ombra.

Pietra, ovunque guardi, pietra.

Fa entrare l’Asinello. Trotterellante.

Trotterellante nella neve sparsa da nudissima mano.

Trotterellante davanti alla parola che si richiuse da sé.

Trotterellante Asinello, che bruca il sonno dalla mano.

Splendore, che non sa confortare.

I morti implorano ancora, Francesco …

.

Citazione e titolo: a cura GiFa

Fonte: da Assisi, poesia di Paul Celan (dal testo Di soglia in soglia, Einaudi ed.)

Immagine: zionp by GiFa2023


Tran Tran

Chiedono “Come va?”, “Come va?”, “Come va?”. Ma noi non cambiamo mai no, mai no, mai …

Non so voi, ma a me capita periodicamente di rendermi conto, ogni volta come fosse la prima volta, che “tutto quello che è non è mai come appare”.

Eppoi, come non bastasse, abbiamo sotto il naso la realtà oggettiva, ma non è che non la vediamo o che non ci arriviamo, è che non la vogliamo vedere, perché è scomoda, decidiamo che va contro di noi, o almeno così pensiamo sia. Spesso c’è anche l’orgoglio oppure c’è un po’ di superbia … Figurarsi se mi affido ad un professionista oppure – al limite – ad un valido dispositivo che mi faccia essere veramente attore protagonista della mia scena di vita …

C’è un vero rifiuto che pare quasi sia una sorta di “lesa maestà … Figurarsi se mi adatto …

Insomma il passaggio dal problema alla soluzione non è mai agevole. Anche se la strada è tracciata, indicata, intravista chiaramente. Ma non è mai scontata, automatica.

Ho verificato personalmente come in più di una situazione ci affidiamo molto a soluzioni pianificate sostenute da modalità valide e concrete. Talmente valide da essere prese seriamente in considerazione per tante eventualità, non soltanto per le finalità specifiche. Mi riferisco per esempio alle nuove tecnologie e ai numerosissimi dispositivi che permettono cose inaudite se immaginate solo dieci anni fa: geolocalizzazione, relazioni on line di qualsiasi tipo, contatti con reciproca visualizzazione tramite telefono cellulare, lettura di libri e riviste su dispositivi portatili, lo stesso per le agenzie giornalistiche, meteo aggiornatissimo che permette di sapere a che ora arriverà la tempesta e altro tramite radar, acquisti di prodotti diversissimi on line e recapito diretto a casa, salvavita, controllo del territorio tramite droni e l’elencazione potrebbe essere interminabile.

Ormai tutti abbiamo le soluzioni in casa, in ufficio o addosso. Dispositivi con applicazioni per ogni esigenza. Chiedi e hai una risposta anche vocale.

Stando alle abitudini che abbiamo oggi quasi tutti, ogni problema parrebbe che avesse una facile soluzione, e in effetti spesso ce l’ha.

Se attendo una telefonata importante posso stare tranquillo perché ho sempre il cellulare con me, anche quando sono sotto la doccia (!), ma è chiaro che se lo tengo silenzioso non mi accorgerò della chiamata entrante e magari così succederà che il problema serio si trasforma in questione ancora più seria se non grave.

Dico un esempio semplice (perché mi riguarda) per spiegare che a fronte di una situazione problematica o d’interesse primario la risposta concreta c’è, è alla portata di chiunque sia come mezzo, sia come soluzione. Ma questa viene disattesa altrettanto agevolmente se non applichiamo delle semplici regole di comportamento note a chiunque.

Ora mi chiedo perché succede questo? Anche nelle situazioni più complesse, gravi, di grande rilevanza per esempio in tema di salute e sicurezza?

Tra problemi e soluzioni ci sta la persona con le sue caratteristiche personali, che possono favorire o anche ostacolare il processo. Indichiamo alcuni esempi:

– voglio sentire quando mi chiamano, perché è importante che io risponda, ma preferisco tener silenzioso il telefono o me lo dimentico che è silenzioso perché relativizzo il problema valutato in origine oppure perché ho cambiato idea o scala di priorità;

– voglio attivare ad un familiare il salvavita per ovvi motivi di sicurezza, ma il familiare pure capendone l’importanza lo tollera senza usarlo concretamente secondo le istruzioni. In effetti alla fine lo tiene sempre in carica ma se lo dimentica facilmente in cucina rischiando seriamente in termini di sicurezza, questo perché vuole seguire i propri schemi mentali o non accetta cambiamenti al suo tran tran;

– voglio arrivare puntuale ad un incontro fuori città e per sicurezza attivo il GPS dell’auto. Inserito l’indirizzo esatto seguo le indicazioni per un po’, ma poi esco dal tragitto proposto perché in verità non mi fido molto del GPS. In effetti alla fine arrivo intuitivamente alla sede dell’incontro ma in ritardo. Mi arrabbio pure e me la prendo con il GPS perché non gode della mia fiducia, mentre dovrei prendermela con me stesso …

Potrebbero esserci tanti esempi da richiamare, ma è sempre la stessa storia: per un motivo o per l’altro vogliamo essere noi gli artefici di scelte, azioni, comportamenti, anche quando non ne abbiamo la capacità o quando qualcuno o qualcosa ci indica un diverso approccio.

In certi casi abbiamo bisogno di farci aiutare, non soltanto dal professionista, anche dal dispositivo. Solo in certi casi serve l’esperienza spiacevole o addirittura traumatica.

 Spesso ci intestardiamo che va bene la nostra impostazione. Forse c’è bisogno che facciamo un passo in avanti, con maggior umiltà riducendo invece l’arroganza da parte nostra e soprattutto inserendo quel coraggio che ci aiuta a vedere l’essenziale nonostante le apparenze.

.

Citazione: da Tran tran canzone di Sfera Ebbasta

Immagine: Float by Clker F V I per Pixanbay


Le mezze stagioni e non solo …

… non esistono più le mezze stagioni!

Pare sia così, ma siccome se ne continua a parlare mi viene qualche dubbio.

L’estate pare fatta apposta per le grandi citazioni, o per esprimere secolari affermazioni. Sì, perché le persone, specialmente se sono in vacanza, si incontrano, si fermano, si prendono pausa dal dolce far niente, magari con il pretesto che il proprio cane vuole annusare quello che gli arriva di fronte, si guardano e salutandosi iniziano il gioco delle citazioni. All’aperto, in mezzo alle piazze, ma anche in mezzo alla strada, non sempre pedonalizzata. Questo comunicare pare preconfezionato, anche perché dopo i convenevoli non sempre si trova subito il comune filo rosso che ci collega in qualche modo e che ci mette a proprio agio.

Mi è capitato ancora di ascoltare, en passant, frasi, detti celebri, citazioni, luoghi comuni, e la cosa francamente mi diverte moltissimo. Non la giudico, ma sta di fatto che mi fa sorridere. Del resto capita anche a me da farlo in varie situazioni, e me n’accorgo, e accorgendomene sorrido e mi faccio delle domande …

Per esempio, in agosto stavo camminando velocemente nel centro del paesello di montagna, cercando di evitare diversi drappelli di persone che in questi casi si pongono sempre sulla linea di mezzeria, mai da una parte, e senza una logica che non sia quella di pensare solo ai casi personali.

Passandoci accanto non potevo non recepire pezzi di discorso, frasi lasciate in sospeso, battute, ma soprattutto quel detto che si rifà a schemi ben collaudati.

Per dare seguito al divertimento, ecco un paio di esempi.

Il primo, riguarda Veneti in Veneto. Siamo in mezzo alla strada, il tema riguarda ovviamente il tempo, quello atmosferico:

– Fa un caldo terribile!

– Già si fa fatica a respirare.

– Tranquilli, pare che cambi il tempo nel fine settimana … l’ha detto il meteo!

– Beh, speriamo che cambi dopo domenica …

– Le stagioni non sono più quelle di una volta!

– No, è vero, ormai il tempo è imprevedibile …

– Ma lo è sempre stato, infatti non si è mai sposato …

– Ah ah! Comunque il meteo dice che cambierà …

– E speriamo che non diventi troppo freddo!

Ecco, ci sono degli scambi che farebbero concorrenza a quelli del Trio (*). Il bello è che si ripetono di drappello in drappello, quasi che ci fosse un comune accordo tacito.

Altro esempio, riguarda Veneti fuori del Veneto, in questo caso il tema è la lingua.

Al bar …

– 2 coffees, please!

– Zwei kaffee?

– No, ho chiesto due caffè

– ah ok, due caffè, facciamo subito …

Bevuto e pagato …

– Alla prossima, graxie.

– Graxie, xe vedemo!

Insomma, è divertentissimo quando chiedi una cosa in inglese, ti rispondono in tedesco e poi si prosegue entrambi in italiano. Infine, ci si saluta in dialetto veneto …

.

Citazione: nota citazione riportata sui media dal Trio Solenghi-Lopez-Marchesini in La parodia del funerale (*)

Immagine: The loudspeaker by Pixabay