Nebbia

La nebbia a gl’irti colli piovigginando sale …, ma … Respirano lievi gli altissimi abeti racchiusi …

Impressioni del mio Gennaio (II)

Cos’è la nebbia in fin dei conti?

Nebbia è una parola che usiamo spesso per dire che qualcosa non va per il verso giusto o desiderato.

Oh! Mio Dio! C’é nebbia, e adesso?, quale espressione di un senso di impotenza. Con questa nebbia meglio starsene in casa!, quale espressione di rassegnazione. Oppure nel nostro parlare: Siamo nella nebbia più assoluta, per dire che siamo nella confusione e non sappiamo da che parte andare; siamo annebbiati, ossia confusi, disorientati; ho nebbia davanti a me, per dire che sono nell’estrema incertezza, tale che non vedo nulla se non la nebbia.

Parola assai significativa, molto usata, di sicuro non è attraente o simpatica. Chi per lavoro attraversa zone tipicamente nebbiose la odia senza dubbio.

Ma la nebbia è un fenomeno naturale. Come si sa, si forma attraverso una concentrazione di infinite piccole gocce d’acqua, che si creano vicino al terreno, ma anche sopra il mare o gli specchi d’acqua e lungo i corsi provocando una graduale diminuzione della visibilità. E spesso incidenti.

Un ammasso informe di vapore che si muove lentamente oppure pare stabilirsi in un determinato luogo senza dare idea di volersene andare. Ci sentiamo avvolti fin dentro le ossa. Immersi in una gigantesca bolla che quasi ci toglie il respiro.

Ebbene, quasi sempre possiamo essere noi a muoverci e ad uscire da questo ammasso indistinto.

Quante volte ci perdiamo in esso e ci lamentiamo per la situazione che viviamo. E ci impegniamo molto a farlo. Quando in realtà basta poco per cambiare tutto.

Dico che è un po’ come andare in montagna.

Fintanto che rimango sulle mie, resto fermo nella mia area confortevole, vedo la nebbia che mi dà fastidio e mi disturba, ma non mi attivo per cambiare e trovare di meglio, continuerò a rosicare, a essere a disagio e aumenterò il senso di confusione e di incertezza … Non potrò stare meglio.

Se invece con coraggio mi attiverò avviandomi fuori dalle comodità superando ogni pigra giustificazione fatta di alibi e pretesti, spesso inventati, riuscirò a vedere con occhi nuovi e me ne rallegrerò.

Dopo una passeggiata nella nebbia, mettendoci impegno, forza di volontà, fatica, sacrificio, attenzione, si può salire in quota e superare quella che sembrava un cortina di grigiore impenetrabile. Soltanto allora si vedrà un cielo limpido, azzurro, con uno scenario illuminato da un sole che pareva non esserci più. La nebbia c’é ancora, ma è al di sotto, e sparisce ogni confusione ed ogni incertezza. Ci si accorge che bastava uno sforzo, quello di impegnarsi a cambiare punto di vista.

Si scopre così che è proprio vero: Ogni cosa, anche la più buia, può essere illuminata. Ogni cosa, ossia tutta la vita.

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Citazioni: miscela di versi da San Martino di Giosuè Carducci e da Gennaio di Rainer Maria Rilke

Citazione nel testo: da testi di Ludwig Monti

Immagine in evidenza: Panorama quasi nebbioso by GiFa2023

Immagine in chiusura: Nella nebbia passeggiando su M. Cimone by AnCa 2023


Neve

… Gennaio silenzioso e lieve, un fiume addormentato
fra le cui rive giace come neve  …

Impressioni del mio Gennaio (I)

Distesa all’apparenza incantata, subito sfregiata e poi a tratti ghiacciata.

Dura, quasi come cemento, macchiata, ancora dura e poi frantumata.

Spuntano piccoli filamenti ingialliti e antichi di tappeto erboso.

Poi copre tutto.

Salendo cresce lenta, fino al culmine.

Avanti si vede il mare, un mare bianco come neve versata, un mare di silenzio e di tranquillità.

Immobile ma anche schiumoso.

Ammasso di nubi alleate tra le quali un po’ alla volta escono le macchie scure che liberano altri mondi.

Nubi e onde. Non più neve.

Nubi come onde di mare agitato si attaccano agli scogli emergenti e si disperdono, si sciolgono come dominanti pensieri.

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Citazione: da La canzone dei 12 mesi di Francesco Guccini

Immagine in evidenza: Forest by Pixabay

Immagini in galleria: Panoramiche da Sentiero per M. Toraro by GiFa2023


2023 speranze

Che cos’è dunque il tempo? Se nessuno me lo chiede, lo so; se voglio spiegarlo a chi me lo chiede, non lo so più

E’ il tempo che passa, vola, viaggia in avanti senza guardare in faccia a nessuno.

Questo è.

E come succede per altri vissuti non si spiega, semplicemente è, e basta.

Rimane il dispiacere di non aver trascorso meglio quel tempo, di non aver avuto più coraggio, di non aver saputo scegliere.

Spesso siamo presi dal grande rumore di sottofondo e non prestiamo attenzione alla chiamata che ci viene rivolta, che ci sta innanzi. Come un pugno diretto in viso. Lui arriva, lo prendiamo, fa male, ma non lo vogliamo vedere.

Rimane il sapore amaro di non essere stati all’altezza delle situazioni, di non aver risposto a certe richieste, di non aver capito i segnali.

Rimane, anche come lontano ricordo, il disagio di essere stati d’impiccio se non addirittura offensivi. Di aver ferito.

E questo richiederebbe comprensione e il cosiddetto perdono. Rimane allora la speranza di un perdono.

Proprio di recente J. mi ha passato un biglietto che ha trovato casualmente lungo una strada. Un biglietto che le ha aperto gli occhi del cuore proprio parlando di perdono (erano i giorni dell’Avvento). Lo scritto, rovinato dalla pioggia, era ben chiaro e ancora una volta si rifaceva a un detto ben noto:

Dove c’è amore non c’è bisogno del perdono, perché quando ami, ami e basta”.

Amore? Ma quale amore?

Rimanendo su quanto riportato non può che essere un sentire che va oltre l’umano. Un sentire disinteressato, che ponendosi come centro della morale e della volontà, non può che divenire fonte di bene.

Pare difficile, ma ce la possiamo fare.

Ecco che si compongono le speranze che ci possono accompagnare nel tempo futuro.

Questo è, e basta.

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Citazione e riferimenti nel testo: attribuzione a S. Agostino

Immagine: Hope by Pixabay


Buon Natale, davvero?

Non so voi, ma io, sinceramente, non me la sento di fare gli auguri di circostanza e di pensare a festeggiare, quando ciò che ci circonda ha sempre più spesso il sapore del dramma e della tragedia. Della manipolazione e dell’ingiustizia.

E non è solo questione di pandemia o di regole infrante …

Qualcuno mi ha detto che le tragedie ci sono sempre state, oggi c’é internet che ti racconta tutto e di più, quindi siamo costretti a sapere tutto di tutti. E’ meglio non pensarci per non farci il sangue cattivoMeglio pensare a distrarsi e a festeggiare

Io rigetto questa impostazione di vita.

Nel fare di tutto per pensare in positivo, desidero fare mie alcune parole sul Natale di una grande uomo e prete, don Tonino Bello:

Carissimi, non obbedirei al mio dovere di vescovo se vi dicessi “Buon Natale” senza darvi disturbo.

Io,  invece, vi voglio infastidire.

Non sopporto infatti l’idea di dover rivolgere auguri innocui, formali, imposti dalla routine di calendario.

Mi lusinga addirittura l’ipotesi che qualcuno li respinga al mittente come indesiderati.

Tanti auguri scomodi, allora, miei cari fratelli!”.

L’invito è di leggere l’intera lettera scritta oltre vent’anni fa in occasione del Santo Natale (riporto sotto il relativo link).

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Immagine: occhio d’anziano by Pixabay

Riferimento nel testo: da https://www.famigliacristiana.it/articolo/gli-auguri-scomodi-di-don-tonino-bello.aspx


Oggi ho trovato una perla

Mi capita spesso di recente ed è sempre una felice scoperta …

L’avevo già incontrata non ricordo dove, ma ricordo che mi aveva colpito. Ma non così tanto come oggi. Una perla poetica.

Non è chiara la paternità di questi versi, ma non importa li propongo per me e per chiunque li voglia far diventare personale aroma giornaliero.

Cosa perdo se non sorrido.
Cosa perdo se non ti do la mano per rialzarti.
Cosa perdo se non condivido.
Cosa perdo se non divido.
Perdo tempo.
Perdo quel tempo che Tu mi hai dato
per diventare migliore.


Immagine: Sorriso by Pixabay

Versi: Cosa perdo – non identificato – by web


Oggi ho incontrato …

Ognuno di noi ha in sé la luce del Sole. Senza il Sole gli esseri viventi non possono esistere. Per capirlo ci basta percepire il Sole dentro di noi …

Oggi (in realtà l’altro ieri) ho incontrato il mio jardinier.

Bassiano non era più mio, ma da oggi lo è ridiventato. Giardineggiare in novembre non è usuale, ma il mio jardinier mi ha incoraggiato. Tempo bello, quasi primaverile e luna in crescendo. E un Sole meraviglioso che è tutto da apprezzare.

E’ bravo il mio jardinier, esperto ed ispirato, pieno di Luce.

Sa uscire dai luoghi comuni (non ci sono le stagioni di una volta, ecc.) scegliendo di vedere la parte positiva (il momento favorevole è da cogliere).

Con questo tempo ci sono spazi inaspettati per nuovi interventi e per inventare produzioni innovative di colori e profumi anche invernali.

E’ gentile il mio jardinier, sa accogliere le semplici domande e orientarti, lasciandoti tutto il tempo e lo spazio per scegliere.

E’ grazie a questo stile che posso intravedere nuove possibilità nel mio “posto verde” che come me necessita di nuovi equilibri non scontati nè automatici.

In effetti c’é sempre qualche cosa da modificare, eliminare, gettare, diserbare …, come nella vita.

Bassiano consiglia di procedere con coraggio, ma con prudenza e rispetto.

La Natura, anche nel piccolo, va rispettata e trattata con gentilezza.

Cautela quindi nell’uso di agenti chimici, e coscienza di tutto quello che si fa. Basta cercare l’amonia e la diversità nel verde e nel naturale. Per il resto la Terra ci sosterrà nei nostri progetti di cambiamento.

Mi sono ricordato di un autore che sosteneva che la nostra Terra è simile a una cellula del corpo umano che è dotata di intelligenza e contiene varie forme di vita. E la Terra è pure un essere vivente: soffre, si rattrista, possiede saggezza e vanta talenti.

Ho trovato molta affinità tra quanto scrisse il noto biologo e quanto trasmessomi dal mio jardinier.

Infatti l’energia sacra della pace, della comprensione e dell’amore non è presente, talvolta quasi sopita, soltanto nell’essere umano, ma lo è anche in ogni specie esistente sulla Terra.

Grazie Bassiano, alla prossima.

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Citazione: da Lettera d’amore alla Madre Terra di Thich Nhat Hanh – Garzanti

Immagine: by GiFa 2019

Riferimenti nel testo: da Le vite di una cellula di Lewis Thomas – Sperling & Kupfer


Ieri ho incontrato …

Un mestiere dove l’utile non si distingue dal bello e dove è richiesta una lentezza, sovente raffinata, ha qualcosa in comune con l’arte.

Ieri (in verità diversi giorni fa) ho incontrato il mio gruista.

Era fiero, tranquillo, impavido, sicuro e perfino elegante.

Era tutto quello che non avrei mai pensato.

E non mi sarei mai aspettato un incontro come questo.

L’occasione ha avuto il sapore di una improvvisata, di una casualità.

Ci siamo visti, guardati e parlati. Capiti. Salutati.

Nell’antica Roma dicevano Per il savio basta una parola, divenuta proverbio, ripreso poi da Boccaccio nella sua opera massima, che è arrivato ai nostri giorni con A buon intenditor poche parole.

In questo caso i record sono stati ampiamente superati.

Sono sicuro che il mio gruista rappresenta un mondo del lavoro in cui vengono investite le migliori doti umane. Non solo di attenzione, precisione, prudenza, abnegazione, ma anche di passione, orgoglio, capacità di valutazione, di assunzione di rischi, gestione degli imprevisti, capacità direttive. E assunzione di responsabilità nell’essenzialità. Anche delle parole da usare.

Non conoscevo i compiti del gruista. Egli rappresenta un ruolo cardine nelle ditte edili e portuali. Dove sono in funzione le gru. Questa figura ha il compito di caricare, scaricare e trasportare materiali di diverse tonnellate e container per brevi tragitti, governando un braccio meccanico.

Ho visto all’opera il mio gruista e sono rimasto di stucco.

Purtroppo non è più mio, ora è di qualcun altro che abbisogna dei suoi servizi.

Altre persone a cui dedicare capacità, passioni e … poche parole ma chiare e perentorie. Financo gentili.

Da questo incontro sono tornato molto colpito, per tutto.

Spesso non sappiamo che cosa passa sopra le nostre teste. Se ci fermassimo a osservare potremmo anche spaventarci.

scarico materiali

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Citazione: da Frasi di Fabrizio Caramagna

Foto in evidenza e in chiusura del pezzo: By GiFa 2022


Caduta

A cadere ci si riesce da soli, ma per rialzarsi
ci vogliono le mani di un amico
(Proverbio yiddish).

Oggi (nel giorno in cui ho scritto) sono caduto.

E’ capitato, come sempre in questi casi, inaspettatamente.

Sono scivolato e mi è sembrato di prendere il volo, dapprima all’indietro e poi per automatica reazione tutto in avanti, andando a battere sul pavimento bagnato e duro, molto duro.

Ritrovarsi a gambe all’aria (posizione opposta) e non fare a tempo ad accorgersi che sta succedendo proprio a te.

Anzi, lo dici a te stesso, che non te ne sei accorto, qualche istante dopo, se stai bene.

E per fortuna mi sono subito rialzato. Sano. Con l’aiuto di alcune braccia.

A me è capitato nel bel mezzo di un affollarsi di donne e con a fianco la mia compagna.

E tutte a informarsi, quasi maternamente con visi allarmati: Cosa è successo? Come stai? Riesci a camminare? Hai bisogno di qualcosa?

Poteva essere un infortunio grave, invece è stato soltanto qualche ammaccatura, alle viste riassorbibile.

Nell’immediato, lo scivolone non era ancora compiuto, ho pensato: che figura di emme! Subito dopo, istantaneamente: poteva andarmi peggio! E poi ancora: sono proprio distratto! Infine: certo che il pavimento era molto bagnato! Qualcuno avrebbe dovuto provvedere!

Ed ecco anche una battuta, non espressa: meglio distratto che distrutto (tipica mia autoironia).

Solo qualche minuto dopo ho realizzato: ero tanto sopra pensiero, non guardavo dove mettevo i piedi, in pratica già volavo di mio … Meno male che posso fare questi pensieri senza dover ricorrere ad un medico!

I segnali nella realtà arrivano sempre e sono decisamente squillanti quando non siamo connessi con noi stessi e con il mondo. Sta a noi accorgercene, a elaborarli e magari impegnarci di più nel vivere il cosiddetto qui e ora, quale che sia la cosa che stiamo facendo.

Sì, sono stato fortunato!

E sono grato.

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Immagine: Uomo che cade by Pixabay


Ritorno a casa?

… se Paradiso unisce l’intelligenza dell’uomo all’intelligenza della natura …

C’è una città che mi fa sentire a casa ogni volta che ci torno. Ci sono andato tante volte, ho perso il conto. Da solo, in coppia, in compagnia. Ogni volta andarci è come pensare ad un Paradiso. Ripartire dispiace ma non troppo perché senti che ci ritornerai presto.

Oggi il solo pensiero di Assisi mi fa sentire a casa. Nonostante la lontananza. I ricordi sono vividi. Ci sono stato come visitatore e turista, come fervente religioso, come fervente scettico, come dubbioso, come ricercatore di qualcosa di autentico e di superiore, come distratto camminatore, come ispirato meditatore.

Sto scrivendo queste cose e sento dentro di me non solo il desiderio di tornarci presto, ma anche la certezza che entro l’autunno ci tornerò.

Assisi: Francesco è sempre qui, diceva una nota giornalista di turismo. (1)

Eppure Assisi mantiene intatta la sua particolarità di piccola città mondiale della fede e dei valori universali. In effetti tutto in questa città di neanche 30.000 abitanti, il cui nome pare derivare dal nome del torrente che l’attraversa (2), è costruito e vive attorno a quanto ha lasciato il “poverello” ed è impossibile non restarne coinvolti, sia che si creda sia che non si creda. Direi anche sconvolti se ci si immedesima solo un po’ nelle sue tracce.

E’ anche straordinaria la fusione tra arte e religione, come anche tra natura e spirito: in tante chiese e in tanti eremi e conventi, nonché nel recente nuovo “Bosco di San Francesco”, vi si possono trovare moltissimi spunti di riflessione e meditazione.

E dopo il viaggio quello vero, quello dentro di me stesso, come sempre, corro al ristoro, come quello di chi torna a casa, e pensa alla strada che ha percorso e a quella, lunga e impegnativa, che deve ancora affrontare.

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Citazione:  da Cambiamento Sociale oggi, di Gianni Faccin – Note ispirate da Il Terzo Paradiso di Michelangelo Pistoletto ed. Marsilio

Immagini: Terzo Paradiso in Bosco di San Francesco Assisi – by GiFa 2018

Testo: da Ora ti ascolto … e poi? – di Gianni Faccin – Gedi 2022

Note: (1) Monica Guerrieri – TCI; (2) Wikipedia: La città umbra ebbe il nome di Asisium e fu monumentalizzata a partire dal II secolo a.C. Nell’89 a.C. divenne municipium e fu un importante centro economico e sociale dell’Impero romano. Il suo toponimo ha origini prelatine, e conservando un’incerta etimologia, viene interpretato in due differenti modi. Città del falco, o dell’astore oppure dalla base latina ossa ovvero torrente con ovvio riferimento al fiume Assino.


1976

Mentre vivi il tempo adulto … non dimenticare mail il tempo del primo amore, quando il tuo cuore udì parole diverse ed eterne, gli occhi videro un altro sguardo. Perché non è bugia, è solo lontano.

Mi è capitato spesso di pensare agli anni della giovinezza con un certo stupore mischiato a curiosità. Come mi è capitato recentemente nel prendere in mano un vecchio portachiavi d’argento. Un ricordo importante che mi ha riportato ai miei 19 anni.

Distanza non distanza.

Era d’estate, di quelle normali, caldo, ma non devastante. I vestiti un po’ bagnati di sudore, ma non per il caldo. Il motivo era ben altro. Era il giorno del mio compleanno e un gruppo di amici mi festeggiava con ardore e grande affetto, seppur con un certo rispetto, perché conoscevano la mia timidezza ben visibile, ben evidente. E io sapevo di questa loro cautela come sapevo che li amavo e che mi amavano.

Il mio sudare dipendeva dalle emozioni che provavo e che son felice di aver provato e un po’ riconosciuto.

Oggi dire 1976, l’anno in questione, è un po’ come quando in quei tempi si diceva 2023, un anno che sapeva di universale, lontanissino, di altri pianeti, di esplorazioni spaziali. Insomma dire oggi 1976 mi pare di essere un pochino fuori dal mondo. Eppure è lì, per quanto lontano.

Se ripenso a quell’anno, ai miei 19, e riprendo in mano il vecchio, ma ancora lucido, portachiavi rivedo anche uno sguardo dolce, attento, uno sguardo tenero e al contempo di attesa. E’ da quello sguardo e dagli sguardi che precedettero quel momento e che inevitabilmente lo seguirono, che oggi posso dire di vivere un tempo adulto sì, ma un tempo che pur lontano è vicino. Indimenticabile. Irripetibile. Uno sguardo che tuttavia si ripete da oltre quattro decenni. Uno sguardo attualissimo partito da lontano. Uno sguardo autentico che attira gli occhi e al contempo il cuore all’unisono.

E’ il tempo dell’amore, che veramente non ha età.

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Citazione: da La comunità fragile di Luigino Bruni – Città nuova ed. 2022

Immagine in evidenza: Sguardo misterioso al sole by GiFa 2022