Le radici

La casa è come un punto di memoria, le tue radici danno la saggezza e proprio questa è forse la risposta e provi un grande senso di dolcezza. E te li senti dentro quei legami, i riti antichi e i miti del passato. E te li senti dentro come mani, ma non comprendi più il significato …

O forse lo immagini e credi di comprenderlo.

Mi ha fatto un certo effetto riprendere in mano una foto come quella evidenziata. E’ una bella foto anche se scattata un po’ di corsa. Soprattutto è stata per me – specialmente di recente – molto importante per la consapevolezza di essere legato a qualcosa e a qualcuno di presente, di passato e, in un certo senso, di futuro.

Ho trovato risposta alla domanda che mi ponevo ogni qualvolta prendevo in mano l’album Radici di Francesco Guccini. Il famoso Lp riporta a tutta copertina la foto di antenati di famiglia. La domanda era “che senso ha questa immagine”? E la risposta era quasi sempre la stessa fino a quando ho intravisto qualcosa di importante anche in coloro che non ho mai incontrato di persona. Già da giovane mi rispondevo che era importante il legame familiare perché era chi direttamente o indirettamente mi aveva aiutato a nascere, a crescere e a diventare una persona adulta. Magari senza tante parole, oppure con esempi, sicuramente con scelte di vita semplici e complicate. Qualcuno finendo la propria vita in giovane età, qualcun altro facendo la propria parte fino a quasi cent’anni. Qualcuno vivendo in serenità nonostante tutto e qualcun altro lottando e soffrendo contro le avversità preponderanti nella sua vita. Chi in solitudine per scelta o disavventura, chi contribuendo ad una famiglia numerosa, chi senza famiglia oppure senza possibilità di generare. Ci sono state anche malattie devastanti oppure meno, ma quello che ricordo è la ricerca non costante ma presente di contatto e dialogo.

Ad un certo punto mi sono reso conto che capivo fino in fondo quel celebre detto: senza radici non si vola. (1)

Sì, ho cominciato a sentire con chiarezza dentro di me che non solo non si poteva fare a meno degli antenati vicini e lontani, ma che ogni singolo aveva a suo modo contribuito anche al mio destino. Con una reciprocità che come minimo interessava tante persone, tutte le persone presenti e non presenti della foto riportata.

L’importanza dell’antenato (nato prima) va assolutamente riscoperta. Non basta una vita per riuscirci, essendo al contempo in campo per essere noi antenati di qualcuno.

E’ una ruota che gira, si potrebbe dire. In realtà sento che è un filo invisibile che ci lega tutti assieme, alcuni più di altri. Ma tutti siamo collegati a quel filo, del quale non conosciamo né l’inizio né dove finisce. Conosciamo solo un tratto, in parte corrispondente al nostro vissuto.

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Citazione: da Radici di Francesco Guccini (brano tratto dall’album Radici EMI 1972)

Immagine: foto parenti del 1962 da archivio storico famiglia Pamato – Marchioro – Faccin – Lionello

Riferimenti testo: (1) Senza radici non si vola di Bert Hellinger – Ed. Crisalide 2001 (libro sulla terapia sistemica)


Non è un paese per giovani …

E’ vero, il nostro non è un Paese per i giovani

Ritorno sui temi che hanno più rilevanza mediatica in questi giorni che compongono ormai una strana estate. Sappiamo tutti perché. Eppure pare non sia possibile dare una guida seria, o almeno tentare seriamente di farlo, alla comunità italiana. In fondo ce lo meriteremmo, o no?

Gli slogan si sprecano. Le battute e contro battute anche. Conta la pancia e quanto la pancia fa esprimere sui social, quali che essi siano. Al di là dei cosiddetti siparietti che era facile prevedere dopo il rinnegamento di un governo sicuramente di emergenza ma autorevole e fattivo, ci troviamo a poco più di un mese dalle fatidiche elezioni, da qualcuno continuamente invocate, con i problemi generali e particolari che si aggravano secondo un modello che io definisco glocal, mentre i candidati a guidarci stanno offrendo scene aperte e non nascoste che dire vergognose è dir poco. E senza distinzione di parte.

Io credo che nel 2022 stare ancora a distinguere le cose tra destra e sinistra non abbia più importanza. Torna il centro? Ma che senso ha se al centro, ritenuto moderato, si posizionano dei veri estremisti di potere? Non tanto per idee, ma per i comportamenti dettati dalla personalità narcise che possiedono.

Metà degli elettori non vanno più a votare da tempo. I segnali chiari di disaffezione sono antichi. Più che disaffezione è un vero sentimento di rassegnazione-disgusto-rifiuto. E’ quello che anche io provo. Con l’uscita di scena del governo cosiddetto tecnico (in realtà c’è ancora e ci sta tenendo a galla) io ho provato una grande rabbia per come siamo fatti tutti noi, giacché dagli errori non impariamo mai, anzi continuiamo a farne di peggiori, rabbia che in qualche modo ho manifestato nei miei due scritti precedenti di luglio. Ma oggi provo disgusto. Mi viene in mente quell’immagine tipica del neonato che a fronte di qualcosa di non gradito, in modo inconsapevole fa vedere con le smorfie del viso la propria contrarietà emotiva. Mi sento così.

C’è una speranza? Sì infatti è l’ultima a morire. E così cerco di superare il senso di disgusto.

Pare si siano formati, dopo i continui svarioni di questi giorni, tre poli non certo innovativi ma regolati dalle indicazioni di voto potenziale (sondaggi), quindi non liberi ma condizionati dai pressing mediatici che non sono certo indipendenti. In base alle categorie del 18° secolo nascenti dalla rivoluzione francese (1) c’è una destra composta da tre formazioni politiche tendenzialmente conservatrici di privilegi e bravissime a “raccontarci” i valori popolari nonché a fingere unità d’intenti. Che dire? Fanno il loro lavoro e sono veramenti bravi a fare marketing, niente da aggiungere. A parte il disgusto. C’è una sinistra che non sa ben comunicare e che non è mai riuscita ad impostare un percorso attrattivo di bene comune. Anzi è sempre stata, nonostante le esperienze vissute, bravissima a frammentarsi (2), a mettere i puntini sulle tante “i”, creando le condizioni perché le buone intenzioni, pur presenti, restassero soltanto verbalizzate. Da quanto vedo nella mia realtà non c’è da tempo neanche la volontà di provare a guardare nella stessa direzione. Le formazioni di questa parte fanno ormai capo ad unica squadra che pare detenga un interessante impatto elettorale. Ma personalmente ho seri dubbi sulla sua attuale e reale attrattività. Nient’altro da aggiungere, a parte l’irritazione consolidata. Infine c’è la novità di un centro che nasce per puro calcolo di convenienza e che è il mettersi insieme di narcisi nostalgici dei fornai (nota metafora di andreottiana memoria), personaggi il cui ego smisurato li pone nelle condizioni di chi vuole essere unico al comando. Non intravedo moderazione in queste aggregazioni, soltanto la sfrontata voglia di emergere e di prevalere. E di non perdere il posto. Si badi bene l’impatto complessivo potrebbe valere meno del 10%. Certo che frequentare distinti fornai potrebbe essere decisivo, come nella nostra prima repubblica. E in tal caso chiedo scusa a chi il fornaio lo fa di mestiere. Non c’è altro da aggiungere, a parte il fastidio profondo. (3)

Le domande che mi pongo e che spero si pongano le persone sono due: perché dovrei andare a votare? E perché dovrei votare uno dei tre poli?

Anche io, stando a quanto successo finora, me ne resterei a casa. Ma penso che il diritto di votare che ancora la Costituzione ci riserva non vada ulteriormente vanificato. E’ troppo importante. Chi ha esperienza di “condominio” sa quanto poco divertente sia partecipare alle assemblee condominiali, ma quando ci sono i problemi comuni – anche quelli meno importanti – è più utile fare la propria parte, confrontarsi, dire il proprio pensiero e esprimere un voto, anziché lamentarsi in ascensore con il primo che passa. E’ importante e determinante partecipare. Il nostro Paese è un grande condominio che non riesce ad esprimere un amministratore stabile, serio ed autorevole. Se poi ce n’è uno di serio ed autorevole lo facciamo andare via. Come succede spessissimo in molti condomini. Dunque, è importante andare a votare. E al momento non ci resta che questo.

Alla seconda domanda non so al momento rispondere.

Tornando alla speranza tirata in ballo in precedenza, dico solo questo: è vero il nostro non è un paese per i giovani. Nessuno se ne sta occupando e soprattutto nessuno evidenzia una strategia di cambiamento che passi attraverso un autentico ascolto delle giovani generazioni e un loro coinvolgimento che non sia solo di facciata come avvenuto spesso sinora.

Immagino che, tenuto conto dei tempi stretti per andare a votare, la competizione elettorale si limiti ad essere una partita per la conquista di seggi. Quindi di spartizione di potere. I contenuti, i programmi, gli orientamenti saranno proclamati successivamente.

La polarizzazione di oggi è complicata dalla presenza di altre formazioni che parrebbero emarginate nello scenario attuale, pur essendoci tra esse forze che hanno governato negli ultimi quattro anni. E ce ne sono altre residuali, troppo residuali, che non facilitano una ricomposizione.

Mi aspetto, ed è una speranza, che almeno da una delle formazioni in campo arrivino seri segnali di programma da sottoporre al giudizio dei cittadini. Pochi, ma veri e fattibili. Chiari e leggibili. D’accordo gestire ed affrontare le varie emergenze che stiamo vivendo – dal clima alle priorità sociali, dal lavoro ai diritti – ma soprattutto costruire una idea di futuro per le nuove generazioni.

Io sarei per un “facciamolo”. Ma questi sono i rappresentanti che abbiamo. Ad alcuni di loro dico: “almeno proviamoci”.

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Titolo e rriferimenti nel testo: presi in prestito dal film di Giovanni Veronesi, Non è un paese per giovani del 2017

Immagine: by Pexel – foto di Sarah Chai

Nota (1): da Treccani Enc. – Fu la Rivoluzione francese a introdurre la distinzione tra quelli che sono diventati i tre punti di riferimento convenzionali dei sistemi politici contemporanei: destra, sinistra e centro. Nel maggio 1789, riunitisi gli Stati generali, i membri del Terzo stato si divisero nell’emiciclo: i conservatori si accomodarono a destra, i radicali e i rivoluzionari a sinistra. Il centro dell’emiciclo fu invece connotato polemicamente come ‘palude’, in quanto spazio indistinto e senza identità

Nota (2): da Il Foglio – Giuliano Ferrara: Molte liste, molto onore. I liberali, specie in Italia, convertono il loro innato individualismo in tribalismo. Allo stato un raggruppamento va con il Pd, uno raccoglie firme, un altro va da solo. Le tribù sono società tendenzialmente chiuse, si muovono secondo la eco o il brusio degli umori prevalenti, scartano per via delle affinità e delle idiosincrasie ululanti, oggi sono correnti di Twitter e decidono per ordalia televisiva, con noti ondeggiamenti. Va bene, pazienza, è un dato di cui tenere conto. D’altra parte si tratta spesso di persone intelligenti. Purtroppo questo stato caratteriale ha segnato sempre di sé la storia politica della Repubblica, confermando il minoritarismo di idee e proposte che per altri versi hanno accompagnato e segnato la modernizzazione e il riformismo, rimasti saldamente nelle mani di democristiani, comunisti e socialisti, universi in qualche caso viziati da bacchettonismo, sentimentalismo o totalitarismo, ma non tribali. Le correnti o il centralismo democratico sono stati formule organizzative e politiche spesso patologiche ma compatibili con una certa coesione identitaria e popolare, almeno finché è durata la stagione dei partiti politici

Nota (3): che c’entrano i fornai con il nostro discorso? C’entrano i forni in realtà come spiega ancora la Treccani Enc.: Giulio Andreotti, quando si ritrovò a commentare, a distanza di anni, la fase storico-politica degli anni Sessanta, caratterizzata dalla centralità della Dc, scrisse che egli fu artefice dell’idea che in quel momento il suo partito, per acquistare il pane (cioè fare la politica più congeniale ai propri interessi alleandosi con altre forze), dovesse servirsi di uno dei due forni che aveva a disposizione, a seconda delle opportunità: il forno di sinistra (socialisti), il forno di destra (liberali, eventualmente anche i missini).


La finestra

… Una Casa di Poesia …

Ho visto una finestra, che nessuno possiede.
Di ferro battuto, levitante come sogno, come volo di libellula.
C'è un'anima in quel ferro, del fabbro. 
Qualcosa di fluttuante che pare librarsi nel cielo, più leggera di un sogno.
E la finestra che sembra il ricamo di un sogno ...
Poi la guardi ancora e ... c'è solo una parete, una sola parete, quella della finestra.
Più avanti dei pilastri che reggeranno il resto della casa quando, se ci sarà un quando, sarà compiuta.
Niente per tetto per nascondere il cielo. Niente mura, per non sentirsi reclusi.
Una casa di poesia. 
Libera.
Piena di luce, d'aria, e uccelli che svolazzano.
C'é tutto.
E' la casa che ogni poeta desidera e sogna.

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Brano in versi liberamente adattato e personalizzato a cura di GiFa 2022 – ispirazione da Giravo per Lima di Alberto Manzi (da Essere uomo – Poesie Gagliano Ed. 2017)

Immagine: by Pixabay The window


Siamo fuori di testa ma diversi …

Ha vinto la politica-politicante e non è la prima volta. Possiamo fare sia l’ultima?

Torno ancora sul tema di questi giorni.

Tema che grazie ai siparietti stile “Muppet Show” (1) è subito stato posto in evidenza in ogni occasione, dalle tv alle testate giornalistiche, passando sopra alle emergenze, quelle vere che tocchiamo tutti con mano. (2)

Otto giorni fa scrissi in questa sede del forte pericolo di un autolesionismo italiano mirato. (3)
Purtroppo abbiamo constatato che si è realizzata la manovra di molti politicanti che secondo l’ordinamento vigente ci rappresentano al di là degli schieramenti di parte. A parte che in estrema sintesi li possiamo contare su di una sola mano. Ora è importante tener vivo il ricordo di quanto è successo. Io sento il bisogno di sollevare la questione almeno tra i miei lettori, pochi ma buoni. E per me stesso. 

Credo che il titolo (4), noto per altri motivi, possa rappresentare il mio sentire rispetto a questi politicanti: personaggi fuori di testa ma diversi sicuramente da quanto vorrebbe realmente la stragrande maggioranza degli italiani.

Innanzitutto una precisazione sul termine “politicante”. Dice la Treccani: Chi svolge attività politica con scarsa competenza, per lo più con mire ambiziose e per trarne vantaggi personali. I soliti p.; i pda piazzada caffèda strapazzo. Per estensione, persona faziosa e intrigante, dedita agli intrallazzi. Interessanti alcune definizioni celebri: i p., che hanno sempre in bocca le grandi e nobili parole e la solenne indignazione (B. Croce), gli arrivisti, i pdell’arte, gli ambiziosi di bassa specie (Cardarelli). Faccio notare come si intenda i politicanti e non i politici, su questo solitamente si generalizza un po’ tutti.

Considero attualissime queste note celebri, in fondo le storie si ripetono nel tempo. E appunto per questo sarei dell’idea di non sottovalutare l’attuale momento.

I cosiddetti calcoli da orticello personale hanno comunque prevalso e, senza voler distinguere tra buoni e cattivi, mi sento di sottolineare come avanzi sempre di più uno scenario comandato dalla pancia e dalle tattiche di alcuni personaggi con la consulenza di qualche genio nascosto. Non ci credo affatto alla circostanza che queste regressioni corrispondano al bene comune degli italiani. Sono giochini da bambini che si accordano per fare le scorribande. E’ qualcosa di estremamente facile da decifrare: l’appuntamento elettorale previsto per la primavera 2023
non si prevede così ghiotto come il momento attuale in cui i sondaggi paiono avvantaggiare qualcuno più di altri. Ecco che si inventa quanto avevo temuto: l’urgenza di chiedere il voto al popolo, che immediatamente si scopre sovrano, pur angariato da un elenco di questioni che i politicanti hanno finora finto di affrontare impedendo ad alcuni politici di procedere. Pare che la responsabilità, stando ai siparietti, sia di tutti e di nessuno (déjà-vu). Non riesco a trovare un senso alla malafede di costoro: hanno tolto l’ossigeno consapevolmente al capocordata vantandosi per la scelta; poi assegnano la responsabilità di questo a chi l’ossigeno ha continuato a fornirlo. Molti di noi corrono il rischio di crederci, se non fanno memoria breve di quanto accaduto. Non credo ci sia solo pancia. C’é molta razionalità legata ai cosiddetti “calcoli di convenienza”. Solo che in questa fase significa cinismo, ossia quell’atteggiamento di ostentata indifferenza e disprezzo nei confronti di valori morali e sociali. (5)

All’inizio ho scritto autolesionismo italiano mirato: già, si tratta di autolesionismo perché è chiaro che si dovrebbe remare tutti assieme, fare le riforme, ma è altrettanto chiaro che questa cosa non soddisfa più la fame di potere di alcuni. Temo che il risultato delle elezioni fissate inevitabilmente in piena estate tra 60 giorni comporterà ancora uno stallo tra forze di partito. Non c’era da anni una situazione che permettesse stabilità vera, altrimenti non sarebbe stato tirato per la giacca “Super Mario”. (6)
L’incapacità enorme delle parti politiche di essere autentici nostri rappresentanti permane. In questi 18 mesi c’è stato un tira e molla tra le parti e al loro interno. Nessuno, mi pare, ha approfittato per una nuova progettualità e nuovi punti di vista unificanti, come cercare realmente il contatto con la gente, con noi. Se non strumentalmente. Mi dispiace ma sarà ancora instabilità in autunno. E’ molto probabile ci troveremo a ricorrere ancora ad un “Super Mario” o come si chiamerà.

Per questo è assolutamente importante “occuparcene”. Al di là dei tanti siparietti che saremo costretti a vedere (Super Muppet, il grande manipolatore, ha già fatto il giorno dopo la crisi promesse ai pensionati di aumento delle rendite in modo da ammaliare non soltanto i pensionati, ma soprattutto la vasta platea di figli e parenti dei pensionati – attenzione sono decenni che vengono promesse le stesse cose), deve esserci chiaro che oggi i “Muppet” ci stanno manipolando e ci provano (Vice Super Muppet ha promesso la riforma costituzionale e un paese con democrazia non più parlamentare, ma non ha detto e non dirà che ci vuole il 67% del consenso per poter procedere alle riforme costituzionali … E in tal caso può contare al massimo, tutto da verificare, sul 25% in solitaria e sul 50% se in buona compagnia).

Dunque, che fare?

Oggi abbiamo in mano la possibilità di dire la nostra. Era ora? Francamente non so.

Resta il fatto che è nello scadenziario a breve.

E dire la nostra è assolutamente il caso. Scegliendo uno spettacolo stabile, i Muppet, oppure tentando un’alternativa che si presenti, speriamo, sui programmi e sui contenuti utili e realistici all’intero Paese. 

Non rassegniamoci. Occupiamocene. 

PS chiedo scusa ai veri Muppet …

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Citazione: by GiFa 2022

Immagini: Marionette 1) e 2) da Pixabay – Attenti a quei due e Puppet 3) da https://theplaylist.net/muppets-haunted-mansion-review-20211007/ – Puppet 4) in evidenza da https://www.theguardian.com/culture/2021/feb/22/the-muppet-show-episodes-given-a-content-warning-on-disney

Note nel testo:

(1) trasmissione televisiva ideata dallo statunitense Jim Henson, andata in onda tra il 1976 ne il 1981. I protagonisti sono dei curiosi pupazzi detti Muppet, dalla fusione tra le parole inglesi marionette (marionetta) e puppet (pupazzo). Jim Henson (animatore materiale anche di alcuni dei protagonisti), già presenza importante del programma Sesame Street (in Italia come “Sesamo apriti”), che ha in parte rivoluzionato il mondo della televisione per bambini, riuscì con questo programma a collocare i suoi pupazzi in una cornice rivolta ad un pubblico di adulti.

(2) ripresa della pandemia, l’aggravarsi della crisi economica, l’impressionante sviluppo della povertà assoluta e relativa che conterebbe 13 milioni di italiani, la crisi energetica, il peggioramento delle opportunità di lavoro e di prospettiva per il mondo giovanile (chi ha tra i 30 e i 40 anni), l’inflazione galoppante in seguito alla crisi energetica, la guerra in corso a 2 ore di volo da noi, la gestione del PNRR, la tutela dell’ambiente (vedi siccità) e molto altro ancora …

(3) autolesionismo italiano mirato: da pezzo in https://abitandoladistanza.com/2022/07/18/anche-le-formiche-nel-loro-piccolo-sincazzano/

(4) Titolo tratto da passo nella nota canzone Zitti e buoni del 2021 dei Maneskin

(5) Definizione di Cinismo da Wikipedia

(6) Super Mario: Mario, nota anche come Super Mario, è una serie di videogiochi prodotta da Nintendo, considerata una delle più popolari, durature e migliori serie videoludiche della storia. L’appellativo di Super Mario è stato dato a Mario Draghi in questa fase di difficoltà del nostro Stato. Prima di lui ci fu un altro Super Mario: Mario Monti che in una fase precedente ricoprì il ruolo di premier. Non si chiamavano Mario ma ricoprirono la stessa funzione Carlo Azeglio Ciampi e Lamberto Dini. Tutti tecnici proveniente dal mondo finanziario (Banca d’Italia, Commissione europea, BCE) e questo la dice lunga su come l’Italia sia già da anni instabile. I veri leader politici sono stati spesso i cosiddetti tecnici, a fronte delle incapacità dei nostri capi di partito.

Titolo: vedi nota (4)


 

Anche le formiche nel loro piccolo s’incazzano …

… D’accordo, ma non basta, serve altro, ben altro …

E’ difficile mantenere la distanza da certe cose.

Credo che dobbiamo smetterla di “pre-occuparci”. E’ il caso che cominciamo finalmente a “occuparci”. A occuparci, anche nel nostro piccolo, di quello che pare essere evaporato: senso di comunità, bene comune, buon senso, dialogo, rispetto, partecipazione, democrazia dei diritti-doveri …

Sto scrivendo questi pensieri di testa, dopo averli sentiti nascere e averli soppesati di pancia, e ora metto nero su bianco. Non li pubblicherò sui social tradizionali perché mi sono reso conto che in quelle sedi il terreno si è ormai inselvatichito ed è divenuto generalmente e diffusamente paludoso, minato, pericoloso, senza senso e senza un sentiero preciso che non sia autoreferenzialità, estremo egocentrismo, vetrinismo-tronismo e spinto narcisismo. Eppoi uno scrive in quella sede e pensa che il gioco sia fatto, mentre invece non è mai iniziato …

La presenza di una massa indistinta avente soprattutto efficacia distruttiva e autolesionistica, impone un vero e proprio “distanziamento” che io non ho difficoltà a praticare. Scriverò diversamente, senza assumere un ruolo da “ex-tastiera”. Quando il pezzo uscirà, tra qualche giorno, gli scenari potranno essere più chiari o definiti, ma in ogni caso il qui e ora evidenzia una situazione che dire appartenente ad una forma di nonsense sarebbe come fare un complimento.

Mi riferisco al fatto che in Italia, è stata annunciata una possibile crisi di governo. I pretesti sono vari tra i quali il progetto per un nuovo inceneritore. Non è mia consuetudine entrare in tali questioni, che in effetti nessuno ama affrontare perché parlarne, sempre che si abbiano tutti gli elementi del caso, significa dividersi e dividere. Poi alla fine nessuno ha ragione perché questi temi apparentemente politici sono troppo complessi e lontani dalla realtà di tutti i giorni per esserci in qualche modo chiari e facilmente gestibili. Appare però chiaro che alla base delle scelte di uscire dal governo ci siano i soliti calcoli pre-elettorali condizionati dai sondaggi (con i dati in calo: se esco dal governo recupero qualche cifra e mi salvo; oppure con dati in crescita: se si va al voto è possibile si riesca a prendere il potere/leggi: andare al governo).

Siamo tutti portati a comportamenti dettati dalla pancia. Questo lo abbiamo in comune tutti. E invece occorre passare dalla pancia alla testa. E questo non è così diffuso, neanche tra chi avrebbe il compito di guidarci.

Sicuramente i prossimi giorni saranno pieni di dichiarazioni, giochi di parte, scarichi di responsabilità, siparietti del tutto simili a certi programmi tv. E’ scontato. E’ un déjà-vu.

Abbiamo a capo del governo un tecnico di grandissima esperienza e stimato ovunque. Un non politico. Una persona che potrà non essere simpatica ma che è molto esperta a livello internazionale e pragmatica. Autorevole. Che cosa ci inventiamo? Invece che lavorare alle necessarie riforme si cerca di mandare all’aria tutto per ribaltare i sondaggi.

Questa modalità, da noi ormai consolidata, dovrebbe farci riflettere a fondo e prendere nuove decisioni ponderate. Il fatto è che la relazione tra base e rappresentanti si è sgretolata (il cosiddetto scollamento è datato, e non da ieri). Dovremmo tutti finirla di dire che c’è sfiducia nella gente, il cosiddetto elettorato. La disaffezione raggiunta, di cui non è maggiormente responsabile l’elettorato, porta a regimi di altra natura. E’ già nelle cose.

Uno dei tanti titoli giornalistici di oggi (15 luglio) recita: Deciso di pancia di abbandonare il governo. Se è veramente così credo sia una cosa vergognosa. Ad ogni modo di testa o di pancia che si tratti, chi ci rappresenta dovrebbe dedicarsi a fare un altro lavoro a cominciare da certi cosiddetti leaders che occupano la scena da molti e troppi anni, oppure dovrebbe studiare, studiare e studiare e fare tirocinio dal basso.

So per esperienza che fare politica prevede due possibilità: la via Politica (con la p maiuscola) e la via della politica-politicante. Il rischio di pesare la seconda rispetto alla prima c’è sempre stato. Sia a livello di governo centrale sia a livello di governo comunale. Il problema è che oggi non si intravede più la prima possibilità, che significa praticare l’arte del compromesso, ossia cedere qualcosa per ottenere un risultato più alto che è per il vero bene di tutti (bene comune) a scapito ovviamente di obiettivi parziali che sono i legittimi traguardi che ogni portatore d’interesse (partito) sostiene e cerca di raggiungere grazie ai voti ricevuti. Oggi prevale la ricerca del bene di parte che purtroppo corrisponde sempre di più al profilo personale di chi viene nominato ad un certo ruolo di rappresentanza.

La situazione, e parliamo di noi italiani, è ad un tal punto di decadenza che in un momento cruciale come quello che stiamo vivendo, sapendo che tra un anno comunque “dovremo” andare a votare, incombenti oggi la ripresa della pandemia, l’aggravarsi della crisi economica, l’impressionante sviluppo della povertà assoluta e relativa che conterebbe 13 milioni di italiani, la crisi energetica, il peggioramento delle opportunità di lavoro e di prospettiva per il mondo giovanile (chi ha tra i 30 e i 40 anni), l’inflazione galoppante in seguito alla crisi energetica, la guerra in corso a 2 ore di volo da noi, la gestione del PNRR, la tutela dell’ambiente (vedi siccità) e molto altro ancora, c’è proprio in questi giorni qualcuno che si permette di togliersi i sassolini dalle scarpe e concretizzare con una crisi di governo il proprio desideratissimo e storico Vaffa!

Questo è assolutamente intollerabile. C’è di che incazzarsi … E abbiamo il diritto di incazzarci, ma non basta, serve altro, ben altro …

Non è neanche utile – per quanto liberatorio – ricambiare il Vaffa!

Invece egregi rappresentanti del popolo fate il lavoro per cui siete pagati e finitela di stare sui social, prendete esempio dall’attuale premier anche su questo.

E noi ricordiamocelo in settembre-ottobre oppure quando sarà, in occasione del voto.

Noi abbiamo soltanto quell’opzione minima. Innanzitutto “occupiamocene” e andiamo a votare e, questa volta, scegliamo bene a chi dare la nostra delega civica.

Altro che chiacchierare sul propagandato interesse del popolo …

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Citazione: GiFa 2022

Immagine: Formiche by Pixabay

Titolo: dal libro Anche le formiche nel loro piccolo s’incazzano di Gino&Michele Ed. Baldini&Castoldi 1995

Precisazione: i libri di Gino&Michele sulle formiche che s’incazzano sono disponibili presso LIBRARSI LIBERI a Schio (https://www.gsmsangiorgio.com/librarsi-liberi/)


Chiarità

” … diffusa luminosità dell’aria, chiarore …”

Come d'incanto esce il sole
il vento rallenta le onde spumose
che mantengono il loro ritmo incalzante
il fragore permane sulla spiaggia
che si presenta con sabbia mista a ciottoli
e pare polvere di tufo
le nuvole sembrano dissolversi 
lasciando il posto ad un cielo terso
si diffonde un'aria tiepida 
accompagnata da una luminosità penetrante
è la chiarità

.

Citazione: da Treccani, testi di Boccaccio e G. Pascoli

Immagini di galleria: foto GiFa 2022 – scorci di Senigallia 9 giugno 2022


Io e Sars-Cov-2

Eccomi, anch’io ci sono passato …breve storia semiseria

In realtà ci sono ancora dentro mentre sto scrivendo. Voglio rimanere positivo, ma ovviamente non per il virus.

Ci sono voluti due anni e tre mesi, nonché diverse varianti virali e sottovirali, ma alla fine anche io ci sono caduto dentro. E’ stato fatale allentare le misure di sicurezza, ricercare gli spazi perduti e, gli indizi precisi li ho tutti, non rispettare alcuni canoni di distanziamento tra le persone. E’ fondamentale festeggiare e vivere, ma le cautele sono e, forse saranno sempre, necessarie. Oggi siamo in un mondo strano, in cui anziché cercare di capire come tutelarsi e farlo si preferisce rischiare e dedicarsi ad attaccare i medici definendo farsesca la gestione della pandemia, quando in realtà siamo in tantissimi che parliamo senza sapere spesso di cosa si tratta. Parliamo, parliamo e parliamo, contagiandoci mentalmente oltreché fisicamente. E poi ci lamentiamo e colpevolizziamo … Questo è.

A questo punto voglio precisare, venendo al semiserio, che in questo mondo strano può succedere anche qualcosa di interessante, quando la malattia non vada oltre certi limiti sostenibili, e lo dico perché dobbiamo sempre ricordarci di quante persone – compresi i medici – non ci sono più oppure sono ancora in sofferenza a causa di questa influenza. Precisato questo, sento di narrare con ironia le cose che più mi hanno colpito di questa vicenda divenuta personale.

In effetti non avendola mai sperimentata ho vissuto in prima persona le conseguenze gestibili ma pesanti della malattia che corrispondono a quanto viene raccontato dai media, visto che ormai sono loro le fonti di verità: trattandosi di variante Omicron, che è finora la versione mutata del virus che ha generato più casi a livello globale a causa delle sue sottovarianti, come la più recente Omicron 5 (BA.5), in genere, l’infezione si presenta con naso chiuso e che cola, affaticamento, stanchezza e malessere diffuso, mal di gola, tosse e mal di testa e febbre. Azzeccate quasi tutte a parte il mal di gola e il mal di testa. Questa circostanza non mi dispiace, ma devo aggiungere per completezza che c’é un generale stato di rincoglionimento, uno stato di indolenza generale, in contrasto con un aumento dell’appetito e di una particolare voglia di parlare. Passata la febbre (tre giorni oltre 38 gradi), ho sentito stimoli verso un inedito desiderio di rinnovamento personale. Questa cosa sarà tutta da scoprire e ci lavorerò.

E tornando a bomba, come si dice, visto il malessere ho scritto al mio medico il quale mi ha risposto immediatamente stupendomi perché era un giorno festivo. Ho fatto presente i sintomi e di aver eseguito un tampone fai da te con esito positivo. Il medico mi ha consigliato di rifarlo in farmacia per riceverne conferma ufficiale e di prendere alcuni medicinali. Mi ha detto di ricontattarlo per aggiornarlo, tanto anche lui era in casa in quanto contagiato dal virus. Così ho fatto. Gli ho riscritto spiegandogli tutto. Mi ha risposto: continui la terapia, ma si avvisano gli utenti che per urgenze è meglio contattare il call center. Poverino, lo capisco, è positivo …

In questi giorni ho avuto molti contatti che ho apprezzato: se devo rilevare delle particolarità, cosa che amo fare, c’é di tutto nell’enorme affetto che mi è stato rivolto. Per esempio delle vere e proprie ricette mediche: prendi la tachipirina 1000, prendi tante vitamine di questo tipo, oppure prendi il moment oppure l’aspirina, qualcuno mi ha consigliato zenzero naturale a nastro, qualcuno di bere molta acqua, altri di mangiare molta verdura cotta, c’é chi mi ha vietato di uscire e prendere aria oppure di bere alcolici; e domande a cui non sapevo rispondere con esattezza. Alcuni esempi: “Quanti giorni dopo il contagio hai fatto il tampone?”, “Con che sintomo è partita la malattia?”, “Come fai con la tosse?”, “Quando pensi di fare il tampone di guarigione?”, “Tua moglie è positiva?”, “Riesci comunque a parlare nonostante la tanta tosse?”, Quando torni redivivo?” …

Mi ha colpito molto l’intervista dell’Aulss, da cui “dipendo”, telefonata dolce al femminile e tempestiva il giorno dopo il tampone: “Buongiorno signor Gianni, sono … dell’Aulss 7 …, ieri ha fatto il tampone, oggi come si sente?” … Mi ha fatto piacere, non mi era mai capitato una telefonata sanitaria così semplice ed efficace in decenni neanche dal dottore di famiglia. Che sia merito anche questo del Covid-19? O di Zaia? Credo sia merito del tampone ufficiale …

Alcune persone care mi hanno fatto sentire bene avendo continuato a chattarmi per sapere l’andamento tenuto conto che avevo tosse e avrei fatto fatica a parlare: “Se hai possibilità di parlare, chiamami, io ci sono” – “Se non hai voglia di fare niente coltiva questi spazi di svogliatezza e trova il gusto del non far niente, approfittane …”, “Sei isolato, pensa … nessuno che ti possa disturbare …”, “Voglio solo sapere come stai e non disturbarti oltre …”, “Ciao, come va oggi, va meglio?”, “Pensa solo a riposarti, approfittane”.

Si tratta di “ricette d’amore” che fanno meglio delle medicine. Invece questa cosa che essendo isolato non sarò disturbato mi attira, ma al contempo mi ricorda chi vive male l’esperienza della solitudine e dell’isolamento, come sta succedendo in qualche struttura pubblica per anziani, qui nella mia città in questi giorni. Dunque non posso dire di accettarlo.

L’esperienza centrale è quella che mi sta fecendo riscoprire il valore della “distanza”: esserci nel rispetto dei tempi/spazi miei e altrui. Valore che si può collegare alle necessità di distanziamento fisico.

In effetti il distanziamento fisico in casa è un’altra partita, che avrebbe senso se anticipata rispetto ai sintomi. In pratica abbiamo chiuso la stalla a buoi scappati. Io positivo e Angela negativa, per ora. Dunque lei va tutelata per quanto possibile. Camere separate quindi, dopo decenni di “condivisione”.

Nel 2020 in queste circostanze istruivano: I membri della famiglia devono soggiornare in altre stanze o, se non è possibile, mantenere una distanza di almeno 1 metro dalla persona malata e dormire in un letto diverso. Chi assiste il malato deve indossare una mascherina chirurgica accuratamente posizionata sul viso quando si trova nella stessa stanza.

Appena sospettato si trattasse del virus più citato al mondo, mia moglie ha deciso: teniamo una distanza fisica adeguata ed evitiamo avvicinamenti, inoltre abbiamo questa possibilità, dormiamo in camere separate. Necessario, doveroso, opportuno. Ma ho bisogno di dirlo, la cosa non mi piace.

E’ anche vero che dopo tanti anni forse è giusto dire che me lo potevo aspettare … Ma è soltanto una battuta!

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Immagine: emoticon con mascherina by web

Riferimento medico: da normativa comportamentale per la lotta contro il Covid-19


Verdi occhi

“Il linguaggio dell’amore sta negli occhi”

Sguardo colorato by Pixabay

Verde come i tuoi occhi.
Occhi spesso malinconici, quasi tristi.
Occhi sognanti.
Occhi attenti e stanchi.
Occhi svegli mai sazi di novità.
Occhi che scrutano.
Occhi blu con lampi gialli.
Occhi che cercano e che chiedono.
Occhi trepidanti d'attesa.
Occhi stupendi che si stupiscono.
Occhi amorevoli.
Occhi che sempre accarezzano.
Occhi mai distanti.
I tuoi occhi.
Verdi occhi.

Citazione: by John Fletcher, scrittore e drammaturgo inglese


Jean

… il topazio aiuta chi lo possiede a trovare il proprio scopo nella vita e ad avere una maggiore consapevolezza di sé e dei propri valori …

Jean, Janì, Gian, Gi, John, Giannino, Giovanni. Oltre al mitico Gianeti. Questi sono alcuni degli appellativi, sia diminutivi sia non, che ricordo di aver acquisito nel tempo. E sono tutti legati per derivazione dal più famoso Giovanni. Mi sono sempre sentito onorato di questa legame anche se non gli ho dato mai troppa importanza. Se da un lato mi è piaciuto talvolta giocare su alcuni miei appellativi dall’altro sono sempre stato attratto dal nome francese che Angela con massima dolcezza ogni tanto tirava in ballo: Jean!

Di recente, in occasione del mio onomastico, alcune persone mi hanno fatto notare che Giovanni, da cui deriva il mio Gianni, è un nome importante e che oltre a doverne andare fiero lo rappresento bene.

Questa cosa mi ha seriamente incuriosito. Dunque ho ripreso in mano le tracce di questo nome e ho trovato moltissime sfumature e moltissimi significati. Del resto ho sempre pensato che il nome che portiamo, che non abbiamo scelto, non ci è stato dato a caso come potrebbe sembrare in talune situazioni.

Tra le varie descrizioni ho trovato che il significato dall’ebraico è “dono del Signore o Dio è misericordioso”. Caspita, che responsabilità … Se si volesse abbinare una parola chiave questa sarebbe “frenesia”. Volendo abbinare un colore: il giallo o l’arancione; un numero: il cinque; e una pietra: il topazio. Da un punto di vista biblico, e questo è il mio caso, il santo è S. Giovanni Battista (24 giugno).

Ho trovato interessanti tutti questi collegamenti che voglio commentare.

Partendo dal santo, ho sempre pensato che Giovanni il Battista fosse una grande comunicatore, anche se il suo annunciare era come spesso si nota nelle immagini che lo rievocano la presentazione di qualcosa di importante e al contempo scomodo, in controtendenza. Questa della comunicazione è sempre stata un mio pallino. Forse perché fin da piccolo non mi era facile comunicare apertamente e dire chiaramente e in breve il mio pensiero.

La pietra ovvero il topazio. Beh è una novità, non l’avevo mai incontrato questo accostamento. Ma è anche interessante e mi piace. Si dice che sin dall’antichità questa pietra preziosa fosse attrattiva in quanto generativa di amicizia, generosità, coraggio e saggezza. Pare sia una delle migliori pietre per la connessione con il Divino. Molto adatta alla meditazione.

Il 5 o cinque. Altra scoperta: simbolicamente questo numero “rappresenta la molteplicità, il cambiamento, la mutevolezza e l’esplorazione sia a livello fisico che mentale. La sua collocazione centrale nella scala dei numeri da 1 a 9 fa in modo che la persona sotto l’influenza del numero 5 sia indirizzata costantemente alla ricerca di nuove mete. Il 5 simboleggia un nuovo punto di partenza verso la ricerca, le passioni e la fortuna. Attiva ed estroversa, la persona del 5 tende a bruciare le tappe per raggiungere i suoi obiettivi ma è anche portata a vivere nuove esperienze”. (1) Quel che è strano è il ricordo di quando ero ragazzo che a fronte di prove o difficoltà la numerazione a mente o l’immaginazione per farmi forza o darmi coraggio finivano sempre con il numero 5. Contare oltre era troppo, meno di 5 era troppo poco quasi che la cura non funzionasse.

Il colore. L’arancione è sempre stato un colore attrattivo per me, un colore che si distingueva da tutti gli altri che pure amavo. Oggi c’é una chiara tendenza per il giallo. Mia madre dice che è l’età anche su questo. In verità quando vedo i campi gialli di colza matura, i fiori gialli di certi cespugli, le rose gialle, i tulipani gialli, le fioriture di forsizie, i fiori del maggiociondolo mi fermo, ammiro e mi sento bene. Dicono che il giallo sia abbinabile al terzo chackra e che “sia simbolo della luce del sole ma anche della conoscenza e dell’energia, sia dell’intelletto che nervosa. In effetti il giallo ha la capacità di regolare la frequenza del battito cardiaco e la pressione arteriosa”. Inoltre, questo “colore agisce sul sistema digestivo e su quello epatico ma anche sulla vescica e la milza. I colori di tonalità gialla agiscono su diversi aspetti della nostra personalità e attitudini: in genere favoriscono l’estroversione e la capacità di concentrazione”. (2)

Una parola: frenesia. Quante volte nella mia vita lavorativa ed extra lavorativa, sia impegnata sia disimpegnata, ho sperimentato la frenesia. Quell’atteggiamento, che è un bisogno, di scatenarsi, di andare oltre, di aumentare il ritmo, di moltiplicare le sfide … per sentirsi vivissimi, mentre basterebbe sentirsi vivi. Credo che il giallo mi stia aiutando ad essere meno frenetico e a gustare di più ogni singolo momento. Infatti i sacri testi recitano: Chi predilige il colore Giallo è una persona estroversa che accoglie con gioia le novità ed è solitamente dotata di una fervente immaginazione. Chi preferisce il colore Giallo manifesta una vitalità a fasi alterne con picchi più o meno alti. (3)

E chiudo con il significato dall’ebraico su riportato: mi sento effettivamente un dono, soprattutto oggi che sono cresciuto. Un dono che per quello che può essere nella realtà di tutti i giorni sia capace a sua volta di fare dono …

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Citazione

Immagine: campo di colza by Pixabay

Riferimenti (1) (2) (3): da https://www.ilgiardinodegliilluminati.it/


Gianeti

Soprannome scherzoso spesso formato sulla deformazione del nome, talora attribuito in base alle caratteristiche fisiche o morali della persona …

Ho scritto questo pezzo qualche giorno fa in occasione del mio 65°.
Come sempre trovo occasione di fare memoria e vedo che ogni anno che passa mi propone nuovi punti di vista e nuove prospettive. A partire proprio dal mio invecchiare. Se da un lato comincio ad evitare certe sfide fisiche, dall’altro ne arrivano in continuazione altre di tipo spirituale ed intellettuale. E non solo. Anni fa non riuscivo ad organizzarmi adeguatamente per momenti personali di introspezione, riflessione e meditazione, lettura e studio, essendo preponderanti l’attività lavorativa e quella concreta di impegno sociale. Inoltre cercavo sempre di trovare un equilibrio con i rapporti familiari, spesso trascurati. Oggi un equilibrio penso di averlo trovato, anche se so che sarà instabile. In pratica è una ricerca continua, perché voglio stare bene io e far star bene chi mi è vicino. Mia madre, con i suoi 95, mi ascolta attentamente quando le racconto queste cose, si dice d’accordo con il suo linguaggio del corpo e mi fa capire a modo suo che “è l’età che avanza”.

Sarà così, ma più passa il tempo e più sento bisogno di Gianeti. Non credo c’entri l’età, penso dipenda dal bisogno personale, quello posto in alto nella piramide di Maslow. Gianeti lo intravedo spesso, più di un tempo, lo percepisco, lo sento … Negli ultimi anni mi accorgo di stare spesso a cercarlo.

A questo punto devo precisare. Gianeti è il diminutivo del mio nome. Fin da piccolo lo sentivo nominare in ambito familiare. Ma non tanto dai miei genitori, soprattutto da alcuni zii e cugini. Mi chiamavano e mi invitavano. Mi volevano “in mezzo” oppure erano incuriositi dai miei comportamenti non chiassosi. Ricordo che gli zii mi volevano vezzeggiare, i cugini mi volevano burlare.

Non mi piaceva questo diminutivo, in genere mi pareva che mi canzonassero. Non vedevo l’ora di crescere e di uscire anche da questi cliché. Anche i miei genitori non gradivano e spesso mia madre ricordava ai presenti che il mio nome era Gianni. Eh sì perché quando un giorno le chiesi le motivazioni che avevano portato alla scelta del mio nome, lei, dimostrando una potenza strategica non secondaria, mi confermò quello che avevo già immaginato: il nome è bello e corto, facile da pronunciare e significativo (deriva da Giovanni), ma è anche difficile che venga manipolato ovvero che qualcuno ci trovi un diminutivo o un soprannome. La storia ha dimostrato che non è così.

Sono passati tanti anni e di recente qualcuno interagisce con me ricorrendo a quel nomignolo. Nell’immediato, sono sincero, mi ha un po’ disturbato, ma poi me ne sono fatto una ragione perché proprio questa circostanza mi ha ricordato lui e quello che sentiva un tempo, molto lontano. Lontananza temporale ma vicinanza emotiva e spirituale.

Sì perché Gianeti non è soltanto un diminutivo, ma rappresenta per me quel bambino che ho sempre trascurato, che ho spesso voluto lasciare per diventare adulto, per diventare colto, per diventare bravo, per diventare migliore, per diventare …

Gianeti è finalmente dare spazio alla piena autenticità di me stesso, con coraggio ed entusiasmo. Il passo per la felicità è alla portata, come quando a 11 anni giocavo a calcio con i compagni di classe nei tornei interscuole che si facevano ogni anno presso l’Istituto Salesiano di Schio (Vi). Ho trovato una vecchia e cara foto che metto qui sotto e il sorriso di Gianeti lascia trasparire tutta la mia felicità.

Gianeti è qui, mi ha seguito finora, il riallineamento non è impossibile.

PS dell’immagine proposta mi hanno sempre colpito oltre al sorriso aperto, le maglie dei Salesiani tutte diverse per scuola e classe, indossate sopra le maglie personali, che venivano riutilizzate più volte anche in giorni diversi, con un lavaggio forse mensile, le maniche arrotolate perché lunghissime, i calzettoni abbassati diligentemente alla Mariolino Corso, i calzoncini bianchi (acquistati da mia madre) che erano strettissimi e le mie scarpette da calcio che come si può notare pur avendo fame (modo di dire dell’epoca per indicare che davanti erano aperte per troppo uso) rimanevano comunque in attività.

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Citazione: da E. Treccani

Foto: da archivio di famiglia – foto dell’Istituto Salesiano, Torneo S. Domenico Savio