Presenza oggi

Volere o no, siamo tutti, quanti siamo uomini sulla terra, inquieti appassionati e non mai sazi cercatori 

Non assenza.

Tanto tempo ed energie ho dedicato e dedico a me stesso. E agli altri.

Ne avevo e ne ho bisogno. Credo sia più che giusto, e molta strada ho ancora da fare.

Ma oggi ho ben chiaro di quanto sia importante e meraviglioso ch’io sia pienamente presente.

Presente per te, con te, ora e qui.

Non presenza ingombrante, arrogante, imbarazzante, invadente, dominante, indisponente.

Sì presenza alla pari, paziente, disponibile, attenta, accogliente, rispettosa.

Costruttiva e nutriente, per entrambi.

Come ho sempre – non sempre – coscientemente sperato fosse.

Che poi diventa ricchezza reciproca. La vera ricchezza.

Continuerò a lavorare su di me e in favore degli altri, com’è nella mia indole, ma rinnoverò da subito il mio essere con te.

Non assenza. Presenza autentica.

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Citazione: tratta da Cristo con gli alpini di don Carlo Gnocchi – Ed Bur (Rizzoli)

Immagine: foto by AnCa – Movimenti nel sole – Grado settembre 2020

Testo: da Diario 2021 di Gianni Faccin Ed. Gedi


Solo?

…molti di noi cercano la comunità solo per sfuggire alla paura di essere soli. Saper essere solitari è fondamentale nell’arte di amare. Quando possiamo essere soli, possiamo stare con gli altri senza usarli come mezzo di fuga.

Ci sono almeno due facce della stessa medaglia, se guardiamo alla “solitudine”.

La parte di sofferenza e la parte di piacere o di gioia. Si compenetrano senz’altro, sono in competizione oppure si integrano, ma si possono anche ben distinguere. Dipende molto da come viviamo l’esperienza dell’essere soli in un dato momento della nostra vita.

Ci sono cose che viviamo dentro di noi che si costruiscono e si sedimentano nel nostro intimo in rapporto a quello che ci succede, per come siamo trattati o considerati. Usati o coinvolti. Pensati o richiesti. Esclusi o ignorati. Ma anche e soprattutto per quel che pensiamo di noi stessi.

E’ sicuramente importante nella vita degli essere umani la dimensione della solitudine.

Un filosofo (1) disse: La solitudine è la condizione umana. Coltivatela. Il modo in cui essa si insinua in voi permette alla vostra stanza dell’anima di crescere. Non aspettatevi mai di superare la solitudine. Non sperate mai di trovare persone che vi capiscano, qualcuno che riempia quello spazio. Una persona intelligente e sensibile è l’eccezione, la grande eccezione

E la solitudine pesa, fa soffrire o ti fa accorgere di soffrire, oppure dà forza, benessere e voglia di rinnovarsi e di ripartire…

Alcuni importanti autori dissero: Dobbiamo diventare così soli, così completamente soli, che ci ritiriamo nel nostro intimo. È un modo di soffrire amaramente. Ma poi la nostra solitudine viene superata, non siamo più soli, perché scopriamo … (2) – Per vivere una vita spirituale dobbiamo prima trovare il coraggio di entrare nel deserto della nostra solitudine e di cambiarla con sforzi dolci e persistenti in un giardino di solitudine … (3) – Se sei solo, appartieni completamente a te stesso. Se sei accompagnato anche da un solo accompagnatore, appartieni solo per metà a te stesso… (4) – Non puoi sentirti solo se ti piace la persona con cui sei solo... (5) – Devo stare da sola molto spesso. Sarei molto felice se passassi dal sabato sera al lunedì mattina da sola nel mio appartamento. È così che faccio rifornimento... (6).

E si potrebbe continuare. Ognuno ha la sua motivazione e anche per ognuno di noi è così. Non siamo arrivati su questo pianeta per essere isolati e vivere senza relazioni, anzi. Siamo impostati per le relazioni. Abbiamo bisogno degli altri e gli altri hanno bisogno di noi.

Ma ci serve assolutamente trovare spazi per noi, anche e preferibilmente in solitudine.

Per ripartire e per scelta.

Fa male sentirsi rifiutati e rigettati dalla gente
Per tutto o per niente ma in fondo il perché non è importante
Ci si sente feriti, usati e poi gettati via
Ci si sente traditi come bambini abbandonati
Ho bisogno di un rifugio, di rifugio da me stesso
Si sopprattutto da me stesso e ne ho bisogno proprio adesso
Da una donna o da un amico, dalla mamma o dal marito
Da un amore ch'é finito male, da un figlio che non vuole più tornare

Lo so ti senti solo
A volte così solo
Anch'io mi sento solo
Solo come te

Per uno sbaglio nel tuo passato, un piccolo errore da niente
Che quasi ti era uscito di mente, ora ti senti condannato
E vorresti essere forte o magari vorresti essere morto
Perché così fa troppo troppo male, no così non può continuare
Hai bisogno di un rifugio, di rifugio da te stesso
Ma guardati come sei messo, ti sta crollando il mondo addosso
E ti senti così perso, come un cucciolo sull'autostrada
E sei così spaventato che oramai ci hai quasi rinunciato

È che a volte ci raccontiamo storie e ci gonfiamo delle nostre parole
Per poi ritrovarci prigionieri delle bugie che dicevamo ieri
Ci allontaniamo dalla gente per paura di essere sinceri
Per non mostrar le nostre debolezze nemmeno agli amici più veri
Se ti senti troppo vecchio, troppo vecchio stanco e consumato
Guarda a me come in uno specchio anch'io lo sono stato
Solo tu puoi farcela ma credimi non puoi farcela da solo
Anche tu hai bisogno degli altri e forse gli altri hanno bisogno di te

E non sarai più solo
Ormai non sei più solo
Ma se ti senti solo
Vieni da me

Citazione da frasi di: Bell Hooks (scrittrice)

Foto by GiFa: Innanzi all’alba – innanzi a te – Grado febbraio 2021

Riferimenti nel testo da frasi di: Criss Jami (1), Hermann Hesse (2), Henri J.M. Nouwen (3), Leonardo Da Vinci (4), Wayne W. Dyer (5), Audrey Hepburn (6)

Versi di Eugenio Finardi da brano Come in uno specchio da album Il vento di Elora 1989


Credo in te

Non ti dico grazie mille volte perché conto ancora sul tuo aiuto, ma ti dico grazie per credere in me
... Io ci provo perché inizio da qualche parte, per me è un inizio ...
Ti comunico questa cosa perché è giusto tu lo sappia ....
Sei la prima persona che mi ha aiutato.

Voglio continuare a collaborare insieme, ci tengo ai progetti di cui abbiamo parlato e su cui abbiamo tanto pensato insieme ... ma mi devo dedicare a questo nuovo lavoro.

Non è quello che voglio, ma mi devo dedicare perché ... ho bisogno di farlo.

Ci sono tante cose da dire, ma ti dico solo grazie, grazie, grazie.
Perché sei la prima persona che mi ha veramente aiutato ...
e hai capito la mia voglia di mettermi in gioco.




Talvolta ci sono parole donate che diventano versi, poesia, gratitudine pura.

Grazie A.

Sono io che ti ringrazio per avermi donato l’opportunità di dare al nostro incontro una significato profondo, prima ancora che un senso di ricerca e di pratica utilità.

E ringrazio Dio, l’Universo e quanto c’é di Superiore per questa ricchezza che si fa gioia reciproca, condivisa.

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Citazione by A.M.A.

Immagine by Pixabay: La gioia

Testo in versi by A.M.A.


Melo ferito

… possiamo finalmente scegliere di andare oltre e decidere di ritornare a fiorire…

Quando ti misero a dimora, poco meno di dieci anni fa, eri già pronto. Grandicello, mostravi tutta la tua voglia di esprimerti. Non avevi vicini, eri solo in un bell’appezzamento protetto che guardava verso la montagna. Ma tu, con le tue belle foglie, guardavi preferibilmente verso levante prendendone nutrimento.

In solitaria e in poco tempo ti facesti notare con uno sviluppo repentino e con un bellissimo fogliame verde scuro. Non facesti mancare poi i frutti. Mele come quelle non se ne vedevano in zona da tanto tempo.

Anche la prima produzione fu lusinghiera ed abbondante.

Mele grandi, rotonde, rosse, dolci e succose, che piegavano i rami ancora giovani.

Il primo anno di attività ti vide prosperoso e anche preso di mira da qualcuno che non riuscì a resisterti, e si prese una buona parte dei frutti ancora pendenti.

Negli anni successivi ci fu ancora produzione, ma meno abbondante e meno florida rispetto agli inizi, segno che la solitudine estrema, la cura non particolarmente presente, gli eventi e chissà cos’altro ti avevano un po’ bloccato. In poche parole, l’entusiasmo era scemato.

Un po’ come quando c’è l’innamoramento: all’inizio si parte in quarta e poi pian piano si rallenta.

I tuoi custodi si sono chiesti: c’è da fare qualcosa? Ma poi la difficoltà a frequentarti per le note vicende della pandemia e altre questioni personali, hanno impedito ogni intervento.

Fino a quando ti sei lasciato andare …

E’ successo di recente, tra dicembre e gennaio, con la grande nevicata che con i suoi 110 centimetri ha coperto tutto, anche gli alberi di piccolo fusto. Come nel tuo caso.

Per settimane i tuoi rami, non più acerbi, hanno sostenuto non le mele coperte di fogliame ma l’abbondante neve, di giorno fresca e di notte ghiacciata dalle rigide temperature.

Poi con i giorni soleggiati e l’inevitabile disgelo il candido strato ha cominciato a dileguarsi.

E’ stato così che sei riapparso. Ti sei ripresentato come fosse la prima volta.

Ma qualcosa era cambiato. La tua struttura è apparsa spezzata, senza più l’originale e fresca eleganza. Non più integra ma divisa, sezionata.

Un albero decisamente bizzarro sembri oggi: insediato nel bianco terreno gelato con una ramificazione folta e decisa verso levante e una ampia vegetazione – futura ramaglia – pendente verso ponente, tenute insieme da una lingua di fusto che pare non arrendersi.

Certo che, caro il mio melo, i tuoi due rami principali che partivano dal fusto hanno subito una forte lacerazione. Il grande peso della neve ha aperto una grossa ferita fin nel tuo fusto, dividendoti quasi in due.

C’è quella lingua che è un sottile attaccamento e che non sarà in grado di ricollegarti.

I tuoi custodi si sono chiesti ancora, che fare? Lasciarti andare del tutto? Provare a riattaccare le due parti? O lasciare andare la parte più staccata e provare a salvare la rimanente?

Si tratta di decidere in fretta.

Fuor di metafora, è così anche nella nostra vita. Solo che, caro melo, in tal caso i custodi siamo noi stessi.

Spesso c’è necessità di uscire da una storia.

Può capitare per tante situazioni, per eventi dolorosi o perché una relazione finisce. Si tratta di cambiare noi e di lasciare andare qualcuno o qualcosa. Queste cose sono molto diffuse e ci riguardano più di quanto crediamo.

Perdita di una persona cara, della salute per una malattia inaspettata, della casa, del lavoro, della relazione con la compagna o col compagno che scelgono altre strade. E si potrebbe continuare.

La buona notizia è che ci sono il tempo per rendersi conto e il tempo per scegliere.

Il primo tempo ha bisogno di realizzarsi, non c’è un tempo uguale per tutti.

Il secondo tempo viene dopo, ma in tal caso serve una scelta e questa non può essere procrastinata.

In pratica possiamo finalmente scegliere di andare oltre e decidere di ritornare a fiorire. Non restando bloccati.

Sì, caro melo, proprio come sarà per te.

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Citazione e testo by Gianni Faccin

Immagini: foto by Angela Canale (Tonezza del Cimone – febbraio 2021)


Alba di un nuovo anno

Non si può toccare l’alba se non si sono percorsi i sentieri della notte. E il mio maestro mi insegnò com’è difficile trovare l’alba dentro l’imbrunire.

Negli ultimi tempi, prima dell’agognato 2021, mi sono spesso interrogato su quanto ho vissuto e maturato da quando sono uscito dal mondo lavorativo. In realtà mi ero interrogato al riguardo già qualche anno prima, prevedendo che da lì a poco avrei chiuso con l’esperienza in azienda.

Per essere chiari, non si è trattato di vero e proprio pensionamento, ma di “esodo” ovvero una sorta di pre-pensionamento. Così viene definito, anche contrattualmente, ma su questo, forse, tornerò, in altra occasione.

Da sempre mi sono letteralmente buttato in quasi tutte le opportunità che mi venivano presentate, dopo una iniziale, rapida valutazione. E nonostante la parte preliminare fosse di cautela, sceglievo facilmente di dedicare parti di me alle nuove proposte, che erano in genere di impegno sociale o culturale.

Col tempo, ma mi ci sono volute molta strada e molte intemperie, ho iniziato finalmente a dire dei no. Ma che difficile …

Ecco che dovendo lasciare l’occupazione che mi ha accompagnato per quasi quarant’anni, il pensiero in automatico portava ad immaginare chissà quali nuove possibilità o iniziative, sia di impegno verso gli altri sia di soddisfacimento personale o familiare.

Mi ricordo che decisi di scrivere nel mio cahier personale i punti cui tenevo fortemente. Convinto che mi sarebbero stati utili. Eccone alcuni qui di seguito.

“Progetti … Voglio praticare la relazione di aiuto occupandomi di singoli, ma anche di gruppi e comunità, organizzando anche un sistema che faccia rete nell’Alto vicentino e affronti il cambiamento epocale in corso. Serve un nuovo modo di essere: aiuto alla persona, inteso come aiuto verso se stessi e verso la società.  Voglio percorrere la via del volontariato, ma anche quella del professionismo. In ogni caso sperimentando e provando anche sentieri comuni. L’obiettivo dell’azione da realizzare è sociale, con o senza il  profitto …”.

Mi ricordo il pensiero fisso che se non avessi verbalizzato per iscritto questi ed altri miei desideri, essi non si sarebbero realizzati. E sentivo questa vibrazione, fatta di consapevolezze che arrivavano a momenti come lampi di luce. Molto chiaramente, come chiare erano queste ed altre determinazioni.

E oggi sono felice, all’alba di un nuovo anno, che come sempre ci propone spunti di rinnovamento, di ripartenza, soprattutto con noi stessi, ma anche con gli altri, di rendermi conto che ciò che era desiderato ha trovato graduale realizzazione.

Motivazione? Determinazione? Profezia che si avvera?

Ho imparato la lezione che è indispensabile passare dagli auguri, dalle metafore e dalle intenzioni alla realtà vera, affrontando veramente il cambiamento che si prospetta. 

Noi stiamo vivendo un cambiamento epocale. E’ un qualche cosa che le vicende pandemiche dello scorso anno, tuttora in corso, non fanno che rendere accelerato, diffuso ed inevitabile.

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Citazioni: Khalil Gibran, la prima e Franco Battiato, la seconda

Foto: Bianca! Alba al Monte Novegno by Elisa Pasin – 9 gennaio 2021


Distanza? Festa?

Natale a distanza

Natale… Luci e colori. Persone e gruppi. Incontri. Segni di festa. Relazioni interrotte, contatti online, saluti digitali, abbracci desiderati e rinviati. Elenchi di persone a cui dedicare un pensiero e scrivere gli auguri… L’occasione per contare chi conta veramente. Natale…

Ho riflettuto molto in questo periodo sul significato di alcune parole e sul modo in cui le usiamo. Per esempio sulla parola “distanza” e sulla parola “festa”.

Veniamo, come sappiamo, dall’ultimo mese dell’anno, solitamente costellato di momenti di festa sia di ordine religioso sia di ordine civile o legato al folklore, non solo locale.

Eppure è la parola “distanza” che ha caratterizzato meglio dicembre, come pure l’intero anno che abbiamo appena archiviato.

Questa parola deriva dal latino distàntia e rappresenta lo spazio che intercorre tra una persona e un’altra come tra un punto e un altro. Nelle enciclopedie poco troviamo in tema di distanza sociale. Mentre molto troviamo circa gli aspetti astronomici, geografici, geometrici, architettonici, legali, ecc.

Non nascono quindi soltanto nuove definizioni, ma anche e soprattutto un nuovo oggetto di studio e ricerca, con implicazioni multidisciplinari che riguardano salute, psicologia, medicina, sociologia, economia, antropologia per dirne alcune.

Al contrario, c’è molto materiale nelle enciclopedie con riguardo alla parola “festa”. Una parola scandita spesso di recente, ma con la quasi consapevolezza che non sarebbe stata la solita festa a rallegrarci.

Festa, dal latino festus, ossia gioioso, è il nome assegnato al giorno o al periodo di tempo destinato a una solennità, al culto religioso, a celebrazioni patriottiche o d’altro genere, spesso collegato al ritmo delle stagioni o al compiersi di determinati periodi di calendario. Momento di aggregazione, durante il quale si recupera il senso di appartenenza a una comunità, la f. è spesso anche una temporanea sospensione dell’ordine che regola la società.

Si fa riferimento ad una abitudine consolidata in tutti i gruppi umani e pare che il concetto di fondo sia quello di una separazione tra un tempo sacro e un tempo profano, che si realizza, oltre che mediante pratiche rituali, attraverso forme istituzionali di comportamento diverse da quelle abituali, riguardanti abbigliamento, alimentazione, attività lavorative, osservanza di divieti ecc. Talvolta legate a occasioni episodiche, le f. sono più spesso strettamente connesse al tipo di calendario seguito dai vari popoli, a sua volta collegato con il particolare tipo di civiltà (agricola, urbana, di caccia e raccolto).

E’ molto interessante che ci rendiamo conto, confrontando queste due parole e i loro significati, di come sia già cambiato il nostro approccio e il contesto in cui siamo inseriti, contesto che possiamo osservare attivato, pur in maniera diversificata, sia nella realtà micro sia su scala mondiale.

Mi chiedo: dove ci sta portando tutto ciò? Che cosa possiamo fare noi? E poi: sapremo abitare la distanza?

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Citazione by Gianni Faccin

Fonti: Enciclopedia Treccani – Unaparolaalgiorno.it

Immagine by Pixabay: Folla in festa