Figli …

il compito primo – il più alto e il più difficile – dei genitori è quello di avere fede nel segreto incomprensibile del figlio e nel suo splendore.

Scrive De Giovanni nel suo ultimo libro: “… la vita è fatta di genitori e di figli, così come di amanti e di mogli, di mariti e di amici, ma in primo luogo di genitori e di figli, perché se gli altri si possono unire e separare, possono avvicinarsi o allontanarsi, i figli e i genitori no, non si possono separare, perché sono un obbligo e un impegno, perché sono indissolubili e irreversibili, perché sono inevitabili”.

È di questi giorni la notizia, ovviamente di larga diffusione sui media, e, come di consueto, di ampia discussione con varietà di giudizi, della madre che non riesce più a far fronte al grande dolore per la perdita dell’unico figlio. Dice di averle provate tutte, non è fisicamente malata ma lo è spiritualmente e vuole raggiungerlo non riuscendo a lasciarlo andare, chiedendo in Svizzera il suicidio assistito. Pare che ci siano stati personali tentativi di togliersi la vita e che non abbiano avuto l’esito cercato. Per questo ora chiede l’eutanasia.

Ed è probabile che, nel momento in cui scrivo, il procedimento di fine vita sia in svolgimento o sia già stato eseguito.

Al di là delle necessarie considerazioni morali ed etiche, nonché normative sul caso che fa tanto clamore e su cui è arduo inserirsi anche con almeno un minimo di certezze e un minimo di serenità, io sono colpito fortemente, come che sia, dal legame indissolubile che esiste tra genitori e figli.

Un legame che per sua natura considero “indissolubile e senza tempo” nel momento in cui diviene sigillo di messa al mondo, accoglienza, crescita, autonomia, rispetto e libertà. In pratica uno speciale “passaggio di testimone”.

Certo, rimane un vincolo, ma che è fatto di amore e non necessariamente di sangue e cellule. Un vincolo spirituale che possa favorire una reciprocità: da parte del figlio di dire e pensare “Bene, sono grato, ma ora tocca a me” e da parte del genitore di dire e pensare: “Ecco, ti lascio andare perché ora tocca anche a te”.

È un cammino non facile, senz’altro ad ostacoli, ma è “il cammino”. Credo che un diverso procedere non apra alla vita e, anzi, sia nefasto.

Concordo con lo scrittore, figli e genitori non si possono separare, semmai si possono solo distinguere, inevitabilmente.

Struggenti quanto illuminanti, gli altri passi di De Giovanni nel capitolo di chiusura (XXXVII pag. 232 e seguenti) del libro citato. Eccone alcuni.

“Ah, i figli. Quanto sarebbe facile, senza di loro. Uno potrebbe pensare solo a sé stesso, fronteggiare un problema con coraggio, all’occorrenza perfino con superficialità, chi se ne frega, tanto le conserguenze ricadono solo su di me. Invece i figli amplificano i problemi, perché gli effetti si riversano per forza su di loro, allora attenzione, per carità, attenzione a non sbagliare. Almeno si capisse che cosa accidenti vogliono, almeno si capisse da che parte è meglio andare. Sono incomprensibili, i figli”…

“Questi figli. Sembrano semplici da gestire, come marionette di cui si tengono i fili. Come fossero ancora uguali a quando erano piccoli, e si nascondevano loro le cose per vederli correre in cerca, per poi fargliele trovare in un punto dove avevano già controllato … Questi figli, che crescono e non ti avvisano” …

“I figli, i figli. È proprio vero: quando non li hai, non ti mancano. Ti sembra di poter vivere con leggerezza, avendo l’unica responsabilità di te stesso. Anzi, finché non li hai ti senti giovane, puoi continuare ad essere figlio a tua volta, a farti coccolare dai genitori, se hai la fortuna di averli ancora” …

“Questi figli. Sono un pezzo di futuro, i figli. Per carità, uno che i figli non li ha non è che sia passato per il mondo invano. … Mica sono inutili, le vite senza i figli. Se ci metti dentro il giusto quantitativo di amore, sono comunque meravigliose. Ma i figli sono un’eredità lasciata al mondo. Sono un viaggio nel tempo, i figli” …

“I figli, diciamocelo, sono un guaio. Perché quando ti arrivano tra capo e collo non ne puoi prevedere il carattere, la maniera d’agire, l’istinto. Puoi educarli, certo. E puoi controllarne le amicizie, le frequentazioni. Puoi provare a tenerli sotto controllo, a sorvegliarli e a indagare quello che fanno. Puoi cercare di orientarne gusti e tendenze, e puoi perfino illuderti di esserci riuscito. Ma loro ti stupiranno. E faranno a modo loro, e a te non rimarrà che lamentarti, e adattarti. Perché i figli fanno sempre come gli pare” …

“Ah, i figli. Non li puoi scegliere, non li puoi orientare, non li puoi cambiare. I figli , come ti capitano, così te li devi tenere. Non ci puoi fare niente, coi figli. Proprio niente”.

Nota a margine = L’ultimo lavoro crime di De Giovanni (scrittore e sceneggiatore) è una lode alla genitorialità, pertanto il romanzo come viene definito è sempre meno crime e sempre più prossimo ai temi dell’empatia e del vissuto emotivo. Ecco che diventa sempre più emotiva anche la penna dell’autore che scava nelle ombre che si allungano sulla vita privata dei suoi personaggi: i figli, i genitori e il rapporto tra figli, ovvero quell’amore devastante che riesce a mettere tutto il resto in secondo piano.

Citazione: da Il segreto del figlio – Da Edipo al figlio ritrovato di Massimo Recalcati (Feltrinelli 2017)

Immagine: foto bay Diego Villacob of Pixabay

Testi riportati: da Figli – Per i bastardi di Pizzofalcone di Maurizio De Giovanni (Einaudi 2026)


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