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…abitando la distanza

il cambiamento ci coinvolge quando guardiamo in modo nuovo

Dialogo

Serendipità

Posted on aprile 21, 2024 by Gianni Faccin

Sento il battito del cuore degli uomini …

La mia esperienza di oggi che ha che fare con la serendipità riguarda un collegamento spirituale con un’entità che è una città, il centro di una nazione in parte esistente, nome di un popolo destinato ad essere unito e di fatto diviso perché sempre in guerra, da sempre tra le sofferenze. Una storia millenaria, passata e vissuta eppure attuale, attualissima.

La città simbolo di un crocevia sociale, politico, culturale e religioso, vero centro del mondo, è per l’ennesima volta la “violentata”, altro che la “liberata” come ebbe a scrivere il Tasso. Mentre potrebbe essere uno spazio condiviso di confronto e dialogo, diventa – come in una consuetudine – spazio di scontro violento.

Come ho detto, la mia esperienza richiama la serendipità e parte da un ricordo ben presente di tipo musicale, un ricordo chiarissimo e non superato che nacque nel 1965, quando io avevo 8 anni. Il dettaglio, come spesso mi capita, arriva inaspettato alla memoria che si stupisce, si sorprende e gioisce.

È fantastico quando cerchi qualcosa, lo vuoi trovare in tutti i modi, ti ci avvicini e lo trovi, eppoi …

È indescrivibile quando riascolti una canzone del 1965 senza averlo programmato ed è come fosse oggi, o quasi … E mentre stai cercando e trovi quella canzone si riaffacciano altri ricordi che nella condivisione familiare ti riportano ad altri segni, ad altri avvenimenti di quegli anni, ad altre canzoni, a collegamenti altrui che si intrecciano con i tuoi, eppoi …

Ecco il brano, assolutamente autentico, anche se tradotto, che mi riporta, ci riporta al centro delle nostre storie, dei nostri pensieri più profondi, delle nostre fedi e delle nostre speranze. Ci riporta alla realtà più tremenda anche se sembrerebbe lontana, e noi in mezzo a proseguire il nostro viaggio di vita, con il nostro bagaglio pieno di dubbi.

Alla fine le parole sono talmente intrise di significato che non serve commentarle … poesia pura.

…

Yerushala’im, la mia città d’oro, città di rame e luce – Il tuo nome è nei nostri sogni e nelle nostre preghiere

Il vento che viene dalla montagna – Mi parla dei tempi passati

Dietro ogni pietra sono nascosti – Dolori o gioie

Sento il battito dei cuori degli uomini – Che finalmente dormono senza difficoltà

Quest’ora doveva suonare – Dopo il tempo di piangere

…

Le persone più grandi hanno scritto poesie – Se ti canto ancora

È perché ti amo Yerushala’im – Città della luce e dell’oro

…

Citazione e versi nel testo: Jérusalem en or (testo di Naomi Shemer 1967 scritto e cantato dalla medesima, cantato da molti artisti tra i quali Ofra Haza e Rika Zarai)

Immagine: Jerusalem by jd-Balck of Pixabay

Riferimenti: Gerusalemme liberata, lirica di Torquato Tasso


La Pace, finalmente …

Posted on gennaio 13, 2024 by Gianni Faccin

Ogni guerra è sempre un atto contro la ragione! La guerra non è mai la soluzione! La guerra porta solo vittime e la prima vittima è la verità.

Il profondo desiderio che in tanti, non in tutti purtroppo, sentiamo intimamente è di essere in pace, finalmente.

Ci arriveremo mai ad un mondo in cui prevalgano altre modalità che non siano il mettersi uno contro l’altro?

Fare qualcosa è possibile! Ce lo spiega Ernesto Olivero nel suo scritto del 27 maggio 2022 che riporto parzialmente qui sotto.

La guerra non è mai la soluzione! Lo abbiamo capito aiutando tanti Paesi in guerra, ora l’Ucraina. Dico sovente che le armi uccidono sette volte.
La prima è quando sono progettate, perché sottraggono risorse alla ricerca, alla scuola, alla vita.
La seconda perché per costruirle si impegnano intelligenze che potrebbero dedicarsi allo sviluppo in campo scientifico, tecnologico, ambientale e medico.
La terza perché le armi uccidono senza guardare in faccia nessuno, distruggono e costringono milioni di persone a lasciare i loro cari, le loro case e i loro Paesi…
La quarta perché usate creano i presupposti per la vendetta.
La quinta è la più tragica perché in una guerra, militari e civili esaltati compiono qualsiasi nefandezza sulle loro vittime.
La sesta perché vittime e carnefici si portano addosso il ricordo insopportabile degli orrori subiti e commessi, fino ad arrivare anche a togliersi la vita.
La settima perché la guerra lascia una scia di risentimenti e spazi d’odio che ne prolunga gli effetti nefasti.
Non sono tutte qui le conseguenze negative della guerra: penso soprattutto ai bambini soldato, arruolati per combattere, costretti ad uccidere per dimostrare la loro forza, penso a intere generazioni di bambini e giovani che negli anni preziosi della loro crescita conoscono solo la guerra, ne porteranno per sempre le ferite profonde. Una di loro, che ha vissuto da bambina il dramma della guerra nella ex Iugoslavia, recentemente ha scritto: “La guerra porta solo vittime e la prima vittima è la verità”.

Proprio per queste ragioni non ci abitueremo mai alla guerra e continueremo a lottare per contrastarla, continueremo a lavorare per la pace e a ricercarla con tutte le nostre forze.

La pace vera è un fatto che deriva dalle opere di giustizia. È un mondo che accoglie ogni uomo e donna di qualsiasi origine e religione perché tutti hanno diritto a cibo, casa, lavoro, cure, dignità, istruzione. È un mondo in cui giovani e adulti sono pronti a fare della propria onestà la chiave per costruire il bene comune. È il comprendere che il bene che posso fare io non lo può fare nessun altro, perché è la parte di bene che tocca a me, è la mia responsabilità.
Questa mentalità è diventata la nostra bussola e, lentamente ma decisamente, ha abbracciato milioni di persone che hanno messo a disposizione tempo, denaro, professionalità per asciugare una lacrima, sostenere chi è debole, formare i più giovani senza chiedere nulla in cambio.
Ora chiediamo ai governi e alle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado che diventi anche una priorità educativa orientando la formazione scolastica, a partire dall’infanzia fino all’università. Formarsi e crescere nella pace significa diventare, sin da giovani, cittadini responsabili e custodi del dialogo e della dignità di ogni persona.

La nostra coscienza ci spinge a bussare alla porta delle organizzazioni internazionali nate dall’aspirazione alla pace dei popoli affinché garantiscano sempre più concretamente e senza riserve la dignità e i diritti fondamentali di ogni persona, rispettino e tutelino le minoranze e promuovano l’uguaglianza, bandiscano l’uso delle armi, abbiano l’autorità e il riconoscimento morale di fermare le guerre e di rimediare alle ingiustizie attraverso la diplomazia e dove necessario mediante missioni di pace.

…

Ecco, … bandiscano l’uso delle armi …

.

Citazioni: miscellanea di don Davide Turoldo-Ernesto Olivero-Anonima operatrice del Sermig

Immagine: Peace by Pixabay

Testo: dalla lettera Continuiamo a a ricordare al mondo le ragioni della pace di Ernesto Olivero tratta da Sermig Fraternità della Speranza del maggio 2022


Pax vera

Posted on dicembre 22, 2023 by Gianni Faccin

Suoni di vita, nuova luce, pace finalmente, di questo c’è veramente bisogno!

Ha detto Papa Francesco nel marzo di quest’anno: Per fare la pace ci vuole coraggio, molto di più che per fare la guerra. Ci vuole coraggio per dire sì all’incontro e no allo scontro; sì al dialogo e no alla violenza; sì al negoziato e no alle ostilità; sì al rispetto dei patti e no alle provocazioni; sì alla sincerità e no alla doppiezza. Personalmente, mi interessa molto di più quanto dice il Papa che stare a sentire le frasi o gli slogan di comodo di mancati leader delle nazioni, di questo mondo, o la schiera di “illuminati” che lo stanno attaccando da tutte le parti.

Mentre calerà, tra un po’, l’interesse collettivo verso i temi bellici, sempre presenti, ma meno presenti mediaticamente perché l’attenzione ormai viene di volta in volta direzionata da tutti i media sulle novità che fanno aumentare l’audience, appare sempre più chiaro che tutti abbiamo bisogno di ritrovare serenità, senza scappare dalla realtà, ma affrontandola con i suoi chiaroscuri, cercando di entrare in gioco per fare la propria parte nella ricerca di segni positivi, segni di vita e di luce e puntare a quello che conta veramente, ossia la pace tra gli uomini.

Certo bisogna volerlo. Non a caso qualcuno diceva “sia pace tra tutti gli uomini di buona volontà”. Qui il messaggio intendeva soprattutto evidenziare che la “buona notizia” era rivolta a tutti indistintamente e non soltanto ad alcune schiere di credenti. Semmai, uno sguardo speciale era rivolto alla centesima pecorella, quella smarrita … Si tratta di un messaggio che parla al contempo di buona volontà e di pace. In base ad esso è possibile sperare (ripeto sperare) che gli uomini possano vivere in un mondo in cui regna la pace vera come risultato di un agire conforme a “buona volontà”. Dimensione che diventa così la premessa della nuova fede.

Ma che possiamo fare noi rispetto alla guerra in Ucraina (invasa dall’esercito russo)? E che possiamo fare in Medio Oriente, devastato da un recente e grave inasprimento bellico, dopo anni di tentativi per un dialogo, provocato da un ampio attacco missilistico di Hamas verso lo stato di Israele?

Ci sarebbero molti altri motori e focolai di guerra da citare, ma questi sono quelli che ci sono più vicini e che ci coinvolgono, almeno mediaticamente, di più.

Che fare, dunque?

Non dubito che una strada, forse l’unica, sia quella che il messaggio cristiano succitato stigmatizza con estrema sintesi: nella ricerca di un risultato che appare ai più come idealistico, agire, ma agire dal basso quotidianamente attivando azioni conformi alle buone intenzioni (buona volontà). Del resto, oggi, in mancanza di leader carismatici e autentici, è difficile pensare di essere stimolati o guidati dall’alto. A ben guardare, rimangono solo, come tutti ben sappiamo, disarticolati tentativi di (dis)orientamento riguardanti essenzialmente obiettivi di parte e di breve durata che nulla hanno a che vedere con buona volontà e pace. La parte decisiva, e anche decisionale, è nelle mani nostre, stando a noi individualmente scegliere di attivarci per un cambiamento di paradigma: dalla dannosa indifferenza, fare la differenza, ossia costruire semplici percorsi di pace vera, per esempio in famiglia, nei rapporti amicali, di vicinato, negli ambiti lavorativi e negli spazi trascurati di comunità e cittadinanza.

[segue]

.

Citazione: by GiFa

Immagine: Peace by Pixabay

Riferimento nel testo: da E in terra pace agli uomini di buona volontà di Giorgio Pizzol in https://blog.oggitreviso.it/dia-blog/e-in-terra-pace-agli-uomini-di-buona-volonta/


Serenità

Posted on gennaio 16, 2022 by Gianni Faccin

“L’unica strada per la serenità: fai il tuo lavoro, e poi fai un passo indietro”.

Rimanendo sul grande autore e filosofo cinese sopraccitato, possiamo arguire come anche con obiettivi di rilievo o molto impegnativi si possa raggiungere o mantenere la serenità. Dice: “Colui che conosce il proprio obiettivo, si sente forte: questa forza lo rende sereno; questa serenità assicura la pace interiore; solo la pace interiore consente la riflessione profonda; la riflessione profonda è il punto di partenza di ogni successo”. Se ne ricava, tra le altre cose, che la serenità è il vero fine e nel contempo un obiettivo intermedio, che si autoalimenta.

In ogni caso serenità è una delle parole “pesanti” di significato che mi sono sentito rivolgere più spesso anche recentemente tra Natale e i primi giorni dell’anno nuovo. Sono sincero, le gradisco sempre e sempre le ho gradite. Io stesso ho augurato spesso serenità.

Ma da un po’ di tempo mi chiedo: che cosa sto augurando? Che cosa mi stanno augurando?

Che significa “serenità”?

Ho deciso di approfondire, perché ogni parola già di proprio ha un valore e un senso. Se poi viene rivolta ad altri e viene donata, le interpretazioni si moltiplicano.

Piradello scrisse: “Ma che colpa abbiamo, io e voi, se le parole, per sé, sono vuote? Vuote, caro mio. E voi le riempite del senso vostro, nel dirmele; e io nell’accoglierle, inevitabilmente, le riempio del senso mio. Abbiamo creduto d’intenderci; non ci siamo intesi affatto”. 

Tornando agli “auguri”, c’è da dire dunque che chi augura serenità ne dà senz’altro una sua versione, in genere inconscia, lo stesso chi la riceve per poi tradurla in base ai propri modi d’intendere e sentire.

Quindi risalendo al vero significato della parola si taglia ogni distorsione, almeno così dovrebbe essere.

Nel web la libera enciclopedia dice che serenità è il termine con cui si descrive la condizione emotiva individuale caratterizzata da tranquillità e calma non solo apparenti, ma talmente profonde da non essere soggette, nell’immediato, a trasformazioni di umore, ad eccitazioni o perturbazioni tali da modificare significativamente questo stato di pace. La serenità è una componente rilevante nel costituire il benessere emotivo dell’uomo; secondo alcune teorie essa è talmente rilevante da costituire una condizione necessaria e sufficiente per la felicità dell’essere umano.

Molti autori del lontano passato hanno affrontato il tema della serenità. Fra questi ho da poco tempo iniziato ad amare, più di altri, Seneca.

Per il grande filosofo la serenità è uno stato da raggiungere tramite il distacco dalle preoccupazioni terrene. In un passo delle sue opere dice: “Per questo è necessario mirare alla libertà. E c’è una sola maniera per averla: l’indifferenza verso il destino. Così nascerà quel bene incommensurabile, la pace di una mente sicura e l’altezza morale e una gioia immensa e imperturbabile che viene dalla conoscenza della verità e dall’assenza di paure e una grande serenità”.

Libertà, forse felicità, di sicuro distacco e indifferenza, parole molto usate ma che vanno meglio esplorate, magari in altre occasioni.

Tornando alla serenità, leggendo meglio tra gli scritti filosofici del grande autore troviamo molti utili spunti per inquadrare la serenità.

Sarebbe importante per la persona “guardare per prima cosa a se stessa, agli impegni che si accinge ad assumere e alle persone con le quali vengono intrapresi”. E’ evidente come tali indicazioni, dettate nel 400 a.C. circa siano di una estrema attualità, più di 2000 anni dopo. E ci risiamo: serve che partiamo innanzitutto da una “valutazione di noi stessi, perché spesso ci sembra di potere più di quanto effettivamente possiamo…”. Dovremmo “valutare bene anche le attività da intraprendere al fine di confrontare le nostre forze con ciò che abbiamo in animo” di cominciare. E qui arriva il colpo decisivo: “… certi impegni poi non sono tanto grandi quanto fecondi e comportano molti altri impegni; sarebbero da rifuggire queste attività dalle quali nascerà una nuova e molteplice occupazione, e non ci si deve spingere là donde poi il ritorno non sia libero…”.

C’è veramente da meditarci sopra.

[segue]

Panorama

.

Citazione: da frasi di Lao Tse

Immagini: in evidenza Dialoganti foto GiFa 2021 – in chiusura Panorama foto GiFa 2021

Riferimenti: Lao Tse Il libro del Tao Saggi Newton – Luigi Pirandello Uno, nessuno, centomila – Oscar Mondadori – Donata Paini [a cura di], Seneca La Serenità – Barbera ed. – Wikipedia, serenità significato


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