Caduta

A cadere ci si riesce da soli, ma per rialzarsi
ci vogliono le mani di un amico
(Proverbio yiddish).

Oggi (nel giorno in cui ho scritto) sono caduto.

E’ capitato, come sempre in questi casi, inaspettatamente.

Sono scivolato e mi è sembrato di prendere il volo, dapprima all’indietro e poi per automatica reazione tutto in avanti, andando a battere sul pavimento bagnato e duro, molto duro.

Ritrovarsi a gambe all’aria (posizione opposta) e non fare a tempo ad accorgersi che sta succedendo proprio a te.

Anzi, lo dici a te stesso, che non te ne sei accorto, qualche istante dopo, se stai bene.

E per fortuna mi sono subito rialzato. Sano. Con l’aiuto di alcune braccia.

A me è capitato nel bel mezzo di un affollarsi di donne e con a fianco la mia compagna.

E tutte a informarsi, quasi maternamente con visi allarmati: Cosa è successo? Come stai? Riesci a camminare? Hai bisogno di qualcosa?

Poteva essere un infortunio grave, invece è stato soltanto qualche ammaccatura, alle viste riassorbibile.

Nell’immediato, lo scivolone non era ancora compiuto, ho pensato: che figura di emme! Subito dopo, istantaneamente: poteva andarmi peggio! E poi ancora: sono proprio distratto! Infine: certo che il pavimento era molto bagnato! Qualcuno avrebbe dovuto provvedere!

Ed ecco anche una battuta, non espressa: meglio distratto che distrutto (tipica mia autoironia).

Solo qualche minuto dopo ho realizzato: ero tanto sopra pensiero, non guardavo dove mettevo i piedi, in pratica già volavo di mio … Meno male che posso fare questi pensieri senza dover ricorrere ad un medico!

I segnali nella realtà arrivano sempre e sono decisamente squillanti quando non siamo connessi con noi stessi e con il mondo. Sta a noi accorgercene, a elaborarli e magari impegnarci di più nel vivere il cosiddetto qui e ora, quale che sia la cosa che stiamo facendo.

Sì, sono stato fortunato!

E sono grato.

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Immagine: Uomo che cade by Pixabay


Ritorno a casa?

… se Paradiso unisce l’intelligenza dell’uomo all’intelligenza della natura …

C’è una città che mi fa sentire a casa ogni volta che ci torno. Ci sono andato tante volte, ho perso il conto. Da solo, in coppia, in compagnia. Ogni volta andarci è come pensare ad un Paradiso. Ripartire dispiace ma non troppo perché senti che ci ritornerai presto.

Oggi il solo pensiero di Assisi mi fa sentire a casa. Nonostante la lontananza. I ricordi sono vividi. Ci sono stato come visitatore e turista, come fervente religioso, come fervente scettico, come dubbioso, come ricercatore di qualcosa di autentico e di superiore, come distratto camminatore, come ispirato meditatore.

Sto scrivendo queste cose e sento dentro di me non solo il desiderio di tornarci presto, ma anche la certezza che entro l’autunno ci tornerò.

Assisi: Francesco è sempre qui, diceva una nota giornalista di turismo. (1)

Eppure Assisi mantiene intatta la sua particolarità di piccola città mondiale della fede e dei valori universali. In effetti tutto in questa città di neanche 30.000 abitanti, il cui nome pare derivare dal nome del torrente che l’attraversa (2), è costruito e vive attorno a quanto ha lasciato il “poverello” ed è impossibile non restarne coinvolti, sia che si creda sia che non si creda. Direi anche sconvolti se ci si immedesima solo un po’ nelle sue tracce.

E’ anche straordinaria la fusione tra arte e religione, come anche tra natura e spirito: in tante chiese e in tanti eremi e conventi, nonché nel recente nuovo “Bosco di San Francesco”, vi si possono trovare moltissimi spunti di riflessione e meditazione.

E dopo il viaggio quello vero, quello dentro di me stesso, come sempre, corro al ristoro, come quello di chi torna a casa, e pensa alla strada che ha percorso e a quella, lunga e impegnativa, che deve ancora affrontare.

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Citazione:  da Cambiamento Sociale oggi, di Gianni Faccin – Note ispirate da Il Terzo Paradiso di Michelangelo Pistoletto ed. Marsilio

Immagini: Terzo Paradiso in Bosco di San Francesco Assisi – by GiFa 2018

Testo: da Ora ti ascolto … e poi? – di Gianni Faccin – Gedi 2022

Note: (1) Monica Guerrieri – TCI; (2) Wikipedia: La città umbra ebbe il nome di Asisium e fu monumentalizzata a partire dal II secolo a.C. Nell’89 a.C. divenne municipium e fu un importante centro economico e sociale dell’Impero romano. Il suo toponimo ha origini prelatine, e conservando un’incerta etimologia, viene interpretato in due differenti modi. Città del falco, o dell’astore oppure dalla base latina ossa ovvero torrente con ovvio riferimento al fiume Assino.


Presenza

Afferrare il momento prezioso

 Calma, pace, solitudine cercata.
 Silenzio che diventa assordante.
 I pensieri non se ne vanno subito, rallentano.
 Poi sciamano …
 E non c’è più distanza in me. 

Citazione: liberamente by Gianni Faccin da Carpe diem che è una locuzione latina tratta dalle Odi del poeta latino Orazio (Odi 1, 11, 8), traducibile in “afferra il giorno”

Foto by GiFa 2021

Versi by Gianni Faccin (2021)