Deux Chevaux

“Due Cavalli “oppure “2CV”, ma non parlo di un’auto francese, senz’altro più nota … ma di qualcosa di vivo e che ha a che fare con la bellezza …

Il bello è che non ci saremmo mai aspettati di essere in compagnia, pur a debita distanza, di quelle due meravigliose creature. Le abbiamo battezzate Cherso e Pago. Già, nessuno ci aveva detto i loro nomi né avevamo noi avuto occasione di sentirli dire. In ogni caso, fino a quel momento, avevamo visto di tutto ed eravamo anche rassegnati e al contempo incuriositi di avvicinare inaspettatamente qualche lupo o qualche orso. Ormai non arrivano soltanto i cinghiali nei centri abitati, ma sempre più spesso si avvistano lupi e orsi. Soprattutto in altura.

Fu all’inizio dell’estate che ci ritrovammo, proprio vicino a casa, con questa strana coppia, decisamente diversa, quella che non ti aspetti, appunto.

Erano due esemplari molto eleganti, quasi raffinati, assai tranquilli, placidi, taciturni, a parte qualche segno di vita espresso attraverso strani sbadigli che non erano sbadigli ma versi tipici della categoria, ma a me davano la sensazione di sbadigli gridati.

I due erano sempre vicini. Si spostavano all’unisono. Era evidente che si parlavano, a modo loro. Ogni spostamento era concordato.

Per il resto, Cherso e Pago, i nostri nuovi vicini, facevano serenamente la loro parte, mangiando in continuazione ogni tipo di erba commestibile. Ma quale tosaerba …

Spesso si recavano oltre la rete di un vicino campo da gioco e da lontano pareva ci volessero entrare per giocare in qualche modo.

Del resto, il terreno a loro riservato, adeguatamente recintato con fili elettrificati, non bastava. Venne così predisposto un nuovo spazio al di là della strada che diveniva in tal caso confine tra distinte basse vegetazioni, delle quali una sembrava tosata e l’altra da tosare.

Entrambi presentavano un bellissimo mantello che pareva fatto su misura da quanto era attillato. Quello di Cherso era nero pece, quello di Pago era di un colore caffè tostato chiaro. Gli esperti, probabilmente, distinguerebbero il morello il primo, dal sauro il secondo.

Ci siamo spesso preoccupati per loro, dal momento che erano nei loro recinti, ma esposti ad ogni evento atmosferico, compresi il caldo intenso e le grandinate estreme. La notte, poi, un buio pesto li avvolgeva e in tal caso il silenzio era da brividi. Ma erano loro che interrompevano la cortina oscura e misteriosa con i loro versi. Credo che si facessero coraggio a vicenda. Oppure che facessero coraggio a qualche passante solitario. In verità, più che coraggio può essere pensassero di fare degli scherzi ad ignari camminatori notturni. Chissà quale era l’effetto …

Come che sia, il territorio andava difeso e anche su questo facevano la loro parte, camminando costantemente H24 su ogni metro di terra.

Non abbiamo mai capito come dormissero in quegli accomodamenti.

Ben presto venne reso fruibile un nuovo spazio, il terzo, questa volta in pendenza verso l’alto bosco, in modo che altra erba potesse rifornire l’affiatata e affamata coppia.

Nei mesi turistici, luglio e agosto, molte persone si avvicinavano ai recinti nella speranza di scattare qualche foto particolare oppure di parlare con queste creature o addirittura di toccarle.

I bambini erano quelli che più si entusiasmavano e che più si approssimavano alla coppia.

Ed è così, l’animo dei bambini è autentico, puro, disponibile, e di solito ben si integra con altri animi sinceri e gentili. C’è qualcosa di istintivo nella reciprocità di accostamento, quasi vi fosse uno stesso linguaggio non costruito sulle parole e affrancato da pregiudizi.

Passarono così due mesi interi durante i quali la coppia non era più strana, ma era divenuta ormai per tutti occasione di attenta osservazione, di ammirazione, di riflessione naturalistica.

Era bello alzarsi il mattino e fuor di casa intravvedere i movimenti lenti e mirati che sapevano di colazione all’aperto, di pace e serenità. Soprattutto, era rassicurante verificare che i nostri fossero ancora là, negli spazi assegnati. E che stessero bene.

Ma un giorno qualcosa cambiò.

Agli inizi di settembre la coppia venne dapprima divisa e successivamente trasferita, uno alla volta. Pago l’aveva intuito qualche giorno prima. Infatti una mattina, come abbia fatto non è ancora chiaro, decise di protestare uscendo dai recinti e portandosi pericolosamente verso la strada. Lo stesso avrebbe voluto fare Cherso che probabilmente non riusciva a trovare la via di fuga.

La cosa finì con il recupero di Pago e nella sua messa in custodia, nell’imminenza del trasferimento.

Anche per loro vacanza stava finendo, come del resto per tantissimi turisti e viaggiatori.

È ancora bello alzarsi il mattino e guardare la natura. Immaginare la strana coppia che si sta muovendo su e giù per il grande prato, con qualche passo di piccolo trotto, a volte rotolandosi a turno per terra, di sicuro per aver momentaneamente la meglio sui tanti insetti invasivi. È bello ricordare le imponenti presenze color caffè tostato chiaro o nero pece che hanno tenuto costantemente la scena senza mai volerlo e attraendo tutti nel loro mondo d’ingenua tranquillità e di pacifica convivenza.

Ora anche per noi la vacanza estiva volge al termine.

Permane una buona dose di dolce malinconia.

.

Citazione: dell’autore

Immagini: in evidenza Aldiladellastrada e a chiusura Oltrelarete by GiFa2023


Il miracolo dell’ordine

Ho cominciato a occuparmi dei pensieri che penso, degli oggetti che scelgo, delle cose che amo, dei libri che leggo. Ho deciso che erano un riflesso e che avrebbero parlato di me. Così facendo, ho conosciuto una persona fantastica, me stessa.

Se percepiamo confusione intorno a noi è perché la nostra mente è intasata e sopraffatta dal caos, e ciò testimonia il disordine nella nostra vita. Ne sono riflessi evidenti gli armadi pieni di roba, le agende piene di incombenze, le settimane fatte di dieci giorni, il cellulare pieno di contatti e messaggi, foto e video, spesso non cercati, e via dicendo. E’ sicuramente urgente ed importante riconquistare tempi e spazi per discernere tra ciò che conta davvero e ciò che è semplicemente inutile. Occorre una buona e salutare introspezione che aiuti a far emergere l’essenziale.


La parola “ordine” mi ha sempre impressionato. Essa, infatti, è una di quelle parole che hanno molti significati sia nella pratica quotidiana sia nella definizione di categorie concettuali. È talmente poliedrica che viene difficilmente messa in campo, almeno da parte mia. Guardando ai dizionari la parola in questione è la “disposizione regolare di più cose collocate, le une rispetto alle altre, secondo un criterio organico e ragionato, rispondente a fini di praticità, di opportunità, di armonia, …”.

Sta di fatto che nella mia vita l’ho spesso incontrata, e allontanata per mia ribellione personale (ci tornerò in altra occasione). Salvo riprenderla in certi momenti in cui ho sentito il bisogno di un appiglio che mi aiutasse a fare chiarezza o a trovare serenità e sicurezza. Mi riferisco sia a cose importanti sia a cose molto semplici e ordinarie.

Dopo l’uscita dal mondo lavorativo, ho gradualmente sentito l’esigenza di “fare pulizia” con riguardo a molte strutture di pensiero e a molte cose che mi occupavano anche fisicamente, non solo intellettualmente. E ho sempre trovato serenità nel cosiddetto “lasciare andare”, sostituendo altre strategie personali che ho spesso usato in precedenza (per esempio la fuga o il rinvio).

Ma che significa?

“Lasciare andare” è un processo, un tratto di strada che sai se avviene, perché ne sei divenuto consapevole, ma non sai quando esattamente ha avuto inizio e, soprattutto, non sai quando finirà. In realtà, non credo sia soltanto importante, è fondamentale, per me, attuarlo, e farlo coscientemente.

Nella sua grande saggezza, il libro di Qohelet, afferma: “C’è un tempo per conservare e un tempo per buttare via”. Ecco, si tratta di concretizzare questa massima in modo consapevole.

Credo che nella vita “fare ordine” sia essenziale, ma per dare avvio a questa fase, in ogni occasione è utile partire dalle piccole cose e dalle questioni che riguardano la quotidianità.

Non è banale. Si tratta, come sto facendo in questi mesi, di guardare dentro ai miei armadi riempiti zeppi di libri, foto, carte, documenti, appunti, oggetti di ogni tipo, compresi vecchi dispositivi elettronici che potrebbero essere trasferiti in qualche museo. Da qui a stabilire la netta distinzione tra le quattro combinazioni di urgente-importante-non urgente-non importante il passo, non facile, è comunque breve. E così avviene l’introspezione.

Ed è solo in questo modo che riuscirò a dare il vero valore al mio tempo. Giorno per giorno. Aprendo così la porta all’impegno più bello, ma anche più intensamente concreto, pur apparendo di primo acchito cosa da professionisti. Ed io garantisco, è un’assicurazione “per la vita”. Intendo il fare ordine in me stesso dando valore a ciò che mi fa sopravvivere, ossia alle mie emozioni, mettendole però al posto giusto per non cadere nel disagio e nel caos. Ancora, intendo il dare valore al mio pensiero, trovando equilibrio tra pensare bene e pensare male, quindi pesando il primo e cercando di “buttare via i pensieri tossici”, che di certo arrivano puntualmente e rovinano la vita a me e a chi mi è vicino.

Durante questo tratto di strada avviene l’altra parte di miracolo che permette di essere pronti a rivolgersi agli altri e fare ordine nelle diverse relazioni. Dura eh? Sì, è dura.

Ma poi si può rivivere, tenendosi ben strette le amicizie e le relazioni vere rispetto a quelle superficiali.

.

Citazione by Cristina (nome di fantasia) a cura Carmen Laval (Tempo dello spirito 09/2020)

Immagini by Pixabay: Essenzialità e Attesa

Riferimenti e ispirazioni: Il Libro del Qohelet e La magia del riordino di M. Kondo Ed. Vallardi

.


Alba di un nuovo anno

Non si può toccare l’alba se non si sono percorsi i sentieri della notte. E il mio maestro mi insegnò com’è difficile trovare l’alba dentro l’imbrunire.

Negli ultimi tempi, prima dell’agognato 2021, mi sono spesso interrogato su quanto ho vissuto e maturato da quando sono uscito dal mondo lavorativo. In realtà mi ero interrogato al riguardo già qualche anno prima, prevedendo che da lì a poco avrei chiuso con l’esperienza in azienda.

Per essere chiari, non si è trattato di vero e proprio pensionamento, ma di “esodo” ovvero una sorta di pre-pensionamento. Così viene definito, anche contrattualmente, ma su questo, forse, tornerò, in altra occasione.

Da sempre mi sono letteralmente buttato in quasi tutte le opportunità che mi venivano presentate, dopo una iniziale, rapida valutazione. E nonostante la parte preliminare fosse di cautela, sceglievo facilmente di dedicare parti di me alle nuove proposte, che erano in genere di impegno sociale o culturale.

Col tempo, ma mi ci sono volute molta strada e molte intemperie, ho iniziato finalmente a dire dei no. Ma che difficile …

Ecco che dovendo lasciare l’occupazione che mi ha accompagnato per quasi quarant’anni, il pensiero in automatico portava ad immaginare chissà quali nuove possibilità o iniziative, sia di impegno verso gli altri sia di soddisfacimento personale o familiare.

Mi ricordo che decisi di scrivere nel mio cahier personale i punti cui tenevo fortemente. Convinto che mi sarebbero stati utili. Eccone alcuni qui di seguito.

“Progetti … Voglio praticare la relazione di aiuto occupandomi di singoli, ma anche di gruppi e comunità, organizzando anche un sistema che faccia rete nell’Alto vicentino e affronti il cambiamento epocale in corso. Serve un nuovo modo di essere: aiuto alla persona, inteso come aiuto verso se stessi e verso la società.  Voglio percorrere la via del volontariato, ma anche quella del professionismo. In ogni caso sperimentando e provando anche sentieri comuni. L’obiettivo dell’azione da realizzare è sociale, con o senza il  profitto …”.

Mi ricordo il pensiero fisso che se non avessi verbalizzato per iscritto questi ed altri miei desideri, essi non si sarebbero realizzati. E sentivo questa vibrazione, fatta di consapevolezze che arrivavano a momenti come lampi di luce. Molto chiaramente, come chiare erano queste ed altre determinazioni.

E oggi sono felice, all’alba di un nuovo anno, che come sempre ci propone spunti di rinnovamento, di ripartenza, soprattutto con noi stessi, ma anche con gli altri, di rendermi conto che ciò che era desiderato ha trovato graduale realizzazione.

Motivazione? Determinazione? Profezia che si avvera?

Ho imparato la lezione che è indispensabile passare dagli auguri, dalle metafore e dalle intenzioni alla realtà vera, affrontando veramente il cambiamento che si prospetta. 

Noi stiamo vivendo un cambiamento epocale. E’ un qualche cosa che le vicende pandemiche dello scorso anno, tuttora in corso, non fanno che rendere accelerato, diffuso ed inevitabile.

.

Citazioni: Khalil Gibran, la prima e Franco Battiato, la seconda

Foto: Bianca! Alba al Monte Novegno by Elisa Pasin – 9 gennaio 2021