Calendari

Ce ne sono per tutti i gusti e per tutte le attività. In ogni caso sono l’elencazione, la predisposizione dell’ordine in cui determinati avvenimenti si succedono nel corso di un anno e, in senso più concreto, il prospetto, l’elenco che illustra tale successione.


Già. Nè più, nè meno. Ma guardando bene, siamo soffocati da calendari, calendarietti, calendariucci. Agende, almanacchi. Ogni anno, a partire da ogni fine estate. Ovvio che è uno dei tanti business. Ma quello che ne deriva, se non stiamo accorti, è una gestione subita del tempo . O no?

Sono sempre stato attratto dai calendari, lo stesso dagli almanacchi che, in realtà, ho sempre trovato abbastanza presuntuosi. Anche le agende mi hanno sempre stimolato. A periodi.
Pensandoci su, ho realizzato che non mi attirano più le pianificazioni spinte, le previsioni e l’elencazione di eventi che di sicuro capiteranno grazie all’illuminazione di qualche indovino.
Sono le agende che mi attirano, perché trovo in esse spazi da riempire e quello che capiterà dipenderà dal “lavoro in corso” che io stesso metterò in cantiere. Un lavoro che, giorno per giorno, si fonderà con il senso di ignoto che tutti coinvolge.
Ogni anno ci sono oltre 360 giorni da vivere, nella consapevolezza che ogni mattino, potrei scriverlo in agenda, è un giorno di meno rispetto ad un conteggio che, mai e poi mai, nessun indovino potrà indicare.
Preferisco ai calendari e a tutte le agende possibili, metodi particolari che mi permettano di guardarmi dentro e fuori e mi aiutino veramente al cambiamento necessario.
Un esempio degli ultimi tempi è il metodo cosiddetto “rampa di lancio” di Carmen Laval (1), secondo il quale l’inizio di ogni anno può essere il gran giorno in cui possiamo iniziare a praticare qualcuno dei tanti propositi che sono rimasti nel cassetto, quel cassetto divenuto “deposito” fatto di “dovrei o vorrei”.
Ecco questo è uno degli approcci di cui mi rallegro con me stesso, perché mi è veramente utile e mi aiuta periodicamente a dare nuova prospettiva alla mia vita. E le agende diventano un ottimo supporto per annotare, appuntare, correggere, ampliare, girare pagina …

Quest’anno mi sono appuntato, secondo il metodo suddetto, nuove abitudini e nuovi atteggiamenti guidati non tanto dal dovrei ma dal desiderio e quindi dal vorrei, secondo il noto Progetto felicità di Gretchen Rubin (2). In esso, l’autrice, ha distribuito in dodici mesi le buone intenzioni per il nuovo anno.
Le propongo di seguito, anche se mi sta stretto attendere l’estate per alcuni propositi importanti o fine anno per altri. Ma siccome non c’è limite, cercherò di destreggiarmi e di dare flessibilità al piano. Al di là della suddivisione è un piano che “mi piace”.

Gennaio: sistemare, buttare via, eliminare (riflessione sugli accumuli). Febbraio: fare memoria della relazione familiare (amore autentico). Marzo: investire in empatia e riconoscere quello che provano gli altri (uscita dall’indifferenza). Aprile: investire nel sorridere divenendo scrigno di ricordi felici e pensieri positivi (lasciare un buon segno). Maggio: investire in meditazione (calma). Giugno: trovare tempo per gli amici (relazioni disinteressate). Luglio: ordinare le finanze personali e/o familiari (ricerca dell’equilibrio). Agosto: ascoltare veramente (significa amare). Settembre: dare attenzione a come ci si alimenta e a mettere in moto il proprio fisico. Ottobre: diventare curiosi e dare arricchimento alla propria mente. Novembre: dare spazio all’anima e ricordarsi che esiste Dio. Dicembre: valorizzare “casa” e dare spazio ai riti familiari.

Se tutto ciò mi è utile, e lo è, potrebbe essere altrettanto per chiunque …

Nota bene: da parte mia non aspetterò i mesi prossimi per attivarmi su alcune buone abitudini, e non aspetterò fine anno per attivarmi su importanti propositi che prevedono anche di disattivarmi su ciò che è decisamente nocivo o superfluo. Ah! A questo proposito ho trovato utile non eliminare subito le vecchie agende con propositi passati, ma mi è risultato utile verificare quanti e quali propositi io sia riuscito a concretizzare e come.

Tanto per dire …

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Citazione: Calendario da Treccani.it

Immagine: Calendar di  CikerFreeVectorImages by Pixabay

Note: (1) editorialista Bollettino Salesiano; (2) scrittrice, blogger e ricercatrice statunitense, Ha pubblicato diversi bestseller, tra cui Progetto felicità  – Sonzogno 2010 – da sono stati presi spunti da questo pezzo


Dobbiamo?

Mi sento come quel bimbo cui regalano un pacchetto di dolci: i primi li mangia con piacere, ma quando si accorge che gliene rimangono pochi, comincia a gustarli intensamente.

Da qualche anno a questa parte, forse per i cambiamenti importanti che ho incontrato e vissuto, ho ripreso a farmi le domande della vita. Certe domande in particolare, della vita e della morte.

Mi chiedo spesso come sarà e cosa sarà. Non è una novità, mi sono sempre interrogato, ma sono sempre andato di fretta (*) per un motivo o per l’altro, fermandomi poco a stare con me su questi interrogativi.

Forse sono anche fuggito dai dubbi conseguenti, oppure avevo altre domande a cui cercare di dare presto una risposta.

Oggi più che mai ho la sensazione di aver vissuto intensamente, di aver affrontato e anche superato tante prove, di aver fatto una marea di errori accompagnati sempre anche da tante cose belle. Sento intensamente come il tempo sia letteralmente volato e che tanti sogni si siano pienamente realizzati. Sogni e desideri personali, progetti e traguardi cercati e condivisi con altre persone.

Ho anche una sensazione, in genere sgradevole, di “fretta” vissuta eccessivamente. Fretta di partire, di arrivare, di cogliere, di offrire, di esserci, di non mancare, di realizzare, di non perdermi cose importanti, di valore. Nei momenti di pausa mi è sempre arrivata puntuale la consapevolezza che quanto era stato non interessava più a nessuno, perché … acqua che passa non macina più (**), per dirla con una ripetutissima frase di un vecchio collega di lavoro.

Del resto durante la mia vita professionale datata mi affascinava e al tempo stesso mi infastidiva un dirigente che dichiarava spesso a gran voce, e in quest’ambito gli slogan si sprecano, un’altra frase assai significativa: dobbiamo correre fermandoci e dobbiamo fermarci correndo!

Ebbene, l’ho fatto spesso. Nel lavoro e nella vita. Nell’ambito sociale e nell’ambito personale e familiare.

Ho avuto per tanto tempo questa impressione, di fare pausa in piena corsa, pausa perché indispensabile, fisicamente e mentalmente. Ma anche di fare corse sfrenate, con poca pausa, perché le pause interrompono qualcosa di ritenuto priorità assoluta e fermarsi è vergognoso, colpevole …

Ed ecco una prima domanda: ma chi l’ha detto che “dobbiamo”?

Chi l’ha deciso che dobbiamo essere sempre di corsa, e per arrivare dove? Anzi accelerare perché sembrerebbe che non ci fosse più tempo.

E’ proprio il verbo “dovere” che rompe le scatole. E’ un verbo che richiama immediatamente sensi di costrizione, di obbligo, talora l’anticipazione di conseguenze negative nel caso in cui non si riuscisse a svolgere un compito.

Anche da questo deriva l’atteggiamento di “fretta”, almeno per me. Ed è stato così da sempre.

Fin da bambino “dovevo” rispondere alle aspettative altrui. Poi adolescente e giovane adulto “dovevo” comportarmi secondo le giuste regole, a casa, con gli amici, a scuola e negli studi. Poi con la ragazza. Sono sempre stato abbastanza diligente, ma, lo riconosco, sempre un po’ ribelle. Ho avuto la fortuna di riflettere molto su tutto quello che mi capitava, sulle esperienze che andavo facendo, ma ho avuto una fortuna grandissima se penso a quanto mi hanno testimoniato i miei genitori e alla libertà che mi hanno permesso di avere, a quanto mi hanno donato amici veri che ancora oggi ricordo con affetto, a quanto mi hanno maturato le esperienze variegate che ho vissuto. L’incontro con la donna che oggi è ancora mia moglie, è stato alla fine determinante. La relazione con Angela mi ha permesso di crescere e diventare veramente e pienamente uomo. Mi ha aiutato ad esorcizzare la “fretta” distruttiva e a trasformarla, passo dopo passo, in cura per il momento presente.

E’ vero, il tempo finirà per ognuno di noi. Ma se vogliamo possiamo averne cura, qui adesso, e gustarlo intensamente.


Citazione: da “La mia anima ha fretta” di Mario de Andrade

Foto: By Angela Canale – Valle delle Lanze 1 marzo 2021

Note:

(*) fretta: Necessità o desiderio di fare presto: ho fd’arrivaredi finirenon posso trattenermi perché ho una gran f.; … Include spesso l’idea di rapidità eccessiva; s’accompagna perciò spesso all’agg. o avv. troppoparli troppo in f.; giudichi con troppa fretta (https://www.treccani.it/vocabolario)

(**) Aghe passade no masàne plui – Friuli Venezia Giulia; Acqua passata non macina mulinu – Calabria. Cosa vuol dire? L’acqua che è già passata sotto la ruota del mulino, non può far muovere la mola per macinare ancora una volta. Si dice per azioni, atteggiamenti, sentimenti che ebbero valore un tempo ma non ne hanno più (da https://dettieproverbi.it/)