Cucciolo …

… sei la cosa più bella che mi sia mai accaduta…

Non è per emozioni o pensieri. Non è per solo ricordo e conseguente ripensamento. Ma è per amore e visione. Per visione d’amore.

Non c’è altro da aggiungere. Il brano del mio cantautore preferito è troppo bello e significativo.

Vale sempre, di padre in padre. E’ dichiarazione d’amore e progetto di vita.

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Mio cucciolo d'uomo, così simile a me, 
di quello che sono vorrei dare a te
solo le cose migliori e tutto quello che ho imparato dai miei errori, 
dai timori che ho dentro di me.
Ma c'è una cosa sola che ti vorrei insegnare:
è di far crescere i tuoi sogni e come riuscirli a realizzare.
Ma anche che certe volte non si può proprio evitare
e se diventano incubi li devi sapere affrontare.
E se ci riuscirò un giorno sarai pronto a volare,
aprirai le ali al vento e salirai nel sole.
E quando verrà il momento spero solo di ricordare
che è ora di farmi da parte e di lasciarti andare.
Mio piccolo uomo, così diverso da me
ti chiedo perdono per tutto quello che
a volte io non sono e non so nemmeno capire perché.
Non vorrei che le mie insicurezze si riflettessero su di te.
E c'è una sola cosa che io posso fare: 
è di nutrire i tuoi sogni e poi lasciarteli realizzare.
Ma se le tue illusioni si trasformassero in delusioni
Cercherò di darti la forza per continuare a sperare
E se ci riuscirò un giorno sarai pronto a volare.

Eppure certe volte mi sembra ancora solo di giocare
alle responsabilità, alla casa da pagare.
Forse fra quarant'anni anche mio figlio mi domanderà
"Ti sembrava solo un gioco papà, tanto tempo fa".
E se ci riuscirò un giorno sarai pronto a volare
aprirai le ali al vento e salirai nel sole.
Ma quando verrà il momento spero solo di ricordare
che è ora di farmi da parte e di lasciarti andare.

Citazione: da Diario 2021 di Gianni Faccin – Gedi 2021

Immagine e premessa by GiFa

Versi: da Il mio cucciolo d’uomo di Eugenio Finardi da album Millennio 1991


Essere papà

E’ come una “energia che da noi s’irradia, una luce dorata che riveste d’oro tutto quello che sta intorno“.

Sono trascorsi otto anni e mezzo da quando scrissi questo pezzo, che pubblicai nell’agosto 2012 nel blog E subito fu sabato. Nel rileggerlo trovo importante riproporlo qui, sia per il suo significato sia per l’attualità che ci trovo ancor oggi.


Di certo il compito di un padre non finisce mai.

Anche diventati grandi, i figli cercano in un modo o nell’altro la figura paterna. Questo perché ne hanno bisogno, sentono di doversi riferire ai suoi pareri o consigli. Anche se il padre non è sempre stato presente, o è mancato proprio nei momenti chiave, o è pieno di difetti, è portatore in sé di esperienze tutte utili. Per questo i figli un po’ per curiosità, un po’ per necessità lo cercano costantemente.
Ed è proprio questa consapevolezza che sento, in particolare oggi che il mio unico figlio è cresciuto e sta percorrendo la propria strada, in autonomia e libertà. E’ libero, può scegliere, eppure cerca la mia presenza come non mai.

E io sono felice di esserci.
Non sempre ci riesco o ci sono riuscito in passato. Ho comunque deciso di lasciar andare i sensi di colpa per quanto non fatto un tempo e di guardare piuttosto all’oggi, puntando a una presenza assidua nella quantità, ma soprattutto di qualità, ossia fatta di ascolto e attenzione. E’ il modo per dimostrare a mio figlio quanto sia importante per me. Se in passato non avessi colto delle opportunità, ora voglio coglierle assolutamente.

Un altro aspetto non sempre valorizzato è il rispetto tra genitori. Da parte mia non c’è stato sempre. Invece desidero ridare slancio a tale dimensione di reciprocità, che va enfatizzata perché da questo dipende la situazione di serenità e accoglienza in cui un figlio può trovare incoraggiamento e stima di sé, oltre che fiducia e rispetto.
Il dialogo è la grande novità di questi anni. Ne sono sicuramente un vero artefice. Attenzione, non mi riferisco al “parlare a vanvera” o al “parlarsi addosso” tipici di molte coppie o famiglie. Mi riferisco all’ascolto reciproco e non svogliato, alla dimensione verbale di prima qualità, al confronto, all’interessarsi uno dell’altra persona, senza pretese. Da qui non può che derivare l’incentivo alle relazioni efficaci.

Ricordiamoci che vivere significa “essere in relazione”.

Ho riscoperto, grazie alle esperienze fatte e ai confronti con molte persone, grazie anche al consolidato confronto con mia moglie, l’autorevolezza del padre. Ho sempre pensato fosse una cosa superata o di altri tempi. Invece è quanto mai necessaria. Il figlio se l’aspetta l’autorevolezza, ossia la capacità di rappresentare un ruolo chiaro di guida, amicone quando serve, giocherellone quando serve, ma sicuramente normativo e direttivo di fondo.

Qualcuno deve dettare le regole e questo spetta al padre, il quale lo può fare anche con pazienza, calma, accoglienza, tolleranza. Non è certo gridando o avendo atteggiamenti compulsivi, se non scatti di rabbia, che si fa educazione. E non solo verso i figli.
Da qui derivano esigenze di “valido modello di riferimento” che non è solo la componente sessuale (maschile), ma anche e soprattutto l’essere di esempio, ossia che quanto è trasmesso sia anche praticato da chi trasmette. Quindi modello autentico, credibile e attrattivo.
Fare da educatore è un mestiere che mi ha sempre affascinato. Il primo luogo dove si può applicare è proprio in famiglia. Anch’io come la maggior parte delle persone ho pensato, ma pensavo, ora penso diverso, che fosse un compito di terzi (società, insegnanti, catechisti, animatori, ecc.). No! E’ compito precipuo dei genitori.

E come padre? E’ assolutamente importante che il padre provi, come può, ma provi a dire quello che secondo lui va bene o non va bene, a cominciare dalle cose più semplici della quotidianità.
Credo sia poi importante, come ho ripreso a fare, il ritagliare momenti spontanei di ritrovo come famiglia, piccola o grande che sia, allargata o non allargata, al fine di vivere insieme attività. Esempi ve ne sono tanti, ma se guardo alla mia realtà vedo che la cosa che va per la maggiore in questi mesi è il dialogo e la discussione su argomenti i più svariati. Poi c’è la condivisione di piccoli lavoretti, nel giardino come nella casa di montagna. Poi c’è l’approfondimento dei problemi dei singoli. Poi le ultime news ricavate da internet. Poi l’evento importante appena capitato in città oppure in Nord America. Di sicuro non ci manca questa dimensione.
Una delle cose che ci accomuna di più, è la lettura. E’ interessante come quello che interessa uno di noi, dopo un po’ è affrontato anche dagli altri, come un contagio. E poi ne parliamo. Mi piacerebbe ritrovare uno spazio in cui leggiamo insieme a voce alta, ma forse mi aspetto troppo.
Mio figlio: lo guardo spesso intensamente negli occhi.
Qualche tempo fa mi diceva: “Perché mi fissi?”; oppure “che c’è?”; ancora “devi dirmi qualcosa?”.
Da un po’ di tempo è uno sguardo reciproco, perdurante. So che gli trasmetto apprezzamento e incoraggiamento e questo non gli può che fare bene, per se stesso. Ciò fa bene anche a me, suo padre.
In quei brevi istanti in cui gli sguardi si penetrano vicendevolmente in profondità, mi pare che il mondo si fermi, mi pare non esista più nulla. Sento una gioia incredibile che mi fa volare altissimo, con lui. E’ come una “energia che da noi s’irradia, una luce dorata che riveste d’oro tutto quello che sta intorno”.
Ed è in quegli istanti che mi sento profondamente “papà”.

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Foto by GiFa 2016

Testi: Da blog …E subito fu sabato by Gianni Faccin (Confesso di essere papà – 26 ago 2012)