Manifestazione

La befana vien di notte …

Il 6 gennaio di ogni anno: … Triciclo (già in uso al cugino più grande e rimesso a nuovo dallo zio meccanico), mandorlato, mandarini, uva passa, noci, arachidi (i noti bagigi che piacevano tanto a papà), guanti di lana e calze (tutto fatto a mano dalla nonna materna con grande enfasi casuale di mamma), pallone o scarpette da calcio (che non entravano per le dimensioni nella “calzetta” predisposta per la befana), arance (poche anche se piacevano tanto a papà ma erano troppo care), ecc.

Insomma, è sempre stata un’occasione di festa, fin da piccolissimo. E di doni. Utili e molto semplici, ma immancabili. Insomma, la befana veniva di notte e, pare, con le scarpe tutte rotte … Ma come facevano i genitori a saperlo dal momento che nella realtà, così mi veniva assicurato, nessuno la incontrava e nessuno l’aveva potuta vedere? E come faceva ad entrare dal camino? Tanto più che a casa nostra non c’era un vero camino … E dove c’era il camino, magari acceso o spento ma ancora fumante, come faceva a non bruciarsi? Le sue scarpe erano rotte o bruciate?

Eccole le vecchie grandi domande che sono rimaste ancora oggi senza risposta!

Pur tuttavia, viaggiando indietro nel tempo permangono in me tanti bei ricordi, perché l’attesa della befana veniva sapientemente miscelata con i significati religiosi e in particolare con l’arrivo dei (t)re magi. Non capivo bene che c’entrasse la befana con il presepio, ma i miei genitori parevano molto autorevoli nel sostenerne la sacra relazione.

La presente è una premessa che anticipa un pensiero di questi giorni e che coincide con la festa dell’Epifania (Manifestazione) dal punto di vista religioso e con la l’arrivo della befana, dal punto di vista folcloristico e delle usanze polari.

È stato qualcosa di tanto semplice quanto pregiato. Un dono grandissimo.

In pratica, ieri, 6 gennaio 2024, mi sono tornati alla mente tanti ricordi e in un lampo ho capito. Ho ricevuto un dono. Un dono arrivato tramite uno scambio telefonico.

Mi ha chiamato la mia persona speciale, ultranovantenne, che mi ha chiesto come va e poi mi ha raccontato della salute, del tempo, dei suoi programmi e delle sue preoccupazioni. Dopo alcune altre parole, come faccio spesso, le ho chiesto come sta vivendo questo momento. Questa stupenda vecchina mi ha detto pressappoco così: Sono contenta di come sono nonostante la stanchezza per l’età avanzata e nonostante gli acciacchi. Sono contenta perché vedo tante cose belle e sono fortunata di quanto ho ricevuto e ricevo ancora dalla vita. Quindi, vivo questo momento con gratitudine. Bisogna rendersi conto di quello che si ha e di tutto quello che ci circonda che non è fatto solo di problemi. Bisogna anche accettare quello che non è in linea con le nostre aspettative. Il mondo è cambiato tanto rispetto a com’era ai miei tempi. Anzi, mi pare che cambi fortemente almeno ogni decina d’anni. Quello che per me era impensabile un tempo, oggi rientra nella normalità. È difficile, ma accorre cercare di capire le novità e i cambiamenti e, ove possibile, accettarli per vivere meglio e sentirsi utili. Eppoi non bisognamai perdere speranza e fiducia.

Come non essere d’accordo e come non essere grati di questo dono?

Grazie, mia cara vecchina!

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Citazione: da La befana viene di notte filstrocca popolare (varie versioni)

Immagine: vecchia che rischia di bruciare by GiFa2024

Riferimento nel testo: riflessione telefonica by AnPa2024


Visione

Avere una visione significa intravedere il proprio futuro focalizzandosi sul presente, forti dell’esperienza trascorsa.

Il bello delle feste di fine anno e di inizio anno nuovo è che, se si vuole, c’è spazio per pensieri e propositi per l’anno nuovo che inizia. Nel mio caso, la fase di riflessione si sviluppa a partire dagli ultimi giorni che precedono il capodanno e si muove nei giorni successivi. E si muove molto. A me così capita.

E ogni anno sempre di più. Infatti, col passare del tempo, sono finiti gli sforzi di festeggiamento a tutti i costi, mentre sono aumentate le ricerche di ripensamento, un laboratorio personale, intimo e spontaneo fatto di sguardi, verso il passato, non soltanto quello recente, il presente e le prospettive di futuro.

Il finale d’anno, in genere, è veramente accattivante ma di fatto effimero. Tutto sommato, è sempre stato così nella mia esperienza. Considero l’inizio d’anno nuovo meno labile e più utile, essendo più prospettico.  Finita la baldoria, finiti i fumi nella loro varietà, finite le illusioni dell’ipotetico no-problem o dell’ipocrita andrà tutto bene, si metabolizza che il tempo è lo stesso, è un continuum, e si deve affrontare la vita, bella o problematica che sia.

È interessante come in questa occasione, che segue difilato le sante festività, ci si impegni nel ritrovarsi sempre più virtualmente con auguri e frasi di buon auspicio tra persone che si frequentano abitualmente, tra persone lontane geograficamente, tra parenti stretti o che non si incontrano mai e tra persone con le quali ci si inviano messaggi una o due volte l’anno. Pare che partecipare a questa “recita” a scadenza fissa faccia comunque bene all’anima di qualcuno, pertanto stiamo pure al gioco, dico io. Anche se spesso mi pesa e mi è pesato farlo … non sentendolo autentico.

Di lampante c’è un fatto, e quest’anno mi è stato molto più chiaro che in passato. Il fatto è che sento profondamente il senso di gratitudine per quanto ricevuto in questa vita. Non è sempre andato tutto bene, ma alla fine tutto è stato importante per mettermi in discussione e per farmi crescere. Alla fine sono stati importanti fatti ed eventi della vita, ma quello che appare come determinante è sempre stato l’incontro con persone, nelle relazioni, in famiglia e nella società. Guardo spesso al futuro vicino e lontano. L’ho sempre fatto e sempre l’ho vissuto intensamente grazie a progetti nati da visioni della vita reale. Visioni che ancora ci sono, magari rinnovate, ma ben presenti.

Avere una visione della vita è importante perché ci guida nella lunga camminata che spesso si presenta accidentata.

Oltre a questo, è importante sentire dentro quella “pace” di cui tanto si parla ma che pare non esserci più.

Questo senso di serenità interiore accompagnato dalla forza che promana dal credere in qualcosa di superiore non fa che aggiungere ancora senso di gratitudine per quanto è stato, è e sarà.

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Citazione: da Si fa presto a dire … vado volontario! di Gianni Faccin Gedi ed.

Immagine in evidenza: cartolina augurale 2024 by GiFa2024

Immagine di chiusura: dal web, preghiera indianoi nativi


Abitando la Pace

 La guerra non è la soluzione per nessun problema. Dobbiamo, dunque […] cercare un nuovo paradigma, se non vogliamo distruggerci a vicenda: la pace non solo come meta, ma anche come metodo.
 

Infatti, occorre abitare la pace. Significa praticarla, vivendola poco a parole e molto con atti concreti. Se tanto si parla di pace, se tanto la si invoca, se tanto viene nominata, significa che viviamo in guerra, anche se le esplosioni sono lontane da noi e se non vediamo passare i carri armati sotto casa nostra. Vorrei non si parlasse più di pace, se non per apprezzarne gli effetti.

[segue]

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Sciagurata guerra che entri nelle case della gente senza preavviso

gli porti via tutto, anche la vita.

Sciagurata guerra che distruggi ogni cosa che uccidi senza pietà.

Sciagurata guerra che fai dei morti una statistica

mentre sono donne, uomini, anime, affetti, sentimenti.

Sciagurata guerra che appartieni a pochi potenti

mentre tutti, dai vecchi ai bambini ti vorrebbero fermare.

Sciagurata guerra fatta per dividerci fatta per farci nemici

chi sta per uno chi sta per l'altro.

Sciagurata guerra hai già fatto la tua parte

ora torna nel nulla che sei.

Sciagurata guerra presenza di male in mezzo a noi

che solo Dio può fermare.

Ti prego Dio della Pace Tu che non chiedi sacrifici ma misericordia

Tu che non cerchi scambi di favori ma ami chi si rivolge a te con fiducia.

Se piccolo come sono posso fare qualcosa qualsiasi cosa

perché questa sciagurata guerra si fermi,

eccomi mio Dio piccolo come sono

sono pronto a seguirti per fermare con te

questa sciagurata guerra.

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Citazione: by Leonardo Boff da Forse la terra si salverà, Ed. Terrasanta 2022

Immagine: War by Pixabay

Versi: Sciagurata guerra di Ernesto Olivero da Sermig Fraternità della Speranza 12 aprile 2022


Abitando il Natale

In viaggio verso il S. Natale: L’amore che si dona torna sempre indietro

Ormai ci siamo: “Black friday” e Natale coincidono …  Nel timing, non soltanto nella valenza. Infatti, sono sempre più accelerate ed intensificate le manipolazioni commerciali che giocano senza pudore alcuno sui sentimenti, sui valori e sui principi e che ti dicono come comportarti già subito dopo la festa di Ognissanti, anzi no, in realtà il fenomeno inizia la sera prima, una volta assorbiti i fasti di Halloween.

E noi? Che facciamo? Ci adeguiamo in tutta tranquillità. Come le stelle di un famoso romanzo di Cronin … stiamo a guardare. E stando così le cose, sembra ci vada bene.

Forse, allorquando il S. Natale ed altre ricorrenze importanti nella nostra tradizione diventeranno un retaggio per pochi, solo allora le manipolazioni commerciali e mediatiche cambieranno destinazione. Ma a quale prezzo?

Anche quest’anno, come già in passato mi sono soffermato e mi soffermo, anche io in anticipo, sul senso del S. Natale. Questa felice ricorrenza rimane per me e penso per tutti o per tanti un’occasione, una nuova opportunità, dono di un tempo scelto per riflettere, per guardarsi attorno e dentro di noi stessi. Uno spazio per trovare un nuovo inizio, per migliorare nella relazione che conta veramente e che giustifica il nostro passaggio in questo mondo: con noi stessi, con gli altri e con l’Alto.

Quest’anno, in modo più marcato, vorrei fuggire lontano da ogni tentazione di ipocrisia, dall’esteriorità, dalle abitudini consolidate che non siano quelle che hanno il sapore dell’autenticità e non del “pandoro”, della “cioccolata calda” o degli addobbi a tutti i costi. Vorrei agire lontano dalla pianificazione di feste e di regali.

Semmai, vorrei riscoprire ancora e ancora il senso della relazione sia in famiglia, sia nella società.

Infine vorrei ridare slancio, nuovo e rinnovato, al mio bambino interiore e alla sua originalità, proprio ricordando il significato del “bambino di Natale”. Il desiderio è di essere estremamente autentico nel dire a chiunque Buon Natale! Chiudo queste righe con una frase recentemente ascoltata durante un serial tv basata proprio sulle varie sfumature della festa del Natale che mi ha molto colpito e che voglio far mia reinterpretandola: L’Amore che si dona torna sempre indietro, infatti l’Amore che dai non va mai perduto … E ancora: … Siamo tutti alla ricerca dell’Amore, ma l’unico modo per riceverlo è donarlo …”.

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Immagine: Jesusretrouvé – momento tratto da serial tv Odio in Natale (st 1 ep 6)

Riferimento nel testo e citazione: frasi riprese da serial tv Odio in Natale (st 1 ep 6) e dal film Love actually – l’amore davvero di Richard Curtis – 2003

Riferimenti: cit. romanzo di A.J. Cronin, E le stelle stanno a guardare – 1935 – edito da Bompiani


Luce che ci dà vita

Abbiamo assolutamente bisogno di luce …

Stiamo vivendo tempi complicati, difficili, in cui tutti noi tendiamo a vedere nero, buio e null’altro. Anche se spesso il tutto è ottenebrato, come nascosto e reso non presente, da eventi inimmaginabili oppure da azioni umane che neanche gli animali avrebbero il coraggio di pianificare.

C’è assolutamente bisogno di luce, quella luce che c’è comunque, al di là di ogni nostro misfatto, che come il sole è presente anche sopra le nuvole, allorquando noi vediamo il cielo oscurato e percepiamo l’assenza dei suoi raggi, quasi che non fosse più presente, che non determinasse più l’inizio e la fine di ogni giorno.

Invece la luce c’è ed occorre crederci ancora di più a questa luce, cercarla e impegnarsi ad afferrarla perché solo in questo modo potremo dare un senso ad ogni evento.

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Citazione: by GiFa

Immagine: Luce di vita by AnCa2023

Testo: GiFa2023

Versi: 6e38 tratto da Versi librati di Gianni Faccin 2023 ( Gedi – in fase di pubblicazione)


Foglie che scrocchiano

Abbiamo bisogno di suoni che sanno di vita …

Citazione: by GiFa

Immagine: by Germana dal Madagascar novembre 2023

Versi: Foglie di vita da Versi liberi di Germana Boschetti, sorella salesiana in Madagascar


Violenza

Versi di Fiorella Fiorenzoni

Sembravan sinceri quei tuoi occhi, scuri, neri, profondi

quei tuoi gesti tipici, particolari, quasi unici

quella tua voce forte, dal timbro vigoroso e dall’accento marcato

ma quel tuo aspetto imponente, superbo e presuntuoso non mi convinceva né mi persuadeva

e quindi, titubante, esitante e diffidente non accettai il tuo invito, tornai sui miei passi, me ne andai via.

Ma tu, codardo, infame, ignobile, obbrobrioso, spregevole, turpe, mi corresti dietro e, con una violenza immane, furiosa, aggressiva, brutale abusasti di me, inerme, indifesa, vittima.

Passarono, giorni, mesi, anni, la tua colpa fu detta attenuante, scusante la tua condanna fu affievolita, 

abbreviata, ridotta ma, al di là dell’ingiusto, iniquo, indebito verdetto, nella mia mente, che niente 

cancella né abrade né dimentica né scorda, tu resterai sempre un lurido, schifoso, abominevole verme,

vigliacco, miserabile, un piccolo essere e un giorno arriverà anche per te una sentenza,

da una fonte più alta, più giusta e più vera.

Quel giorno, forse, uscirò dall’ombra della vita, dal buio che mi circonda, dal sentirmi morta dentro

e forse riattaccherò quei brandelli del mio essere, riaffiorerò alla vita, rivedrò la luce, forse.

Dolcetti, scherzetti o … altro?

Silenzio, intorno: solo, alle ventate, odi lontano, da giardini ed orti, di foglie un cader fragile. È l’estate, fredda, dei morti.

Ma quali dolcetti! Ma quali scherzetti! Ma quale festa di fantasmi e zombie!

In verità, nella giornata del 2 novembre si celebra in Italia ogni anno la commemorazione dei defunti. Una ricorrenza che ha paralleli in molte culture ed epoche, ad evidenziare la speciale attenzione richiesta per relazionarsi con la perdita di una persona cara. Il processo di lutto è stato ampiamente studiato e analizzato e il modello più noto è quello delle cosìddette “cinque fasi del dolore”, non uno schema qualsiasi, ma uno strumento utile a sviluppare consapevolezza delle emozioni, che in generale è una dimensione che ci manca tantissimo anche come collettività, visto le tragedie che ci accompagnano giornalmente.

Tornando al titolo e all’incipit d’inizio, non ce l’ho con le feste tipiche di altri paesi e da noi acquisite senza alcun spirito critico, ma sta di fatto che per me il mese di novembre rappresenta sempre di più, e ben prima che inizi il relativo calendario, un periodo di riflessione (introspezione mi verrebbe da dire). E i versi di Cioran qui pubblicati il giorno di Ognissanti, per quanto ermetici ad una prima lettura, mi hanno profondamente colpito. Mi hanno accompagnato il giorno stesso e i giorni successivi nella visita al Camposanto ove i miei cari che non ci sono più sono ospitati in una piccola città di defunti con le loro storie vicine e lontane. Tantissime storie solo in minuscola parte a me note.

Torno volentieri all’appuntamento d’inizio novembre, oggi più di un tempo. E in questo periodo penso a tante persone, non soltanto a quelle che conosco direttamente, che ai primi giorni del mese di novembre ricordano e ricordano, pensano e ripensano, si nascondono, si ritirano dalle relazioni, con i pensieri che si accavallano, accompagnati da sentimenti di mancanza, voglia di fuggire, inconsistenza di relazioni, assenze, sensi di abbandono, inutilità della vita, senso di solitudine.

E la solitudine, in queste persone, non è mai un piacere desiderato, ma un ulteriore stato di sofferenza.

Finché non si è dentro a questa bolla di dolore, finché non si è passati attraverso questo malessere, è difficile capire, ed è difficile comprendere quanto gli altri hanno provato o stanno provando.

Per me è stato difficile, fino a poco tempo fa, riconciliarmi con questa ricorrenza, spesso vissuta con distacco voluto per non farmi poi domande delicate …, quelle domande che mi rivolgo sempre più spesso e che mi portano a dare significato ad ogni evento, anche piccolo o di ordinaria quotidianità. Domande che mi spingono ad essere migliore, a rispettare la realtà altrui, iniziando dall’accettazione della mia realtà.

Sono cresciuto con i miei genitori che mi portavano spessissimo al cimitero per salutare nonni, cugini prematuramente scomparsi, zii, amici. Mia madre ci teneva a far visita in questo luogo ove da tempo aveva voluto preparare urne di famiglia, anche in modo particolarmente anticipato. Non riuscivo a capirla bene questa sua voglia di anticipare …

Oggi, che è ancora qui ben presente, la questione appare quantomai attuale e al contempo “normale”. Il posto c’è, ci sarà, ma conta vivere il momento attuale nel modo più autentico possibile. Ho capito, sto capendo in verità, finalmente …

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Citazione: Novembre da Mirycae di Giovanni Pascoli – Ed. Sansoni

Immagine: Occhichepiangonosbavando da idea di https://lamenteemeravigliosa.it/6-tipi-lutto/

Immagine a chiusura: Giallo nudo by ANCA 2023

Riferimenti nel testo: https://www.aiutoallapersona.it/blog/tipi-di-lutto e pezzi precedenti sul medesimo argomento