Una porta è quasi sempre chiusa, ma è fatta per essere aperta.
Ormai, sono anni che quando il mio sguardo si posa sulla “porta azzurra” rimane colpito, come incantato. Stupore, ammirazione, curiosità?
Di certo mi arrivano due domande, che poi sono sempre le stesse: perché mi succede questo? Che ha in sé questa vecchia porta al punto di essermi così familiare da un lato e così misteriosa dall’altro?
Sto parlando di una vecchia porta di legno, datata, che si trova all’ingresso di un antico rustico di pietra, pare non abitato, al centro di una piccola contrada di montagna. Il legno massiccio è antico e usurato dalle intemperie. Il catenaccio è arrugginito ma ancora solido e funzionale. Forse, in origine la porta era di un legno locale poi rovinatosi per intemperie, sbalzi termici e umidità e queste circostanze hanno spinto qualcuno a dipingerla per coprirrne i difetti incancellabili. Ma di sicuro anche per una scelta estetica. Infatti, quella porta salta all’occhio facilmente, nonostante sia posizionata di lato rispetto ad altri rustici confinanti, ed è piacevole allo sguardo. Circa il colore, la scelta è stata un azzurro vivo, il colore del cielo limpido dopo un temporale.
Qualche giorno fa, ho notato che la porta è stata nuovamente riparata, questa volta con l’aggiunta di listelli di legno, sembra di pino, allo scopo di restaurare l’ingresso ed evitare di dover sostituire la vecchia porta. I listelli aggiunti nella parte centrale propongono un gioco di colori tra l’azzurro e il color noce assai intrigante. Anche il chiavistello è stato ridipinto di grigio.
Mi piaceva molto di più l’azzurro pieno, ma in queste circostanze la soluzione adottata dal proprietario aggiunge dettagli che rafforzano la struttura e rimandano, magari inconsapevolmente, alle sue origini.
Dopo anni di osservazioni spontanee e qualche foto di sfuggita, ho trovato una spiegazione al mio interesse. Una spiegazione che pur partendo da alcune analisi etimologiche e simboliche mi è stata poi indotta dall’ascolto di un locale artista durante una sua rappresentazione estiva.
Porta: apertura in un muro o in un’altra struttura che crea un passaggio, e anche l’infisso che si applica all’apertura … Simbolicamente: Il patrimonio rituale e metodologico delle tradizioni spirituali d’Oriente e d’Occidente attribuisce alla “porta” una simbologia ampia e ricca di significato. Nelle diverse culture l’atto del “varcare una soglia” ha il significato di riunirsi ad un mondo nuovo e la porta rappresenta la separazione o la comunicazione tra i due ambiti, non solo come identificazione dello spazio fisico che delimita l’esterno dall’interno o viceversa, ma anche come passaggio tra due livelli: il noto e l’ignoto, il profano e il sacro.
Colore azzurro: viene dal blu ed è associato al chakra della gola e rappresenta la creatività attraverso la comunicazione, l’espressione, il dire. Sappiamo quanto la parola sia importante per comunicare e interagire e quanto alle volte sia difficile riuscire a esprimerci in ciò che proviamo e sentiamo. L’azzurro diventa il colore che ci accompagna quando vogliamo dar vita a qualcosa attraverso l’espressione verbale. Stimola la pacatezza, un senso di centratura e ci rende più estroversi, più aperti verso l’esterno e più propensi a comunicare. L’azzurro simboleggia la ricerca, l’eterna insoddisfazione nei confronti di ciò che si vede attorno a sé. Allo stesso tempo, questo colore porta alla riflessione e quindi all’interiorizzazione …
Ci sono delle conferme per me e mi ci rivedo appieno.
Il messaggio più rilevante che ne ho ricavato, come detto sopra, è che spesso noi siamo (io sono) portati a impostare la nostra vita secondo canoni che non sono “nostri”, non ci appartengono, ma siamo stati cresciuti o abituati nei vari contesti a fare così … quasi non ci fosse un’altra via. Oppure, semplicemente, ci siamo convinti che quella è la nostra strada senza prendere in considerazione alternative.
È per questo che ad un certo punto ci sentiamo imprigionati, intrappolati e non intravediamo vie d’uscita, talmente siamo anche accecati …
Eppure, c’è una porta, e non è l’unica, che si potrebbe aprire e varcare, una porta oltre la quale c’è l’ignoto e la novità, e che quindi va aperta e oltrepassata con fiducia.
Quando si apre, si rivolge verso l’interno ma anche verso l’esterno …
Spesso, succede che nella nostra “prigione” siamo portati a rimanerci con rassegnazione. Quello che è importante ricordare bene è che per uscire da una vera prigione servono le chiavi che non sono in nostro possesso. Per uscire dalla prigione che ci siamo costruiti o che abbiamo deciso di subire, le chiavi le abbiamo noi.
Ora, si tratta di capire se queste risorse (le chiavi) scegliamo di usarle oppure no.
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Citazione: frase tratta da L’Incontro, io e l’Altro, bozza nuovo libro dell’autore
Immagine in evidenza: La porta azzurra ristrutturata by Gianni Faccin (agosto 2026)
Ispirazioni: Dialoghi all’aperto di Diego Dalla Via (aspettando l’accensione della croce su M. Spitz – Tonezza del Cimone) 14 agosto 2026
Varie fonti nel testo:
- Enciclopedia Treccani.it
- Oltremagazine.com
- Macrolibrarsi.it
- Libro Il test dei colori di Max Luscher – Astrolabio ed.