Morire ancora di guerra

… 2022 come 1962, diverso tutti gli anni, ma tutti gli anni uguale …

Le déjà vu.

Si tratta di locuzione francese che richiama alla mente cose già viste, già vissute e sperimentate. Viene spesso usato anche nel comune parlare italiano per esprimere in modo rafforzato un “aver già visto o vissuto”.

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E’ il marito che si rivolge alla giovane moglie e madre.

Piangi, piangi, mia cara. Ed improvvisamente a quell’invito, lei cedette ai singhiozzi. Contro il muro, il servo volgeva loro le spalle perché potessero sentirsi soli. Poi, non riuscendo più a resistere, fu sopraffatto anche lui dai singhiozzi e corse fuori dalla stanza.

Solo con la moglie, la sentì una cosa sola con il suo dolore, uniti come non lo erano mai neppure nella passione dell’amore coniugale. Colui che avevano creato assieme, il loro unico figlio, ora non c’era più.

Che significato aveva tutto questo? La domanda gli si formulò a forza nel cervello. Questa unicità nel dolore sarebbe continuata anche una volta finite le lacrime o sarebbe passata anche lei, come passano tutte le cose, lasciandoli eternamente separati?

Strinse a sé la moglie in un nuovo assalto di dolore. Piangi mia cara sussurò. Piangi per dare solievo a te e anche a me.

L’elicottero scese. Si poteva scrutare il vasto altopiano desertico che circondava il lago. In lontananza si vedeva il contorno delle crudelli montagne. Dalle loro alte creste , nel chiaro sole del mezzogiorno, un vento possente sollevava nuovole di neve visibili anche a tante miglia di distanza.

Un guardia in un’uniforme lacera gli si avvicinò e disse: l’aspettavo.

Chiese: dov’é mio figlio? Rispose: le ceneri di suo figlio sono state sparse su questo lago assieme a quelle degli altri morti. La sua sottile mano scura si era alzata, con le dita tremanti come ali d’uccello.

Il padre scrutò l’azzurra intensità. Il lago era uno dei molti della regione ed era il più grande, lungo un centinaio di miglia.

Perché questo lago doveva essere il luogo di riposo delle ceneri del figlio? Non aveva sperato molto di trovare il suo corpo, perché il viaggio aveva richiesto troppo tempo, ma aveva ugualmente sperato. Ora percorse la breve distanza che lo separava dalla riva e, fermatosi, immerse la mano nell’acqua. L’acqua gli rimase nel palmo a conca, trasparente e fredda.

Si rialzò e si passò la mano bagnata sul cappotto”.

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Citazione: Da Canzone dei 12 mesi (adattata) di Francesco Guccini

Immagine: Lake by Pixabay

Testo: di P.S.B. tratto da Mandala – Bur


Guerre e pace

Invochiamo ogni tanto la pace, a gran voce, ma sempre ripetiamo gli stessi errori. Dalla storia non abbiamo imparato nulla …

Il dato di fatto

“… Non è una novità questa invasione. E’ questo che mia moglie non riesce a capire. La considera qualcosa di momentaneo, un singolo attacco al quale la pace seguirà come una questione del tutto naturale. Quello che non capisce è che abbiamo sempre subìto questa pressione che scende da nord fino ai nostri confini.

E’ stata una forza disintegrante attraverso il tempo. Oserei dire che ci avrebbe distrutto se altri non avessero preso il comando su di noi. Se abbiamo avuto la pace è perchè eravamo in declino.

Ogni volta che la potenza risorge, riprende la pressione sull’intera regione e quindi anche su di noi.

Ci riprendiamo durante i suoi periodi di declino, tra un potere uscente e un altro entrante, ma quando incomincia la rinascita con un nuovo potere, nello stesso schema inevitabile, ce la ritroviamo di nuovo di fronte ai nostri confini.

…”

Citazione: By Gianni Faccin

Immagini: war by Pixabay

Testo: di P.S.B. tratto da Mandala – Bur


E noi … che possiamo fare?

La guerra non è uno spettacolo …

Inizio riprendendo parte di una citazione proposta nei versi di qualche giorno fa. Versi che mi hanno colpito profondamente portandomi a vivere i panni di chi viene “invaso”e a sentire dentro tutta l’inevitabile e conseguente impotenza.

La guerra non è uno spettacolo … che si guarda e si ascolta sul divano. Oppure che si combatte a colpi di tastiera o battendo sul display all’interno di una delle tante app. Se uno di noi sta sotto le bombe come succede alle nostre sorelle e fratelli ucraini … possiamo dire solo due parole: siamo con te! E fare almeno una cosa: esserci! Esserci in qualche modo.

Sentirci impotenti o incapaci rispetto a questa guerra come a tantissime altre in corso sul nostro pianeta, tenuto conto che questa ci è molto vicina essendo alle porte di casa, non ci fornisce alcun alibi per continuare a stare dubbiosi sul divano.

Dice la Treccani che impotenza è la condizione di chi o di ciò che è impotente, nei vari significati: a operare, a lottare, a tener testa al nemico; impotenza di un governo, delle leggi; riconoscere la propria impotenza di fronte alle forze della natura o alle avversità del destino …

Non è un bello stare il senso di impotenza. E’ uno stato di disagio. Uno stare che ci viene difficile riconoscere ed esprimere. Anzi quando lo riconosciamo lo spostiamo spesso dall’io al noi. Ed è interessante proprio in questo periodo registrare come alla domanda essenziale “e io che posso fare?” ci viene facile inserire il noi, come nel titolo del presente pezzo. E noi … che possiamo fare?

Forse quando avvengono eventi ritenuti fino ad un momento prima impossibili a realizzarsi, come una guerra vecchio stampo in piena Europa, condotta da personaggi senz’altro molto discussi, ma talmente resi divi dalla comune narrazione da divenire moderni protagonisti, pur dittatori, preferiamo non esporci in prima persona, ma riscopriamo il noi, che è un senso collettivo. Quel senso di comunità che pare essere stato gradualmente dimenticato nell’ultimo ventennio.

Quello stato di comune destino, pur con le notevoli divisioni e incomprensioni a livello planetario, tra nord e sud, est e ovest del mondo. Quello stare insieme diversissimi ma uguali. Quell’essere umani distruttori quasi consapevoli del proprio pianeta, ma anche desiderosi di dare speranza al futuro delle nuove generazioni. Impegnandosi anche molto, spesso tutt’altro che ben consapevoli di quanto stia veramente avvenendo. Per esempio in tema di clima e inquinamento, di deforestazione e emissioni nocive. Di progressivo impoverimento delle popolazioni a vantaggio di pochi. Di invecchiamento delle popolazioni e di deficit demografico, almeno in occidente.

E in questo scenario, con ancora presenti gli effetti di una pandemia, un grande paese europeo invade un altro paese europeo, più piccolo. Facendo uso della violenza delle armi. Abusando dell’altro, non parimenti potente. Imponendo al mondo nuovissime incredibili paure e ansie. Accusando di genocidio, ma praticandolo nello stesso tempo, in diretta. Facendo rimettere in movimendo gli investimenti in carbone e in armamenti.

Qualcuno dice: ritorno al secolo precedente, e più indietro ancora.

E noi che possiamo fare?

Noi che siamo impotenti nei fatti e che ci sentiamo impotenti di fronte a questa tragedia?

No, non siamo impotenti. Io sono convinto che possiamo superare il senso di impotenza, reagendo e facendo squadra partendo dal basso, dal piccolo, da sotto.

E’ importante darsi da fare e fare ognuno qualcosa che in qualche modo crei speranza negli altri e nel mondo.

Rimettiamo in moto la speranza.

Alla faccia dei guerrafondai, dei complottisti e di chiunque abiti comodamente il proprio delirio di onnipontenza.

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Immagine: by Pixabay, il delirante

Riferimenti: Enciclopedia Treccani e Introduzione (liberamente adattata) alla puntata del 4 marzo 2022 RAI Radio Uno Jack Folla, un dj nel braccio della morte – vedi pezzo https://abitandoladistanza.com/2022/02/14/a/


Ti tengo

… solo due parole

La guerra non è uno spettacolo che si guarda e si ascolta sul divano.                                                                          Se uno di noi sta sotto le bombe come succede alle sorelle e fratelli ucraini, possiamo dire solo due parole: ti tengo.
Che non vuol dire soltanto "io tengo a te", ma "ti tengo dentro di me", ti custodisco nel cuore e nel pensiero, e in ogni cosa che faccio io penso a te, perché chi ha occupato te e la tua terra con le armi ha invaso il mio cuore ...
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Fonte: by

Logo Rai Radio 1
Jack Folla, un dj nel braccio della morte – 4 marzo 2022

Immagine: by Pixabay


Sì, Ti vedo

… ed essere veramente connessi.

Ti vedo.
Ti vedo nelle piccole cose dette e non dette.
Quando ti fermi e rimani soprappensiero.
Nei tuoi sorrisi sempre gentili.
Quando sei incerta nelle decisioni, quando trovi la sorpresa di un piccolo cambiamento.
Nei tuoi pensieri di preoccupazione.
Ti vedo.
Ti vedo quando sei impassibile all’apparenza.
Quando per non ferire taci e succede spesso.
Quando desideri condividere e avviene sempre.
Nel tuo cercare vicinanza.
Ti vedo.
Ti vedo quando agisci e parti decisa.
Quando nonostante tutto procedi superando ogni dubbio.
Quando sai essere presente e attenta a chi ti viene vicino.
Nella piena autenticità.
Ti vedo.
Ti vedo quando cerchi di aiutarmi ad essere migliore, con delicatezza e franchezza.
Quando lo fai con dolce ironia.
Quando cerchi il confronto e lo scambio.
Nel tuo cercarmi e ritrovarmi qui.
Ti vedo.
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Connessione

Immagine by GiFa – elaborazione da componenti Pixabay


Stai con me

… non solo inno d’amore

Quando la notte è arrivata e la terra è ricoperta dall’oscurità
e la luna è l’unica luce che possiamo vedere
no, io non avrò paura, io non avrò paura
fino a quando tu sei, sei accanto a me
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Se il cielo che guardiamo sopra di noi
dovesse precipitare e cadere
oppure le montagne dovessero rotolare nel mare
io non piangerò, non piangerò
no io non verserò una lacrima
fino a quando tu rimani, rimani accanto a me
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Ci sono momenti nella vita in cui proviamo sensazioni dentro di noi che non riusciamo a tradurre in parole e ad esprimere facilmente. A ritrasmettere. E’ questione di attimi…

Poi le riviviamo nell’ascolto di una melodia o nel fare nostro un testo di una canzone incrociata casualmente. Magari di una canzone sentita spesso, ma sulla quale non ci siamo mai soffermati a pensare. Salvo cantarellarla distrattamente, senza conoscerne il profondo significato.

Quello sopra riportato è un esempio in cui, oltre 60 anni fa, veniva valorizzato l’amore vissuto nella sua forma più semplice e al tempo stesso autentica.

Stare insieme, condividere e aiutarsi specialmente nei momenti difficili, che è normale ci siano nella vita di ognuno di noi.

Non è normale che non riusciamo a cogliere questa grande opportunità di “essere insieme”.

Non è questo un ingrediente fondamentale del cosiddetto Amore?

Amore che si può declinare nelle parole “accanto” e “stammi vicino”, e che, per me, non sono solamente richiami alla vita sentimentale o di amicizia, ma rappresentano anche una forte ispirazione alla vita di comunità.

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Brano: traduzione da Stand by me, testo interpretato da Ben E. King (1961) scritto da Ben E. King, Jerry Leiber e Mike Stoller 

Immagine by Pixabay: Divertimento in amicizia


Sogno di sognare

Il modo migliore per realizzare un sogno è quello di svegliarsi 

E’ sempre stato un desiderio. Sogno di sognare è anche un’esperienza e riconosco che la vivo più di frequente da qualche anno.

Come qualche giorno fa, solitamente me ne rendo conto di primo mattino, essendo il vissuto ancora caldo. Ed è autentica serenità …

Eravamo noi in un tempo senza tempo. I nostri sguardi si incontravano di continuo, pur in mezzo a tante persone, in genere indistinte. Tu in dolce attesa anche senza evidenti prove, anzi non si sarebbe detto. Ed eri presa dai sentimenti contrastanti di fastidio e di felicità, perché era una fase impegnativa ma ci tenevi ad essere due in uno.

Io ti guardavo e mi pareva di essere inesistente. Ma ti guardavo e guardavo, senza stancarmi, le tue mosse e i tuoi riguardi. Eri allegra, vivace e responsabile. Ti muovevi con grande leggerezza.

Eri tutta proiettata sul futuro, sul nostro futuro e in particolare su di lui che stava, lentamente, arrivando.

C’è stato un seguito, ma, come spesso accade, non resta ben presente oppure viene interrotto dal risveglio.

E’ rimasta una bellissima sensazione di serenità intesa come tranquillità dell’animo. Sensazione rafforzata poi dalla riscoperta – ennesima – del seguito che corrisponde ad eventi veri, concreti, noti.

Ed è qui che la sensazione si è tramutata in gioia profonda.

Il sogno in realtà.

Dolce attesa – Pixabay

Citazione: by Paul Valéry

Immagine in evidenza: Sogni by Pixabay


Ancora tu …

“… ma non dovevamo vederci più?”

Ancora tu …, nota canzone di un Battisti in fase di ricerca e rinnovamento, per chi se ne ricorda.

Al di là della particolare canzone, il titolo è dedicato ad un altro visitatore dei nostri giorni. Metaforicamente ben rappresentato da un “gatto visitatore”, nuovo per noi e per me, probabilmente trasferitosi da queste parti occasionalmente, come spesso fanno i gatti, senza che ce ne rendiamo conto.

Una modalità cosiddetta “gradita” perché si tratta di visita breve, quasi un mordi e fuggi, e come sappiamo tra gli umani le migliori visite, quelle preferite, sono le visite brevi …

I felini possono ben imparare da noi per come sappiamo comportarci, non necessariamente con atteggiamenti influenzati da principi di buona educazione.

Insomma, ecco un nuovo amico. Forse la fame, la ricerca di contatto e il freddo gelido di questi giorni, lo hanno portato a noi.

Ancora tu
Non mi sorprende lo sai
Ancora tu
Ma non dovevamo vederci più?

In effetti non è del tutto una sorpresa, vederti passare, quasi danzare per il freddo, fare quelle mosse che fanno presagire uno scatto e magari un balzo di un metro e più come fosse niente. Con qualche miagolio sotto tono. In un momento non ci sei più, e potrebbe essere che non ci vedremo più.

Questa situazione mi fa pensare alla bellezza animale, alla loro essenzialità e alla libertà che certi animali sanno interpretare molto bene.

Fin qui il pensiero-metafora.

Un altro pensiero mi invia alla liturgia del cambio di calendario, al passaggio di testimone tra 2021 e 2022. In un attimo – se non siamo ubriachi – possiamo percepire il “ponte” tra vecchio e nuovo. Una frazione di secondo? Forse meno.

In questo scatto ci passa davanti tutto l’anno trascorso, cose belle e cose meno belle. Gioie e sofferenze.

E subito si dà avvio ad un altro giro di giostra, spesso, passati i fumi della festa, si rimette in moto la macchina e tutto torna come prima.

Lo scatto citato è rapidissimo, fulmineo, quasi impercettibile. Come lo scatto felino. Eppure esso può essere, se vogliamo, molto stimolante per ripartire, per riattivare la macchina, ma con nuovi combustibili, più ecologici, più rispettosi dell’ambiente ma anche di noi stessi e degli altri.

Sono i combustibili non subiti, ma scelti grazie ad una rinnovata consapevolezza.

Si tratta di andare oltre ogni liturgia e ogni schema abitudinario, non sprecando quanto appreso nel passato, ma valorizzandolo adeguatamente per il futuro che riparte.

Ancora tu Anno Nuovo
Non mi sorprende lo sai
Ancora tu con le tue forme e i tuoi riti
Ma non dovevamo vederci più?

Lasciarti non è possibile, oppure sì …

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Citazione e riferimenti nel testo: Ancora tu da album  Lucio Battisti, La batteria, il contrabbasso, eccetera – Numero Uno 1976

Immagine: foto by GiFa 2021

Versi: liberamente tratti ed alaborati by GiFa da Ancora tu (vedi sopra)


Pranzo di Natale

“Stare insieme” è il regalo più bello.

Sì, dopo tanti Natali credo sia questo il regalo più bello. E siamo fortunati se oggi possiamo affermarlo. Il pensiero corre ancora e sempre a tutti coloro che non possono neanche immaginare di “stare assieme” a qualcuno. Per chi è fortunato, non si chiude qui. Occorre impegnarsi. Non è tutto scontato.

Penso al pranzo o alla cena di Natale, tante sono infatti le varianti, un po’ come nei virus.

Spesso avviene infatti che sia questa l’occasione unica dell’anno per un ritrovo di familiari, parenti e anche accompagnatori occasionali (il moroso o la morosa, nel senso di fidanzati).

Il rischio sempre più grande, proprio come raccontato in alcuni film anche recenti, tipicamente francesi, è che l’unica occasione di ritrovo dell’anno corrente si trasformi in una resa dei conti. Questo perché ogni partecipante alla festa ha la sua versione da far vedere e da far prevalere.

Un noto pedagogista (*) si chiede: … Possibile che proprio durante il pranzo di Natale ci siano i soliti litigi per motivi futili e banali? Perché proprio a Natale si scatenano le peggiori bagarre in famiglia? Forse apparirà una cosa strana e paradossale, ma invece sarebbe presente nel menù di molte famiglie in queste occasioni di festa e ritrovo sotto l’egida del Santo Natale. L’autore citato prosegue: … è proprio nei momenti in cui le aspettative sono più alte che si nascondono le peggiori insidie. A Natale la tradizione vuole che tutti i figli stiano vicini ai vecchi genitori, ma non sempre questo desiderio è condiviso dai figli stessi. E spesso in molti vivono il Natale come un obbligo e non come una libera scelta. Sono due i motivi che rendono il pranzo di Natale un momento delicato e difficile per le relazioni familiari. Il primo è legato al fatto che il livello di intimità è molto alto perché il Natale viene condiviso con le persone a cui siamo più legate. E sappiamo che l’intimità spesso apre le porte a possibili conflitti basati sull’eccesso di conoscenza dei reciproci difetti. Il secondo è che il Natale è uno degli obblighi più inderogabili della nostra cultura, soprattutto quella italiana, che è particolarmente legata ai legami di appartenenza familiare. Infatti c’è la sorella che nella vita non ha avuto la stessa fortuna degli altri fratelli, che magari non ha avuto figli, mentre gli altri ne hanno avuti tanti. Oppure il fratello che da sempre si sente poco considerato dai genitori. La nipotina adolescente che proprio nel giorno di Natale vuole riscattarsi davanti agli occhi degli altri componenti familiari. E via così in un susseguirsi di incontri e scontri, un rituale di comunione che spesso rischia di diventare un percorso impervio e difficilissimo. Inevitabilmente il pranzo di Natale risveglia i tasti dolenti dell’infanzia e le ferite più antiche che caratterizzano tutte le relazioni familiari. 

Che fare, dunque?

Beh, credo che sia interessante non lasciare tutto all’improvvisazione, anzi è meglio decidere responsabilmente di impegnarsi su questa cosa che, a mio parere, va posta al centro delle festività e, comunque, in ogni incontro umano.

L’approccio potrebbe essere di rallentamento e di iniziativa, che possono benissimo andare a braccetto.

Rallentamento prevede il tenere una “distanza” dagli eventi e dalle parole. Per esempio essere attenti ai commenti e alle battute, non esagerare, tralasciare i giudizi che sgorgano facilmente per la grande confidenza che può intrappolare facilmente. Invece l’occasione, che è anche rara, può servire per conoscere meglio i cambiamenti nelle altre persone. Rallentamento anche nella tipica situazione che ci vede mettere sempre al centro dell’attenzione con atteggiamenti provocatori o di puro ed inutile esibizionismo. Di sicuro possono divertire, ma altrettanto possono essere sgraditi a più di qualcuno.

Iniziativa significa essere autentici e semplici, ma non sprovveduti. Un ruolo importante hanno gli organizzatori del pranzo o della cena. Infatti è fondamentale che tutti si sentano accolti e importanti in modo che siano a proprio agio, anche quelli più riservati. Altro aspetto fondamentale è di dare l’esempio nell’ascoltare i discorsi di tutti i partecipanti. Impegnarsi ad essere curiosi uno dell’altro, facendo domande e ascoltando con il cuore.

Insomma che senso ha ritrovarsi insieme a Natale (ma non solo a Natale, aggiungo), se non ci si impegna nell’attenzione reciproca. Il pedagogista sopraccitato dice che: Anche il pranzo di Natale, dunque, può essere un’ottima occasione per imparare ad affrontare le contrarietà relazionali, un obiettivo importante per tutti noi, che viviamo in una società sempre più complessa e narcisistica, in cui le persone hanno sempre maggiori aspettative verso se stesse e verso gli altri.

Allora sì che ha senso festeggiare e scambiarsi gli auguri.

Oggi, 25 dicembre 2021: Buon Natale e buone relazioni!

Pranzo di Natale
Niente da dirsi?

Citazione: da https://www.donne.it/natale-famiglia-tradizione-intramontabile/#gref

Immagine di chiusura: foto da La buche, film sul Natale del 1999 di D. Thompson by La Première Fr.

Immagine in evidenza: Pranzo di Natale da https://www.donne.it/natale-famiglia-tradizione-intramontabile/#gref

Riferimenti: (*) da Come gestire i litigi del pranzo di Natale di Daniele Novara, scrittore e pedagogista – fondatore e direttore del Centro Psicopedagogico per l’educazione e la gestione dei conflitti di Piacenza