Anche le formiche nel loro piccolo s’incazzano …

… D’accordo, ma non basta, serve altro, ben altro …

E’ difficile mantenere la distanza da certe cose.

Credo che dobbiamo smetterla di “pre-occuparci”. E’ il caso che cominciamo finalmente a “occuparci”. A occuparci, anche nel nostro piccolo, di quello che pare essere evaporato: senso di comunità, bene comune, buon senso, dialogo, rispetto, partecipazione, democrazia dei diritti-doveri …

Sto scrivendo questi pensieri di testa, dopo averli sentiti nascere e averli soppesati di pancia, e ora metto nero su bianco. Non li pubblicherò sui social tradizionali perché mi sono reso conto che in quelle sedi il terreno si è ormai inselvatichito ed è divenuto generalmente e diffusamente paludoso, minato, pericoloso, senza senso e senza un sentiero preciso che non sia autoreferenzialità, estremo egocentrismo, vetrinismo-tronismo e spinto narcisismo. Eppoi uno scrive in quella sede e pensa che il gioco sia fatto, mentre invece non è mai iniziato …

La presenza di una massa indistinta avente soprattutto efficacia distruttiva e autolesionistica, impone un vero e proprio “distanziamento” che io non ho difficoltà a praticare. Scriverò diversamente, senza assumere un ruolo da “ex-tastiera”. Quando il pezzo uscirà, tra qualche giorno, gli scenari potranno essere più chiari o definiti, ma in ogni caso il qui e ora evidenzia una situazione che dire appartenente ad una forma di nonsense sarebbe come fare un complimento.

Mi riferisco al fatto che in Italia, è stata annunciata una possibile crisi di governo. I pretesti sono vari tra i quali il progetto per un nuovo inceneritore. Non è mia consuetudine entrare in tali questioni, che in effetti nessuno ama affrontare perché parlarne, sempre che si abbiano tutti gli elementi del caso, significa dividersi e dividere. Poi alla fine nessuno ha ragione perché questi temi apparentemente politici sono troppo complessi e lontani dalla realtà di tutti i giorni per esserci in qualche modo chiari e facilmente gestibili. Appare però chiaro che alla base delle scelte di uscire dal governo ci siano i soliti calcoli pre-elettorali condizionati dai sondaggi (con i dati in calo: se esco dal governo recupero qualche cifra e mi salvo; oppure con dati in crescita: se si va al voto è possibile si riesca a prendere il potere/leggi: andare al governo).

Siamo tutti portati a comportamenti dettati dalla pancia. Questo lo abbiamo in comune tutti. E invece occorre passare dalla pancia alla testa. E questo non è così diffuso, neanche tra chi avrebbe il compito di guidarci.

Sicuramente i prossimi giorni saranno pieni di dichiarazioni, giochi di parte, scarichi di responsabilità, siparietti del tutto simili a certi programmi tv. E’ scontato. E’ un déjà-vu.

Abbiamo a capo del governo un tecnico di grandissima esperienza e stimato ovunque. Un non politico. Una persona che potrà non essere simpatica ma che è molto esperta a livello internazionale e pragmatica. Autorevole. Che cosa ci inventiamo? Invece che lavorare alle necessarie riforme si cerca di mandare all’aria tutto per ribaltare i sondaggi.

Questa modalità, da noi ormai consolidata, dovrebbe farci riflettere a fondo e prendere nuove decisioni ponderate. Il fatto è che la relazione tra base e rappresentanti si è sgretolata (il cosiddetto scollamento è datato, e non da ieri). Dovremmo tutti finirla di dire che c’è sfiducia nella gente, il cosiddetto elettorato. La disaffezione raggiunta, di cui non è maggiormente responsabile l’elettorato, porta a regimi di altra natura. E’ già nelle cose.

Uno dei tanti titoli giornalistici di oggi (15 luglio) recita: Deciso di pancia di abbandonare il governo. Se è veramente così credo sia una cosa vergognosa. Ad ogni modo di testa o di pancia che si tratti, chi ci rappresenta dovrebbe dedicarsi a fare un altro lavoro a cominciare da certi cosiddetti leaders che occupano la scena da molti e troppi anni, oppure dovrebbe studiare, studiare e studiare e fare tirocinio dal basso.

So per esperienza che fare politica prevede due possibilità: la via Politica (con la p maiuscola) e la via della politica-politicante. Il rischio di pesare la seconda rispetto alla prima c’è sempre stato. Sia a livello di governo centrale sia a livello di governo comunale. Il problema è che oggi non si intravede più la prima possibilità, che significa praticare l’arte del compromesso, ossia cedere qualcosa per ottenere un risultato più alto che è per il vero bene di tutti (bene comune) a scapito ovviamente di obiettivi parziali che sono i legittimi traguardi che ogni portatore d’interesse (partito) sostiene e cerca di raggiungere grazie ai voti ricevuti. Oggi prevale la ricerca del bene di parte che purtroppo corrisponde sempre di più al profilo personale di chi viene nominato ad un certo ruolo di rappresentanza.

La situazione, e parliamo di noi italiani, è ad un tal punto di decadenza che in un momento cruciale come quello che stiamo vivendo, sapendo che tra un anno comunque “dovremo” andare a votare, incombenti oggi la ripresa della pandemia, l’aggravarsi della crisi economica, l’impressionante sviluppo della povertà assoluta e relativa che conterebbe 13 milioni di italiani, la crisi energetica, il peggioramento delle opportunità di lavoro e di prospettiva per il mondo giovanile (chi ha tra i 30 e i 40 anni), l’inflazione galoppante in seguito alla crisi energetica, la guerra in corso a 2 ore di volo da noi, la gestione del PNRR, la tutela dell’ambiente (vedi siccità) e molto altro ancora, c’è proprio in questi giorni qualcuno che si permette di togliersi i sassolini dalle scarpe e concretizzare con una crisi di governo il proprio desideratissimo e storico Vaffa!

Questo è assolutamente intollerabile. C’è di che incazzarsi … E abbiamo il diritto di incazzarci, ma non basta, serve altro, ben altro …

Non è neanche utile – per quanto liberatorio – ricambiare il Vaffa!

Invece egregi rappresentanti del popolo fate il lavoro per cui siete pagati e finitela di stare sui social, prendete esempio dall’attuale premier anche su questo.

E noi ricordiamocelo in settembre-ottobre oppure quando sarà, in occasione del voto.

Noi abbiamo soltanto quell’opzione minima. Innanzitutto “occupiamocene” e andiamo a votare e, questa volta, scegliamo bene a chi dare la nostra delega civica.

Altro che chiacchierare sul propagandato interesse del popolo …

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Citazione: GiFa 2022

Immagine: Formiche by Pixabay

Titolo: dal libro Anche le formiche nel loro piccolo s’incazzano di Gino&Michele Ed. Baldini&Castoldi 1995

Precisazione: i libri di Gino&Michele sulle formiche che s’incazzano sono disponibili presso LIBRARSI LIBERI a Schio (https://www.gsmsangiorgio.com/librarsi-liberi/)