Gianeti

Soprannome scherzoso spesso formato sulla deformazione del nome, talora attribuito in base alle caratteristiche fisiche o morali della persona …

Ho scritto questo pezzo qualche giorno fa in occasione del mio 65°.
Come sempre trovo occasione di fare memoria e vedo che ogni anno che passa mi propone nuovi punti di vista e nuove prospettive. A partire proprio dal mio invecchiare. Se da un lato comincio ad evitare certe sfide fisiche, dall’altro ne arrivano in continuazione altre di tipo spirituale ed intellettuale. E non solo. Anni fa non riuscivo ad organizzarmi adeguatamente per momenti personali di introspezione, riflessione e meditazione, lettura e studio, essendo preponderanti l’attività lavorativa e quella concreta di impegno sociale. Inoltre cercavo sempre di trovare un equilibrio con i rapporti familiari, spesso trascurati. Oggi un equilibrio penso di averlo trovato, anche se so che sarà instabile. In pratica è una ricerca continua, perché voglio stare bene io e far star bene chi mi è vicino. Mia madre, con i suoi 95, mi ascolta attentamente quando le racconto queste cose, si dice d’accordo con il suo linguaggio del corpo e mi fa capire a modo suo che “è l’età che avanza”.

Sarà così, ma più passa il tempo e più sento bisogno di Gianeti. Non credo c’entri l’età, penso dipenda dal bisogno personale, quello posto in alto nella piramide di Maslow. Gianeti lo intravedo spesso, più di un tempo, lo percepisco, lo sento … Negli ultimi anni mi accorgo di stare spesso a cercarlo.

A questo punto devo precisare. Gianeti è il diminutivo del mio nome. Fin da piccolo lo sentivo nominare in ambito familiare. Ma non tanto dai miei genitori, soprattutto da alcuni zii e cugini. Mi chiamavano e mi invitavano. Mi volevano “in mezzo” oppure erano incuriositi dai miei comportamenti non chiassosi. Ricordo che gli zii mi volevano vezzeggiare, i cugini mi volevano burlare.

Non mi piaceva questo diminutivo, in genere mi pareva che mi canzonassero. Non vedevo l’ora di crescere e di uscire anche da questi cliché. Anche i miei genitori non gradivano e spesso mia madre ricordava ai presenti che il mio nome era Gianni. Eh sì perché quando un giorno le chiesi le motivazioni che avevano portato alla scelta del mio nome, lei, dimostrando una potenza strategica non secondaria, mi confermò quello che avevo già immaginato: il nome è bello e corto, facile da pronunciare e significativo (deriva da Giovanni), ma è anche difficile che venga manipolato ovvero che qualcuno ci trovi un diminutivo o un soprannome. La storia ha dimostrato che non è così.

Sono passati tanti anni e di recente qualcuno interagisce con me ricorrendo a quel nomignolo. Nell’immediato, sono sincero, mi ha un po’ disturbato, ma poi me ne sono fatto una ragione perché proprio questa circostanza mi ha ricordato lui e quello che sentiva un tempo, molto lontano. Lontananza temporale ma vicinanza emotiva e spirituale.

Sì perché Gianeti non è soltanto un diminutivo, ma rappresenta per me quel bambino che ho sempre trascurato, che ho spesso voluto lasciare per diventare adulto, per diventare colto, per diventare bravo, per diventare migliore, per diventare …

Gianeti è finalmente dare spazio alla piena autenticità di me stesso, con coraggio ed entusiasmo. Il passo per la felicità è alla portata, come quando a 11 anni giocavo a calcio con i compagni di classe nei tornei interscuole che si facevano ogni anno presso l’Istituto Salesiano di Schio (Vi). Ho trovato una vecchia e cara foto che metto qui sotto e il sorriso di Gianeti lascia trasparire tutta la mia felicità.

Gianeti è qui, mi ha seguito finora, il riallineamento non è impossibile.

PS dell’immagine proposta mi hanno sempre colpito oltre al sorriso aperto, le maglie dei Salesiani tutte diverse per scuola e classe, indossate sopra le maglie personali, che venivano riutilizzate più volte anche in giorni diversi, con un lavaggio forse mensile, le maniche arrotolate perché lunghissime, i calzettoni abbassati diligentemente alla Mariolino Corso, i calzoncini bianchi (acquistati da mia madre) che erano strettissimi e le mie scarpette da calcio che come si può notare pur avendo fame (modo di dire dell’epoca per indicare che davanti erano aperte per troppo uso) rimanevano comunque in attività.

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Citazione: da E. Treccani

Foto: da archivio di famiglia – foto dell’Istituto Salesiano, Torneo S. Domenico Savio


Indifferenza?

Credo negli esseri umani …

Considero che l’uomo, in quanto essere animale razionale, maschio o femmina, abbia molte più possibilità di un animale qualsiasi, cane o gatto che sia.

Pare una cosa ovvia , ma non è proprio così.

Sono indifferenti gli animali? Non è agevole rispondere. Anche se coloro che hanno cani o gatti difficilmente hanno dubbi al riguardo. Infatti con gli animali si possono instaurare rapporti del tutto speciali, non di indifferenza. Di certo, da sempre, sono gli esseri umani che sono molto bravi a fare gli indifferenti.

Considero però “indifferenza”, una parola che, come tante altre, penso sia assai manipolata.

Se guardiamo al suo significato etimologico scopriamo un senso diverso da quello che tutti siamo normalmente portati a dare. E se guardiamo invece alle definizioni più o meno titolate che nei secoli più recenti sono state date alla parola, scopriamo generalmente e trasversamente, dal punto di vista ideologico o ideale, una importante e comune connotazione negativa.

Riporto alcune definizioni rilevanti, a quest’ultimo riguardo. Jack Kerouac: Se la moderazione è una colpa, allora l’indifferenza è un crimine. Piero Gobetti: Non può essere morale chi è indifferente. L’onestà consiste nell’avere idee e crederci e farne centro e scopo di se stessi. George Bernard Shaw: Il peggior peccato contro i nostri simili non è l’odio ma l’indifferenza: questa è l’essenza della mancanza di umanità. Kahlil Gibran: Il desiderio è metà della vita; l’indifferenza è già metà della morte. Oscar Wilde: L’indifferenza è la vendetta che il mondo si prende sui mediocri. Anton Cechov: L’indifferenza è la paralisi dell’anima, è una morte prematura. Ezra Pound: Gli indifferenti non hanno mai fatto la storia, non hanno mai neanche capito la storia. Antonio Gramsci: Indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti. Peter Marshall: Un mondo differente non può essere costruito da persone indifferenti.

Considero più aderenti ad una visione positiva descrizioni come le seguenti. Papa Francesco: Siamo una società che ha dimenticato l’esperienza del piangere, siamo caduti nella globalizzazione dell’indifferenza. Leonardo Livati: Il trucco è immedesimarsi nell’indifferenza per scrutare il mondo con occhi imparziali. Attenzione: immedesimarsi, non essere indifferenti che sarebbe il peggior peccato di cui macchiarsi. John Hughes Holmes: L’universo non è né ostile né amichevole. È semplicemente indifferente.

E’ evidente come la parola in questione sia diversamente utile, a seconda del pensiero che si è voluto trasmettere. Indifferenza può essere declinata in molti altri modi che vanno oltre le connotazioni positivo-negativo.

Si potrebbe poi, come per altre parole, affidarsi ad interpretazioni specifiche: religione, psicologia, filosofia, economia. Di certo è facile constatare come sia l’uso comune a favorire la definizione che va per la maggiore. Secondo quanto comunemente si pensa e si dice, spesso con tono di biasimo, l’indifferenza è condizione e comportamento di chi, in determinate circostanze o per abitudine, non mostra interessamento, simpatia, partecipazione affettiva, turbamento e simili (E. Treccani). Nell’ascetica, è lo stato, necessario al conseguimento della vita perfetta, in cui si rinuncia a ogni scelta finché non si conosca la volontà divina per uniformarsi completamente ad essa, e, secondo la filosofia, è lo stato tranquillo dell’animo che, di fronte a un oggetto, non prova per esso desiderio né repulsione; o che, di fronte all’esigenza di una decisione volontaria, non propende più per l’uno che per l’altro termine di un’alternativa (E. Treccani). Un po’ come avviene in economia quando si parla di scelte d’investimento che – pur diverse – comportino lo stesso risultato essendo di fatto perfettamente sostituibili tra loro.

Per finire, sono convinto che sia sempre una questione di scelta. E’ sempre così in tutte le situazioni che abbiamo modo di incrociare. Spesso diamo più importanza a questioni facili e che ci è comodo governare, mentre riusciamo a relativizzare ogni altra questione che ci faccia correre il rischio di sentirci a disagio o semplicemente ci metta in condizione di prendere posizione e di manifestere il nostro pensiero. In tal caso è agevole giocare la carta dell’indifferenza.

Un cambio di rotta è possibile agendo da un altro punto di vista: cercare sempre di fare la differenza.

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Citazione: Credo negli esseri umani – Marco Masini

Immagine: Incontro by Pixabay


Anima(li)

Gli animali hanno un’anima? Ora se lo chiede anche la Chiesa …

Mi chiedo sempre più spesso perché riusciamo ad essere con gli animali, con alcuni più che con altri, nel modo in cui vorremmo o dovremmo essere con i nostri simili. Spesso non riusciamo a pazientare, accettare o andare oltre con esseri umani, persone vicine a noi, magari del nostro ambito di prossimità. Facciamo fatica non solo a scambiare tenerezza ma anche a cercarci, dialogare, confrontarci, interrogarci, rispettarci.

Con gli animali, quelli che non parlano, che ci sono fedeli, che ci chiedono attenzioni, che ci sembra ci vengano dietro, quando in realtà fanno la loro vita, talvolta costretti nelle nostre regole, siamo empatici, disponibili, estremamente generosi. Molto pazienti.

Vedo spesso scene di teneri rapporti uomo-animale, di stupore per come cani, gatti, uccelli e non solo, reagiscono alle nostre attenzioni.

Pare ci sia da stupirsi.

Certo siamo di fronte alla bellezza del creato, non vi è alcun dubbio. Ma è solo questo?

C’è chi mi ha spiegato che c’è grande sintonia tra uomo e animale perché anche gli animali hanno un’anima.

Altri mi hanno raccontato che animale e uomo fanno insierme un binomio inscindibile, sono fatti per integrarsi, per essere insieme.

Altri ancora mi ripetono che dovremmo imparare dagli animali …

Sono d’accordo. Dico però che un conto è il cosiddetto regno animale e un conto è il sistema umano. Ho la sensazione che spesso facciamo un po’ di confusione e tanta strumentalizzazione.

Da parte mia trovo bello ed importante avere rispetto e ammirazione per le specie animali. E’ importante creare dei validi rapporti con gli animali, e penso che anche loro ne abbiano bisogno. Credo però sia molto più importante imparare ad aver rispetto e attenzione adeguata verso tutte le persone che ci circondano. Gli umani.

Ho capito di recente di avere un’attrazione speciale verso i gatti, tutti i gatti. Me ne ritrovo da anni esemplari sempre nuovi fuori casa. Sono visite “easy”che ricevo come succederà a tantissime persone. L’attrazione mi deriva da quello che il gatto rappresenta: esso racchiude in sé il lato istintivo della natura, è un animale libero e indipendente. Perciò è un essere privilegiato per il suo lato criptico e segreto. Lo compresero gli Egizi che fecero del gatto una divinità … Il gatto conosce istintivamente i segreti del benessere e dell’armonia, infatti i monaci zen lo ritenevano capace di “mostrare la Via”. Gran parte delle sue eccezionali qualità dipendono dai sensi. Un udito super fino, un olfatto prodigioso, una vista che funziona anche al buio, sono “strumenti” talmente sofisticati da permettere a questo felino di “vedere” una realtà molto più ampia di quella che è alla nostra portata … (1) A parte quanto detto dai “testi esperti”, mi attira ed affascina proprio il porsi del gatto: libero e distante, non lontano, alla giusta distanza, momento per momento. Come ho sempre desiderato e voglio essere io.

Quello che se ne ricava è un esempio, un simbolo. Noi non possiamo essere come i gatti o certi altri animali, non abbiamo le loro spiccate capacità. Ne abbiamo altre che ci fanno diversi e ci contraddistinguono, che ci fanno esseri superiori agli animali.

Si tratta di metterle in campo, possibilmente per replicare le buone relazioni che già abbiamo con molti nostri animali compagni di vità. Come gli animali anche noi abbiamo un’anima, e, diversamente da loro, cani o gatti che siano, possiamo esserne consapevoli.

E’ poi interessante come certi animali ci possano essere d’esempio, offrendo alla luce del sole e gratuitamente modalità comunicative o relazionali che molti umani non sanno neanche da dove arrivino. Di recente ho potuto fotografare delle situazioni che sono a dir poco “educative”. (2) Infatti ci sono tra gli incosapevoli animali approcci del tutto “costruttivi ed efficaci” che come specie umana abbiamo deciso da tempo di accantonare.

Che fare, proviamo a ricominciare?

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Citazione: da brano web https://www.wired.it/attualita/politica/2021/02/06/animali-hanno-anima-chiesa-dibattito/

Immagine in evidenza: Gentilezza by Pixabay

Riferimenti testo: (1) https://www.mitiemisteri.it/simbologia-significato-degli-animali/gatto/ – (2) foto by GiFa 2022 Navigando sul Mincio


Per me stesso, chi sono?

… in America sono coreano, in Corea sono americano …

Avanti! disse. La porta si aprì e K.C. rimase sulla soglia. Il giorno stava per finire e il direttore aveva in animo di uscire presto perché ricorreva il compleanno di sua moglie e aveva preparato un dono da offrirle. Però un fanciullo veniva prima di tutto, e quello specialmente. Siedi, C. disse. K.C. sedette composto sull’orlo della sedia, dall’altro lato della scrivania. Scusatemi signore, vi disturbo? domandò. Nessun disturbo C. disse allegramente.

Quanti anni hai? Dodici, signore. Da quando sei qui è già capitato il tuo compleanno? Sì, signore. La settimana passata. Non ne hai parlato con nessuno? No, signore. E’ uno sbaglio. A noi fa molto piacere conoscere i compleanni … Promettimi che la prossima volta ce lo dirai. Anzi, segnerò la data. Ventisei ottobre. Né l’uno né l’altro accennarono al ricordo della famiglia, ma tutti e due erano consapevoli di quell’omissione. K.C. tacque un momento, non voleva andare via, ma esitava a restare. Bene, C.? domandò il direttore. Posso dire una cosa, signore? Tutto quello che vuoi, ragazzo mio.

Su me stesso.

Che cosa su te stesso?

K.C. alzò le sopracciglia: Chi sono io per favore? Il direttore lo guardò perplesso. Tu sei uno dei miei ragazzi. K.C. era paziente. Per me stesso, chi sono, signore?
Il direttore si strofinò il mento. Che cosa doveva rispondere? Dimmelo tu, C.

Non lo so, signore. Credo di essere figlio di mio padre, si chiama W., come sapete. Ma ora non ne sono sicuro. Forse sono soltanto figlio di mia madre, il suo nome è K.

Dov’é tua madre, C.? Il direttore avanzava su un territorio sconosciuto, vietato forse, ma quando si trattava di un ragazzo qualsiasi …

Sta in Corea, signore. E’ una donna coreana.

Parlami di lei.

K.C. arrossì. So molto poco. Per me è mia madre, un viso bellissimo. Ho anche una nonna coreana, molto vecchia, non molto gentile. Mia madre non è così. Lei è calma. Ma qualche volta … Scosse la testa e tacque. Il direttore lo incoraggiò affettuosamente. Talvolta, che cosa? K.C. volse la testa da una parte: Mi odia per qualche cosa. No di certo disse il direttore, scoprendo una ferita molto profonda. Mia madre mi odia ripeté K.C. Per qualche ragione, perché io sono americano come mio padre. In Corea sono americano. Ma qui in America non sono al sicuro. Sembra che qui io sia coreano. Là mi chiamavano Occhi Tondi. Qui mi chiamano Occhi Stretti. Chi l’ha detto? domandò il direttore. Qualche ragazzo. E va bene. Non ha molta importanza. Soltanto vorrei sapere che cosa sono da per tutto. Il direttore sentì una stretta al cuore … Doveva procedere con molto tatto …

Tu K.C. ti interessi di scienza, così lascia che ti spieghi in termini almeno di biologia. Lascia che ti parli di alcune interessanti creature di cui si occupa la scienza naturale … Sono una nuova specie, un anello di congiunzione fra due regni. Tu sai che cosa sgnifica la parola ambiente …

Ora parlando di ambiente, prendiamo le libellule. Conosci le libellule?

Ve ne sono molte in Corea.

Anche qui. Esse cominciano la loro vita nell’acqua. Penseranno – immagino, se loro pensano – di essere creature acquatiche. Ma un giorno sentono il violento desiderio di levarsi alla superficie dell’acqua. Qui, si spogliano della loro pelle e improvvisamente si trovano con le ali. Prima di allora non hanno mai conosciuto le ali, ma appena le hanno, spiccano il volo nel sole e mai più tornano nell’acqua dove sono nate.

Ho cercato così di dirti che in tutta la natura esistono questi preziosi anelli di congiunzione tra i regni, tra le specie, e ora tra le razze. Li definisco preziosi perché tendono all’unità della creazione. Le divisioni non sono durevoli.

Volete parlare di me, signore?

Sì. Verrà un tempo in cui in tutto il mondo vi saranno tanti esseri come te che nessuno li distinguerà più con un nome. E’ un procedimento della natura e non può essere fermato. Tu sei importante. Tu sei essenziale. Non so dirti come tu sei nato, come ti sei trovato fra queste creature che sono un anello di congiunzione, perché non so la tua storia. Ma tu un giorno lo saprai. Frattanto ricordati che tu sei prezioso, che tu sei nato per uno scopo, uno degli eterni scopi della natura, che prima diversifica e, poi unifica per fare della vita un’onda continua, perenne

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Citazione e frammento: da P.S.B. tratto da La casa dei fiori – Bur

Immagine: Demoiselle by Pixabay


Sogno di sognare

Il modo migliore per realizzare un sogno è quello di svegliarsi 

E’ sempre stato un desiderio. Sogno di sognare è anche un’esperienza e riconosco che la vivo più di frequente da qualche anno.

Come qualche giorno fa, solitamente me ne rendo conto di primo mattino, essendo il vissuto ancora caldo. Ed è autentica serenità …

Eravamo noi in un tempo senza tempo. I nostri sguardi si incontravano di continuo, pur in mezzo a tante persone, in genere indistinte. Tu in dolce attesa anche senza evidenti prove, anzi non si sarebbe detto. Ed eri presa dai sentimenti contrastanti di fastidio e di felicità, perché era una fase impegnativa ma ci tenevi ad essere due in uno.

Io ti guardavo e mi pareva di essere inesistente. Ma ti guardavo e guardavo, senza stancarmi, le tue mosse e i tuoi riguardi. Eri allegra, vivace e responsabile. Ti muovevi con grande leggerezza.

Eri tutta proiettata sul futuro, sul nostro futuro e in particolare su di lui che stava, lentamente, arrivando.

C’è stato un seguito, ma, come spesso accade, non resta ben presente oppure viene interrotto dal risveglio.

E’ rimasta una bellissima sensazione di serenità intesa come tranquillità dell’animo. Sensazione rafforzata poi dalla riscoperta – ennesima – del seguito che corrisponde ad eventi veri, concreti, noti.

Ed è qui che la sensazione si è tramutata in gioia profonda.

Il sogno in realtà.

Dolce attesa – Pixabay

Citazione: by Paul Valéry

Immagine in evidenza: Sogni by Pixabay


Ancora tu …

“… ma non dovevamo vederci più?”

Ancora tu …, nota canzone di un Battisti in fase di ricerca e rinnovamento, per chi se ne ricorda.

Al di là della particolare canzone, il titolo è dedicato ad un altro visitatore dei nostri giorni. Metaforicamente ben rappresentato da un “gatto visitatore”, nuovo per noi e per me, probabilmente trasferitosi da queste parti occasionalmente, come spesso fanno i gatti, senza che ce ne rendiamo conto.

Una modalità cosiddetta “gradita” perché si tratta di visita breve, quasi un mordi e fuggi, e come sappiamo tra gli umani le migliori visite, quelle preferite, sono le visite brevi …

I felini possono ben imparare da noi per come sappiamo comportarci, non necessariamente con atteggiamenti influenzati da principi di buona educazione.

Insomma, ecco un nuovo amico. Forse la fame, la ricerca di contatto e il freddo gelido di questi giorni, lo hanno portato a noi.

Ancora tu
Non mi sorprende lo sai
Ancora tu
Ma non dovevamo vederci più?

In effetti non è del tutto una sorpresa, vederti passare, quasi danzare per il freddo, fare quelle mosse che fanno presagire uno scatto e magari un balzo di un metro e più come fosse niente. Con qualche miagolio sotto tono. In un momento non ci sei più, e potrebbe essere che non ci vedremo più.

Questa situazione mi fa pensare alla bellezza animale, alla loro essenzialità e alla libertà che certi animali sanno interpretare molto bene.

Fin qui il pensiero-metafora.

Un altro pensiero mi invia alla liturgia del cambio di calendario, al passaggio di testimone tra 2021 e 2022. In un attimo – se non siamo ubriachi – possiamo percepire il “ponte” tra vecchio e nuovo. Una frazione di secondo? Forse meno.

In questo scatto ci passa davanti tutto l’anno trascorso, cose belle e cose meno belle. Gioie e sofferenze.

E subito si dà avvio ad un altro giro di giostra, spesso, passati i fumi della festa, si rimette in moto la macchina e tutto torna come prima.

Lo scatto citato è rapidissimo, fulmineo, quasi impercettibile. Come lo scatto felino. Eppure esso può essere, se vogliamo, molto stimolante per ripartire, per riattivare la macchina, ma con nuovi combustibili, più ecologici, più rispettosi dell’ambiente ma anche di noi stessi e degli altri.

Sono i combustibili non subiti, ma scelti grazie ad una rinnovata consapevolezza.

Si tratta di andare oltre ogni liturgia e ogni schema abitudinario, non sprecando quanto appreso nel passato, ma valorizzandolo adeguatamente per il futuro che riparte.

Ancora tu Anno Nuovo
Non mi sorprende lo sai
Ancora tu con le tue forme e i tuoi riti
Ma non dovevamo vederci più?

Lasciarti non è possibile, oppure sì …

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Citazione e riferimenti nel testo: Ancora tu da album  Lucio Battisti, La batteria, il contrabbasso, eccetera – Numero Uno 1976

Immagine: foto by GiFa 2021

Versi: liberamente tratti ed alaborati by GiFa da Ancora tu (vedi sopra)


Presenza oggi

Volere o no, siamo tutti, quanti siamo uomini sulla terra, inquieti appassionati e non mai sazi cercatori 

Non assenza.

Tanto tempo ed energie ho dedicato e dedico a me stesso. E agli altri.

Ne avevo e ne ho bisogno. Credo sia più che giusto, e molta strada ho ancora da fare.

Ma oggi ho ben chiaro di quanto sia importante e meraviglioso ch’io sia pienamente presente.

Presente per te, con te, ora e qui.

Non presenza ingombrante, arrogante, imbarazzante, invadente, dominante, indisponente.

Sì presenza alla pari, paziente, disponibile, attenta, accogliente, rispettosa.

Costruttiva e nutriente, per entrambi.

Come ho sempre – non sempre – coscientemente sperato fosse.

Che poi diventa ricchezza reciproca. La vera ricchezza.

Continuerò a lavorare su di me e in favore degli altri, com’è nella mia indole, ma rinnoverò da subito il mio essere con te.

Non assenza. Presenza autentica.

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Citazione: tratta da Cristo con gli alpini di don Carlo Gnocchi – Ed Bur (Rizzoli)

Immagine: foto by AnCa – Movimenti nel sole – Grado settembre 2020

Testo: da Diario 2021 di Gianni Faccin Ed. Gedi


Solo?

…molti di noi cercano la comunità solo per sfuggire alla paura di essere soli. Saper essere solitari è fondamentale nell’arte di amare. Quando possiamo essere soli, possiamo stare con gli altri senza usarli come mezzo di fuga.

Ci sono almeno due facce della stessa medaglia, se guardiamo alla “solitudine”.

La parte di sofferenza e la parte di piacere o di gioia. Si compenetrano senz’altro, sono in competizione oppure si integrano, ma si possono anche ben distinguere. Dipende molto da come viviamo l’esperienza dell’essere soli in un dato momento della nostra vita.

Ci sono cose che viviamo dentro di noi che si costruiscono e si sedimentano nel nostro intimo in rapporto a quello che ci succede, per come siamo trattati o considerati. Usati o coinvolti. Pensati o richiesti. Esclusi o ignorati. Ma anche e soprattutto per quel che pensiamo di noi stessi.

E’ sicuramente importante nella vita degli essere umani la dimensione della solitudine.

Un filosofo (1) disse: La solitudine è la condizione umana. Coltivatela. Il modo in cui essa si insinua in voi permette alla vostra stanza dell’anima di crescere. Non aspettatevi mai di superare la solitudine. Non sperate mai di trovare persone che vi capiscano, qualcuno che riempia quello spazio. Una persona intelligente e sensibile è l’eccezione, la grande eccezione

E la solitudine pesa, fa soffrire o ti fa accorgere di soffrire, oppure dà forza, benessere e voglia di rinnovarsi e di ripartire…

Alcuni importanti autori dissero: Dobbiamo diventare così soli, così completamente soli, che ci ritiriamo nel nostro intimo. È un modo di soffrire amaramente. Ma poi la nostra solitudine viene superata, non siamo più soli, perché scopriamo … (2) – Per vivere una vita spirituale dobbiamo prima trovare il coraggio di entrare nel deserto della nostra solitudine e di cambiarla con sforzi dolci e persistenti in un giardino di solitudine … (3) – Se sei solo, appartieni completamente a te stesso. Se sei accompagnato anche da un solo accompagnatore, appartieni solo per metà a te stesso… (4) – Non puoi sentirti solo se ti piace la persona con cui sei solo... (5) – Devo stare da sola molto spesso. Sarei molto felice se passassi dal sabato sera al lunedì mattina da sola nel mio appartamento. È così che faccio rifornimento... (6).

E si potrebbe continuare. Ognuno ha la sua motivazione e anche per ognuno di noi è così. Non siamo arrivati su questo pianeta per essere isolati e vivere senza relazioni, anzi. Siamo impostati per le relazioni. Abbiamo bisogno degli altri e gli altri hanno bisogno di noi.

Ma ci serve assolutamente trovare spazi per noi, anche e preferibilmente in solitudine.

Per ripartire e per scelta.

Fa male sentirsi rifiutati e rigettati dalla gente
Per tutto o per niente ma in fondo il perché non è importante
Ci si sente feriti, usati e poi gettati via
Ci si sente traditi come bambini abbandonati
Ho bisogno di un rifugio, di rifugio da me stesso
Si sopprattutto da me stesso e ne ho bisogno proprio adesso
Da una donna o da un amico, dalla mamma o dal marito
Da un amore ch'é finito male, da un figlio che non vuole più tornare

Lo so ti senti solo
A volte così solo
Anch'io mi sento solo
Solo come te

Per uno sbaglio nel tuo passato, un piccolo errore da niente
Che quasi ti era uscito di mente, ora ti senti condannato
E vorresti essere forte o magari vorresti essere morto
Perché così fa troppo troppo male, no così non può continuare
Hai bisogno di un rifugio, di rifugio da te stesso
Ma guardati come sei messo, ti sta crollando il mondo addosso
E ti senti così perso, come un cucciolo sull'autostrada
E sei così spaventato che oramai ci hai quasi rinunciato

È che a volte ci raccontiamo storie e ci gonfiamo delle nostre parole
Per poi ritrovarci prigionieri delle bugie che dicevamo ieri
Ci allontaniamo dalla gente per paura di essere sinceri
Per non mostrar le nostre debolezze nemmeno agli amici più veri
Se ti senti troppo vecchio, troppo vecchio stanco e consumato
Guarda a me come in uno specchio anch'io lo sono stato
Solo tu puoi farcela ma credimi non puoi farcela da solo
Anche tu hai bisogno degli altri e forse gli altri hanno bisogno di te

E non sarai più solo
Ormai non sei più solo
Ma se ti senti solo
Vieni da me

Citazione da frasi di: Bell Hooks (scrittrice)

Foto by GiFa: Innanzi all’alba – innanzi a te – Grado febbraio 2021

Riferimenti nel testo da frasi di: Criss Jami (1), Hermann Hesse (2), Henri J.M. Nouwen (3), Leonardo Da Vinci (4), Wayne W. Dyer (5), Audrey Hepburn (6)

Versi di Eugenio Finardi da brano Come in uno specchio da album Il vento di Elora 1989


47 45 37 32, i numeri della gioia

Certi numeri sono impietosi, ma ciò che conta è che danno l’idea …

E’ proprio così.

Non ci avevo più pensato, pur vedendo negli anni scorrere le date.

Eppure oggi mi spaventa e nello stesso tempo mi entusiasma vedere come ci siamo arrivati e che il desiderio di proseguire ci sia più che mai.

Il desiderio di stare insieme e costruire insieme.

Essere grati alla vita e ricambiare verso gli altri, verso la natura, verso la bellezza che ci circonda.

Facendo semplici le cose che potrebbero essere anche difficili o ritenute complicate.

Quando ci siamo conosciuti, nel 1974, è stato un momento “magico”. Lo sai quello che provai e che ogni tanto tra i tuoi sorrisi ti ripeto allegramente, come fosse la prima volta.

Solo nel 1976 l’amicizia divenne decisamente più profonda e iniziammo una storia d’amore, fatta di vita semplice ed intensa allo stesso tempo, con impegni vari, gli studi, le preoccupazioni familiari, i pensieri per il futuro, tante relazioni sociali e poco tempo per noi.

Ma sullo sfondo c’era già il nostro progetto di vita insieme e tu ne eri grande paladina.

Io ci tenevo tanto ma ero preso da cose come finire l’università, fare il militare, trovare lavoro. Tu serbavi in cuore molte preoccupazioni e speranze per il futuro. Già lavoravi e in un certo senso “aspettavi che io fossi pronto”.

Incerta e titubante come ti consideravi, eri forte e sicura che ce l’avremmo fatta.

E ce l’abbiamo fatta, sposandoci finalmente nel 1984, e vivendo una storia decisamente non facile, per i problemi che vivono tante coppie, ma bellissima e indescrivibile.

Solo i protagonisti di una storia come la nostra possono capire fino in fondo.

Nel 1989 la nostra vita in comune trovò coronamento con l’arrivo di Nicola.

Mi fermo qui, perché qualsiasi altra cosa volessi aggiungere correrei il rischio di rovinare questo stupendo momento, questo ricordo di una unione che ancora oggi mi lascia stupefatto.

E’ quella sensazione per cui qualcuno disse: “Due è per sempre”.

Ecco un altro numero. E questo è un numero per niente impietoso, un piccolo numero, ma assai significativo.

Infatti dà l’idea…

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Citazione, foto e testi by GiFa

Riferimento bibliografico: Due è per sempre di Daniela Fustini GEDI

Immagine: Pixabay

Due farfalle

La fretta dell’anima

Guardandomi allo specchio e cercando un contatto, mi sono trovato a guardarmi dentro e indietro nel tempo.

Mi sono piaciute tante cose che ho potuto evocare. Altre molto meno. Ci sono concentrazioni di pensieri, sensazioni e sentimenti da far scoppiare un recipiente. Il tutto condito con la “fretta”. Non è mai mancata nella mia vita. Eppure la fretta è una dimensione che mi attrae e mi mette a disagio allo stesso tempo.

E’ la fretta con cui ho vissuto e affrontato molte esperienze piccole e grandi. Un po’ sempre di corsa. Ma, sorpresa!

Osservandomi di recente con calma ho trovato che c’é un’altra fretta, quella dell’anima, della mia anima. Ebbene sì, c’é e ho capito che c’è stata sempre.

Forse non è la cosiddetta fretta di cui crediamo di conoscere i significati. E’ la fretta che rappresenta un atteggiamento maturo di chi desidera l’essenziale, l’autentico, l’onesto, il pulito, l’affrancato da ogni sovrastruttura inutile.

Cercando in letteratura ho trovato qualcosa di molto bello che si avvicina a quello che voglio dire. E lo riporto qui di seguito. Ha un titolo: “La mia anima ha fretta”. Mi piacciono questi versi, anche se in realtà ci sarebbero molte precisazioni da fare. Specialmente con riguardo all’attenzione all’altro, sensibile o meno.

Ho contato i miei anni ed ho scoperto che ho meno tempo da vivere da ora in avanti, rispetto a quanto ho vissuto finora…
Mi sento come quel bimbo cui regalano un pacchetto di dolci: i primi li mangia con piacere, ma quando si accorge che gliene rimangono pochi, comincia a gustarli intensamente.
Non ho più tempo per riunioni interminabili, in cui si discutono statuti, leggi, procedimenti e regolamenti interni, sapendo che alla fine non si concluderà nulla.
Non ho più tempo per sopportare persone assurde che, oltre che per l’età anagrafica, non sono cresciute per nessun altro aspetto.
Non ho più tempo, da perdere per sciocchezze. 
Non voglio partecipare a riunioni in cui sfilano solo “Ego” gonfiati. Ora non sopporto i manipolatori, gli arrivisti, né gli approfittatori.
Mi disturbano gli invidiosi, che cercano di discreditare i più capaci, per appropriarsi del loro talento e dei loro risultati.
Detesto, se ne sono testimone, gli effetti che genera la lotta per un incarico importante.
Le persone non discutono sui contenuti, ma solo sui titoli…
Ho poco tempo per discutere di beni materiali o posizioni sociali.
Amo l’essenziale, perché la mia anima ora ha fretta…
Non ho più molti dolci nel pacchetto…
Adesso, così solo, voglio vivere tra gli esseri umani, molto sensibili.

Nota a margine – Questi versi, antichi, di certo scritti prima del 1945, rappresentano un programma di vita. E’ un programma che desidero cercare di mettere in pratica, perché il tempo non è illimitato per poter essere sprecato e inoltre nulla è più demotivante di farlo con persone che non sono disposte almeno a relazionarsi. Questa poesia parla di rispetto, per se stessi e per gli altri. Una poesia che diviene il mio progetto, oggi e da domani in avanti.


Citazione e testo by Gianni Faccin

Foto by Angela Canale (Sulla spiaggia a Senigallia settembre 2018)

Versi by Mario de Andrade (da “La mia anima ha fretta”)

Nota bene: Mario de Andrade è stato definito il poeta del tempo prezioso, poeta, musicologo, critico letterario e narratore brasiliano, ritenuto uno dei fondatori del modernismo brasiliano. (Nato a San Paolo, 9 ottobre 1893  e mancato in San Paolo, 25 febbraio 1945) fu grande amico di Ungaretti, del quale certamente avrà condiviso l’amore per l’essenziale. Questa particolare poesia può essere un ottimale spunto di riflessione interiore per riacquisire il bando della matassa nella propria esistenza. Fonte da ufficistampanazionali.it/