Siamo fuori di testa ma diversi …

Ha vinto la politica-politicante e non è la prima volta. Possiamo fare sia l’ultima?

Torno ancora sul tema di questi giorni.

Tema che grazie ai siparietti stile “Muppet Show” (1) è subito stato posto in evidenza in ogni occasione, dalle tv alle testate giornalistiche, passando sopra alle emergenze, quelle vere che tocchiamo tutti con mano. (2)

Otto giorni fa scrissi in questa sede del forte pericolo di un autolesionismo italiano mirato. (3)
Purtroppo abbiamo constatato che si è realizzata la manovra di molti politicanti che secondo l’ordinamento vigente ci rappresentano al di là degli schieramenti di parte. A parte che in estrema sintesi li possiamo contare su di una sola mano. Ora è importante tener vivo il ricordo di quanto è successo. Io sento il bisogno di sollevare la questione almeno tra i miei lettori, pochi ma buoni. E per me stesso. 

Credo che il titolo (4), noto per altri motivi, possa rappresentare il mio sentire rispetto a questi politicanti: personaggi fuori di testa ma diversi sicuramente da quanto vorrebbe realmente la stragrande maggioranza degli italiani.

Innanzitutto una precisazione sul termine “politicante”. Dice la Treccani: Chi svolge attività politica con scarsa competenza, per lo più con mire ambiziose e per trarne vantaggi personali. I soliti p.; i pda piazzada caffèda strapazzo. Per estensione, persona faziosa e intrigante, dedita agli intrallazzi. Interessanti alcune definizioni celebri: i p., che hanno sempre in bocca le grandi e nobili parole e la solenne indignazione (B. Croce), gli arrivisti, i pdell’arte, gli ambiziosi di bassa specie (Cardarelli). Faccio notare come si intenda i politicanti e non i politici, su questo solitamente si generalizza un po’ tutti.

Considero attualissime queste note celebri, in fondo le storie si ripetono nel tempo. E appunto per questo sarei dell’idea di non sottovalutare l’attuale momento.

I cosiddetti calcoli da orticello personale hanno comunque prevalso e, senza voler distinguere tra buoni e cattivi, mi sento di sottolineare come avanzi sempre di più uno scenario comandato dalla pancia e dalle tattiche di alcuni personaggi con la consulenza di qualche genio nascosto. Non ci credo affatto alla circostanza che queste regressioni corrispondano al bene comune degli italiani. Sono giochini da bambini che si accordano per fare le scorribande. E’ qualcosa di estremamente facile da decifrare: l’appuntamento elettorale previsto per la primavera 2023
non si prevede così ghiotto come il momento attuale in cui i sondaggi paiono avvantaggiare qualcuno più di altri. Ecco che si inventa quanto avevo temuto: l’urgenza di chiedere il voto al popolo, che immediatamente si scopre sovrano, pur angariato da un elenco di questioni che i politicanti hanno finora finto di affrontare impedendo ad alcuni politici di procedere. Pare che la responsabilità, stando ai siparietti, sia di tutti e di nessuno (déjà-vu). Non riesco a trovare un senso alla malafede di costoro: hanno tolto l’ossigeno consapevolmente al capocordata vantandosi per la scelta; poi assegnano la responsabilità di questo a chi l’ossigeno ha continuato a fornirlo. Molti di noi corrono il rischio di crederci, se non fanno memoria breve di quanto accaduto. Non credo ci sia solo pancia. C’é molta razionalità legata ai cosiddetti “calcoli di convenienza”. Solo che in questa fase significa cinismo, ossia quell’atteggiamento di ostentata indifferenza e disprezzo nei confronti di valori morali e sociali. (5)

All’inizio ho scritto autolesionismo italiano mirato: già, si tratta di autolesionismo perché è chiaro che si dovrebbe remare tutti assieme, fare le riforme, ma è altrettanto chiaro che questa cosa non soddisfa più la fame di potere di alcuni. Temo che il risultato delle elezioni fissate inevitabilmente in piena estate tra 60 giorni comporterà ancora uno stallo tra forze di partito. Non c’era da anni una situazione che permettesse stabilità vera, altrimenti non sarebbe stato tirato per la giacca “Super Mario”. (6)
L’incapacità enorme delle parti politiche di essere autentici nostri rappresentanti permane. In questi 18 mesi c’è stato un tira e molla tra le parti e al loro interno. Nessuno, mi pare, ha approfittato per una nuova progettualità e nuovi punti di vista unificanti, come cercare realmente il contatto con la gente, con noi. Se non strumentalmente. Mi dispiace ma sarà ancora instabilità in autunno. E’ molto probabile ci troveremo a ricorrere ancora ad un “Super Mario” o come si chiamerà.

Per questo è assolutamente importante “occuparcene”. Al di là dei tanti siparietti che saremo costretti a vedere (Super Muppet, il grande manipolatore, ha già fatto il giorno dopo la crisi promesse ai pensionati di aumento delle rendite in modo da ammaliare non soltanto i pensionati, ma soprattutto la vasta platea di figli e parenti dei pensionati – attenzione sono decenni che vengono promesse le stesse cose), deve esserci chiaro che oggi i “Muppet” ci stanno manipolando e ci provano (Vice Super Muppet ha promesso la riforma costituzionale e un paese con democrazia non più parlamentare, ma non ha detto e non dirà che ci vuole il 67% del consenso per poter procedere alle riforme costituzionali … E in tal caso può contare al massimo, tutto da verificare, sul 25% in solitaria e sul 50% se in buona compagnia).

Dunque, che fare?

Oggi abbiamo in mano la possibilità di dire la nostra. Era ora? Francamente non so.

Resta il fatto che è nello scadenziario a breve.

E dire la nostra è assolutamente il caso. Scegliendo uno spettacolo stabile, i Muppet, oppure tentando un’alternativa che si presenti, speriamo, sui programmi e sui contenuti utili e realistici all’intero Paese. 

Non rassegniamoci. Occupiamocene. 

PS chiedo scusa ai veri Muppet …

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Citazione: by GiFa 2022

Immagini: Marionette 1) e 2) da Pixabay – Attenti a quei due e Puppet 3) da https://theplaylist.net/muppets-haunted-mansion-review-20211007/ – Puppet 4) in evidenza da https://www.theguardian.com/culture/2021/feb/22/the-muppet-show-episodes-given-a-content-warning-on-disney

Note nel testo:

(1) trasmissione televisiva ideata dallo statunitense Jim Henson, andata in onda tra il 1976 ne il 1981. I protagonisti sono dei curiosi pupazzi detti Muppet, dalla fusione tra le parole inglesi marionette (marionetta) e puppet (pupazzo). Jim Henson (animatore materiale anche di alcuni dei protagonisti), già presenza importante del programma Sesame Street (in Italia come “Sesamo apriti”), che ha in parte rivoluzionato il mondo della televisione per bambini, riuscì con questo programma a collocare i suoi pupazzi in una cornice rivolta ad un pubblico di adulti.

(2) ripresa della pandemia, l’aggravarsi della crisi economica, l’impressionante sviluppo della povertà assoluta e relativa che conterebbe 13 milioni di italiani, la crisi energetica, il peggioramento delle opportunità di lavoro e di prospettiva per il mondo giovanile (chi ha tra i 30 e i 40 anni), l’inflazione galoppante in seguito alla crisi energetica, la guerra in corso a 2 ore di volo da noi, la gestione del PNRR, la tutela dell’ambiente (vedi siccità) e molto altro ancora …

(3) autolesionismo italiano mirato: da pezzo in https://abitandoladistanza.com/2022/07/18/anche-le-formiche-nel-loro-piccolo-sincazzano/

(4) Titolo tratto da passo nella nota canzone Zitti e buoni del 2021 dei Maneskin

(5) Definizione di Cinismo da Wikipedia

(6) Super Mario: Mario, nota anche come Super Mario, è una serie di videogiochi prodotta da Nintendo, considerata una delle più popolari, durature e migliori serie videoludiche della storia. L’appellativo di Super Mario è stato dato a Mario Draghi in questa fase di difficoltà del nostro Stato. Prima di lui ci fu un altro Super Mario: Mario Monti che in una fase precedente ricoprì il ruolo di premier. Non si chiamavano Mario ma ricoprirono la stessa funzione Carlo Azeglio Ciampi e Lamberto Dini. Tutti tecnici proveniente dal mondo finanziario (Banca d’Italia, Commissione europea, BCE) e questo la dice lunga su come l’Italia sia già da anni instabile. I veri leader politici sono stati spesso i cosiddetti tecnici, a fronte delle incapacità dei nostri capi di partito.

Titolo: vedi nota (4)


 

Anche le formiche nel loro piccolo s’incazzano …

… D’accordo, ma non basta, serve altro, ben altro …

E’ difficile mantenere la distanza da certe cose.

Credo che dobbiamo smetterla di “pre-occuparci”. E’ il caso che cominciamo finalmente a “occuparci”. A occuparci, anche nel nostro piccolo, di quello che pare essere evaporato: senso di comunità, bene comune, buon senso, dialogo, rispetto, partecipazione, democrazia dei diritti-doveri …

Sto scrivendo questi pensieri di testa, dopo averli sentiti nascere e averli soppesati di pancia, e ora metto nero su bianco. Non li pubblicherò sui social tradizionali perché mi sono reso conto che in quelle sedi il terreno si è ormai inselvatichito ed è divenuto generalmente e diffusamente paludoso, minato, pericoloso, senza senso e senza un sentiero preciso che non sia autoreferenzialità, estremo egocentrismo, vetrinismo-tronismo e spinto narcisismo. Eppoi uno scrive in quella sede e pensa che il gioco sia fatto, mentre invece non è mai iniziato …

La presenza di una massa indistinta avente soprattutto efficacia distruttiva e autolesionistica, impone un vero e proprio “distanziamento” che io non ho difficoltà a praticare. Scriverò diversamente, senza assumere un ruolo da “ex-tastiera”. Quando il pezzo uscirà, tra qualche giorno, gli scenari potranno essere più chiari o definiti, ma in ogni caso il qui e ora evidenzia una situazione che dire appartenente ad una forma di nonsense sarebbe come fare un complimento.

Mi riferisco al fatto che in Italia, è stata annunciata una possibile crisi di governo. I pretesti sono vari tra i quali il progetto per un nuovo inceneritore. Non è mia consuetudine entrare in tali questioni, che in effetti nessuno ama affrontare perché parlarne, sempre che si abbiano tutti gli elementi del caso, significa dividersi e dividere. Poi alla fine nessuno ha ragione perché questi temi apparentemente politici sono troppo complessi e lontani dalla realtà di tutti i giorni per esserci in qualche modo chiari e facilmente gestibili. Appare però chiaro che alla base delle scelte di uscire dal governo ci siano i soliti calcoli pre-elettorali condizionati dai sondaggi (con i dati in calo: se esco dal governo recupero qualche cifra e mi salvo; oppure con dati in crescita: se si va al voto è possibile si riesca a prendere il potere/leggi: andare al governo).

Siamo tutti portati a comportamenti dettati dalla pancia. Questo lo abbiamo in comune tutti. E invece occorre passare dalla pancia alla testa. E questo non è così diffuso, neanche tra chi avrebbe il compito di guidarci.

Sicuramente i prossimi giorni saranno pieni di dichiarazioni, giochi di parte, scarichi di responsabilità, siparietti del tutto simili a certi programmi tv. E’ scontato. E’ un déjà-vu.

Abbiamo a capo del governo un tecnico di grandissima esperienza e stimato ovunque. Un non politico. Una persona che potrà non essere simpatica ma che è molto esperta a livello internazionale e pragmatica. Autorevole. Che cosa ci inventiamo? Invece che lavorare alle necessarie riforme si cerca di mandare all’aria tutto per ribaltare i sondaggi.

Questa modalità, da noi ormai consolidata, dovrebbe farci riflettere a fondo e prendere nuove decisioni ponderate. Il fatto è che la relazione tra base e rappresentanti si è sgretolata (il cosiddetto scollamento è datato, e non da ieri). Dovremmo tutti finirla di dire che c’è sfiducia nella gente, il cosiddetto elettorato. La disaffezione raggiunta, di cui non è maggiormente responsabile l’elettorato, porta a regimi di altra natura. E’ già nelle cose.

Uno dei tanti titoli giornalistici di oggi (15 luglio) recita: Deciso di pancia di abbandonare il governo. Se è veramente così credo sia una cosa vergognosa. Ad ogni modo di testa o di pancia che si tratti, chi ci rappresenta dovrebbe dedicarsi a fare un altro lavoro a cominciare da certi cosiddetti leaders che occupano la scena da molti e troppi anni, oppure dovrebbe studiare, studiare e studiare e fare tirocinio dal basso.

So per esperienza che fare politica prevede due possibilità: la via Politica (con la p maiuscola) e la via della politica-politicante. Il rischio di pesare la seconda rispetto alla prima c’è sempre stato. Sia a livello di governo centrale sia a livello di governo comunale. Il problema è che oggi non si intravede più la prima possibilità, che significa praticare l’arte del compromesso, ossia cedere qualcosa per ottenere un risultato più alto che è per il vero bene di tutti (bene comune) a scapito ovviamente di obiettivi parziali che sono i legittimi traguardi che ogni portatore d’interesse (partito) sostiene e cerca di raggiungere grazie ai voti ricevuti. Oggi prevale la ricerca del bene di parte che purtroppo corrisponde sempre di più al profilo personale di chi viene nominato ad un certo ruolo di rappresentanza.

La situazione, e parliamo di noi italiani, è ad un tal punto di decadenza che in un momento cruciale come quello che stiamo vivendo, sapendo che tra un anno comunque “dovremo” andare a votare, incombenti oggi la ripresa della pandemia, l’aggravarsi della crisi economica, l’impressionante sviluppo della povertà assoluta e relativa che conterebbe 13 milioni di italiani, la crisi energetica, il peggioramento delle opportunità di lavoro e di prospettiva per il mondo giovanile (chi ha tra i 30 e i 40 anni), l’inflazione galoppante in seguito alla crisi energetica, la guerra in corso a 2 ore di volo da noi, la gestione del PNRR, la tutela dell’ambiente (vedi siccità) e molto altro ancora, c’è proprio in questi giorni qualcuno che si permette di togliersi i sassolini dalle scarpe e concretizzare con una crisi di governo il proprio desideratissimo e storico Vaffa!

Questo è assolutamente intollerabile. C’è di che incazzarsi … E abbiamo il diritto di incazzarci, ma non basta, serve altro, ben altro …

Non è neanche utile – per quanto liberatorio – ricambiare il Vaffa!

Invece egregi rappresentanti del popolo fate il lavoro per cui siete pagati e finitela di stare sui social, prendete esempio dall’attuale premier anche su questo.

E noi ricordiamocelo in settembre-ottobre oppure quando sarà, in occasione del voto.

Noi abbiamo soltanto quell’opzione minima. Innanzitutto “occupiamocene” e andiamo a votare e, questa volta, scegliamo bene a chi dare la nostra delega civica.

Altro che chiacchierare sul propagandato interesse del popolo …

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Citazione: GiFa 2022

Immagine: Formiche by Pixabay

Titolo: dal libro Anche le formiche nel loro piccolo s’incazzano di Gino&Michele Ed. Baldini&Castoldi 1995

Precisazione: i libri di Gino&Michele sulle formiche che s’incazzano sono disponibili presso LIBRARSI LIBERI a Schio (https://www.gsmsangiorgio.com/librarsi-liberi/)


Jean

… il topazio aiuta chi lo possiede a trovare il proprio scopo nella vita e ad avere una maggiore consapevolezza di sé e dei propri valori …

Jean, Janì, Gian, Gi, John, Giannino, Giovanni. Oltre al mitico Gianeti. Questi sono alcuni degli appellativi, sia diminutivi sia non, che ricordo di aver acquisito nel tempo. E sono tutti legati per derivazione dal più famoso Giovanni. Mi sono sempre sentito onorato di questa legame anche se non gli ho dato mai troppa importanza. Se da un lato mi è piaciuto talvolta giocare su alcuni miei appellativi dall’altro sono sempre stato attratto dal nome francese che Angela con massima dolcezza ogni tanto tirava in ballo: Jean!

Di recente, in occasione del mio onomastico, alcune persone mi hanno fatto notare che Giovanni, da cui deriva il mio Gianni, è un nome importante e che oltre a doverne andare fiero lo rappresento bene.

Questa cosa mi ha seriamente incuriosito. Dunque ho ripreso in mano le tracce di questo nome e ho trovato moltissime sfumature e moltissimi significati. Del resto ho sempre pensato che il nome che portiamo, che non abbiamo scelto, non ci è stato dato a caso come potrebbe sembrare in talune situazioni.

Tra le varie descrizioni ho trovato che il significato dall’ebraico è “dono del Signore o Dio è misericordioso”. Caspita, che responsabilità … Se si volesse abbinare una parola chiave questa sarebbe “frenesia”. Volendo abbinare un colore: il giallo o l’arancione; un numero: il cinque; e una pietra: il topazio. Da un punto di vista biblico, e questo è il mio caso, il santo è S. Giovanni Battista (24 giugno).

Ho trovato interessanti tutti questi collegamenti che voglio commentare.

Partendo dal santo, ho sempre pensato che Giovanni il Battista fosse una grande comunicatore, anche se il suo annunciare era come spesso si nota nelle immagini che lo rievocano la presentazione di qualcosa di importante e al contempo scomodo, in controtendenza. Questa della comunicazione è sempre stata un mio pallino. Forse perché fin da piccolo non mi era facile comunicare apertamente e dire chiaramente e in breve il mio pensiero.

La pietra ovvero il topazio. Beh è una novità, non l’avevo mai incontrato questo accostamento. Ma è anche interessante e mi piace. Si dice che sin dall’antichità questa pietra preziosa fosse attrattiva in quanto generativa di amicizia, generosità, coraggio e saggezza. Pare sia una delle migliori pietre per la connessione con il Divino. Molto adatta alla meditazione.

Il 5 o cinque. Altra scoperta: simbolicamente questo numero “rappresenta la molteplicità, il cambiamento, la mutevolezza e l’esplorazione sia a livello fisico che mentale. La sua collocazione centrale nella scala dei numeri da 1 a 9 fa in modo che la persona sotto l’influenza del numero 5 sia indirizzata costantemente alla ricerca di nuove mete. Il 5 simboleggia un nuovo punto di partenza verso la ricerca, le passioni e la fortuna. Attiva ed estroversa, la persona del 5 tende a bruciare le tappe per raggiungere i suoi obiettivi ma è anche portata a vivere nuove esperienze”. (1) Quel che è strano è il ricordo di quando ero ragazzo che a fronte di prove o difficoltà la numerazione a mente o l’immaginazione per farmi forza o darmi coraggio finivano sempre con il numero 5. Contare oltre era troppo, meno di 5 era troppo poco quasi che la cura non funzionasse.

Il colore. L’arancione è sempre stato un colore attrattivo per me, un colore che si distingueva da tutti gli altri che pure amavo. Oggi c’é una chiara tendenza per il giallo. Mia madre dice che è l’età anche su questo. In verità quando vedo i campi gialli di colza matura, i fiori gialli di certi cespugli, le rose gialle, i tulipani gialli, le fioriture di forsizie, i fiori del maggiociondolo mi fermo, ammiro e mi sento bene. Dicono che il giallo sia abbinabile al terzo chackra e che “sia simbolo della luce del sole ma anche della conoscenza e dell’energia, sia dell’intelletto che nervosa. In effetti il giallo ha la capacità di regolare la frequenza del battito cardiaco e la pressione arteriosa”. Inoltre, questo “colore agisce sul sistema digestivo e su quello epatico ma anche sulla vescica e la milza. I colori di tonalità gialla agiscono su diversi aspetti della nostra personalità e attitudini: in genere favoriscono l’estroversione e la capacità di concentrazione”. (2)

Una parola: frenesia. Quante volte nella mia vita lavorativa ed extra lavorativa, sia impegnata sia disimpegnata, ho sperimentato la frenesia. Quell’atteggiamento, che è un bisogno, di scatenarsi, di andare oltre, di aumentare il ritmo, di moltiplicare le sfide … per sentirsi vivissimi, mentre basterebbe sentirsi vivi. Credo che il giallo mi stia aiutando ad essere meno frenetico e a gustare di più ogni singolo momento. Infatti i sacri testi recitano: Chi predilige il colore Giallo è una persona estroversa che accoglie con gioia le novità ed è solitamente dotata di una fervente immaginazione. Chi preferisce il colore Giallo manifesta una vitalità a fasi alterne con picchi più o meno alti. (3)

E chiudo con il significato dall’ebraico su riportato: mi sento effettivamente un dono, soprattutto oggi che sono cresciuto. Un dono che per quello che può essere nella realtà di tutti i giorni sia capace a sua volta di fare dono …

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Citazione

Immagine: campo di colza by Pixabay

Riferimenti (1) (2) (3): da https://www.ilgiardinodegliilluminati.it/


Gianeti

Soprannome scherzoso spesso formato sulla deformazione del nome, talora attribuito in base alle caratteristiche fisiche o morali della persona …

Ho scritto questo pezzo qualche giorno fa in occasione del mio 65°.
Come sempre trovo occasione di fare memoria e vedo che ogni anno che passa mi propone nuovi punti di vista e nuove prospettive. A partire proprio dal mio invecchiare. Se da un lato comincio ad evitare certe sfide fisiche, dall’altro ne arrivano in continuazione altre di tipo spirituale ed intellettuale. E non solo. Anni fa non riuscivo ad organizzarmi adeguatamente per momenti personali di introspezione, riflessione e meditazione, lettura e studio, essendo preponderanti l’attività lavorativa e quella concreta di impegno sociale. Inoltre cercavo sempre di trovare un equilibrio con i rapporti familiari, spesso trascurati. Oggi un equilibrio penso di averlo trovato, anche se so che sarà instabile. In pratica è una ricerca continua, perché voglio stare bene io e far star bene chi mi è vicino. Mia madre, con i suoi 95, mi ascolta attentamente quando le racconto queste cose, si dice d’accordo con il suo linguaggio del corpo e mi fa capire a modo suo che “è l’età che avanza”.

Sarà così, ma più passa il tempo e più sento bisogno di Gianeti. Non credo c’entri l’età, penso dipenda dal bisogno personale, quello posto in alto nella piramide di Maslow. Gianeti lo intravedo spesso, più di un tempo, lo percepisco, lo sento … Negli ultimi anni mi accorgo di stare spesso a cercarlo.

A questo punto devo precisare. Gianeti è il diminutivo del mio nome. Fin da piccolo lo sentivo nominare in ambito familiare. Ma non tanto dai miei genitori, soprattutto da alcuni zii e cugini. Mi chiamavano e mi invitavano. Mi volevano “in mezzo” oppure erano incuriositi dai miei comportamenti non chiassosi. Ricordo che gli zii mi volevano vezzeggiare, i cugini mi volevano burlare.

Non mi piaceva questo diminutivo, in genere mi pareva che mi canzonassero. Non vedevo l’ora di crescere e di uscire anche da questi cliché. Anche i miei genitori non gradivano e spesso mia madre ricordava ai presenti che il mio nome era Gianni. Eh sì perché quando un giorno le chiesi le motivazioni che avevano portato alla scelta del mio nome, lei, dimostrando una potenza strategica non secondaria, mi confermò quello che avevo già immaginato: il nome è bello e corto, facile da pronunciare e significativo (deriva da Giovanni), ma è anche difficile che venga manipolato ovvero che qualcuno ci trovi un diminutivo o un soprannome. La storia ha dimostrato che non è così.

Sono passati tanti anni e di recente qualcuno interagisce con me ricorrendo a quel nomignolo. Nell’immediato, sono sincero, mi ha un po’ disturbato, ma poi me ne sono fatto una ragione perché proprio questa circostanza mi ha ricordato lui e quello che sentiva un tempo, molto lontano. Lontananza temporale ma vicinanza emotiva e spirituale.

Sì perché Gianeti non è soltanto un diminutivo, ma rappresenta per me quel bambino che ho sempre trascurato, che ho spesso voluto lasciare per diventare adulto, per diventare colto, per diventare bravo, per diventare migliore, per diventare …

Gianeti è finalmente dare spazio alla piena autenticità di me stesso, con coraggio ed entusiasmo. Il passo per la felicità è alla portata, come quando a 11 anni giocavo a calcio con i compagni di classe nei tornei interscuole che si facevano ogni anno presso l’Istituto Salesiano di Schio (Vi). Ho trovato una vecchia e cara foto che metto qui sotto e il sorriso di Gianeti lascia trasparire tutta la mia felicità.

Gianeti è qui, mi ha seguito finora, il riallineamento non è impossibile.

PS dell’immagine proposta mi hanno sempre colpito oltre al sorriso aperto, le maglie dei Salesiani tutte diverse per scuola e classe, indossate sopra le maglie personali, che venivano riutilizzate più volte anche in giorni diversi, con un lavaggio forse mensile, le maniche arrotolate perché lunghissime, i calzettoni abbassati diligentemente alla Mariolino Corso, i calzoncini bianchi (acquistati da mia madre) che erano strettissimi e le mie scarpette da calcio che come si può notare pur avendo fame (modo di dire dell’epoca per indicare che davanti erano aperte per troppo uso) rimanevano comunque in attività.

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Citazione: da E. Treccani

Foto: da archivio di famiglia – foto dell’Istituto Salesiano, Torneo S. Domenico Savio


Indifferenza?

Credo negli esseri umani …

Considero che l’uomo, in quanto essere animale razionale, maschio o femmina, abbia molte più possibilità di un animale qualsiasi, cane o gatto che sia.

Pare una cosa ovvia , ma non è proprio così.

Sono indifferenti gli animali? Non è agevole rispondere. Anche se coloro che hanno cani o gatti difficilmente hanno dubbi al riguardo. Infatti con gli animali si possono instaurare rapporti del tutto speciali, non di indifferenza. Di certo, da sempre, sono gli esseri umani che sono molto bravi a fare gli indifferenti.

Considero però “indifferenza”, una parola che, come tante altre, penso sia assai manipolata.

Se guardiamo al suo significato etimologico scopriamo un senso diverso da quello che tutti siamo normalmente portati a dare. E se guardiamo invece alle definizioni più o meno titolate che nei secoli più recenti sono state date alla parola, scopriamo generalmente e trasversamente, dal punto di vista ideologico o ideale, una importante e comune connotazione negativa.

Riporto alcune definizioni rilevanti, a quest’ultimo riguardo. Jack Kerouac: Se la moderazione è una colpa, allora l’indifferenza è un crimine. Piero Gobetti: Non può essere morale chi è indifferente. L’onestà consiste nell’avere idee e crederci e farne centro e scopo di se stessi. George Bernard Shaw: Il peggior peccato contro i nostri simili non è l’odio ma l’indifferenza: questa è l’essenza della mancanza di umanità. Kahlil Gibran: Il desiderio è metà della vita; l’indifferenza è già metà della morte. Oscar Wilde: L’indifferenza è la vendetta che il mondo si prende sui mediocri. Anton Cechov: L’indifferenza è la paralisi dell’anima, è una morte prematura. Ezra Pound: Gli indifferenti non hanno mai fatto la storia, non hanno mai neanche capito la storia. Antonio Gramsci: Indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti. Peter Marshall: Un mondo differente non può essere costruito da persone indifferenti.

Considero più aderenti ad una visione positiva descrizioni come le seguenti. Papa Francesco: Siamo una società che ha dimenticato l’esperienza del piangere, siamo caduti nella globalizzazione dell’indifferenza. Leonardo Livati: Il trucco è immedesimarsi nell’indifferenza per scrutare il mondo con occhi imparziali. Attenzione: immedesimarsi, non essere indifferenti che sarebbe il peggior peccato di cui macchiarsi. John Hughes Holmes: L’universo non è né ostile né amichevole. È semplicemente indifferente.

E’ evidente come la parola in questione sia diversamente utile, a seconda del pensiero che si è voluto trasmettere. Indifferenza può essere declinata in molti altri modi che vanno oltre le connotazioni positivo-negativo.

Si potrebbe poi, come per altre parole, affidarsi ad interpretazioni specifiche: religione, psicologia, filosofia, economia. Di certo è facile constatare come sia l’uso comune a favorire la definizione che va per la maggiore. Secondo quanto comunemente si pensa e si dice, spesso con tono di biasimo, l’indifferenza è condizione e comportamento di chi, in determinate circostanze o per abitudine, non mostra interessamento, simpatia, partecipazione affettiva, turbamento e simili (E. Treccani). Nell’ascetica, è lo stato, necessario al conseguimento della vita perfetta, in cui si rinuncia a ogni scelta finché non si conosca la volontà divina per uniformarsi completamente ad essa, e, secondo la filosofia, è lo stato tranquillo dell’animo che, di fronte a un oggetto, non prova per esso desiderio né repulsione; o che, di fronte all’esigenza di una decisione volontaria, non propende più per l’uno che per l’altro termine di un’alternativa (E. Treccani). Un po’ come avviene in economia quando si parla di scelte d’investimento che – pur diverse – comportino lo stesso risultato essendo di fatto perfettamente sostituibili tra loro.

Per finire, sono convinto che sia sempre una questione di scelta. E’ sempre così in tutte le situazioni che abbiamo modo di incrociare. Spesso diamo più importanza a questioni facili e che ci è comodo governare, mentre riusciamo a relativizzare ogni altra questione che ci faccia correre il rischio di sentirci a disagio o semplicemente ci metta in condizione di prendere posizione e di manifestere il nostro pensiero. In tal caso è agevole giocare la carta dell’indifferenza.

Un cambio di rotta è possibile agendo da un altro punto di vista: cercare sempre di fare la differenza.

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Citazione: Credo negli esseri umani – Marco Masini

Immagine: Incontro by Pixabay


Anima(li)

Gli animali hanno un’anima? Ora se lo chiede anche la Chiesa …

Mi chiedo sempre più spesso perché riusciamo ad essere con gli animali, con alcuni più che con altri, nel modo in cui vorremmo o dovremmo essere con i nostri simili. Spesso non riusciamo a pazientare, accettare o andare oltre con esseri umani, persone vicine a noi, magari del nostro ambito di prossimità. Facciamo fatica non solo a scambiare tenerezza ma anche a cercarci, dialogare, confrontarci, interrogarci, rispettarci.

Con gli animali, quelli che non parlano, che ci sono fedeli, che ci chiedono attenzioni, che ci sembra ci vengano dietro, quando in realtà fanno la loro vita, talvolta costretti nelle nostre regole, siamo empatici, disponibili, estremamente generosi. Molto pazienti.

Vedo spesso scene di teneri rapporti uomo-animale, di stupore per come cani, gatti, uccelli e non solo, reagiscono alle nostre attenzioni.

Pare ci sia da stupirsi.

Certo siamo di fronte alla bellezza del creato, non vi è alcun dubbio. Ma è solo questo?

C’è chi mi ha spiegato che c’è grande sintonia tra uomo e animale perché anche gli animali hanno un’anima.

Altri mi hanno raccontato che animale e uomo fanno insierme un binomio inscindibile, sono fatti per integrarsi, per essere insieme.

Altri ancora mi ripetono che dovremmo imparare dagli animali …

Sono d’accordo. Dico però che un conto è il cosiddetto regno animale e un conto è il sistema umano. Ho la sensazione che spesso facciamo un po’ di confusione e tanta strumentalizzazione.

Da parte mia trovo bello ed importante avere rispetto e ammirazione per le specie animali. E’ importante creare dei validi rapporti con gli animali, e penso che anche loro ne abbiano bisogno. Credo però sia molto più importante imparare ad aver rispetto e attenzione adeguata verso tutte le persone che ci circondano. Gli umani.

Ho capito di recente di avere un’attrazione speciale verso i gatti, tutti i gatti. Me ne ritrovo da anni esemplari sempre nuovi fuori casa. Sono visite “easy”che ricevo come succederà a tantissime persone. L’attrazione mi deriva da quello che il gatto rappresenta: esso racchiude in sé il lato istintivo della natura, è un animale libero e indipendente. Perciò è un essere privilegiato per il suo lato criptico e segreto. Lo compresero gli Egizi che fecero del gatto una divinità … Il gatto conosce istintivamente i segreti del benessere e dell’armonia, infatti i monaci zen lo ritenevano capace di “mostrare la Via”. Gran parte delle sue eccezionali qualità dipendono dai sensi. Un udito super fino, un olfatto prodigioso, una vista che funziona anche al buio, sono “strumenti” talmente sofisticati da permettere a questo felino di “vedere” una realtà molto più ampia di quella che è alla nostra portata … (1) A parte quanto detto dai “testi esperti”, mi attira ed affascina proprio il porsi del gatto: libero e distante, non lontano, alla giusta distanza, momento per momento. Come ho sempre desiderato e voglio essere io.

Quello che se ne ricava è un esempio, un simbolo. Noi non possiamo essere come i gatti o certi altri animali, non abbiamo le loro spiccate capacità. Ne abbiamo altre che ci fanno diversi e ci contraddistinguono, che ci fanno esseri superiori agli animali.

Si tratta di metterle in campo, possibilmente per replicare le buone relazioni che già abbiamo con molti nostri animali compagni di vità. Come gli animali anche noi abbiamo un’anima, e, diversamente da loro, cani o gatti che siano, possiamo esserne consapevoli.

E’ poi interessante come certi animali ci possano essere d’esempio, offrendo alla luce del sole e gratuitamente modalità comunicative o relazionali che molti umani non sanno neanche da dove arrivino. Di recente ho potuto fotografare delle situazioni che sono a dir poco “educative”. (2) Infatti ci sono tra gli incosapevoli animali approcci del tutto “costruttivi ed efficaci” che come specie umana abbiamo deciso da tempo di accantonare.

Che fare, proviamo a ricominciare?

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Citazione: da brano web https://www.wired.it/attualita/politica/2021/02/06/animali-hanno-anima-chiesa-dibattito/

Immagine in evidenza: Gentilezza by Pixabay

Riferimenti testo: (1) https://www.mitiemisteri.it/simbologia-significato-degli-animali/gatto/ – (2) foto by GiFa 2022 Navigando sul Mincio


Per me stesso, chi sono?

… in America sono coreano, in Corea sono americano …

Avanti! disse. La porta si aprì e K.C. rimase sulla soglia. Il giorno stava per finire e il direttore aveva in animo di uscire presto perché ricorreva il compleanno di sua moglie e aveva preparato un dono da offrirle. Però un fanciullo veniva prima di tutto, e quello specialmente. Siedi, C. disse. K.C. sedette composto sull’orlo della sedia, dall’altro lato della scrivania. Scusatemi signore, vi disturbo? domandò. Nessun disturbo C. disse allegramente.

Quanti anni hai? Dodici, signore. Da quando sei qui è già capitato il tuo compleanno? Sì, signore. La settimana passata. Non ne hai parlato con nessuno? No, signore. E’ uno sbaglio. A noi fa molto piacere conoscere i compleanni … Promettimi che la prossima volta ce lo dirai. Anzi, segnerò la data. Ventisei ottobre. Né l’uno né l’altro accennarono al ricordo della famiglia, ma tutti e due erano consapevoli di quell’omissione. K.C. tacque un momento, non voleva andare via, ma esitava a restare. Bene, C.? domandò il direttore. Posso dire una cosa, signore? Tutto quello che vuoi, ragazzo mio.

Su me stesso.

Che cosa su te stesso?

K.C. alzò le sopracciglia: Chi sono io per favore? Il direttore lo guardò perplesso. Tu sei uno dei miei ragazzi. K.C. era paziente. Per me stesso, chi sono, signore?
Il direttore si strofinò il mento. Che cosa doveva rispondere? Dimmelo tu, C.

Non lo so, signore. Credo di essere figlio di mio padre, si chiama W., come sapete. Ma ora non ne sono sicuro. Forse sono soltanto figlio di mia madre, il suo nome è K.

Dov’é tua madre, C.? Il direttore avanzava su un territorio sconosciuto, vietato forse, ma quando si trattava di un ragazzo qualsiasi …

Sta in Corea, signore. E’ una donna coreana.

Parlami di lei.

K.C. arrossì. So molto poco. Per me è mia madre, un viso bellissimo. Ho anche una nonna coreana, molto vecchia, non molto gentile. Mia madre non è così. Lei è calma. Ma qualche volta … Scosse la testa e tacque. Il direttore lo incoraggiò affettuosamente. Talvolta, che cosa? K.C. volse la testa da una parte: Mi odia per qualche cosa. No di certo disse il direttore, scoprendo una ferita molto profonda. Mia madre mi odia ripeté K.C. Per qualche ragione, perché io sono americano come mio padre. In Corea sono americano. Ma qui in America non sono al sicuro. Sembra che qui io sia coreano. Là mi chiamavano Occhi Tondi. Qui mi chiamano Occhi Stretti. Chi l’ha detto? domandò il direttore. Qualche ragazzo. E va bene. Non ha molta importanza. Soltanto vorrei sapere che cosa sono da per tutto. Il direttore sentì una stretta al cuore … Doveva procedere con molto tatto …

Tu K.C. ti interessi di scienza, così lascia che ti spieghi in termini almeno di biologia. Lascia che ti parli di alcune interessanti creature di cui si occupa la scienza naturale … Sono una nuova specie, un anello di congiunzione fra due regni. Tu sai che cosa sgnifica la parola ambiente …

Ora parlando di ambiente, prendiamo le libellule. Conosci le libellule?

Ve ne sono molte in Corea.

Anche qui. Esse cominciano la loro vita nell’acqua. Penseranno – immagino, se loro pensano – di essere creature acquatiche. Ma un giorno sentono il violento desiderio di levarsi alla superficie dell’acqua. Qui, si spogliano della loro pelle e improvvisamente si trovano con le ali. Prima di allora non hanno mai conosciuto le ali, ma appena le hanno, spiccano il volo nel sole e mai più tornano nell’acqua dove sono nate.

Ho cercato così di dirti che in tutta la natura esistono questi preziosi anelli di congiunzione tra i regni, tra le specie, e ora tra le razze. Li definisco preziosi perché tendono all’unità della creazione. Le divisioni non sono durevoli.

Volete parlare di me, signore?

Sì. Verrà un tempo in cui in tutto il mondo vi saranno tanti esseri come te che nessuno li distinguerà più con un nome. E’ un procedimento della natura e non può essere fermato. Tu sei importante. Tu sei essenziale. Non so dirti come tu sei nato, come ti sei trovato fra queste creature che sono un anello di congiunzione, perché non so la tua storia. Ma tu un giorno lo saprai. Frattanto ricordati che tu sei prezioso, che tu sei nato per uno scopo, uno degli eterni scopi della natura, che prima diversifica e, poi unifica per fare della vita un’onda continua, perenne

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Citazione e frammento: da P.S.B. tratto da La casa dei fiori – Bur

Immagine: Demoiselle by Pixabay


Sogno di sognare

Il modo migliore per realizzare un sogno è quello di svegliarsi 

E’ sempre stato un desiderio. Sogno di sognare è anche un’esperienza e riconosco che la vivo più di frequente da qualche anno.

Come qualche giorno fa, solitamente me ne rendo conto di primo mattino, essendo il vissuto ancora caldo. Ed è autentica serenità …

Eravamo noi in un tempo senza tempo. I nostri sguardi si incontravano di continuo, pur in mezzo a tante persone, in genere indistinte. Tu in dolce attesa anche senza evidenti prove, anzi non si sarebbe detto. Ed eri presa dai sentimenti contrastanti di fastidio e di felicità, perché era una fase impegnativa ma ci tenevi ad essere due in uno.

Io ti guardavo e mi pareva di essere inesistente. Ma ti guardavo e guardavo, senza stancarmi, le tue mosse e i tuoi riguardi. Eri allegra, vivace e responsabile. Ti muovevi con grande leggerezza.

Eri tutta proiettata sul futuro, sul nostro futuro e in particolare su di lui che stava, lentamente, arrivando.

C’è stato un seguito, ma, come spesso accade, non resta ben presente oppure viene interrotto dal risveglio.

E’ rimasta una bellissima sensazione di serenità intesa come tranquillità dell’animo. Sensazione rafforzata poi dalla riscoperta – ennesima – del seguito che corrisponde ad eventi veri, concreti, noti.

Ed è qui che la sensazione si è tramutata in gioia profonda.

Il sogno in realtà.

Dolce attesa – Pixabay

Citazione: by Paul Valéry

Immagine in evidenza: Sogni by Pixabay


Ancora tu …

“… ma non dovevamo vederci più?”

Ancora tu …, nota canzone di un Battisti in fase di ricerca e rinnovamento, per chi se ne ricorda.

Al di là della particolare canzone, il titolo è dedicato ad un altro visitatore dei nostri giorni. Metaforicamente ben rappresentato da un “gatto visitatore”, nuovo per noi e per me, probabilmente trasferitosi da queste parti occasionalmente, come spesso fanno i gatti, senza che ce ne rendiamo conto.

Una modalità cosiddetta “gradita” perché si tratta di visita breve, quasi un mordi e fuggi, e come sappiamo tra gli umani le migliori visite, quelle preferite, sono le visite brevi …

I felini possono ben imparare da noi per come sappiamo comportarci, non necessariamente con atteggiamenti influenzati da principi di buona educazione.

Insomma, ecco un nuovo amico. Forse la fame, la ricerca di contatto e il freddo gelido di questi giorni, lo hanno portato a noi.

Ancora tu
Non mi sorprende lo sai
Ancora tu
Ma non dovevamo vederci più?

In effetti non è del tutto una sorpresa, vederti passare, quasi danzare per il freddo, fare quelle mosse che fanno presagire uno scatto e magari un balzo di un metro e più come fosse niente. Con qualche miagolio sotto tono. In un momento non ci sei più, e potrebbe essere che non ci vedremo più.

Questa situazione mi fa pensare alla bellezza animale, alla loro essenzialità e alla libertà che certi animali sanno interpretare molto bene.

Fin qui il pensiero-metafora.

Un altro pensiero mi invia alla liturgia del cambio di calendario, al passaggio di testimone tra 2021 e 2022. In un attimo – se non siamo ubriachi – possiamo percepire il “ponte” tra vecchio e nuovo. Una frazione di secondo? Forse meno.

In questo scatto ci passa davanti tutto l’anno trascorso, cose belle e cose meno belle. Gioie e sofferenze.

E subito si dà avvio ad un altro giro di giostra, spesso, passati i fumi della festa, si rimette in moto la macchina e tutto torna come prima.

Lo scatto citato è rapidissimo, fulmineo, quasi impercettibile. Come lo scatto felino. Eppure esso può essere, se vogliamo, molto stimolante per ripartire, per riattivare la macchina, ma con nuovi combustibili, più ecologici, più rispettosi dell’ambiente ma anche di noi stessi e degli altri.

Sono i combustibili non subiti, ma scelti grazie ad una rinnovata consapevolezza.

Si tratta di andare oltre ogni liturgia e ogni schema abitudinario, non sprecando quanto appreso nel passato, ma valorizzandolo adeguatamente per il futuro che riparte.

Ancora tu Anno Nuovo
Non mi sorprende lo sai
Ancora tu con le tue forme e i tuoi riti
Ma non dovevamo vederci più?

Lasciarti non è possibile, oppure sì …

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Citazione e riferimenti nel testo: Ancora tu da album  Lucio Battisti, La batteria, il contrabbasso, eccetera – Numero Uno 1976

Immagine: foto by GiFa 2021

Versi: liberamente tratti ed alaborati by GiFa da Ancora tu (vedi sopra)


Presenza oggi

Volere o no, siamo tutti, quanti siamo uomini sulla terra, inquieti appassionati e non mai sazi cercatori 

Non assenza.

Tanto tempo ed energie ho dedicato e dedico a me stesso. E agli altri.

Ne avevo e ne ho bisogno. Credo sia più che giusto, e molta strada ho ancora da fare.

Ma oggi ho ben chiaro di quanto sia importante e meraviglioso ch’io sia pienamente presente.

Presente per te, con te, ora e qui.

Non presenza ingombrante, arrogante, imbarazzante, invadente, dominante, indisponente.

Sì presenza alla pari, paziente, disponibile, attenta, accogliente, rispettosa.

Costruttiva e nutriente, per entrambi.

Come ho sempre – non sempre – coscientemente sperato fosse.

Che poi diventa ricchezza reciproca. La vera ricchezza.

Continuerò a lavorare su di me e in favore degli altri, com’è nella mia indole, ma rinnoverò da subito il mio essere con te.

Non assenza. Presenza autentica.

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Citazione: tratta da Cristo con gli alpini di don Carlo Gnocchi – Ed Bur (Rizzoli)

Immagine: foto by AnCa – Movimenti nel sole – Grado settembre 2020

Testo: da Diario 2021 di Gianni Faccin Ed. Gedi