Emo

Racconto di un uomo speciale

In paese capita non di rado di trovare sue tracce e di ascoltare la testimonianza di chi l’ha conosciuto. È gente non più giovane che a suo tempo lo frequentò oppure fece pratica presso il suo laboratorio di falegnameria. Sì, parlo di Emo che faceva il falegname per opere utili alla famiglia e ai paesani, e che accoglieva molti giovani perché imparassero l’arte di lavorare il legno. Era la sua passione prima ancora che la sua professione. Ci sono tante sue tracce nelle costruzioni in legno con cui ha attrezzato e abbellito la casa edificata sopra il laboratorio.

Ci sono anche tracce nei carteggi che ha lasciato, progetti, documenti vari; e ci sono nelle foto di quando all’estero (Francia e Germania soprattutto) partecipava a grandi cantieri per la costruzione di immobili, condomini, opere pubbliche come ponti importanti …

Io ho avuto la fortuna di conoscerlo e di frequentarlo. Ho subìto un piacevole esame di controllo quando mi conobbe e aveva capito il mio interesse per la sua cara nipote. Le sue domande mi hanno colpito e piacevolmente impressionato. Sorpreso, ovviamente.

Emo faceva il falegname, ma in realtà aveva molti altri interessi. Non solo passioni, ma, da quello che ho capito, valori importanti in cui credeva e ai quali destinava gli esiti delle sue attività.

Oggi parlo di lui perché è stato ed è nei miei ricordi una persona speciale. Lo faccio riportando un testo pubblicato dal vecchio parroco del paese nel bollettino parrocchiale n. 265 dell’agosto 2003. Il testo fu scritto da persone amiche e vicine di casa, della famiglia soprannominata del “Generale”.  Ho ritrovato con piacere tra i miei taccuini una vecchia copia che non a caso avevo conservato, forse l’unica esistente.

Emo

Era il 1907 e, prima della guerra abitava in Contra’ Canale. È sempre stato buono, generoso, gioviale, dotato di grande equilibrio e per noi del “Generale” considerato come un fratello. Era rimasto orfano ancora piccolo e quando frequentava le elementari era stato preso in simpatia dalla maestra che aveva un fratello, dirigente delle Ferrovie dello Stato, sposato e senza figli che abitava a Roma. Subito dopo la guerra la maestra convinse il fratello ad adottare Emo e nella primavera del 1919 mise il ragazzino sul treno e lo spedì a Roma dove il fratello lo avrebbe accolto. Durante il viaggio però, Emo fece amicizia con un gruppo di operai che si recava in Piemonte per lavoro. Probabilmente poco propenso per l’adozione, fu facilmente convinto a seguirli e, stracciata la lettera con cui doveva presentarsi a Roma, andò a fare il “bocia” in un cantiere. Da qui poi rientrò a Tonezza.

In quel tempo, aveva cominciato a frequentare la nostra famiglia, facendo il garzone nella falegnameria che nostro padre aveva allestito nel piano sotto strada. Era diventato presto un artigiano provetto ed un aiuto indispensabile per nostro padre che invece era continuamente impegnato in altre attività quali la conduzione dell’albergo, il commercio del legnale, la vita familiare con i numerosi figli che stavano animando la nostra casa. Proprio per questi impegni nostro padre non aveva il tempo, ma forse nemmeno l’interesse e la simpatia verso i doveri politici. Quando doveva presenziare a qualche riunione ad Arsiero, mandava Emo al proprio posto …

Storia di un uomo speciale

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Come gran parte dei Tonezzani cominciò ad emigrare per lavoro e fu per molti anni in Francia e in Germania. Partivano in primavera e ritornavano in autunno. Emo ottenne sempre validi riconoscimenti per la serietà del comportamento e per le grandi capacità professionali. Sposatosi con la compaesana Maria crebbe una famiglia felice finché non fu toccata da una grave malattia dell’unico figlio maschio. Nonostante il dolore e le difficoltà, Emo riusciva a dimostrare serenità senza far pesare sugli altri la sua preoccupazione. Seguiva il figlio in ogni sua esigenza senza lamentarsi. Con i risparmi che faticosamente aveva accantonato si era costruito la casa in via Duca d’Aosta sul terreno che nostro padre gli aveva venduto.

Alla morte di mio padre, Emo ci rivelò che non era stato steso alcun documento circa la proprietà del terreno perché tutto era affidato alla parola e ad una stretta di mano; accordo che è stato poi onorato anche da noi fratelli davanti ad un notaio.

Emo negli ultimi anni della sua vita ci raccontava le vicende della gioventù; ne aveva una grande nostalgia. Rideva fino alle lacrime quando raccontava l’episodio di cui fu protagonista il futuro presidente del consiglio Mariano Rumor. Allora, Mariano, era un bambino vivace che spesso veniva in falegnameria e metteva le mani dappertutto interrompendo il lavoro di nostro padre. Che alle volte si arrabbiava. Un giorno, in cui nostro padre era particolarmente nervoso, il piccolo Mariano, armeggiava vicino alla stufa dove c’era il pentolino della colla. Ad un certo punto, nonostante gli avvertimenti, il pentolino cadde riversando la colla sul pavimento: mio padre allora, perso il controllo, prese con una mano il pennello e con l’altra sollevò il baschetto del bambino e gli diede una pennellata di colla sui capelli mandandolo a casa piangente. Il commendator Giuseppe Rumor, suo padre, non si adirò: il giorno dopo si scusò con nostro padre per le interferenze del figliolo e tutto finì lì.

Emo è stato una figura importante per noi, e lo vogliano ricordare con tutta la simpatia che lo circondava quando era con noi.

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Citazioni e brano inserito: tratto da Tonezza – Pubblicazione socio-religiosa a cura di don Giuseppe Marcazzan – n. 265 (345) agosto 2003 cip;

Immagine in evidenza: Disegno progettuale by Pxabay;

Immagine nel testo: Emo con un amico – foto originale da repertorio fotografico di Emo Canale.


Tempo giusto

Agosto mese di pause … riposo, pace, riflessione, riconnessione … ma anche di investimento. Investimento in cosa? In nuovi impegni? No, in coraggio …

Mai come il corrente mese è stato, è e sarà un mese di potenziale ricentratura, come mi è stato detto di recente da qualcuno. Ricentrarsi, riconnettersi, rigenerarsi, ripartire … Insomma, un nuovo inizio. D’accordo, ma questo può esserci durante e dopo un ritrovato momento di pausa che quasi sempre significa ascolto di sé e silenzio. Se invece continuiamo a controllare e a interpretare o semplicemente osservare le notifiche che inevitabilmente ci arrivano a tutte le ore da destra e da sinistra, da sotto e da sopra, non credo che una autentica centratura si possa raggiungere, semmai riusciremo riconnettere soltanto i nostri dispositivi … Non si tratta di attivare uno spam generalizzato, ma di mettere in standby ogni nostra sovrastruttura, a cominciare dagli stessi smartphone di cui siamo ormai schiavi.

Mi sovviene il ricordo di chi se ne va in ferie per godersi la necessaria e desiderata vacanza (etimologia: vacare = essere vuoto) e porta con sé del lavoro per non farsi mancare nulla, anzi per riempire quel vuoto.

Credo che questo mese, che si ripete negli anni, sia una delle rare occasioni per fermarsi e fare della pausa un “tempo giusto”. Per regalarsi un nuovo inizio, appunto.

Le parole chiave sono investimento e coraggio. Investire significa, tra le altre cose, attribuirsi un diritto, un titolo, un potere; e ancora, conferire diritti e dignità. Peccato che, nell’uso comune, sia collegato essenzialmente ad operazioni finanziarie o immobiliari oppure ad incidenti stradali.

Coraggio significa, in una delle più note accezioni, forza d’animo connaturata, o confortata dall’altrui esempio, che permette di affrontare, dominare, subire situazioni scabrose, difficili, avvilenti, e anche la morte, senza rinunciare alla dimostrazione dei più nobili attributi della natura umana. Cosa vuol dire avere coraggio? Questa parola richiama al cuore. Deriva dal latino cor habeo, che vuol dire avere cuore, agire con il cuore. Il coraggio quindi è quella forza d’animo che ci viene quando facciamo le cose a cui davvero teniamo. Quella “forza nascosta” che ci fa affrontare le paure e i pericoli. Peccato che, nell’uso comune, sia collegato spesso ad eventi caratterizzati essenzialmente da impudenza e sfacciataggine.

Oggi una persona mi ha detto: “Già, ma per cambiare qualcosa bisognerebbe trovare il coraggio …”. Ecco, sono d’accordo, ma aggiungo che per trovare dentro di sé il coraggio, occorre mettersi in ricerca, altrimenti quella forza nascosta oltre a continuare a rimanere tale resterà anche disattivata.

Trova il coraggio, quindi. Ma per trovarlo cercalo! Comincia col metterti in pausa vera. Chi te lo impedisce?

A te che leggi lo auguro di cuore, e lo faccio con dei versi di una splendida persona, professionista e poeta.

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Bellissimi versi il cui titolo potrebbe essere anche: Stacca Cerca Trova! Il vero coraggio, si alimenta da subito nel momento in cui riusciamo a prendera la giusta distanza nel “tempo giusto”. Presupposto di autentica serenità.

A rileggerci a settembre!

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Citazione: Incipit dell’autore

Immagine 1: Embrace by Pixabay

Immagine 2: Serenity by Mitacon Onlus

Riferimenti nel testo: Treccani.it e Wikipedia

Versi: Trova il coraggio di Alessandra Galiotto – https://www.poetipoesia.com/?audiolibro=alessandra-galiotto-barba


Coraggioso

Vorrei esserlo stato nell’esprimere i miei sentimenti … e nel vivere una vita fedele ai miei principi e non quella suggerita dagli altri … [seguito di Rimpiangere]

È stato scritto che il coraggio è la forza d’animo che permette di affrontare situazioni difficili mantenendo comunque i principi e i comportamenti educati e civili. Il coraggio è quindi una caratteristica positiva, poiché ci aiuta a prendere decisioni difficili e ci spinge fuori dalla nostra zona comfort.

Ho preso per buona questa definizione, e, facendolo, vi ci ho trovato due approcci distinti e un utile collegamento da attivare.

Nel caso della forza d’animo ci ho visto il riuscire a far fronte ad una delle più importanti emozioni ovvero la paura. Si tratta di non scappare, atteggiamento più comodo, ma di saper gestire il disagio che questa emozione provoca. Essere fermi, affrontare le difficoltà create dal pericolo o dal rischio. È evidente che questa forza va costruita situazione per situazione, momento per momento. Non arriva in automatico. Tale forza va in controtendenza umana, ecco il secondo approccio, in quanto se la valorizziamo, se le permettiamo di usare lo spazio che le serve ci porta ad essere attivi e a non subire le situazioni. Diversamente, ed è profondamente umano,  saremo sempre tentati, di massima, a scappare dai disagi e a rintanarci o, come si dice dalla pandemia, a divanarci. In tal caso anche per qualcosa di diverso che è la paura dello sforzo fisico o mentale.  Talvolta soprattutto immaginari.

Un utile collegamento riguarda il mantenere i principi e i comportamenti educati e civili. Infatti il collegamento che, a mio avviso, va fatto con la suddetta forza d’animo è dato dalla nota assertività, ossia la capacità di farsi valere nell’esporre i propri punti di vista senza essere prevaricati, ma anche nel rispetto dei punti di vista altrui. Ho toccato con mano come spesso portare avanti il proprio punto di vista equivalga assolutamente a svalutare la posizione dell’altro e quindi l’altro stesso. Quasi non ci fossero che due opzioni io vinco e tu perdi e viceversa.

Una giornalista ha scritto che uno dei peggiori mali del nostro tempo è l’incapacità di esprimere i propri sentimenti alle persone. E’ la paura di aprirsi e di essere sinceri e questa paura è dovuta al dolore che può derivare dall’essere autentici, anche se fosse solo imbarazzo. Quante persone non si rivolgono la parola per non essere nell’imbarazzo? Invece da bambini eravamo forse degli alieni perché eravamo sinceri, puri, trasparenti e diretti. Oggi siamo separati gli uni dagli altri perché forse abbiamo perso per strada delle vere e proprie virtù.

Da parte mia ho nostalgia di quelle virtù, e credo di non essere il solo. Senz’altro ho anche io i miei “vorrei …”. Infatti, e ci penso spesso, vorrei avere avuto il coraggio di esprimere i miei sentimenti, il mio sentire, vorrei non aver ceduto alla paura di ricevere dei rifiuti, dei rimproveri, dei giudizi negativi, degli abbandoni. Vorrei non aver ceduto alla paura di dire dei “no”, magari motivandoli, ma dei “no” fermi che, superato l’iniziale imbarazzo o disagio, mi avrebbero fatto sentire realizzato e ovviamente soddisfatto.

Ci sono i “no” che riguardano le richieste di terze persone, ma garantisco che quelli più difficili, alla fine, sono i “no” da dire al mio giudice interiore per fare pace con il bambino.

Se poi guardiamo al diretto rapporto con i principi personali, vediamo quanto sia facile deragliare dai propri riferimenti. Del resto il mondo in cui tutti viviamo è fatto essenzialmente di apparenze e giudizi. Il comune vivere è caratterizzato dalla realizzazione di ciò che qualcuno si aspetta da noi o che pensiamo si aspetti da noi. Quindi diventa facile, con questo stile di vita, rinnegare i propri principi personali, per quanto siano sacrosanti.

Da questa situazione possiamo derivare sicuramente grande dispiacere, in seguito alla consapevolezza di aver compiuto degli errori anche gravi e di aver potuto evitarli inibendone ogni conseguenza.

Ho potuto notare che con il tempo che passa ogni cosa assume un peso diverso. Quello che prima mi pareva prioritario, diventa secondario e ciò che davo per scontato o che sospendevo diventa prioritario o di primaria importanza.

È chiaro, mi sarebbe piaciuto comprenderlo prima …

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Citazione: da https://abitandoladistanza.com/2023/03/21/rimpiangere/

Immagine: Old woman e Legs by Pixabay

Riferimenti nel testo: Coraggio da cescoproject.org e I peggiori mali del nostro secolo by Carmen Laval


Sappi …

I’m on your side, sono dalla tua parte

Quando sei affaticato e ti senti inutile o piccolissimo. 
Quando vorresti piangere ma non riesci a farlo e ti senti bloccato, come fossi congelato dentro, sappi che io ci sono. 
 Ci sono sempre stato, anche quando non lo credevi possibile.

Quando le situazioni si presentano difficili, dure, a prima vista insuperabili e pare non ci sia nessuno ad aiutare o ad ascoltare, sappi che io ci sono.
Ci sono, come un ponte sopra acque tormentate.

Quando sei veramente giù, quando ti senti solo, quando ti pare di aver sbagliato tutto, quando desideri venga sera e poi la sera diventa difficile amare i pensieri e non riesci a dormire, sappi che io ci sono.
Ci sono, come un ponte sopra acque tormentate.

Quando viaggi e in auto ti senti un’isola, quando soffri e ti sembra che nessuno lo comprenda, quando devi ingoiare torti e tutto pare muoversi contro di te, quando ti sembra di essere fuori dal coro e invece ci sei dentro più che mai, e questo non ti consola, quando ti manca il respiro al pensiero di dover cambiare la tua vita, sappi che io ci sono.
Ci sono, come un ponte sopra acque tormentate.
Ci sono sempre stato, anche quando non lo credevi possibile.

Sappi che puoi partire se lo vuoi.
Fallo, non attendere oltre.
Il tuo momento è adesso. Fai brillare i tuoi desideri.
Io ci sono, come un ponte sopra acque tormentate.
Ci  sono, ma sto indietro e ti guardo le spalle.

Citazione da canzone di Simon & Garfunkel (vedi sotto)

Foto by Pixabay: Garzetta in volo libero

Testo di versi by Gianni Faccin, liberamente tratto da Bridge over troubled water di Simon & Garfunkel