Pax vera
Suoni di vita, nuova luce, pace finalmente, di questo c’è veramente bisogno!
Ha detto Papa Francesco nel marzo di quest’anno: Per fare la pace ci vuole coraggio, molto di più che per fare la guerra. Ci vuole coraggio per dire sì all’incontro e no allo scontro; sì al dialogo e no alla violenza; sì al negoziato e no alle ostilità; sì al rispetto dei patti e no alle provocazioni; sì alla sincerità e no alla doppiezza. Personalmente, mi interessa molto di più quanto dice il Papa che stare a sentire le frasi o gli slogan di comodo di mancati leader delle nazioni, di questo mondo, o la schiera di “illuminati” che lo stanno attaccando da tutte le parti.
Mentre calerà, tra un po’, l’interesse collettivo verso i temi bellici, sempre presenti, ma meno presenti mediaticamente perché l’attenzione ormai viene di volta in volta direzionata da tutti i media sulle novità che fanno aumentare l’audience, appare sempre più chiaro che tutti abbiamo bisogno di ritrovare serenità, senza scappare dalla realtà, ma affrontandola con i suoi chiaroscuri, cercando di entrare in gioco per fare la propria parte nella ricerca di segni positivi, segni di vita e di luce e puntare a quello che conta veramente, ossia la pace tra gli uomini.
Certo bisogna volerlo. Non a caso qualcuno diceva “sia pace tra tutti gli uomini di buona volontà”. Qui il messaggio intendeva soprattutto evidenziare che la “buona notizia” era rivolta a tutti indistintamente e non soltanto ad alcune schiere di credenti. Semmai, uno sguardo speciale era rivolto alla centesima pecorella, quella smarrita … Si tratta di un messaggio che parla al contempo di buona volontà e di pace. In base ad esso è possibile sperare (ripeto sperare) che gli uomini possano vivere in un mondo in cui regna la pace vera come risultato di un agire conforme a “buona volontà”. Dimensione che diventa così la premessa della nuova fede.
Ma che possiamo fare noi rispetto alla guerra in Ucraina (invasa dall’esercito russo)? E che possiamo fare in Medio Oriente, devastato da un recente e grave inasprimento bellico, dopo anni di tentativi per un dialogo, provocato da un ampio attacco missilistico di Hamas verso lo stato di Israele?
Ci sarebbero molti altri motori e focolai di guerra da citare, ma questi sono quelli che ci sono più vicini e che ci coinvolgono, almeno mediaticamente, di più.
Che fare, dunque?
Non dubito che una strada, forse l’unica, sia quella che il messaggio cristiano succitato stigmatizza con estrema sintesi: nella ricerca di un risultato che appare ai più come idealistico, agire, ma agire dal basso quotidianamente attivando azioni conformi alle buone intenzioni (buona volontà). Del resto, oggi, in mancanza di leader carismatici e autentici, è difficile pensare di essere stimolati o guidati dall’alto. A ben guardare, rimangono solo, come tutti ben sappiamo, disarticolati tentativi di (dis)orientamento riguardanti essenzialmente obiettivi di parte e di breve durata che nulla hanno a che vedere con buona volontà e pace. La parte decisiva, e anche decisionale, è nelle mani nostre, stando a noi individualmente scegliere di attivarci per un cambiamento di paradigma: dalla dannosa indifferenza, fare la differenza, ossia costruire semplici percorsi di pace vera, per esempio in famiglia, nei rapporti amicali, di vicinato, negli ambiti lavorativi e negli spazi trascurati di comunità e cittadinanza.
[segue]
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Citazione: by GiFa
Immagine: Peace by Pixabay
Riferimento nel testo: da E in terra pace agli uomini di buona volontà di Giorgio Pizzol in https://blog.oggitreviso.it/dia-blog/e-in-terra-pace-agli-uomini-di-buona-volonta/











