Silenzio

Il silenzio è un dono universale che pochi sanno apprezzare. Forse perché non può essere comprato. I ricchi comprano rumore. L’animo umano si diletta nel silenzio della natura, che si rivela solo a chi lo cerca. 

Chi non ha bisogno si svuotare la testa, di mettersi in pausa, di alleggerirsi di pensieri, occupazioni mentali, pesi interni? Una differenza c’è nelle persone, e si nota, tra chi ci riesce a sospendere i pensieri e chi invece rimane stabilmente ostaggio di quei pensieri. E la possibilità vivere più leggeri c’è per tutti …

La mia formula, quella che per me è funzionale, è quella di chiudere gli occhi e immaginare i miei posti sicuri e i ricordi belli anche per pochi minuti o, alternativamente, entrare in contatto con la natura. Per esempio, occupandomi di giardinaggio, non tanto e non più per dare massima dignità al giardino, ma per ordinarlo al meglio possibile e toccare con mano o attraverso gli arnesi, la terra, le piante, i fiori, le erbe …  Per esempio, camminando lentamente e osservando i dettagli che incontro nei boschi e nei prati e riempirmi dei diversi “verdi” … Per esempio, seguendo sentieri montani, boschivi, mai ben conosciuti, e ricercare il silenzio sonoro degli alberi, delle foglie o percependo i suoni vicini e lontani che nel bosco arrivano attutiti, ovattati quasi sordi.

Un tempo, ho provato anche altre modalità, nel senso di approfittare di situazioni obbligate, non brevi come viaggiare in treno o in auto, ma non sono le mie preferite. Più facile invece, il percorrere a piedi anche in città tragitti stabiliti e obbligati, ma in tal caso l’ansia di arrivare alla meta non mi agevola. In ogni caso, è il bisogno di vivere un “silenzio vero”, tangibile, che spinge alla sospensione, al di là della modalità di turno.

Mi piace lo spunto tratto da un recente libro di un noto romanziere e sceneggiatore di fiction tv poliziesche (*).  Anche il suo personaggio sente spesso il bisogno impellente di sospendere i pensieri e l’autore lo descrive benissimo.

“Per svuotare la testa, Elsa M. sfruttava il tragitto dal commissariato a casa, non un percorso impervio per una camminatrice esperta come lei.

Un’operazione non sempre facile: lasciare andare le complicazioni connesse al lavoro, i risvolti dei casi che affrontava, le concatenazioni tra gli eventi; e ripulirsi dentro prima di entrare nell’altra quotidianità. Certo, in montagna le veniva più agevole. Nei posti in cui era nata, gli elementi favorivano tanto la concentrazione quanto il libero abbandonarsi al nulla. Il silenzio, per esempio: nei borghi tra le vette bastava spostarsi di poco e si finiva immersi nella natura. E il tratto distintivo della natura era senza dubbio il silenzio.

Nel silenzio si può parlare con sé stessi, pensava Elsa. Le distrazioni si allontanano, l’ambiente si ritrae e se ne sta per conto proprio, e tu puoi discutere fra te e te”.

Qui, l’autore rafforza il messaggio contrapponendo una situazione opposta, pure questa molto efficace nella sua concretezza.

Al contrario, nella dannata, inarrestabile baraonda di quella città sul mare la quiete era merce impossibile da reperire. Non c’era ora e non c’era giorno – fosse l’alba o il tramonto, fosse agosto o dicembre – che trascorresse senza avere intorno qualcuno che urlava, due che discorrevano ad alta voce, una maledetta finestra spalancata dalla quale strepitava un televisore … D’estate il fenomeno si amplificava, perché il caldo non dava tregua e non c’era una sola porta o apertura qualsiasi che rimanesse chiusa, e ognuno stava lì a chiamarsi da un capo all’altro, a litigare, a protestare, a comunicare, urlando per farsi sentire o anche soltanto perché quello era il tono usuale. Il secondo tratto distintivo era la totale assenza di riservatezza. A furia di starsene così, … non c’era uno che si sentisse immune dal farsi i fatti altrui”.

Insomma dal paradiso all’inferno, si potrebbe commentare.

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Citazione: Dono del silenzio – frase celebre assegnata a Charlie Chaplin

Immagine: Claire2019 – foto a cura dell’autore

Note: (*) da Figli – Per i bastardi di Pizzofalcone (cap. XXIV pagg. 153-154) di Maurizio De Giovanni – 2026 Einaudi


Cuore d’oro

Dell’Amore

Dell’Amore che hai ricevuto ti sei nutrito e sei cresciuto.

A molti Altri l’hai voluto donare e molti fiori hai visto spuntare. Se i tuoi spazi ti prenderai gli Altri sempre meglio aiuterai.

Oggi voglio vivere…
Voglio dare…
Sono stato e sono un cercatore, una persona in ricerca del cuore d’oro.
Questo mi è stato difficile esprimerlo e trasmetterlo.
Ma è così.
E il tempo passa, gli anni volano.
E sono in ricerca del cuore d’oro…

Ho fatto tante esperienze, non sempre belle, ma sempre utili.
Non solo per me.
Per cercare un cuore d’oro ho fatto tanti chilometri, ho attraversato vite e ho incontrato sofferenze.
Ho sofferto e fatto soffrire.
Ho abitato nella mia mente, e nel mio cuore che mi fa cercare il cuore d’oro. 
E sono in ricerca del cuore d’oro…                                                                                                                                                                     

Oggi voglio vivere…
Voglio dare…                                                                                                                                                                      Ho cercato e cerco ancora.
Ma ho trovato il cuore d’oro. 

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Testo by Gianni Faccin, versi liberi ispirati liberamente a Heart of Gold di Neil Young nella versione del mio preferito Johnny Cash

Citazione: versi by Annamaria Sudiero – 2020

Foto by GiFa – Mandàla di Gianni Faccin nella creazione di Annamaria Sudiero, artista e Amica