Il fiore che pesa

… Senza citazione …

È una sera che il fiore mi pesa … È l’inizio di una nota canzone degli anni ’80 proposta da un ormai affermato De Gregori.

Mi ritorna in mente di continuo con parole diverse: è un tempo che il fiore mi pesa … Parole quasi le stesse, melodia la stessa. Piacevole e significativa, almeno per me.

Infatti, non ho mai capito che significato avesse il testo del cantautore, ma comprendo che significhi oggi quell’incipit per me.

Finalmente ci siamo.

Temo forse di avere un giorno dei rimpianti? Di non aver fatto cose che ritengo alla mia portata e che sono personalmente importanti? Temo di non lasciare il segno? Temo di annoiarmi? Mi preoccupa che succederà dopo?

Sto cercando di dare delle risposte.

Sento però che il fiore mi pesa, e questo fiore rappresenta tutto ciò in cui ho creduto e investito nella mia vita. È tutto quello in cui ancora credo. E allora?

E allora serve il coraggio. Quale coraggio?

È quel coraggio che aiuta a dire dei no, quando, spessissimo, i miei sono stati assolutamente dei sì, non sempre a cuore leggero.

È quel coraggio che aiuta a prendere la distanza, la debita distanza, non tanto da qualcosa di sgradito (troppo comodo!) ma da molte cose assai gradite e ricercate ma non più sostenibili.

Anche per aver l’umile consapevolezza di aver fatto la propria parte e che il testimone è finalmente condiviso.

Anche questa è una fase delicata da vivere con un’attenzione duplice, sguardo speciale sia al sé, sia al noi. Qui serve passare la palla, per restare nello sport, e farlo al meglio.

E finalmente ci siamo …

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Immagini: The child e The flower by Pixabay


47 45 37 32, i numeri della gioia

Certi numeri sono impietosi, ma ciò che conta è che danno l’idea …

E’ proprio così.

Non ci avevo più pensato, pur vedendo negli anni scorrere le date.

Eppure oggi mi spaventa e nello stesso tempo mi entusiasma vedere come ci siamo arrivati e che il desiderio di proseguire ci sia più che mai.

Il desiderio di stare insieme e costruire insieme.

Essere grati alla vita e ricambiare verso gli altri, verso la natura, verso la bellezza che ci circonda.

Facendo semplici le cose che potrebbero essere anche difficili o ritenute complicate.

Quando ci siamo conosciuti, nel 1974, è stato un momento “magico”. Lo sai quello che provai e che ogni tanto tra i tuoi sorrisi ti ripeto allegramente, come fosse la prima volta.

Solo nel 1976 l’amicizia divenne decisamente più profonda e iniziammo una storia d’amore, fatta di vita semplice ed intensa allo stesso tempo, con impegni vari, gli studi, le preoccupazioni familiari, i pensieri per il futuro, tante relazioni sociali e poco tempo per noi.

Ma sullo sfondo c’era già il nostro progetto di vita insieme e tu ne eri grande paladina.

Io ci tenevo tanto ma ero preso da cose come finire l’università, fare il militare, trovare lavoro. Tu serbavi in cuore molte preoccupazioni e speranze per il futuro. Già lavoravi e in un certo senso “aspettavi che io fossi pronto”.

Incerta e titubante come ti consideravi, eri forte e sicura che ce l’avremmo fatta.

E ce l’abbiamo fatta, sposandoci finalmente nel 1984, e vivendo una storia decisamente non facile, per i problemi che vivono tante coppie, ma bellissima e indescrivibile.

Solo i protagonisti di una storia come la nostra possono capire fino in fondo.

Nel 1989 la nostra vita in comune trovò coronamento con l’arrivo di Nicola.

Mi fermo qui, perché qualsiasi altra cosa volessi aggiungere correrei il rischio di rovinare questo stupendo momento, questo ricordo di una unione che ancora oggi mi lascia stupefatto.

E’ quella sensazione per cui qualcuno disse: “Due è per sempre”.

Ecco un altro numero. E questo è un numero per niente impietoso, un piccolo numero, ma assai significativo.

Infatti dà l’idea…

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Citazione, foto e testi by GiFa

Riferimento bibliografico: Due è per sempre di Daniela Fustini GEDI

Immagine: Pixabay

Due farfalle