Non si può fermare il Vento

E non si può vivere di slogan

I giorni sono proprio questi, anche questi.

Ci hanno detto tante cose nel tempo, tanti slogan, tante parole … E ce ne diranno molte altre, cercando di distrarci o intortarci.

Ora ci hanno detto e ci stanno dicendo che non si può fermare il vento, quasi che sia una cosa ineluttabile, scontata, fatta, quasi messianica …

Ed è vero, il vento non si può fermare, fa la sua parte, pulisce via il secco e l’umido, spazza via le polveri sottili e ogni cosa leggera che si faccia sorprendere, toglie di mezzo ciò che è superato e anche le distrazioni di turno. Ma non tutti i venti sono salubri, anzi, spesso sono insalubri. E non tutti hanno una durata, anzi, sono sempre temporanei.

Non si può fermare il Vento, ma ci si può riparare dal vento e dalle sue conseguenze. Meglio, si può canalizzarlo verso un cambiamento, una nuova rotta che non è detto sia quella che ci si aspetta e che ci vogliono somministrare.

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Citazione e testo: a cura dell’autore

Immagine: Fog by Pixabay


Silenzio sonoro

Il pettirosso annuncia l’arrivo della stagione fredda e della neve. Simbolo della vita che resiste all’inverno, di rinascita e di rinnovamento, il pettirosso porta con sè speranza, ottimismo, buoni auspici per l’anno nuovo …

In molte località montane, anche nelle nostre zone (1), è possibile incontrare o osservare il pettirosso, un piccolo uccello noto per il suo caratteristico piumaggio rosso-arancio su petto. Anche il suo canto è particolare. È fatto di un tic sonoro o di una serie di tic-ic-ic-ic e può essere udito ormai durante tutto l’arco dell’anno. Non più soltanto d’inverno. Qui, in montagna, permane una ricca biodiversità, compresa la presenza di questa specie di uccello. Il pettirosso (2) è un uccello piccolo e tondo, con grandi occhi espressivi, lungo fino a circa 14 cm. Il suo dorso è solitamente bruno-oliva, il ventre bianco, e le zampe sottili e rossicce. Il pettirosso è facilmente riconoscibile per la sua macchia rosso-arancio su petto e faccia, presente sia nei maschi che nelle femmine. Il suo canto è caratterizzato da note malinconiche e frizzanti (3). 

Boh! Sarà così. Resta il fatto che il suo svolazzare mai incerto, mai lento e mai casuale, si presenta come una costante di tutto rispetto. I suoi voli ti colgono di sorpresa, passandoti all’improvviso a 50 cm dal viso ad una velocità che supera i limiti di centro abitato. I suoi giochi amorosi, così sembrano, attirano l’attenzione e dimostrano le sue capacità atletiche nel volo creativo di coppia. I suoi trasferimenti da una pianta all’altra evidenziano la sua grande adattabilità e la sua sicurezza ambientale. Senso di libertà?

Quel che mi sorprende oltre ogni misura è la sua capacità canora. Un canto che invade ogni spazio e al contempo consacra il significato e il valore della calma e del silenzio.

In tempi in cui – specialmente durante le vacanze – si fatica a stare fermi e zitti, in silenzio mantenendosi calmi, l’ascolto di questi veri e propri concerti aiuta molto. È qualcosa di miracoloso che ti permette di fare il vuoto dentro di te, di mollare le menate (4) e di fare deserto intorno e dentro di te.

L’amico pettirosso non è più l’amico d’inverno, ma è un esserino che promette bel tempo ogni giorno dell’anno, che ci sia sole oppure no, alla faccia di chi si lamenta sempre e di chi vede solo il bicchiere mezzo vuoto. E il suo canto, se ben ascoltato, invita alla speranza e all’ottimismo.

Sì, è l’emblema di rinascita e di rinnovamento, in quanto simbolo della vita che resiste alle avversità.

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Citazione: da intitolazione alla scultura Il pettirosso, presso Il Bosco delle meraviglie a Tonezza del Cimone (Vi)

Immagini: Robin by Jon Pauling of Pixabay (in evidenza) e Il pettirosso – foto GiFa2025: due dei punti di vista da Il Bosco delle meraviglie a Tonezza del Cimone (Vi) (a piè di pagina)

Note: (1) Alto Vicentino – Vicenza (Veneto); (2) Passeriforme Erithacus rubecula; (3) Dettagli da Wikipedia e dal web; (4) Espressione che è un invito a smettere di preoccuparsi eccessivamente e a dedicarsi a qualcosa di più leggero e piacevole, come il canto. L’espressione “menate” in questo contesto si riferisce a pensieri negativi, ansie o problemi che occupano la mente e impediscono di godersi il momento presente. Il canto, invece, è visto come un’attività liberatoria, che può portare gioia e benessere. Espressione presa da Musica ribelle di Eugenio Finardi.


Ancora una nuova possibilità …

Pasqua 2024, è “passare oltre” …

Sarà un caso, ma dicono che il caso non esiste, e tutto sommato lo penso anche io.

Non è la prima volta che in tempi di riflessione profonda, che non significa certo stare ore a pensare, ma riscoprirsi in pace a tratti e poi, come mi succede, anche nella bufera, scoprirsi a farsi domande con successivi immediati tentativi di risposta, di spiegazione, di giustificazione, alla fine di riuscire ad accettare aspetti pesanti e aspetti leggeri, pensieri oscuri e, fortunatamente, immagini di tanti ricordi belli.

In realtà non è un caso.

Non è un caso che tutto inizi con un vecchio ricordo, molto vecchio, che improvvisamente ti torni alla memoria come fosse ieri e che ti metta in uno stato di confusione magari momentaneo ma sicuramente molto intenso. Un po’ come un forte vento che ti colpisce all’improvviso e che ti faccia provare per alcuni lunghi istanti tutta la tua inadeguatezza, la tua esilità e la tua essenza apparentemente “sbagliata” o semplicemente “fuori luogo”.  Pare uno stato di congelamento, perché quel vento è talmente forte e gelido che non riesci a fare un passo, anzi devi resistere per non dover indietreggiare, quando indietro assolutamente non vuoi andare.

In quei momenti sento di dovermi aggrappare a qualcosa di importante per me, qualcosa che mi aiuti a “tener botta” e a proseguire pur guardando in faccia la realtà.

Troppo facile sarebbe scappare, cambiare sentiero, nascondersi. Comodo lo è stato e troppo in passato.

Oggi, ancora, riesco a trovare sostegni che altro non sono che punti fermi sempre conosciuti e non sempre portati alla piena personale consapevolezza.  Pur con tanti dubbi.

Senso della vita, fede in qualcosa di grande e misterioso, Dio …

Riflettere su questo mi è sempre più congeniale, proprio nei momenti di fragilità. E che senso ha oggi per me dire … Buona Pasqua!  … a qualcuno?

Il senso della vita non è un traguardo che si raggiunge una volta per tutte, ma una tensione costante, che offre la direzione al nostro andare.  Bene o male, ognuno di noi ha un progetto di vita (al limite anche inconsapevole). Se il nostro progetto esistenziale può danneggiare qualcuno, è meglio pensarci bene prima di attuarlo.  Ci vuole fede in qualcosa di grande, e al di là della fede ognuno di noi può attingere a una personale risorsa potentissima, la speranza. Per esempio per me “aver fede” significa proprio questo: avere speranza, che è uno sguardo che pensa al domani.

E come scrisse un noto biblista, la “ricerca di Dio non è un puro cammino culturale, né una ricerca teorica, intellettuale e speculativa, né una ricerca mistica, chiusa nell’intimo, bensì una ricerca pratica, nell’amore concreto …”.

In definitiva, Pasqua è veramente una nuova possibilità, offerta a me e a tutti.

Lo è anche quest’anno.

Sì, perché il messaggio della croce e della risurrezione è una buona novella. Mi dice: non c’è niente nella mia vita che non possa essere cambiato. Quando persino il modo più tremendo di morire viene trasformato in risurrezione da Dio, allora in me non c’è oscurità che non venga illuminata dalla luce.

Buona Pasqua, buona possibilità a tutti!

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Citazione: elaborazione dell’a. con riferimenti da Wikipedia [Riprende il nome della festività di Pasqua (alla quale fa riferimento anche il nome Pasquale), durante la quale i cristiani celebrano la resurrezione di Cristo; deriva dal latino ecclesiastico Pascha, “passaggio”, “transito”, a sua volta dal greco πάσχα (pascha), in ultimo dall’aramaico פסח (pesach), “passare oltre”, ” …]

Immagine: springawakening by Myriams Foto of Pixabay

Spunti nel testo: da scritti di Serena Banzato, Bruno Maggioni, Anselm Grün (parte finale in corsivo), Luciano Masi e Luca Vitali


Credo in te

Non ti dico grazie mille volte perché conto ancora sul tuo aiuto, ma ti dico grazie per credere in me
... Io ci provo perché inizio da qualche parte, per me è un inizio ...
Ti comunico questa cosa perché è giusto tu lo sappia ....
Sei la prima persona che mi ha aiutato.

Voglio continuare a collaborare insieme, ci tengo ai progetti di cui abbiamo parlato e su cui abbiamo tanto pensato insieme ... ma mi devo dedicare a questo nuovo lavoro.

Non è quello che voglio, ma mi devo dedicare perché ... ho bisogno di farlo.

Ci sono tante cose da dire, ma ti dico solo grazie, grazie, grazie.
Perché sei la prima persona che mi ha veramente aiutato ...
e hai capito la mia voglia di mettermi in gioco.




Talvolta ci sono parole donate che diventano versi, poesia, gratitudine pura.

Grazie A.

Sono io che ti ringrazio per avermi donato l’opportunità di dare al nostro incontro una significato profondo, prima ancora che un senso di ricerca e di pratica utilità.

E ringrazio Dio, l’Universo e quanto c’é di Superiore per questa ricchezza che si fa gioia reciproca, condivisa.

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Citazione by A.M.A.

Immagine by Pixabay: La gioia

Testo in versi by A.M.A.


Sappi …

I’m on your side, sono dalla tua parte

Quando sei affaticato e ti senti inutile o piccolissimo. 
Quando vorresti piangere ma non riesci a farlo e ti senti bloccato, come fossi congelato dentro, sappi che io ci sono. 
 Ci sono sempre stato, anche quando non lo credevi possibile.

Quando le situazioni si presentano difficili, dure, a prima vista insuperabili e pare non ci sia nessuno ad aiutare o ad ascoltare, sappi che io ci sono.
Ci sono, come un ponte sopra acque tormentate.

Quando sei veramente giù, quando ti senti solo, quando ti pare di aver sbagliato tutto, quando desideri venga sera e poi la sera diventa difficile amare i pensieri e non riesci a dormire, sappi che io ci sono.
Ci sono, come un ponte sopra acque tormentate.

Quando viaggi e in auto ti senti un’isola, quando soffri e ti sembra che nessuno lo comprenda, quando devi ingoiare torti e tutto pare muoversi contro di te, quando ti sembra di essere fuori dal coro e invece ci sei dentro più che mai, e questo non ti consola, quando ti manca il respiro al pensiero di dover cambiare la tua vita, sappi che io ci sono.
Ci sono, come un ponte sopra acque tormentate.
Ci sono sempre stato, anche quando non lo credevi possibile.

Sappi che puoi partire se lo vuoi.
Fallo, non attendere oltre.
Il tuo momento è adesso. Fai brillare i tuoi desideri.
Io ci sono, come un ponte sopra acque tormentate.
Ci  sono, ma sto indietro e ti guardo le spalle.

Citazione da canzone di Simon & Garfunkel (vedi sotto)

Foto by Pixabay: Garzetta in volo libero

Testo di versi by Gianni Faccin, liberamente tratto da Bridge over troubled water di Simon & Garfunkel


Amici

“E’ bello rimirare oltre le foglie l’imminente”.

Quando si dice amicizia!

Succede che non ti vedi per lungo tempo, e che quando avviene inaspettatamente di incontrarsi tutto si risolva in breve e con scambi superficiali.

Ma non è sempre così.

Talvolta infatti riesci a fermarti veramente e trovi nell’altro quello che pareva non esserci più e che invece c’è sempre stato, solo che era come sopito.

E così avviene un risveglio reciproco e tutto pare magico.

Ti fermi con lui e il tempo si ferma.

E quel che c’è sempre stato ci sarà sempre.

Poi ognuno riprende la propria strada.

E’ l’amicizia, quella cosa che supera ogni limite e che non si aspetta in cambio alcun profitto.

Si mette in gioco continuamente e ti aiuta a credere che ci sia qualcosa di più.

Anche quando guardi verso l’ignoto e non sai quel che sarà.

Guardi avanti e ti senti forte perché insieme si guarda nella stessa direzione.

Ma l’amico non lo vedi, eppure è lì e ti guarda le spalle.

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Citazione e foto by Bruno Zattara (Excalibur Tonezza del Cimone 2019)

Testo by Gianni Faccin


Fede

Manda il tuo pane

Manda il tuo pane sul volto delle acque: perché in molti giorni lo troverai

Sono cresciuto cattolico. Molto cattolico.

Per dirla con le parole di mia mamma, lei “mi ha fatto cattolico“, e secondo il suo senso mi ha cresciuto bene, come persona, con valori importanti, principi strettamente legati agli insegnamenti evangelici. Ma con rispetto dei valori umani più che dei dogmi inculcati.

Mia mamma è cresciuta in un ambiente che mi sento di definire ortodosso, che l’ha portata però ad uno sviluppo interessante per i suoi tempi, infatti ha cercato di applicare nella realtà il suo “credo” senza fermarsi alle parole o alle dichiarazioni. Mettendoci sempre anima e corpo, e pagando di persona, sia nella società sia in privato.

Mia madre mi ha trasfuso il senso di ribellione, verso tutto ciò che tende ad essere imposto. Un senso molto interiore, ma che tende continuamente a fluire. Per me è proprio così, come lo è ancora oggi per lei che è molto presente nonostante l’età avanzata.

Questo ed altri sensi – consapevoli – non mi impediscono di credere.

A chi mi ha chiesto, di recente, se ho fede in Dio e perché, ho risposto affermativamente. Ho fede perché ho tanti dubbi, forse ne ho più oggi che in passato. Questo si spiega con il fatto che più passa il tempo e più mi faccio domande. Alle quali cerco anche di rispondere. Secondo me avere fede è collegato all’essere generosi ed aver fiducia in qualche cosa di misterioso, che nulla ha a che vedere con le cose programmate o certificate. Ho trovato bellissimo uno passo tratto da un libro di De Luca che parla dell’offerta generosa e che spiega bene quello che intendo. Eccola a seguire.

“Sì, troverai quella singola offerta spontanea, insensata, la troverai ricevendola in cambio molte volte, in molti giorni. Non ti verrà restituita secondo una semplice simmetria, secondo il ragionevole postulato della fisica per cui a ogni azione corrisponde un’azione uguale e contraria, non ti verrà corrisposta come un prestito o un rimborso, ma la troverai moltiplicata nei giorni. Perché la grazia aggiunge di suo e largamente a ricompensa di chi offre il proprio pane alla corrente. Al generoso restituisce col soverchio. …c’è una legge misteriosa di Dio che somiglia a quella di natura per la quale il seme gettato dal contadino sulla superficie della terra ritorna, nel tempo, ingigantito in pianta, in albero, in raccolto”.

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Citazione by Qohelet 11.1

Brano citato by Erri De Luca (Kohèlet/Ecclesiaste – Ed Feltrinelli 2018)

Foto by GiFa 2020