Sub

Dalla nascita l’uomo porta il peso della gravità sulle spalle. Ma sotto la superficie dell’acqua siamo liberi.

In quegli anni si andava tutti insieme al mare. Qualche volta con la famiglia allargata e qualche volta solo noi tre, meno frequentemente.

Coppia affiatata con un figlio che cresceva a vista d’occhio.

Si riusciva ogni tanto a fare le vacanze senza presenze di altri, amici o parenti, trovando una dimensione intima e decisamente calda tra noi, perché andavamo d’accordo, anche se non su tutto.

Ma il mare non era più quello di un tempo, era un mare speciale, non vicino alla nostra laguna, anzi lontano, e famoso per le acque cristalline e la bandiera blu.

Era un mare che lambiva le coste di centro Italia o meridionali. Coste di regioni a noi poco note.

Fu in una di quelle volte, che imparammo una cosa inaspettata e decisamente straordinaria.

Partecipammo ad un corso breve di immersione subacquea.

Ci trovavamo in Puglia, alle Isole Tremiti, e i timori ci inchiodavano nell’aderire al corso.

Eravamo entusiasti ma assai intimoriti. D’accordo sapevamo nuotare, ma non eravamo dei provetti. E poi immergersi così non era da tutti i giorni.

La follia di fare una cosa fuori dagli schemi, un po’ estrema per noi, essendo neofiti, ci ha spinto a non escludere l’invito che gli organizzatori avevano rivolto ai turisti di turno. E successivamente ad aderirvi, perché non si può sapere ed apprezzare se non si prova.

Mia moglie decise di non partecipare, accontentandosi di fare nuoto di superfice usando maschera e boccaglio, con l’unico scopo di osservare il fondale marino e la rispettiva fauna.

Noi due invece andammo avanti, incoraggiandoci l’un l’altro. Dopo le lezioni di teoria, molto dettagliate ed interessanti, ci immergemmo guidati da una tutor molto brava e gentile.

Ricordo che, stando tra noi, ci teneva per mano perché voleva essere sicura della buona riuscita della prima esperienza in profondità.

Le bombole pesavano e facilmente ci accompagnarono a circa 20 metri sotto.

Fu bello e difficoltoso stare in equilibrio a quella profondità e contemporaneamente gustare quanto ci circondava e ci passava davanti agli occhi.

Fu anche triste ritornare in superficie, e nel contempo stupendo poter fare questa esperienza insieme. Non la dimenticheremo mai.

Fin qui la descrizione della circostanza.

In me rimane molto chiaro il ricordo di aver vissuto, per circa un’ora, quella sensazione di stare in una bolla quasi silenziosa in cui si potevano udire solo i nostri respiri collegati al respiratore e le bolle d’aria che venivano espulse. Era una bolla che sembrava un altro mondo, il cosiddetto mondo silenzioso (*) descritto da noti esploratori subacquei.

Che emozioni!

Ricordo la gioia di far parte di quella piccola spedizione, di poterlo fare insieme a mio figlio. Ricordo la paura che ci potesse succedere qualcosa e, nello stesso tempo, il senso di calma al pensiero che eravamo scortati da una brava sub.

A parte tutto ciò, il ricordo oggi più forte, molto gradevole, è quella sensazione di libertà per essere in profondità sotto la superficie d’acqua, poter vedere dei fondali bellissimi e sentire una piacevole distanza da tutto il mondo noto.

Non perché uno specifico allontanamento fosse necessario, ma per la possibilità di una pausa speciale, condita da aspetti di novità e di scoperta in un contesto naturalistico di prim’ordine.

Oggi non so ancora se provai soltanto io quelle emozioni e quelle sensazioni. Quello che so è che ritornando a fare “snorkeling” tutti e tre riprendemmo ad immergerci con una nuova consapevolezza.

Non soltanto nuotare, ammirare, esplorare, spingersi giù a scrutare da vicino, ma anche ricercare quella “bolla silenziosa” che può meglio contenerci, mettendoci in una situazione di calma in cui contattare le nostre emozioni primordiali, e ritrovare noi stessi.

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Auspicio: “possiamo presto tornare al mare e vivere le stesse emozioni”

Citazione: Jacques Yves Cousteau

Immagini: Pixabay – Immersioni subacquee I e II

Riferimenti: Il mondo silenzioso, J.Y. Cousteau – Frédéric Dumas – Oscar Mondadori (*)

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Scrivo …

Il fatto

Quale è il fatto? Il fatto è che quando scrivo sono felice.

 Scrivo e mi sento nel qui e ora.
 Scrivo e sento tutto me stesso e mi sento pieno di questa intimità come non mai.
 Scrivo, penso e mi ascolto.
 Sono ribelle, ma equilibrato.
 Sono matto, ma non troppo,
 Sono solidale, sempre.
 Sono senza limiti, ma entro un confine.
 Sono misurato, ma senza dubbi.
 Sono bambino, quanto basta.
 Sono maturo, ma senza essere arrivato.
 Sono cercatore, ma senza fretta.
 Sento tutto me stesso in un incrocio senza semafori, in cui avviene                             l’incontro delle mie identità. 

Citazione by Gianni Faccin

Foto GiFa 2013: Autoritratto in ufficio (Cariverona Thiene Piazza Chilesotti)


Distanza fisica, vicinanza …

E’ pur vero che, soppesando a braccia incrociate il pro e il contro, facciamo ugualmente onore alla nostra condizione. La tigre si precipita in aiuto dei suoi congeneri, senza la minima riflessione… Che stiamo a fare qui, ecco ciò che dobbiamo chiederci. Abbiamo la fortuna di saperlo.

Mi chiedo spesso in questo periodo, è possibile un avvicinamento fisico tra le persone? Una distanza che sia limitata, che sia una vicinanza nuova?

Non tanto per protesta verso le autorità che impongono distanziamenti vari, e non tanto per reagire a qualcosa di spiacevole ed imposto, ma per “rilanciare” veramente le sfide personali con fiducia verso il futuro, con ritrovato entusiasmo.

Naturalmente nel rispetto delle regole, giorno per giorno in vigore. Questo perché è uno dei modi, in questa situazione, di portare rispetto verso se stessi e verso gli altri.

Tutto il resto è sceneggiata o la narrazione di altro.

Credo sia importante adoperarsi, ognuno per la sua parte, cercando di ricucire strappi, ritrovare abbracci, incontri. Ridare vita a relazioni interrotte, contatti online, saluti digitali, sguardi desiderati e rinviati.

È possibile? La riposta è sì.

Certo – per ora non sarà più come prima – ma non credo sia utile restare nell’assurda posizione di pessimismo e di aspettare ci pensi Godot, quando Godot arriverà. Se arriverà.

Credo che alcune strade si possano percorrere.

Innanzitutto le moltissime opportunità che ci vengono proposte dalle nuove tecnologie.

L’incontrarsi in rete toglie tanti punti forti a cominciare dall’uso dei nostri sensi. In una videochiamata non posso esercitare il tatto, che è sponsor ed artefice della maggior parte delle emozioni primarie. Non posso esercitare il gusto né l’odorato. Posso solo ricorrere all’udito e alla vista, e spesso con difficoltà, per motivi puramente tecnici (per es. rete internet non adeguata) o comportamentali. Ma questa strada ci porta fortunatamente a superare ostacoli di distanziamento fisico che diversamente potremmo inventare solamente con il nostro vecchio telefono.

La mia esperienza degli ultimi video incontri ha portato me e molti altri ad essere collegati a grandi distanze, in un caso con una persona residente in Turchia, in un altro caso tra persone residenti in varie zone del Veneto, infine in un altro caso – il più recente – con una persona che risiede in Puglia.

Senza ricorso ai mezzi tecnologici, che all’estero sono sviluppati da anni, noi non ci saremmo facilmente incontrati anche senza le restrizioni e le paure del Covid-19.

Una collaboratrice ed amica, in occasione di questa pandemia ha messo in piedi stabilmente qualcosa che già funzionava. Dal Veneto si collega settimanalmente con un gruppo di persone che vivono negli USA. Sono tutte donne che risiedono in diversi stati americani e che neanche tra loro potrebbero riunirsi in presenza, se non occasionalmente.

Credo sia importante dare valore a questa opportunità di incontro, senza pretendere che sia la modalità migliore o quella preferita.

Credo sia importante l’obiettivo: favorire una vicinanza tra le persone, anche se diversa.

Poi c’è anche la possibilità dell’incontro ravvicinato fisicamente, che va valorizzato. Ma su questo tornerò in un altro momento.

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Citazione by Samuel Beckett (da En attendant Godot – Oscar Mondadori 1970)

Foto by Facebook a cura Csv Vicenza (da corso formazione)


S. Natale 2020 …

Io-Tu-Noi

Qui nella casa in cui sono nato e in cui ho vissuto, qui con mia moglie e mia madre vicine, per me oggi è Natale. Sento ogni momento della giornata come una tregua dei pensieri e delle preoccupazioni pur presenti, dunque come una pausa di festa tutta mia, tutta nostra.

L’idea e il desiderio di questo blog, da tempo in gestazione, sono venuti a maturazione durante la recente ricorrenza del S. Natale.

Tutti ci ripetiamo da mesi, che l’anno appena trascorso ce lo ricorderemo per sempre. Non ci sono dubbi al riguardo.

Il 2020 è stato anche l’anno degli slogan, come “Andrà tutto bene”, “Restiamo a casa”, “Ripartiamo”, e così via.

In realtà possiamo pure raccontarcela, ma temo che non andrà tutto bene, per quanto continueremo a restare a casa e a ripartire.

Ci sono troppi aspetti da chiarire, non solo di tipo sanitario, e ci sono troppe contraddizioni e punti deboli in noi che la pandemia ha fatto venire a galla.

Punti talora oscuri su cui dovremo lavorare a lungo.

E il Natale appena trascorso rimarrà nelle nostre menti e nei nostri cuori come un momento veramente particolare e contrastato. Non fosse altro che per la evidente forte conflittualità tra i desideri e i bisogni di festa, di riposo, di vacanza, e anche di ritrovo tra persone che aspirano a stare finalmente insieme, da una parte; e le paure derivanti dal rischio di contagio reciproco accompagnate dalle tensioni derivanti dall’imposizione di non incontrarsi, di non avvicinarsi, per usare un verbo abusato, di non “fare assembramento”, dall’altra.

Un momento che pare interminabile, in uno scenario fatto di crescenti situazioni di sofferenza fisica e morale, di distacco fatale tra persone della stessa famiglia o parenti o amiche.

Io invece ho avuto la grande fortuna di ritrovare la mia famiglia, pur colpita inaspettatamente dal virus, nei giorni che hanno preceduto il Natale.

E potrei gridarlo forte: è stato un momento di grande preoccupazione, ma giorno per giorno anche di grande condivisione, vicinanza e sollievo per tutti noi.

Una vicinanza imprevista, ma inevitabile per poter prestare assistenza, come nel caso di mia madre.

Di tutto questo sono grato.

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Citazione by Gianni Faccin

Immagine by Pixabay: Donna in attesa