Pranzo di Natale

“Stare insieme” è il regalo più bello.

Sì, dopo tanti Natali credo sia questo il regalo più bello. E siamo fortunati se oggi possiamo affermarlo. Il pensiero corre ancora e sempre a tutti coloro che non possono neanche immaginare di “stare assieme” a qualcuno. Per chi è fortunato, non si chiude qui. Occorre impegnarsi. Non è tutto scontato.

Penso al pranzo o alla cena di Natale, tante sono infatti le varianti, un po’ come nei virus.

Spesso avviene infatti che sia questa l’occasione unica dell’anno per un ritrovo di familiari, parenti e anche accompagnatori occasionali (il moroso o la morosa, nel senso di fidanzati).

Il rischio sempre più grande, proprio come raccontato in alcuni film anche recenti, tipicamente francesi, è che l’unica occasione di ritrovo dell’anno corrente si trasformi in una resa dei conti. Questo perché ogni partecipante alla festa ha la sua versione da far vedere e da far prevalere.

Un noto pedagogista (*) si chiede: … Possibile che proprio durante il pranzo di Natale ci siano i soliti litigi per motivi futili e banali? Perché proprio a Natale si scatenano le peggiori bagarre in famiglia? Forse apparirà una cosa strana e paradossale, ma invece sarebbe presente nel menù di molte famiglie in queste occasioni di festa e ritrovo sotto l’egida del Santo Natale. L’autore citato prosegue: … è proprio nei momenti in cui le aspettative sono più alte che si nascondono le peggiori insidie. A Natale la tradizione vuole che tutti i figli stiano vicini ai vecchi genitori, ma non sempre questo desiderio è condiviso dai figli stessi. E spesso in molti vivono il Natale come un obbligo e non come una libera scelta. Sono due i motivi che rendono il pranzo di Natale un momento delicato e difficile per le relazioni familiari. Il primo è legato al fatto che il livello di intimità è molto alto perché il Natale viene condiviso con le persone a cui siamo più legate. E sappiamo che l’intimità spesso apre le porte a possibili conflitti basati sull’eccesso di conoscenza dei reciproci difetti. Il secondo è che il Natale è uno degli obblighi più inderogabili della nostra cultura, soprattutto quella italiana, che è particolarmente legata ai legami di appartenenza familiare. Infatti c’è la sorella che nella vita non ha avuto la stessa fortuna degli altri fratelli, che magari non ha avuto figli, mentre gli altri ne hanno avuti tanti. Oppure il fratello che da sempre si sente poco considerato dai genitori. La nipotina adolescente che proprio nel giorno di Natale vuole riscattarsi davanti agli occhi degli altri componenti familiari. E via così in un susseguirsi di incontri e scontri, un rituale di comunione che spesso rischia di diventare un percorso impervio e difficilissimo. Inevitabilmente il pranzo di Natale risveglia i tasti dolenti dell’infanzia e le ferite più antiche che caratterizzano tutte le relazioni familiari. 

Che fare, dunque?

Beh, credo che sia interessante non lasciare tutto all’improvvisazione, anzi è meglio decidere responsabilmente di impegnarsi su questa cosa che, a mio parere, va posta al centro delle festività e, comunque, in ogni incontro umano.

L’approccio potrebbe essere di rallentamento e di iniziativa, che possono benissimo andare a braccetto.

Rallentamento prevede il tenere una “distanza” dagli eventi e dalle parole. Per esempio essere attenti ai commenti e alle battute, non esagerare, tralasciare i giudizi che sgorgano facilmente per la grande confidenza che può intrappolare facilmente. Invece l’occasione, che è anche rara, può servire per conoscere meglio i cambiamenti nelle altre persone. Rallentamento anche nella tipica situazione che ci vede mettere sempre al centro dell’attenzione con atteggiamenti provocatori o di puro ed inutile esibizionismo. Di sicuro possono divertire, ma altrettanto possono essere sgraditi a più di qualcuno.

Iniziativa significa essere autentici e semplici, ma non sprovveduti. Un ruolo importante hanno gli organizzatori del pranzo o della cena. Infatti è fondamentale che tutti si sentano accolti e importanti in modo che siano a proprio agio, anche quelli più riservati. Altro aspetto fondamentale è di dare l’esempio nell’ascoltare i discorsi di tutti i partecipanti. Impegnarsi ad essere curiosi uno dell’altro, facendo domande e ascoltando con il cuore.

Insomma che senso ha ritrovarsi insieme a Natale (ma non solo a Natale, aggiungo), se non ci si impegna nell’attenzione reciproca. Il pedagogista sopraccitato dice che: Anche il pranzo di Natale, dunque, può essere un’ottima occasione per imparare ad affrontare le contrarietà relazionali, un obiettivo importante per tutti noi, che viviamo in una società sempre più complessa e narcisistica, in cui le persone hanno sempre maggiori aspettative verso se stesse e verso gli altri.

Allora sì che ha senso festeggiare e scambiarsi gli auguri.

Oggi, 25 dicembre 2021: Buon Natale e buone relazioni!

Pranzo di Natale
Niente da dirsi?

Citazione: da https://www.donne.it/natale-famiglia-tradizione-intramontabile/#gref

Immagine di chiusura: foto da La buche, film sul Natale del 1999 di D. Thompson by La Première Fr.

Immagine in evidenza: Pranzo di Natale da https://www.donne.it/natale-famiglia-tradizione-intramontabile/#gref

Riferimenti: (*) da Come gestire i litigi del pranzo di Natale di Daniele Novara, scrittore e pedagogista – fondatore e direttore del Centro Psicopedagogico per l’educazione e la gestione dei conflitti di Piacenza


Quando verrà Natale …

Ogni bimbo che nasce ci porta la notizia che Dio non si è ancora stancato degli uomini.

Ecco che ci risiamo. Da almeno venti giorni siamo nel pieno dell’attesa del Natale. Per chi crede in questa ricorrenza annuale c’è un alto valore umano richiamato da alti significati. Per chi non crede … non so.

Si chiama Avvento questo periodo, che significa “venuta” ma che viene meglio interpretato come “attesa”. Attesa del Signore.

Eppure si ripete ogni anno una liturgia a cui quasi tutte le persone sottostanno. Credenti e non. Ricreare la magia del Natale: luci nelle luminarie cittadine, ornamenti, l’albero, i regali (spesso subiti nel predisporli come anche nel riceverli), gli auguri a raffica, riempiendo i telefonini di messaggini frettolosi e i social di immagini ad effetto, pranzi e cene, ritrovi, babbi natale, renne, elfi, euforia e luci, tante luci … Ma che significa tutto questo?

A Natale siamo tutti più buoni o più invasati?

C’è sicuramente una miscela di tradizioni e di significati non soltanto religiosi in questo fenomeno, significati che percepisco in forte crollo, anche tra i non più giovani. Quello che lega ancora insieme il composto natalizio è l’approccio consumistico che ci riguarda tutti passando trasversalmente nel mucchio. E’ la civiltà dei consumi che ci abbaglia e attira con le sue luci intermittenti, come raccontava già nel 1963 Italo Calvino (1). E’ stata una grande manipolazione di massa che ancor oggi ci fa vivere il Natale come una grande “sagra”, nonostante gli enormi problemi che ci portiamo addosso tutti.

Quel che mi colpisce ogni anno sempre di più è quanto questa cosa sia fugace. Corriamo come matti fino alla vigilia, per esempio per far sì che sia tutto perfetto, tutto a posto, ogni regalo preparato, e poi celebriamo il giorno della festa e tutto finisce lì in poche ore. Il giorno dopo si riprende la solita vita, come nulla fosse accaduto.

Ma gli auguri ce li scambiamo per fare un buon pranzo in famiglia o per quale altro motivo?

Personalmente mi sono stancato di queste cose. Anche io sono attratto dal clima magico del Natale, ma sento dentro di me di detestare ogni ipocrisia e ogni sovrastruttura che accompagna questa ricorrenza, falsità di ieri e di oggi.

Per Natale anche quest’anno desidero un cambiamento. Gli auguri voglio scambiarli, ma non per abitudine …

Un noto cantautore d’altri tempi scrisse e cantò una canzone emblematica, per quanto provocatoria già nel 1974: quando verrà Natale tutto il mondo cambierà … Tutto sorriderà (2).

In effetti mi aspetterei fosse così, leggendo il testo in positivo. Riuscire noi umani ad essere meno disumani, proprio a cominciare dal Natale, che altrimenti si conferma essere solo un momento di pausa, di riposo e di grande manipolazione, fatta e subita. Per una cifra di persone una festa che mette a posto la coscienza e i rapporti familiari, ma che rappresenta un allenamento preparatorio alla grande sagra in arrivo, quella dell’ultimo dell’anno, con la gente prevalentemente fuori di sé. Imbriacatura generale. Evasione illusoria dal quotidiano reale.

No, si puà fare di meglio.

Il primo passo che tutti possiamo fare è dare attenzione agli altri. Proprio in occasione del Natale. E poi proseguire a farlo …

Mi piace riportare una frase di un noto cardinale italiano (3) che è un chiaro invito: Santifichiamo così il Natale. Ognuno di noi programmi un gesto di bontà, un passo per far pace con qualcuno al quale abitualmente voltiamo le spalle; ognuno prepari un’iniziativa per asciugare una lacrima e sentirà nel cuore la stessa gioia che provarono i pastori quando videro il Figlio di Dio nella povera mangiatoia di Betlemme.

E’ un invito-proposta che pare non essere molto complicato, di certo è di grande impatto. Così quando verrà Natale tutto il mondo inizierà a cambiare!

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Attesa, paura e disperazione

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Citazione: Rabindranath Tagore – poeta

Immagini: momenti tratti dal film The Unforgivable (2021) by Netflix – immagine sopra: attesa, paura e disperazione in Katherine (A. Franciosi); immagine in evidenza: tristezza e dolore in Ruth (S. Bullock).

Riferimenti: (1) Marcovaldo ovvero le stagioni in città, Italo Calvino – Einaudi; (2) Quando verrà Natale in album omonimo del 1974 di Antonello Venditti; (3) citazione del Card. Angelo Comastri.


Distanza? Festa?

Natale a distanza

Natale… Luci e colori. Persone e gruppi. Incontri. Segni di festa. Relazioni interrotte, contatti online, saluti digitali, abbracci desiderati e rinviati. Elenchi di persone a cui dedicare un pensiero e scrivere gli auguri… L’occasione per contare chi conta veramente. Natale…

Ho riflettuto molto in questo periodo sul significato di alcune parole e sul modo in cui le usiamo. Per esempio sulla parola “distanza” e sulla parola “festa”.

Veniamo, come sappiamo, dall’ultimo mese dell’anno, solitamente costellato di momenti di festa sia di ordine religioso sia di ordine civile o legato al folklore, non solo locale.

Eppure è la parola “distanza” che ha caratterizzato meglio dicembre, come pure l’intero anno che abbiamo appena archiviato.

Questa parola deriva dal latino distàntia e rappresenta lo spazio che intercorre tra una persona e un’altra come tra un punto e un altro. Nelle enciclopedie poco troviamo in tema di distanza sociale. Mentre molto troviamo circa gli aspetti astronomici, geografici, geometrici, architettonici, legali, ecc.

Non nascono quindi soltanto nuove definizioni, ma anche e soprattutto un nuovo oggetto di studio e ricerca, con implicazioni multidisciplinari che riguardano salute, psicologia, medicina, sociologia, economia, antropologia per dirne alcune.

Al contrario, c’è molto materiale nelle enciclopedie con riguardo alla parola “festa”. Una parola scandita spesso di recente, ma con la quasi consapevolezza che non sarebbe stata la solita festa a rallegrarci.

Festa, dal latino festus, ossia gioioso, è il nome assegnato al giorno o al periodo di tempo destinato a una solennità, al culto religioso, a celebrazioni patriottiche o d’altro genere, spesso collegato al ritmo delle stagioni o al compiersi di determinati periodi di calendario. Momento di aggregazione, durante il quale si recupera il senso di appartenenza a una comunità, la f. è spesso anche una temporanea sospensione dell’ordine che regola la società.

Si fa riferimento ad una abitudine consolidata in tutti i gruppi umani e pare che il concetto di fondo sia quello di una separazione tra un tempo sacro e un tempo profano, che si realizza, oltre che mediante pratiche rituali, attraverso forme istituzionali di comportamento diverse da quelle abituali, riguardanti abbigliamento, alimentazione, attività lavorative, osservanza di divieti ecc. Talvolta legate a occasioni episodiche, le f. sono più spesso strettamente connesse al tipo di calendario seguito dai vari popoli, a sua volta collegato con il particolare tipo di civiltà (agricola, urbana, di caccia e raccolto).

E’ molto interessante che ci rendiamo conto, confrontando queste due parole e i loro significati, di come sia già cambiato il nostro approccio e il contesto in cui siamo inseriti, contesto che possiamo osservare attivato, pur in maniera diversificata, sia nella realtà micro sia su scala mondiale.

Mi chiedo: dove ci sta portando tutto ciò? Che cosa possiamo fare noi? E poi: sapremo abitare la distanza?

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Citazione by Gianni Faccin

Fonti: Enciclopedia Treccani – Unaparolaalgiorno.it

Immagine by Pixabay: Folla in festa


S. Natale 2020 …

Io-Tu-Noi

Qui nella casa in cui sono nato e in cui ho vissuto, qui con mia moglie e mia madre vicine, per me oggi è Natale. Sento ogni momento della giornata come una tregua dei pensieri e delle preoccupazioni pur presenti, dunque come una pausa di festa tutta mia, tutta nostra.

L’idea e il desiderio di questo blog, da tempo in gestazione, sono venuti a maturazione durante la recente ricorrenza del S. Natale.

Tutti ci ripetiamo da mesi, che l’anno appena trascorso ce lo ricorderemo per sempre. Non ci sono dubbi al riguardo.

Il 2020 è stato anche l’anno degli slogan, come “Andrà tutto bene”, “Restiamo a casa”, “Ripartiamo”, e così via.

In realtà possiamo pure raccontarcela, ma temo che non andrà tutto bene, per quanto continueremo a restare a casa e a ripartire.

Ci sono troppi aspetti da chiarire, non solo di tipo sanitario, e ci sono troppe contraddizioni e punti deboli in noi che la pandemia ha fatto venire a galla.

Punti talora oscuri su cui dovremo lavorare a lungo.

E il Natale appena trascorso rimarrà nelle nostre menti e nei nostri cuori come un momento veramente particolare e contrastato. Non fosse altro che per la evidente forte conflittualità tra i desideri e i bisogni di festa, di riposo, di vacanza, e anche di ritrovo tra persone che aspirano a stare finalmente insieme, da una parte; e le paure derivanti dal rischio di contagio reciproco accompagnate dalle tensioni derivanti dall’imposizione di non incontrarsi, di non avvicinarsi, per usare un verbo abusato, di non “fare assembramento”, dall’altra.

Un momento che pare interminabile, in uno scenario fatto di crescenti situazioni di sofferenza fisica e morale, di distacco fatale tra persone della stessa famiglia o parenti o amiche.

Io invece ho avuto la grande fortuna di ritrovare la mia famiglia, pur colpita inaspettatamente dal virus, nei giorni che hanno preceduto il Natale.

E potrei gridarlo forte: è stato un momento di grande preoccupazione, ma giorno per giorno anche di grande condivisione, vicinanza e sollievo per tutti noi.

Una vicinanza imprevista, ma inevitabile per poter prestare assistenza, come nel caso di mia madre.

Di tutto questo sono grato.

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Citazione by Gianni Faccin

Immagine by Pixabay: Donna in attesa