Anche le panche hanno un’anima

Torno a parlare di panche e panchine e con questo pezzo chiudo la serie …

Una mattina, al mio risveglio, mentre preparavo il caffè, notai come la vecchia panca ancora in buono stato, si fosse leggermente spostata dal suo posto abituale, vicino ad un albero amico, forse per prendere una pausa. Non mi sono preoccupato della cosa perché è capitato spesso che qualcuno la spostasse di qualche metro per trovare una migliore posizione panoramica. E’ divenuta una consuetudine che si ripete ormai da anni annorum.

Sta di fatto che da qualche tempo un tagliaboschi lavorava a ripulire lo spazio circostante e confinante con il sentiero che dà accesso al bosco ceduo di pini e abeti. Ogni giorno alla stessa ora, quando mi accingevo a preparare la moka per il caffè, iniziava il lungo e intermittente lamento della motosega, certamente un fastidio da vicino, ma una simpatica compagnia sonora da lontano che comunica che “c’è attività, ergo c’è vita”.

E’ bello osservare come quel sentiero, dapprima libero e distinguibile da lontano, si addentri dolcemente nel folto della boscaglia che gradatamente diventa come una grande parete rocciosa frastagliata e colorata di verde di svariate lucenti tonalità, man mano che si alza il sole.

Recentemente sono successe alcune cose che mi hanno confermato quanto già pensavo in passato: anche le panchine hanno un’anima.

Circa dieci giorni or sono il taglialegna agì con forza sull’albero amico. Ne fece legna da ardere. Quella pianta, forse malata, non c’è più. Rimangono i suoi pezzi diligentemente accatasti nelle vicinanze a fare legnaia. Non me ne accorsi subito ma a cose fatte.

Dispiace quando avvengono fatti così definitivi, ma è il senso del “ceduo”. E poi mi sono chiesto: e la panchina sua compagna di vita?

Infatti anche la panchina non era più nella zona usuale, si trovava più in alto lungo il sentiero quasi all’imbocco del bosco. Nell’immediato mi è parsa una fuga, ma non volevo drammatizzare.

Senza tirare conclusioni ho deciso così di controllare la nuova escalation giorno per giorno, anche perché il punto in questione, pur essendo lontano, si trova ben visibile esattamente di fronte al mio punto di osservazione.

E’ così che oggi, mentre scrivo, siamo agli inizi di settembre, ecco una nuova sorpresa: la panchina è sparita, se ne è andata, ha cambiato posizione perché probabilmente non ha accettato l’affronto fatto all’albero amico e secondariamente a essa stessa.

Ho chiesto in giro. Chi mi ha preso sul serio stando al gioco ha detto che forse si è stufata di essere usata, di essere spostata a seconda dei comodi altrui. Di essere allontanata dal suo habitat naturale, di non essere rispettata nei suoi spazi personali.

Non stento a credere a queste possibilità, ma mi sembra più credibile che la vecchia panchina abbia cambiato idea e si sia spostata in altra zona ove vi fosse più sintonia tra le componenti della natura.

Legno chiama legno?

Il problema è che ora ci sono sempre meno persone sulle panchine?

Troppi segreti da portare? Infatti si dice che i parchi siano pieni di segreti: sentono le confidenze che si fanno gli innamorati, gli amici e le persone che si incontrano sulle panchine.

Troppe incisioni da far male? O troppe stronzate condivise?

Sopra la panca la capra campa? Sotto la panca la capra crepa?

Difficile da dire.

Io non so cosa sia effettivamente successo, però ne possiamo derivare che anche le panche nel loro legno hanno un’anima.

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Citazione e immagina a cura di GiFa2022


Siamo fuori di testa ma diversi …

Ha vinto la politica-politicante e non è la prima volta. Possiamo fare sia l’ultima?

Torno ancora sul tema di questi giorni.

Tema che grazie ai siparietti stile “Muppet Show” (1) è subito stato posto in evidenza in ogni occasione, dalle tv alle testate giornalistiche, passando sopra alle emergenze, quelle vere che tocchiamo tutti con mano. (2)

Otto giorni fa scrissi in questa sede del forte pericolo di un autolesionismo italiano mirato. (3)
Purtroppo abbiamo constatato che si è realizzata la manovra di molti politicanti che secondo l’ordinamento vigente ci rappresentano al di là degli schieramenti di parte. A parte che in estrema sintesi li possiamo contare su di una sola mano. Ora è importante tener vivo il ricordo di quanto è successo. Io sento il bisogno di sollevare la questione almeno tra i miei lettori, pochi ma buoni. E per me stesso. 

Credo che il titolo (4), noto per altri motivi, possa rappresentare il mio sentire rispetto a questi politicanti: personaggi fuori di testa ma diversi sicuramente da quanto vorrebbe realmente la stragrande maggioranza degli italiani.

Innanzitutto una precisazione sul termine “politicante”. Dice la Treccani: Chi svolge attività politica con scarsa competenza, per lo più con mire ambiziose e per trarne vantaggi personali. I soliti p.; i pda piazzada caffèda strapazzo. Per estensione, persona faziosa e intrigante, dedita agli intrallazzi. Interessanti alcune definizioni celebri: i p., che hanno sempre in bocca le grandi e nobili parole e la solenne indignazione (B. Croce), gli arrivisti, i pdell’arte, gli ambiziosi di bassa specie (Cardarelli). Faccio notare come si intenda i politicanti e non i politici, su questo solitamente si generalizza un po’ tutti.

Considero attualissime queste note celebri, in fondo le storie si ripetono nel tempo. E appunto per questo sarei dell’idea di non sottovalutare l’attuale momento.

I cosiddetti calcoli da orticello personale hanno comunque prevalso e, senza voler distinguere tra buoni e cattivi, mi sento di sottolineare come avanzi sempre di più uno scenario comandato dalla pancia e dalle tattiche di alcuni personaggi con la consulenza di qualche genio nascosto. Non ci credo affatto alla circostanza che queste regressioni corrispondano al bene comune degli italiani. Sono giochini da bambini che si accordano per fare le scorribande. E’ qualcosa di estremamente facile da decifrare: l’appuntamento elettorale previsto per la primavera 2023
non si prevede così ghiotto come il momento attuale in cui i sondaggi paiono avvantaggiare qualcuno più di altri. Ecco che si inventa quanto avevo temuto: l’urgenza di chiedere il voto al popolo, che immediatamente si scopre sovrano, pur angariato da un elenco di questioni che i politicanti hanno finora finto di affrontare impedendo ad alcuni politici di procedere. Pare che la responsabilità, stando ai siparietti, sia di tutti e di nessuno (déjà-vu). Non riesco a trovare un senso alla malafede di costoro: hanno tolto l’ossigeno consapevolmente al capocordata vantandosi per la scelta; poi assegnano la responsabilità di questo a chi l’ossigeno ha continuato a fornirlo. Molti di noi corrono il rischio di crederci, se non fanno memoria breve di quanto accaduto. Non credo ci sia solo pancia. C’é molta razionalità legata ai cosiddetti “calcoli di convenienza”. Solo che in questa fase significa cinismo, ossia quell’atteggiamento di ostentata indifferenza e disprezzo nei confronti di valori morali e sociali. (5)

All’inizio ho scritto autolesionismo italiano mirato: già, si tratta di autolesionismo perché è chiaro che si dovrebbe remare tutti assieme, fare le riforme, ma è altrettanto chiaro che questa cosa non soddisfa più la fame di potere di alcuni. Temo che il risultato delle elezioni fissate inevitabilmente in piena estate tra 60 giorni comporterà ancora uno stallo tra forze di partito. Non c’era da anni una situazione che permettesse stabilità vera, altrimenti non sarebbe stato tirato per la giacca “Super Mario”. (6)
L’incapacità enorme delle parti politiche di essere autentici nostri rappresentanti permane. In questi 18 mesi c’è stato un tira e molla tra le parti e al loro interno. Nessuno, mi pare, ha approfittato per una nuova progettualità e nuovi punti di vista unificanti, come cercare realmente il contatto con la gente, con noi. Se non strumentalmente. Mi dispiace ma sarà ancora instabilità in autunno. E’ molto probabile ci troveremo a ricorrere ancora ad un “Super Mario” o come si chiamerà.

Per questo è assolutamente importante “occuparcene”. Al di là dei tanti siparietti che saremo costretti a vedere (Super Muppet, il grande manipolatore, ha già fatto il giorno dopo la crisi promesse ai pensionati di aumento delle rendite in modo da ammaliare non soltanto i pensionati, ma soprattutto la vasta platea di figli e parenti dei pensionati – attenzione sono decenni che vengono promesse le stesse cose), deve esserci chiaro che oggi i “Muppet” ci stanno manipolando e ci provano (Vice Super Muppet ha promesso la riforma costituzionale e un paese con democrazia non più parlamentare, ma non ha detto e non dirà che ci vuole il 67% del consenso per poter procedere alle riforme costituzionali … E in tal caso può contare al massimo, tutto da verificare, sul 25% in solitaria e sul 50% se in buona compagnia).

Dunque, che fare?

Oggi abbiamo in mano la possibilità di dire la nostra. Era ora? Francamente non so.

Resta il fatto che è nello scadenziario a breve.

E dire la nostra è assolutamente il caso. Scegliendo uno spettacolo stabile, i Muppet, oppure tentando un’alternativa che si presenti, speriamo, sui programmi e sui contenuti utili e realistici all’intero Paese. 

Non rassegniamoci. Occupiamocene. 

PS chiedo scusa ai veri Muppet …

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Citazione: by GiFa 2022

Immagini: Marionette 1) e 2) da Pixabay – Attenti a quei due e Puppet 3) da https://theplaylist.net/muppets-haunted-mansion-review-20211007/ – Puppet 4) in evidenza da https://www.theguardian.com/culture/2021/feb/22/the-muppet-show-episodes-given-a-content-warning-on-disney

Note nel testo:

(1) trasmissione televisiva ideata dallo statunitense Jim Henson, andata in onda tra il 1976 ne il 1981. I protagonisti sono dei curiosi pupazzi detti Muppet, dalla fusione tra le parole inglesi marionette (marionetta) e puppet (pupazzo). Jim Henson (animatore materiale anche di alcuni dei protagonisti), già presenza importante del programma Sesame Street (in Italia come “Sesamo apriti”), che ha in parte rivoluzionato il mondo della televisione per bambini, riuscì con questo programma a collocare i suoi pupazzi in una cornice rivolta ad un pubblico di adulti.

(2) ripresa della pandemia, l’aggravarsi della crisi economica, l’impressionante sviluppo della povertà assoluta e relativa che conterebbe 13 milioni di italiani, la crisi energetica, il peggioramento delle opportunità di lavoro e di prospettiva per il mondo giovanile (chi ha tra i 30 e i 40 anni), l’inflazione galoppante in seguito alla crisi energetica, la guerra in corso a 2 ore di volo da noi, la gestione del PNRR, la tutela dell’ambiente (vedi siccità) e molto altro ancora …

(3) autolesionismo italiano mirato: da pezzo in https://abitandoladistanza.com/2022/07/18/anche-le-formiche-nel-loro-piccolo-sincazzano/

(4) Titolo tratto da passo nella nota canzone Zitti e buoni del 2021 dei Maneskin

(5) Definizione di Cinismo da Wikipedia

(6) Super Mario: Mario, nota anche come Super Mario, è una serie di videogiochi prodotta da Nintendo, considerata una delle più popolari, durature e migliori serie videoludiche della storia. L’appellativo di Super Mario è stato dato a Mario Draghi in questa fase di difficoltà del nostro Stato. Prima di lui ci fu un altro Super Mario: Mario Monti che in una fase precedente ricoprì il ruolo di premier. Non si chiamavano Mario ma ricoprirono la stessa funzione Carlo Azeglio Ciampi e Lamberto Dini. Tutti tecnici proveniente dal mondo finanziario (Banca d’Italia, Commissione europea, BCE) e questo la dice lunga su come l’Italia sia già da anni instabile. I veri leader politici sono stati spesso i cosiddetti tecnici, a fronte delle incapacità dei nostri capi di partito.

Titolo: vedi nota (4)


 

Anche le formiche nel loro piccolo s’incazzano …

… D’accordo, ma non basta, serve altro, ben altro …

E’ difficile mantenere la distanza da certe cose.

Credo che dobbiamo smetterla di “pre-occuparci”. E’ il caso che cominciamo finalmente a “occuparci”. A occuparci, anche nel nostro piccolo, di quello che pare essere evaporato: senso di comunità, bene comune, buon senso, dialogo, rispetto, partecipazione, democrazia dei diritti-doveri …

Sto scrivendo questi pensieri di testa, dopo averli sentiti nascere e averli soppesati di pancia, e ora metto nero su bianco. Non li pubblicherò sui social tradizionali perché mi sono reso conto che in quelle sedi il terreno si è ormai inselvatichito ed è divenuto generalmente e diffusamente paludoso, minato, pericoloso, senza senso e senza un sentiero preciso che non sia autoreferenzialità, estremo egocentrismo, vetrinismo-tronismo e spinto narcisismo. Eppoi uno scrive in quella sede e pensa che il gioco sia fatto, mentre invece non è mai iniziato …

La presenza di una massa indistinta avente soprattutto efficacia distruttiva e autolesionistica, impone un vero e proprio “distanziamento” che io non ho difficoltà a praticare. Scriverò diversamente, senza assumere un ruolo da “ex-tastiera”. Quando il pezzo uscirà, tra qualche giorno, gli scenari potranno essere più chiari o definiti, ma in ogni caso il qui e ora evidenzia una situazione che dire appartenente ad una forma di nonsense sarebbe come fare un complimento.

Mi riferisco al fatto che in Italia, è stata annunciata una possibile crisi di governo. I pretesti sono vari tra i quali il progetto per un nuovo inceneritore. Non è mia consuetudine entrare in tali questioni, che in effetti nessuno ama affrontare perché parlarne, sempre che si abbiano tutti gli elementi del caso, significa dividersi e dividere. Poi alla fine nessuno ha ragione perché questi temi apparentemente politici sono troppo complessi e lontani dalla realtà di tutti i giorni per esserci in qualche modo chiari e facilmente gestibili. Appare però chiaro che alla base delle scelte di uscire dal governo ci siano i soliti calcoli pre-elettorali condizionati dai sondaggi (con i dati in calo: se esco dal governo recupero qualche cifra e mi salvo; oppure con dati in crescita: se si va al voto è possibile si riesca a prendere il potere/leggi: andare al governo).

Siamo tutti portati a comportamenti dettati dalla pancia. Questo lo abbiamo in comune tutti. E invece occorre passare dalla pancia alla testa. E questo non è così diffuso, neanche tra chi avrebbe il compito di guidarci.

Sicuramente i prossimi giorni saranno pieni di dichiarazioni, giochi di parte, scarichi di responsabilità, siparietti del tutto simili a certi programmi tv. E’ scontato. E’ un déjà-vu.

Abbiamo a capo del governo un tecnico di grandissima esperienza e stimato ovunque. Un non politico. Una persona che potrà non essere simpatica ma che è molto esperta a livello internazionale e pragmatica. Autorevole. Che cosa ci inventiamo? Invece che lavorare alle necessarie riforme si cerca di mandare all’aria tutto per ribaltare i sondaggi.

Questa modalità, da noi ormai consolidata, dovrebbe farci riflettere a fondo e prendere nuove decisioni ponderate. Il fatto è che la relazione tra base e rappresentanti si è sgretolata (il cosiddetto scollamento è datato, e non da ieri). Dovremmo tutti finirla di dire che c’è sfiducia nella gente, il cosiddetto elettorato. La disaffezione raggiunta, di cui non è maggiormente responsabile l’elettorato, porta a regimi di altra natura. E’ già nelle cose.

Uno dei tanti titoli giornalistici di oggi (15 luglio) recita: Deciso di pancia di abbandonare il governo. Se è veramente così credo sia una cosa vergognosa. Ad ogni modo di testa o di pancia che si tratti, chi ci rappresenta dovrebbe dedicarsi a fare un altro lavoro a cominciare da certi cosiddetti leaders che occupano la scena da molti e troppi anni, oppure dovrebbe studiare, studiare e studiare e fare tirocinio dal basso.

So per esperienza che fare politica prevede due possibilità: la via Politica (con la p maiuscola) e la via della politica-politicante. Il rischio di pesare la seconda rispetto alla prima c’è sempre stato. Sia a livello di governo centrale sia a livello di governo comunale. Il problema è che oggi non si intravede più la prima possibilità, che significa praticare l’arte del compromesso, ossia cedere qualcosa per ottenere un risultato più alto che è per il vero bene di tutti (bene comune) a scapito ovviamente di obiettivi parziali che sono i legittimi traguardi che ogni portatore d’interesse (partito) sostiene e cerca di raggiungere grazie ai voti ricevuti. Oggi prevale la ricerca del bene di parte che purtroppo corrisponde sempre di più al profilo personale di chi viene nominato ad un certo ruolo di rappresentanza.

La situazione, e parliamo di noi italiani, è ad un tal punto di decadenza che in un momento cruciale come quello che stiamo vivendo, sapendo che tra un anno comunque “dovremo” andare a votare, incombenti oggi la ripresa della pandemia, l’aggravarsi della crisi economica, l’impressionante sviluppo della povertà assoluta e relativa che conterebbe 13 milioni di italiani, la crisi energetica, il peggioramento delle opportunità di lavoro e di prospettiva per il mondo giovanile (chi ha tra i 30 e i 40 anni), l’inflazione galoppante in seguito alla crisi energetica, la guerra in corso a 2 ore di volo da noi, la gestione del PNRR, la tutela dell’ambiente (vedi siccità) e molto altro ancora, c’è proprio in questi giorni qualcuno che si permette di togliersi i sassolini dalle scarpe e concretizzare con una crisi di governo il proprio desideratissimo e storico Vaffa!

Questo è assolutamente intollerabile. C’è di che incazzarsi … E abbiamo il diritto di incazzarci, ma non basta, serve altro, ben altro …

Non è neanche utile – per quanto liberatorio – ricambiare il Vaffa!

Invece egregi rappresentanti del popolo fate il lavoro per cui siete pagati e finitela di stare sui social, prendete esempio dall’attuale premier anche su questo.

E noi ricordiamocelo in settembre-ottobre oppure quando sarà, in occasione del voto.

Noi abbiamo soltanto quell’opzione minima. Innanzitutto “occupiamocene” e andiamo a votare e, questa volta, scegliamo bene a chi dare la nostra delega civica.

Altro che chiacchierare sul propagandato interesse del popolo …

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Citazione: GiFa 2022

Immagine: Formiche by Pixabay

Titolo: dal libro Anche le formiche nel loro piccolo s’incazzano di Gino&Michele Ed. Baldini&Castoldi 1995

Precisazione: i libri di Gino&Michele sulle formiche che s’incazzano sono disponibili presso LIBRARSI LIBERI a Schio (https://www.gsmsangiorgio.com/librarsi-liberi/)


Indifferenza?

Credo negli esseri umani …

Considero che l’uomo, in quanto essere animale razionale, maschio o femmina, abbia molte più possibilità di un animale qualsiasi, cane o gatto che sia.

Pare una cosa ovvia , ma non è proprio così.

Sono indifferenti gli animali? Non è agevole rispondere. Anche se coloro che hanno cani o gatti difficilmente hanno dubbi al riguardo. Infatti con gli animali si possono instaurare rapporti del tutto speciali, non di indifferenza. Di certo, da sempre, sono gli esseri umani che sono molto bravi a fare gli indifferenti.

Considero però “indifferenza”, una parola che, come tante altre, penso sia assai manipolata.

Se guardiamo al suo significato etimologico scopriamo un senso diverso da quello che tutti siamo normalmente portati a dare. E se guardiamo invece alle definizioni più o meno titolate che nei secoli più recenti sono state date alla parola, scopriamo generalmente e trasversamente, dal punto di vista ideologico o ideale, una importante e comune connotazione negativa.

Riporto alcune definizioni rilevanti, a quest’ultimo riguardo. Jack Kerouac: Se la moderazione è una colpa, allora l’indifferenza è un crimine. Piero Gobetti: Non può essere morale chi è indifferente. L’onestà consiste nell’avere idee e crederci e farne centro e scopo di se stessi. George Bernard Shaw: Il peggior peccato contro i nostri simili non è l’odio ma l’indifferenza: questa è l’essenza della mancanza di umanità. Kahlil Gibran: Il desiderio è metà della vita; l’indifferenza è già metà della morte. Oscar Wilde: L’indifferenza è la vendetta che il mondo si prende sui mediocri. Anton Cechov: L’indifferenza è la paralisi dell’anima, è una morte prematura. Ezra Pound: Gli indifferenti non hanno mai fatto la storia, non hanno mai neanche capito la storia. Antonio Gramsci: Indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti. Peter Marshall: Un mondo differente non può essere costruito da persone indifferenti.

Considero più aderenti ad una visione positiva descrizioni come le seguenti. Papa Francesco: Siamo una società che ha dimenticato l’esperienza del piangere, siamo caduti nella globalizzazione dell’indifferenza. Leonardo Livati: Il trucco è immedesimarsi nell’indifferenza per scrutare il mondo con occhi imparziali. Attenzione: immedesimarsi, non essere indifferenti che sarebbe il peggior peccato di cui macchiarsi. John Hughes Holmes: L’universo non è né ostile né amichevole. È semplicemente indifferente.

E’ evidente come la parola in questione sia diversamente utile, a seconda del pensiero che si è voluto trasmettere. Indifferenza può essere declinata in molti altri modi che vanno oltre le connotazioni positivo-negativo.

Si potrebbe poi, come per altre parole, affidarsi ad interpretazioni specifiche: religione, psicologia, filosofia, economia. Di certo è facile constatare come sia l’uso comune a favorire la definizione che va per la maggiore. Secondo quanto comunemente si pensa e si dice, spesso con tono di biasimo, l’indifferenza è condizione e comportamento di chi, in determinate circostanze o per abitudine, non mostra interessamento, simpatia, partecipazione affettiva, turbamento e simili (E. Treccani). Nell’ascetica, è lo stato, necessario al conseguimento della vita perfetta, in cui si rinuncia a ogni scelta finché non si conosca la volontà divina per uniformarsi completamente ad essa, e, secondo la filosofia, è lo stato tranquillo dell’animo che, di fronte a un oggetto, non prova per esso desiderio né repulsione; o che, di fronte all’esigenza di una decisione volontaria, non propende più per l’uno che per l’altro termine di un’alternativa (E. Treccani). Un po’ come avviene in economia quando si parla di scelte d’investimento che – pur diverse – comportino lo stesso risultato essendo di fatto perfettamente sostituibili tra loro.

Per finire, sono convinto che sia sempre una questione di scelta. E’ sempre così in tutte le situazioni che abbiamo modo di incrociare. Spesso diamo più importanza a questioni facili e che ci è comodo governare, mentre riusciamo a relativizzare ogni altra questione che ci faccia correre il rischio di sentirci a disagio o semplicemente ci metta in condizione di prendere posizione e di manifestere il nostro pensiero. In tal caso è agevole giocare la carta dell’indifferenza.

Un cambio di rotta è possibile agendo da un altro punto di vista: cercare sempre di fare la differenza.

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Citazione: Credo negli esseri umani – Marco Masini

Immagine: Incontro by Pixabay


Libertà che spinge il popolo

Ho domande che rimangono senza risposte o che cadono nel vuoto … Per esempio è ammissibile oggi essere estremisti di pacifismo come ci insegnerebbero alcuni valori di riferimento? E’ ammissibile credendo in certi valori che ispirano alla non violenza sostenere in qualsiasi modo l’armarmento per difendersi da chi ci colpisce? Come e perché essere neutrali?

Redoute

Ho timori e ho tanti tentativi di risposta e nessuna risposta certa. Ogni richiamo a personaggi del passato, penso a Kennedy oppure a Gorbaciov o ancora a Gandhi e a molti altri, mi porta a dire non tanto che erano tempi diversi, ma che erano leader diversi. I veri leader oggi – quelli che lavorano principalmente per la propria comunità mettendo a rischio la propria vita (come Nelson Mandela, Aung San Suu Kyi, i Dalai Lama, per dirne soltanto alcuni) e che puntano sul dialogo – non esistono più o almeno non si vedono nel presente oppure, se ci sono, sembrano essere inascoltati.

Pare abbiano più seguito, e lo sappiamo bene, gli inventori di fake, gli influencer, gli opinion leader in genere abili manipolatori delle genti, purtroppo per scopi che tendono prevelentemente ad avvantaggiare economicamente o per altre finalità se stessi. E poi quando arriva il grande “distruttore”, leader di morte e infatti, non ostante una diffusa incredulità, egli arriva, anche tutti i manipolatori gli si adattano immediatamente con una capacità che ha del sensazionale.

Ecco allora il fenomeno delle prese di posizione. Anche oggi succede con molta chiarezza, sotto gli occhi di tutti.

C’é chi vuole la pace e manifesta in modo esuberante perché sia la strategia vincente. Solo che chi ha provocato e iniziato una guerra non riceve la richiesta, anzi manda i missili. E quindi? Oltre a manifestare che si può fare?

C’é chi lotta per la libertà e per mantenere la propria democrazia per quanto imperfetta. Come si può dargli torto. Ogni azione tesa a difendersi dall’invasore non può essere criticata aprioristicamente.

C’é chi cerca pretesti utili per mantenersi sulla posizione del “penso per me” e questa è la via più facile e forse più diffusa. Vediamo come va a finire e poi vediamo che cosa ci conviene fare e da che parte stare.

C’é chi sfrutta le amare e tragiche conseguenze della guerra per speculare, per trovare tornaconti mai immaginati, sia economico-finanziari sia di consenso.

E le persone, esseri umani come noi, soffrono e muoiono, siano essi tra la popolazione che subisce l’invasione sia tra gli invasori.

Ma la cosiddetta libertà … non è un bene comune?

Guardando a tante storie passate ritroviamo ancora gli stessi tratti. Perché non vogliamo fermarci e pensarci su, per vedere se c’è una via d’uscita?

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[frammento]

Lei disse: Sapevo che sarebbe morto. Lui: Non potevi saperlo. Si vergognava della sua impazienza. Aveva affittato un elicottero che lo portasse più vicino possibile al confine, zona di guerra. Avrebbe voluto che piangesse, ma lei non piangeva. Non una sola lacrima era uscita dai suoi occhi un’ora prima, quando era andato da lei, con le lacrime che gli rigavano le guance e il telegramma aperto in mano. Lei lo aveva preso, lo aveva letto e poi aveva alzato gli occhi verso di lui da dove era seduta sola sulla terrazza, avvolta nel suo abito bianco. Mentre la fissava aspettandosi che scoppiasse in singhiozzi, la moglie era parsa solo rinchiudersi e i suoi occhi si erano fatti più scuri e più grandi. Gli aveva reso il telegramma e non si era mossa. Lui accese la radio per ascoltare le notizie. La voce del primo ministro entrò nella stanza. Parlava in inglese. In questo giorno decisivo ci troviamo a fronteggiare la più seria minaccia che mai ci sia venuta dalla nostra indipendenza in poi. Ma teniamo alta la testa e fronteggiamo questa minaccia. Abbiamo dietro di noi la forza di una nazione unita. Rallegriamoci per questo e applichiamoci al più grave compito di oggi, che è la difesa della nostra completa libertà e integrità e l’allontanamento di tutti coloro che commettono una aggressione al sacro nostro territorio. La bella voce tremò, si interruppe e poi proseguì. Invito tutti voi, a qualunque religione o partito o gruppo apparteniate, a essere compagni in questa grande lotta a cui siamo stati costretti. Ho piena fiducia nel nostro popolo e nella causa e nel futuro del nostro paese … Poi la voce tacque. Lui non aveva notato che la moglie aveva lasciato la stanza. Ora era ritornata … Lui guardò e si sentì raggelare il cuore. La circondò con le braccia e se la strinse al petto. Sentì la sua guancia umida contro la pelle nuda e, abbassando gli occhi vide che finalmente stava piangendo, con un terribile ritegno ma stava piangendo. L’inserviente volgeva loro le spalle perché potessero sentirsi soli. Poi, non riuscendo più a resistere, fu sopraffatto anche lui dai singhiozzi e corse fuori dalla stanza.

Citazione: by Diario 2022 di Gianni Faccin Gedi 2022

Frammento: by P.S.B. tratto da Mandala – Bur

Immagine: da arttrip.it/eugene-delacroix-pittore-biografia/


Ancora tu …

“… ma non dovevamo vederci più?”

Ancora tu …, nota canzone di un Battisti in fase di ricerca e rinnovamento, per chi se ne ricorda.

Al di là della particolare canzone, il titolo è dedicato ad un altro visitatore dei nostri giorni. Metaforicamente ben rappresentato da un “gatto visitatore”, nuovo per noi e per me, probabilmente trasferitosi da queste parti occasionalmente, come spesso fanno i gatti, senza che ce ne rendiamo conto.

Una modalità cosiddetta “gradita” perché si tratta di visita breve, quasi un mordi e fuggi, e come sappiamo tra gli umani le migliori visite, quelle preferite, sono le visite brevi …

I felini possono ben imparare da noi per come sappiamo comportarci, non necessariamente con atteggiamenti influenzati da principi di buona educazione.

Insomma, ecco un nuovo amico. Forse la fame, la ricerca di contatto e il freddo gelido di questi giorni, lo hanno portato a noi.

Ancora tu
Non mi sorprende lo sai
Ancora tu
Ma non dovevamo vederci più?

In effetti non è del tutto una sorpresa, vederti passare, quasi danzare per il freddo, fare quelle mosse che fanno presagire uno scatto e magari un balzo di un metro e più come fosse niente. Con qualche miagolio sotto tono. In un momento non ci sei più, e potrebbe essere che non ci vedremo più.

Questa situazione mi fa pensare alla bellezza animale, alla loro essenzialità e alla libertà che certi animali sanno interpretare molto bene.

Fin qui il pensiero-metafora.

Un altro pensiero mi invia alla liturgia del cambio di calendario, al passaggio di testimone tra 2021 e 2022. In un attimo – se non siamo ubriachi – possiamo percepire il “ponte” tra vecchio e nuovo. Una frazione di secondo? Forse meno.

In questo scatto ci passa davanti tutto l’anno trascorso, cose belle e cose meno belle. Gioie e sofferenze.

E subito si dà avvio ad un altro giro di giostra, spesso, passati i fumi della festa, si rimette in moto la macchina e tutto torna come prima.

Lo scatto citato è rapidissimo, fulmineo, quasi impercettibile. Come lo scatto felino. Eppure esso può essere, se vogliamo, molto stimolante per ripartire, per riattivare la macchina, ma con nuovi combustibili, più ecologici, più rispettosi dell’ambiente ma anche di noi stessi e degli altri.

Sono i combustibili non subiti, ma scelti grazie ad una rinnovata consapevolezza.

Si tratta di andare oltre ogni liturgia e ogni schema abitudinario, non sprecando quanto appreso nel passato, ma valorizzandolo adeguatamente per il futuro che riparte.

Ancora tu Anno Nuovo
Non mi sorprende lo sai
Ancora tu con le tue forme e i tuoi riti
Ma non dovevamo vederci più?

Lasciarti non è possibile, oppure sì …

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Citazione e riferimenti nel testo: Ancora tu da album  Lucio Battisti, La batteria, il contrabbasso, eccetera – Numero Uno 1976

Immagine: foto by GiFa 2021

Versi: liberamente tratti ed alaborati by GiFa da Ancora tu (vedi sopra)


Ma l’amore …

… Questo amore bello come il giorno e cattivo come il tempo quando il tempo è cattivo. Questo amore così vero …

...Non è nel cuore
ma è riconoscersi dall'odore
e non puo' esistere l'affetto
senza un minimo di rispetto
e siccome non si può farne senza
devi avere un po' di pazienza
perché l'amore è vivere insieme
l'amore è sì volersi bene
ma l'amore è fatto di gioia
ma anche di noia ...

Già.

Sta nei versi del cantautore, ma mi è ben chiaro, sta nella quotidianità.

Condividere la vita insieme a qualcuno è fatto di tante cose belle e buone, ma ci sono anche aspetti meno belli e graditi. Ci sono infatti inevitabilmente momenti di stanchezza, di disagio, di scoraggiamento e di perdita di entusiasmo e di noia … Sì, proprio di noia.

Per questo ci vogliono forza di volontà, pazienza, calma, fiducia e desiderio.

Il desiderio si contrappone alla noia e alla stanchezza, aiuta la forza e la pazienza, inoltre alimenta la fiducia.

Ma tutto ciò non viene in automatico, serve allenarsi e per andare in palestra come per fare qualsiasi cosa impegnativa occorre volerlo dal profondo.

Poi c’é anche da dire che fare qualcosa di impegnativo in compagnia aiuta, spinge, motiva…

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Citazione: da poesia Questo Amore di Jacques Prévert

Foto by NiFa: Noi a Longa di Schiavon 25 giugno 2021

Immagine by Pixabay: Legame

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La fretta dell’anima

Guardandomi allo specchio e cercando un contatto, mi sono trovato a guardarmi dentro e indietro nel tempo.

Mi sono piaciute tante cose che ho potuto evocare. Altre molto meno. Ci sono concentrazioni di pensieri, sensazioni e sentimenti da far scoppiare un recipiente. Il tutto condito con la “fretta”. Non è mai mancata nella mia vita. Eppure la fretta è una dimensione che mi attrae e mi mette a disagio allo stesso tempo.

E’ la fretta con cui ho vissuto e affrontato molte esperienze piccole e grandi. Un po’ sempre di corsa. Ma, sorpresa!

Osservandomi di recente con calma ho trovato che c’é un’altra fretta, quella dell’anima, della mia anima. Ebbene sì, c’é e ho capito che c’è stata sempre.

Forse non è la cosiddetta fretta di cui crediamo di conoscere i significati. E’ la fretta che rappresenta un atteggiamento maturo di chi desidera l’essenziale, l’autentico, l’onesto, il pulito, l’affrancato da ogni sovrastruttura inutile.

Cercando in letteratura ho trovato qualcosa di molto bello che si avvicina a quello che voglio dire. E lo riporto qui di seguito. Ha un titolo: “La mia anima ha fretta”. Mi piacciono questi versi, anche se in realtà ci sarebbero molte precisazioni da fare. Specialmente con riguardo all’attenzione all’altro, sensibile o meno.

Ho contato i miei anni ed ho scoperto che ho meno tempo da vivere da ora in avanti, rispetto a quanto ho vissuto finora…
Mi sento come quel bimbo cui regalano un pacchetto di dolci: i primi li mangia con piacere, ma quando si accorge che gliene rimangono pochi, comincia a gustarli intensamente.
Non ho più tempo per riunioni interminabili, in cui si discutono statuti, leggi, procedimenti e regolamenti interni, sapendo che alla fine non si concluderà nulla.
Non ho più tempo per sopportare persone assurde che, oltre che per l’età anagrafica, non sono cresciute per nessun altro aspetto.
Non ho più tempo, da perdere per sciocchezze. 
Non voglio partecipare a riunioni in cui sfilano solo “Ego” gonfiati. Ora non sopporto i manipolatori, gli arrivisti, né gli approfittatori.
Mi disturbano gli invidiosi, che cercano di discreditare i più capaci, per appropriarsi del loro talento e dei loro risultati.
Detesto, se ne sono testimone, gli effetti che genera la lotta per un incarico importante.
Le persone non discutono sui contenuti, ma solo sui titoli…
Ho poco tempo per discutere di beni materiali o posizioni sociali.
Amo l’essenziale, perché la mia anima ora ha fretta…
Non ho più molti dolci nel pacchetto…
Adesso, così solo, voglio vivere tra gli esseri umani, molto sensibili.

Nota a margine – Questi versi, antichi, di certo scritti prima del 1945, rappresentano un programma di vita. E’ un programma che desidero cercare di mettere in pratica, perché il tempo non è illimitato per poter essere sprecato e inoltre nulla è più demotivante di farlo con persone che non sono disposte almeno a relazionarsi. Questa poesia parla di rispetto, per se stessi e per gli altri. Una poesia che diviene il mio progetto, oggi e da domani in avanti.


Citazione e testo by Gianni Faccin

Foto by Angela Canale (Sulla spiaggia a Senigallia settembre 2018)

Versi by Mario de Andrade (da “La mia anima ha fretta”)

Nota bene: Mario de Andrade è stato definito il poeta del tempo prezioso, poeta, musicologo, critico letterario e narratore brasiliano, ritenuto uno dei fondatori del modernismo brasiliano. (Nato a San Paolo, 9 ottobre 1893  e mancato in San Paolo, 25 febbraio 1945) fu grande amico di Ungaretti, del quale certamente avrà condiviso l’amore per l’essenziale. Questa particolare poesia può essere un ottimale spunto di riflessione interiore per riacquisire il bando della matassa nella propria esistenza. Fonte da ufficistampanazionali.it/


Melo ferito

… possiamo finalmente scegliere di andare oltre e decidere di ritornare a fiorire…

Quando ti misero a dimora, poco meno di dieci anni fa, eri già pronto. Grandicello, mostravi tutta la tua voglia di esprimerti. Non avevi vicini, eri solo in un bell’appezzamento protetto che guardava verso la montagna. Ma tu, con le tue belle foglie, guardavi preferibilmente verso levante prendendone nutrimento.

In solitaria e in poco tempo ti facesti notare con uno sviluppo repentino e con un bellissimo fogliame verde scuro. Non facesti mancare poi i frutti. Mele come quelle non se ne vedevano in zona da tanto tempo.

Anche la prima produzione fu lusinghiera ed abbondante.

Mele grandi, rotonde, rosse, dolci e succose, che piegavano i rami ancora giovani.

Il primo anno di attività ti vide prosperoso e anche preso di mira da qualcuno che non riuscì a resisterti, e si prese una buona parte dei frutti ancora pendenti.

Negli anni successivi ci fu ancora produzione, ma meno abbondante e meno florida rispetto agli inizi, segno che la solitudine estrema, la cura non particolarmente presente, gli eventi e chissà cos’altro ti avevano un po’ bloccato. In poche parole, l’entusiasmo era scemato.

Un po’ come quando c’è l’innamoramento: all’inizio si parte in quarta e poi pian piano si rallenta.

I tuoi custodi si sono chiesti: c’è da fare qualcosa? Ma poi la difficoltà a frequentarti per le note vicende della pandemia e altre questioni personali, hanno impedito ogni intervento.

Fino a quando ti sei lasciato andare …

E’ successo di recente, tra dicembre e gennaio, con la grande nevicata che con i suoi 110 centimetri ha coperto tutto, anche gli alberi di piccolo fusto. Come nel tuo caso.

Per settimane i tuoi rami, non più acerbi, hanno sostenuto non le mele coperte di fogliame ma l’abbondante neve, di giorno fresca e di notte ghiacciata dalle rigide temperature.

Poi con i giorni soleggiati e l’inevitabile disgelo il candido strato ha cominciato a dileguarsi.

E’ stato così che sei riapparso. Ti sei ripresentato come fosse la prima volta.

Ma qualcosa era cambiato. La tua struttura è apparsa spezzata, senza più l’originale e fresca eleganza. Non più integra ma divisa, sezionata.

Un albero decisamente bizzarro sembri oggi: insediato nel bianco terreno gelato con una ramificazione folta e decisa verso levante e una ampia vegetazione – futura ramaglia – pendente verso ponente, tenute insieme da una lingua di fusto che pare non arrendersi.

Certo che, caro il mio melo, i tuoi due rami principali che partivano dal fusto hanno subito una forte lacerazione. Il grande peso della neve ha aperto una grossa ferita fin nel tuo fusto, dividendoti quasi in due.

C’è quella lingua che è un sottile attaccamento e che non sarà in grado di ricollegarti.

I tuoi custodi si sono chiesti ancora, che fare? Lasciarti andare del tutto? Provare a riattaccare le due parti? O lasciare andare la parte più staccata e provare a salvare la rimanente?

Si tratta di decidere in fretta.

Fuor di metafora, è così anche nella nostra vita. Solo che, caro melo, in tal caso i custodi siamo noi stessi.

Spesso c’è necessità di uscire da una storia.

Può capitare per tante situazioni, per eventi dolorosi o perché una relazione finisce. Si tratta di cambiare noi e di lasciare andare qualcuno o qualcosa. Queste cose sono molto diffuse e ci riguardano più di quanto crediamo.

Perdita di una persona cara, della salute per una malattia inaspettata, della casa, del lavoro, della relazione con la compagna o col compagno che scelgono altre strade. E si potrebbe continuare.

La buona notizia è che ci sono il tempo per rendersi conto e il tempo per scegliere.

Il primo tempo ha bisogno di realizzarsi, non c’è un tempo uguale per tutti.

Il secondo tempo viene dopo, ma in tal caso serve una scelta e questa non può essere procrastinata.

In pratica possiamo finalmente scegliere di andare oltre e decidere di ritornare a fiorire. Non restando bloccati.

Sì, caro melo, proprio come sarà per te.

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Citazione e testo by Gianni Faccin

Immagini: foto by Angela Canale (Tonezza del Cimone – febbraio 2021)


Punto!

Sii …

Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo

A parte la pandemia, in classe più o meno gialla oppure arancione, non c’è nulla di nuovo sotto il sole, verrebbe da dire.

Riprendo un detto che nell’uso comune si rifà quasi sempre alla diffusa presa d’atto, accompagnata da fastidio o altro, che quello che si immaginava diverso da una certa realtà è invece uguale ad essa, e quindi sembrerebbe inutile contare in qualcosa di differente e migliore. Anzi non serve pensare di cambiare le cose, perché non cambierà mai nulla (altro detto popolare assai diffuso).

Invece il detto nasce dalla Bibbia (Antico testamento) e vuole significare che da quando esiste la terra, su di essa non succede nulla di nuovo, infatti da millenni si ripetono le stesse situazioni e gli stessi fatti. Ergo, nulla è veramente una novità. E il testo sacro vuole in tal caso riferirsi al comportamento umano di ogni tempo che si ispira per esempio alla pura vanità.

In realtà la persona può mettere un punto, a tutte le situazioni in cui detiene un ruolo da protagonista consapevole. L’essere umano ha la possibilità di scegliere come comportarsi. Dire sì e dire no. Prendere distanza da ciò che fa ammalare, avvicinarsi a ciò che fa bene e fa crescere. E il libero arbitrio di cui godiamo ci permette anche di restare nelle gabbie dorate che più o meno coscientemente ci costruiamo, tutti i giorni, durante tutta la vita.

Ma non siamo destinati a vivere sotto il sole senza essere costruttori di qualcosa di nuovo e di buono.

Sono convinto invece che ci siano molti punti da mettere, e differenti tempi da accettare. E che dipende da ognuno di noi.

E’ sempre una nostra facoltà.

Mi piace unire a questi pensieri uno stralcio dal libro del Qohelet, in cui prevale tutta la forza del “punto“, quale categoria diversa dal tempo. Anzi, punto inteso proprio come accadimento di qualcosa. Fatto, vicenda. Come è stato scritto, luogo d’impatto tra fiocina e pesce, tra biglietto e vincita, asteroide e pianeta, punto in cui il divenire urta con l’improvvisa emergenza dell’ineluttabile. E’ diverso dal “momento latino“, … (*) e infatti si trova tra due frasi compiute (grammaticale) o tra due linee che si incontrano (geometrico).

Per il tutto una data e un punto per ogni intento sotto i cieli.
Punto per nascere e punto per morire.
Punto per piantare e punto per sradicare una pianta.
Punto per uccidere e punto per sanare.
Punto per rompere e punto per costruire.
Punto per piangere e punto per ridere.
Punto per far lutto e punto per ballare.
...


Citazione: Mahatma Gandhi

Immagine by Pixabay: Mettere punto

Riferimenti: Brano tratto da Il Libro del Qohelet e da Kohèlet/Ecclesiaste cap. 3 con traduzione di Erri De Luca (*)