Viandante

Viaggiare dovrebbe sempre significare vivere una esperienza, e si può avere un’esperienza preziosa soltanto in luoghi, in ambienti con i quali ci troviamo in un rapporto spirituale.

Ho avuto il piacere recentemente di incontrarmi con un poeta e le sue poesie. E anche con un romanzo autobiografico. Casualmente. Si fa per dire … I versi e il romanzo mi sono capitati in mano, leggendo altro, e c’è sempre una spiegazione.

Era da un po’ che ripensavo a questa dimensione del viandante, dell’essere in viaggio, del muoversi, nel viaggio della vita.

È una dimensione sulla quale mi ero già soffermato circa cinque anni fa. Ne scrissi anche, trovandone giovamento e maggior chiarezza nel mio procedere.

E mi piaceva quella parola, forse perché la sua potenza mi portava da una parte a fondere insieme molte mie sfumature personali e dall’altra a fare finalmente chiarezza dentro di me.

Solamente quando c’è chiarezza si possono fare scelte consapevoli e coerenti con la visione che si ha di sé.

Il fatto è che nella mia vita ho avuto molti sé.

Per mia fortuna ho sempre fatto selezione, anche di recente. Ma non abbastanza.

È questa circostanza che mi ha tenuto per anni “in calda” e spesso a disagio con me stesso e con gli altri. Ho sempre faticato a dire no. Fatico anche oggi, ma la parola viandante mi aiuta.

È una definizione che mi calza bene da sempre, oggi di più, e che mi è giunta inaspettatamente e improvvisamente, senza suggerimento alcuno.

Qualche giorno fa l’ho cercata nei dizionari.    Viandante significa – secondo Garzanti – chi compie un lungo viaggio a piedi. Hoepli dice: chi intraprende un viaggio a piedi, per recarsi in un luogo definito o senza meta. Dizionario italiano: chi copre lunghe distanze a piedi, perlopiù fuori città. Treccani: chi va per via; in particolare chi passa per vie fuori di città, viaggiando a piedi, per raggiungere luoghi anche lontani. Leggendole, a tutta prima, sembrano definizioni uguali. In realtà non è così, ci sono diversità. Guardando bene si può notare come quanto evidenziato porti a significati molto diversi e particolari.

A me è arrivato immediatamente un gruppo di immagini-significato:

–             lungo viaggio, ovvero la vita;

–             andare a piedi, ovvero con le proprie doti e dotazioni;

–             raggiungere luoghi definiti o senza meta, ovvero destinazione precisa, ma anche no;

–             lontani, ovvero visione ampia lunga;

–             fuori città, ovvero andando oltre i confini.

Mi ci ritrovo appieno.

È un nuovo programma di vita con nuovi e ritrovati punti di vista.

Lungo viaggio è il periodo che tutti vorremmo lunghissimo su questa nostra terra. Un viaggio che non sappiamo in anticipo come sarà. Lo conosciamo momento per momento.

L’andare a piedi è fantastico. Richiama non solo il far affidamento sulle proprie abilità personali e sulle proprie caratteristiche. Ma anche il poter decidere di far conto dei propri mezzi naturali affrancandosi da tutto quello che è superfluo o non necessario. Di tutto quello che, ingombrante, ci condiziona e ci toglie benessere. Ci impedisce di essere migliori.

Di tutte quelle sovrastrutture e strutture che non ci aiutano a volare più alti o addirittura a spiccare il volo desiderato. Insomma si tratta di divenire autentici passando per una pulizia generale e particolare del proprio contesto fatto di oggetti, comportamenti, abitudini, ambienti, ma anche di relazioni e contatti con persone e di illusioni.

Servirebbero pulizie frequenti, le stagionali non sono sufficienti, almeno per me.

Raggiungere luoghi rappresenta il classico piano di obiettivi che ciascuno di noi si costruisce, fin da quando è piccolo. Non è soltanto farsi accompagnare a Gardaland, al parco giochi o ai centri estivi, oppure, da grandi, andare in centro città, oppure scalare una vetta. Non è soltanto andare al cineforum oppure ad una serata enogastronomica. Non è soltanto fare un pellegrinaggio a Lourdes oppure fare il Cammino di Santiago. Non è visitare una capitale importante oppure fare un viaggio in Amazzonia, in Africa o raggiungere il Tibet.

Raggiungere luoghi non è solo questo, per quanto importante, ma è come viviamo e quindi come impostiamo il viaggio stesso. Sappiamo fino ad un certo punto le sue caratteristiche. Conosciamo alcune fermate programmate o potenziali. Abbiamo il desiderio di fare certe tappe, ma come sarà effettivamente il viaggio lo sapremo solo durante e dopo. E’ fondamentale stabilire gli obiettivi intermedi e l’obiettivo finale per riuscire a raggiungere luoghi definiti, ma è altrettanto fondamentale essere aperti a novità e a scoperte inattese. Comprese le possibili deviazioni e, se opportuno, compreso un repentino e utile cambio di rotta.

Chi va abitualmente per il mondo lo sa bene.  Spesso è preferibile non pianificare il viaggio con troppi dettagli, è meglio lasciare spazio alle sorprese che si spera gradite. È meglio lasciarci sorprendere.  Affidarsi. Ecco perché viaggiare talvolta senza meta.

Luoghi lontani non solo geograficamente parlando, ma anche collegati a storie antiche, da dove tutti veniamo. Viaggi nel tempo quindi recuperando storia vera, ma anche miti e leggende.

Tutto questo per meglio guardare in avanti e darsi una prospettiva che vada ben oltre il cosiddetto breve termine. Visione di lungo, almeno come tentativo di darsi un senso di vita.

Fuori città è uno spunto che mi propone un’immagine assai intrigante. E’ quella dimensione di andare oltre che mi accompagna da molti anni e alla quale non sono sempre riuscito a collegarmi adeguatamente. Oltre i confini, oltre le facili sicurezze, oltre ciò che diamo per scontato, oltre i nostri limiti, oltre ciò che non fa più per noi, oltre ciò che è andato. Sentirmi a casa anche fuori città. Andare fuori città può scombinarci, disorientarci, farci sentire inadeguati, insicuri e incerti, ma è solo così che ci rimettiamo in gioco e tocchiamo con mano la nostra essenza.

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Riflettevo qualche mese fa, quando sono fuori città, oggi, mi sento in armonia con me stesso e con il mondo, scopro nuove cose di me e degli altri. So che tornerò ai miei indirizzi di sempre, ma so che la mia casa è anche fuori città. Soprattutto fuori.

Per finire e per mia fortuna ho ricoperto molte parti finora, in almeno sei decenni. Sono esperienze irrinunciabili. Quel che mi succede ora è che tali parti vengono assorbite in una.

Sono stato: io figlio e fratello, io animatore in parrocchia, io volontario, io fidanzato, io amico, io studente universitario, io calciatore, io militare, io bancario, io marito e padre, io genero e cognato, io sindacalista, io politico, io consigliere comunale, io zio, io dirigente aziendale, io animatore sociale, io guida relazionale, io tirocinante, io counselor, io reader, io blogger, io scrittore, io facilitatore, io libero professionista, io vicino, io amministratore, io studioso, io coordinatore, io progettista, io motivatore, io tutor e supervisore, io consulente, io fotografo, io pescatore, io giardiniere … Oggi:  io viandante.

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Citazione: da Il viandante di Hermann Hesse – Oscar Mondadori

Immagine in evidenza: Illuminazione, foto del particolare del Cammino di San Francesco – Assisi a cura di Angela Canale

Immagine affiancata: foto “Visione del cammino” a cura dell’autore


Ieri ho incontrato …

Un mestiere dove l’utile non si distingue dal bello e dove è richiesta una lentezza, sovente raffinata, ha qualcosa in comune con l’arte.

Ieri (in verità diversi giorni fa) ho incontrato il mio gruista.

Era fiero, tranquillo, impavido, sicuro e perfino elegante.

Era tutto quello che non avrei mai pensato.

E non mi sarei mai aspettato un incontro come questo.

L’occasione ha avuto il sapore di una improvvisata, di una casualità.

Ci siamo visti, guardati e parlati. Capiti. Salutati.

Nell’antica Roma dicevano Per il savio basta una parola, divenuta proverbio, ripreso poi da Boccaccio nella sua opera massima, che è arrivato ai nostri giorni con A buon intenditor poche parole.

In questo caso i record sono stati ampiamente superati.

Sono sicuro che il mio gruista rappresenta un mondo del lavoro in cui vengono investite le migliori doti umane. Non solo di attenzione, precisione, prudenza, abnegazione, ma anche di passione, orgoglio, capacità di valutazione, di assunzione di rischi, gestione degli imprevisti, capacità direttive. E assunzione di responsabilità nell’essenzialità. Anche delle parole da usare.

Non conoscevo i compiti del gruista. Egli rappresenta un ruolo cardine nelle ditte edili e portuali. Dove sono in funzione le gru. Questa figura ha il compito di caricare, scaricare e trasportare materiali di diverse tonnellate e container per brevi tragitti, governando un braccio meccanico.

Ho visto all’opera il mio gruista e sono rimasto di stucco.

Purtroppo non è più mio, ora è di qualcun altro che abbisogna dei suoi servizi.

Altre persone a cui dedicare capacità, passioni e … poche parole ma chiare e perentorie. Financo gentili.

Da questo incontro sono tornato molto colpito, per tutto.

Spesso non sappiamo che cosa passa sopra le nostre teste. Se ci fermassimo a osservare potremmo anche spaventarci.

scarico materiali

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Citazione: da Frasi di Fabrizio Caramagna

Foto in evidenza e in chiusura del pezzo: By GiFa 2022


agauos

Metti cinghie di cenere al ventre dei monti
e denti formidabili alle gole dei monti.
Polipo pietrificato.

Quando passammo le ferie presso l’Isola d’Elba, molti anni addietro, al ritorno portammo con noi alcuni germogli di agave, pensando di non fare una cosa brutta e di coltivarli da noi, in Veneto. Pensavamo che non saremmo tornati sull’isola di lì a poco. Invece poi tornammo ancora, non si poteva non farlo. La piccola isola, vicina alla terraferma toscana è ancor oggi un piccolo gioiello naturale di storia e bellezze naturali.

Noi avevamo base a Capoliveri, in un’area attrezzata ampia, ordinata, tranquilla, immersa nella natura selvaggia vicino a due spiagge altrettanto selvagge e uniche per bellezza delle acque e dell’immediato entroterra che appariva poco stabile e tenuto in piedi da un’imponenti vegetazioni e tra queste grandi agavi che sembravano mettersi in mostra spiovendo verso la stretta fascia di terra che le separava dal mare. Era un paesaggio complicato che ricordava le coste liguri e a tratti quelle del Conero.

Forse fu in quella circostanza, ma anche nell’accorgersi che dove abitavamo eravamo circondati da queste piante, forse fu rendersi conto che tutta l’isola, compresa la zona mineraria di Monte Capanna, ne era diffusamente arredata, che ci sentimmo attratti, io soprattutto, dalle agavi.

L’Elba è stupenda. Lo è anche per quanto detto. Spero ci torneremo prossimamente.

In ogni caso i pochi minuscoli germogli in tutti questi anni si sono dati da fare.

I nostri vicini e alcuni parenti sono stati coinvolti nella coltivazione e oggi si vedono alcune belle agavi cresciute vicino all’entrata delle loro case.

Ciò che stupisce è che, da noi, le piante si sono generosamente replicate e oggi abbiamo nel nostro giardino, al netto di quelle donate, ben 16 agavi di varia grandezza.

Oltre a tagliare l’erba con cognizione di causa, come ho raccontato qualche tempo fa, amo fare un giardinaggio particolare. Amo per esempio replicare le piante. Non tutte, soltanto alcune. Tra queste amo replicare le agavi.

Recentemente ho osservato a lungo alcune di esse. Mi è piaciuto coglierne i particolari, la loro crescita lenta e le lunghe foglie carnose.

A parte le caratteristiche e le varie tipologie, ci si potrebbe fare un trattato, ho scoperto (1) che Il nome agave deriva dal greco “agauos” che significa meraviglioso; aggettivo che pare sia stato attribuito a un gruppo di piante dagli Spagnoli al momento del loro sbarco sul suolo americano al tempo di Cristoforo Colombo. Questa interessante pianta fu portata in Europa intorno al Seicento e sulle coste del nostro continente essa ha trovato clima e terreno così favorevoli da acclimatarsi con la massima facilità.  Non contento ho cercato se esiste una simbologia, e qui ho trovato degli spunti interessanti che possono lasciare sorpresi e colpiti. Infatti se da un lato la pianta è simbolo di “sicurezza” provata o desiderata, essa rappresenta anche un forte monito a vivere appieno la propria vita. Ecco come viene spiegata la simbologia in un sito specializzato (2): Nel linguaggio dei fiori e delle piante il fusto contenete i fiori dell’agave simboleggia la sicurezza, regalare una pianta di agave ad un amico significa che si considera il sentimento di amicizia sicuro e fermo, desiderio di un’amicizia eterna. Il significato di eternità e sicurezza prese vita nel corso dell’800 e fu legato al fatto che questa pianta, data la sua maestosità, non porta alla mente nessuna immagine di distruzione o morte. L’agave ha, però, un altro significato, dovuto alla particolarità di fiorire una sola volta prima di morire, rappresenta infatti un amore talmente grande che può arrivare alla  distruzione.

Ma non è tutto. Ci sono molti componimenti dedicati a questa pianta. E autorevoli. Oltre a Lorca, anche Montale e Primo Levi hanno composto dei versi (3). Nel primo caso il poeta soffre il suo “essere fermo e arroccato”, pur aggrappato su una roccia, temendo il fuggire della vita. Nel secondo caso, pur protetto l’uomo si sente al sicuro ma sente comunque di essere predestinato, e questa cosa gli è di difficilissima comprensione.

Beh, cara agave, c’è di che meditare …

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Citazione: da Agave di Federico Garcia Lorca (da Poema del cante jondo)

Immagini: agavi by Pixabay

Note: (1) dal sito https://www.inseparabile.com/ – (2) dal sito https://ilgiardinodeltempo.altervista.org/ – (3) riferimento a L’agave sullo scoglio di Eugenio Montale (da Ossi di Seppia) e a Agave di Primo Levi (da Ad ora incerta)

Agave