Pesah

Il cristiano non può mai pensare che credere sia un fatto privato. […] La fede, proprio perché è atto della libertà, esige anche la responsabilità sociale di ciò che si crede.

Premetto due cose: siamo nella settimana santa che per i Cristiani dovrebbe avere un senso molto speciale, da oltre 2000 anni; e la citazione su riportata è un po’ il mio credo, da sempre.

Pesah o Pèsach, come spiega bene una fonte web, è la cosiddetta Pasqua ebraica, che dura otto giorni e che ricorda la liberazione degli Ebrei dall’Egitto e il loro esodo verso la Terra Promessa.

Pesah, nei testi sacri dell’Ebraismo, indica particolarmente la cena rituale celebrata di notte in ricordo di quella che aveva preceduto la liberazione dalla schiavitù in Egitto. I sette giorni successivi vengono chiamati “Festa dei Pani non lievitati” o azzimi. Questa settimana trae origine da un’antica festa per il raccolto delle prime spighe d’orzo e il loro utilizzo per preparare focacce senza lasciare il tempo necessario per il formarsi di nuovo lievito e così ottenere la fermentazione della nuova farina. Pesach, quindi, segna il principio della primavera ed è anche chiamata “festa della primavera”.

Mi piace ricordare questi aspetti della Pasqua perché non è indifferente per me viverla intensamente ogni anno, come è avvenuto da sempre nella mia vita. Anche se il ricordo vivido riguarda l’infanzia, almeno dai sette anni d’età. Era il periodo in cui avevo iniziato a fare il chierichetto nella parrocchia di origine, e venivo molto coinvolto.

Sto quindi parlando di oltre mezzo secolo fa.

Venivo molto coinvolto perché ripetutamente richiesto, e se da un lato è probabile che non ci fossero grandi disponibilità a servire le varie funzioni religiose, dall’altro mi piaceva pensare che ci tenessero a contare su di me, mi sentivo utile più che usato.

Partecipavo a molte celebrazioni e riti fin da piccolo, anche a raffica, uno dopo l’altro nella stessa giornata. Del resto in quegli anni c’era molta domanda di “religiosità”.

Come che sia, la Pasqua nella mia vita ha sempre voluto significare, grazie agli stimoli materni e paterni, ma soprattutto dalle “spinte” motivazionali di mia madre, un momento di revisione a cominciare dalle piccole cose quotidiane. Mi faceva andare in crisi questa cosa, ma poi c’era qualcosa che mi attraeva.

Una crisi pilotata che voleva dire dare un bel calcio convinto ad abitudini e comportamenti non giustificabili o superflui. Non solo attenzione alle spese e ad evitare eccessi alimentari, ma anche al modo di comportarsi, di parlare, di ascoltare.

Sono sincero, mal sopportavo certe esortazioni domestiche coerenti con le “direttive” dei preti della parrocchia, allora molto numerosi e assai presenti nelle famiglie del luogo.

E’ chiaro che non trovavo naturale applicare un protocollo che sentivo imposto e non sano, essendo previsto per un periodo di tempo limitato e spesso troppo concentrato. E questo mi sollecitava pensieri di incoerenza.

Come a dire: abbiamo assolto al nostro dovere, ora siamo liberi … Oppure per essere migliori occorre essere perfezionisti in certe modalità celebrative.

Questo percepivo, non tanto in famiglia, ma nel contesto esterno, negli ambienti ecclesiali, in qualche rapporto parentale, a scuola e tra i compagni.

Balzando rapidamente all’oggi, trovo invece che quelle esperienze mi siano servite. Mi hanno aperto scenari importanti, all’epoca sottovalutati. Non solo. Utili ad interpretare l’epoca in cui viviamo, il cui contesto è cambiato.

Oggi non ci sono più esortazioni, direttive, preti presenti come un tempo. Siamo veramente in un altro mondo …

E quindi è interessante fare dei confronti per essere consapevoli di quanto è avvenuto, provando ad andare oltre.

Sui temi di fede perdurano i miei tanti e continui dubbi, ma mi sento molto in sintonia con una parte degli insegnamenti cristiani, che spesso confronto con le scritture autentiche dell’Ebraismo.

La sintonia cui faccio riferimento parte dalla riscoperta, comunque non recente, dell’essenzialità.

Intendo dire che per me è sempre più essenziale ispirarsi agli insegnamenti dei Vangeli come dei Libri del ricchissimo Antico Testamento, cercando di viverli nel concreto.

E soprattutto senza fare di questa testimonianza un “murales” … Cosa assai impegnativa, essendo divenuta la visibilità un elemento quasi irrinunciabile per chiunque.

Su questa cosa sto riflettendo molto, ma al momento sono felice di poggiare la mia esistenza su di un primo importante pilastro: la responsabilità sociale di ciò che si crede.

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Citazione: dalla apostolica di Papa Benedetto XVI (by Porta Fidei L.A. n. 10)

Fonte web: https://it.wikipedia.org/wiki/Pesach

Immagine: by Pixabay (La Terra)

Testo by Gianni Faccin


Settimana Maggiore

Ἁγία καὶ Μεγάλη Ἑβδομάς

La Settimana Santa è la settimana principe per il Cristianesimo. Vengono celebrati gli eventi di fede correlati agli ultimi giorni di vita di Gesù, che comprendono in particolare la sua passione, morte per cocifissione e resurrezione nel terzo giorno successivo.
In tutto il mondo, la maggior parte dei cristiani chiama Settimana Santa il periodo che volge dalla Domenica delle Palme al Sabato Santo, che precede la Pasqua, cioè la domenica in cui si celebra solennemente la resurrezione di Gesù dalla morte di croce. La Pasqua è la massima solennità della fede cristiana e in occidente si celebra ogni anno la domenica che segue la prima luna piena di primavera (tra fine marzo e aprile).

Ogni anno, mi ritrovo ad interrogarmi su questo appuntamento, che fin da bambino ho vissuto in maniera intensa per partecipazione agli eventi ecclesiastici, per desiderio crescente di cambiamento, per condivisione con familiari e con cari amici, per adesione di fede.

Adesione tutt’altro che “tranquilla”. Direi fatta di tanti dubbi e tante speranze, allo stesso tempo.

Ma adesione basata sull’affidarsi a qualcosa che mi è stato trasmesso con solida intenzionalità e che sostengo ogni giorno grazie al mio affidarmi a qualcuno o qualcosa che è più grande di me e di noi ed in quanto tale decisamente misterioso.

In questi giorni che compongono la cosiddetta “Settimana Santa”, mi va di considerarla come la “settimana maggiore” perché è proprio in questi giorni che abbiamo una nuova possibilità. Quella di ripartire dalle cose che contano, e di farlo con maggiore forza e determinazione.

A tal riguardo mi aiutano alcuni spunti tratti da un testo di Papa Francesco, in cui apparentemente fuori dai canoni strettamente religiosi, si valorizza questa possibilità ulteriore offerta all’essere umano, tenendo bene in conto quanto stiamo vivendo qui e adesso.

Per me si tratta di guardare con maggior attenzione dentro di me e intorno a me, cercando di lasciare indietro ogni peso inutile o nocivo, con la necessaria gradualità

Ecco gli spunti di questa “settimana maggiore”.

La pandemia è un segnale di allarme su cui l’uomo è costretto a riflettere. Questo tempo di prova può così diventare tempo di scelte sagge e lungimiranti per il bene dell’umanità.

Siamo a uno snodo cruciale per l’umanità, messa in pericolo anche da un altro terribile virus che può essere più letale del Covid-19: quello dell’egoismo, che si trasmette con la convinzione che la vita migliora, se le cose vanno meglio per me; che tutto andrà bene, se andrà bene per me […] Ed ecco l’ingiustizia sociale, la diseguaglianza di opportunità, la mancanza di protezione dei più deboli.

Questa epoca insidiosa solleciti e scuota le nostre coscienze assopite e distratte e ci incoraggi a creare una conversione umana ed ecologica che metta fine all’idolatria del denaro.

Le priorità sono la vita e la dignità.

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Descrizioni e significati:

Settimana Santa – Hebdomas Sancta or Hebdomas Maior, “Settimana Maggiore”, dal latino e Ἁγία καὶ Μεγάλη Ἑβδομάς, Hagia kai Megale Hebdomas, Santa e Grande Settimana, dal greco antico e moderno

Fonti e riferimenti:

. Wikipedia per citazione e intoduzione

. Dio e il mondo che verrà – Jorge Mario Bergoglio, ed. Piemme

Foto: Pixabay – Palma