Eccomi, anch’io ci sono passato …breve storia semiseria
In realtà ci sono ancora dentro mentre sto scrivendo. Voglio rimanere positivo, ma ovviamente non per il virus.
Ci sono voluti due anni e tre mesi, nonché diverse varianti virali e sottovirali, ma alla fine anche io ci sono caduto dentro. E’ stato fatale allentare le misure di sicurezza, ricercare gli spazi perduti e, gli indizi precisi li ho tutti, non rispettare alcuni canoni di distanziamento tra le persone. E’ fondamentale festeggiare e vivere, ma le cautele sono e, forse saranno sempre, necessarie. Oggi siamo in un mondo strano, in cui anziché cercare di capire come tutelarsi e farlo si preferisce rischiare e dedicarsi ad attaccare i medici definendo farsesca la gestione della pandemia, quando in realtà siamo in tantissimi che parliamo senza sapere spesso di cosa si tratta. Parliamo, parliamo e parliamo, contagiandoci mentalmente oltreché fisicamente. E poi ci lamentiamo e colpevolizziamo … Questo è.
A questo punto voglio precisare, venendo al semiserio, che in questo mondo strano può succedere anche qualcosa di interessante, quando la malattia non vada oltre certi limiti sostenibili, e lo dico perché dobbiamo sempre ricordarci di quante persone – compresi i medici – non ci sono più oppure sono ancora in sofferenza a causa di questa influenza. Precisato questo, sento di narrare con ironia le cose che più mi hanno colpito di questa vicenda divenuta personale.
In effetti non avendola mai sperimentata ho vissuto in prima persona le conseguenze gestibili ma pesanti della malattia che corrispondono a quanto viene raccontato dai media, visto che ormai sono loro le fonti di verità: trattandosi di variante Omicron, che è finora la versione mutata del virus che ha generato più casi a livello globale a causa delle sue sottovarianti, come la più recente Omicron 5 (BA.5), in genere, l’infezione si presenta con naso chiuso e che cola, affaticamento, stanchezza e malessere diffuso, mal di gola, tosse e mal di testa e febbre. Azzeccate quasi tutte a parte il mal di gola e il mal di testa. Questa circostanza non mi dispiace, ma devo aggiungere per completezza che c’é un generale stato di rincoglionimento, uno stato di indolenza generale, in contrasto con un aumento dell’appetito e di una particolare voglia di parlare. Passata la febbre (tre giorni oltre 38 gradi), ho sentito stimoli verso un inedito desiderio di rinnovamento personale. Questa cosa sarà tutta da scoprire e ci lavorerò.
E tornando a bomba, come si dice, visto il malessere ho scritto al mio medico il quale mi ha risposto immediatamente stupendomi perché era un giorno festivo. Ho fatto presente i sintomi e di aver eseguito un tampone fai da te con esito positivo. Il medico mi ha consigliato di rifarlo in farmacia per riceverne conferma ufficiale e di prendere alcuni medicinali. Mi ha detto di ricontattarlo per aggiornarlo, tanto anche lui era in casa in quanto contagiato dal virus. Così ho fatto. Gli ho riscritto spiegandogli tutto. Mi ha risposto: continui la terapia, ma si avvisano gli utenti che per urgenze è meglio contattare il call center. Poverino, lo capisco, è positivo …
In questi giorni ho avuto molti contatti che ho apprezzato: se devo rilevare delle particolarità, cosa che amo fare, c’é di tutto nell’enorme affetto che mi è stato rivolto. Per esempio delle vere e proprie ricette mediche: prendi la tachipirina 1000, prendi tante vitamine di questo tipo, oppure prendi il moment oppure l’aspirina, qualcuno mi ha consigliato zenzero naturale a nastro, qualcuno di bere molta acqua, altri di mangiare molta verdura cotta, c’é chi mi ha vietato di uscire e prendere aria oppure di bere alcolici; e domande a cui non sapevo rispondere con esattezza. Alcuni esempi: “Quanti giorni dopo il contagio hai fatto il tampone?”, “Con che sintomo è partita la malattia?”, “Come fai con la tosse?”, “Quando pensi di fare il tampone di guarigione?”, “Tua moglie è positiva?”, “Riesci comunque a parlare nonostante la tanta tosse?”, Quando torni redivivo?” …
Mi ha colpito molto l’intervista dell’Aulss, da cui “dipendo”, telefonata dolce al femminile e tempestiva il giorno dopo il tampone: “Buongiorno signor Gianni, sono … dell’Aulss 7 …, ieri ha fatto il tampone, oggi come si sente?” … Mi ha fatto piacere, non mi era mai capitato una telefonata sanitaria così semplice ed efficace in decenni neanche dal dottore di famiglia. Che sia merito anche questo del Covid-19? O di Zaia? Credo sia merito del tampone ufficiale …
Alcune persone care mi hanno fatto sentire bene avendo continuato a chattarmi per sapere l’andamento tenuto conto che avevo tosse e avrei fatto fatica a parlare: “Se hai possibilità di parlare, chiamami, io ci sono” – “Se non hai voglia di fare niente coltiva questi spazi di svogliatezza e trova il gusto del non far niente, approfittane …”, “Sei isolato, pensa … nessuno che ti possa disturbare …”, “Voglio solo sapere come stai e non disturbarti oltre …”, “Ciao, come va oggi, va meglio?”, “Pensa solo a riposarti, approfittane”.
Si tratta di “ricette d’amore” che fanno meglio delle medicine. Invece questa cosa che essendo isolato non sarò disturbato mi attira, ma al contempo mi ricorda chi vive male l’esperienza della solitudine e dell’isolamento, come sta succedendo in qualche struttura pubblica per anziani, qui nella mia città in questi giorni. Dunque non posso dire di accettarlo.
L’esperienza centrale è quella che mi sta fecendo riscoprire il valore della “distanza”: esserci nel rispetto dei tempi/spazi miei e altrui. Valore che si può collegare alle necessità di distanziamento fisico.
In effetti il distanziamento fisico in casa è un’altra partita, che avrebbe senso se anticipata rispetto ai sintomi. In pratica abbiamo chiuso la stalla a buoi scappati. Io positivo e Angela negativa, per ora. Dunque lei va tutelata per quanto possibile. Camere separate quindi, dopo decenni di “condivisione”.
Nel 2020 in queste circostanze istruivano: I membri della famiglia devono soggiornare in altre stanze o, se non è possibile, mantenere una distanza di almeno 1 metro dalla persona malata e dormire in un letto diverso. Chi assiste il malato deve indossare una mascherina chirurgica accuratamente posizionata sul viso quando si trova nella stessa stanza.
Appena sospettato si trattasse del virus più citato al mondo, mia moglie ha deciso: teniamo una distanza fisica adeguata ed evitiamo avvicinamenti, inoltre abbiamo questa possibilità, dormiamo in camere separate. Necessario, doveroso, opportuno. Ma ho bisogno di dirlo, la cosa non mi piace.
E’ anche vero che dopo tanti anni forse è giusto dire che me lo potevo aspettare … Ma è soltanto una battuta!
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Immagine: emoticon con mascherina by web
Riferimento medico: da normativa comportamentale per la lotta contro il Covid-19
Doppio positivo.
Io positivo all’HIV dal 2013 e nello stesso periodo tuo (luglio 2022) sono risultato positivo anche a sars-cov2: ma possibile! Col caldo che faceva i virus hanno scelto proprio il mio corpo come ring? Ok. Si prende quello che viene.
Facevano 40 gradi, temperatura insostenibile e noi chiusi in isolamento: non ho idea di chi l’abbia trasmesso a chi perché io ero pieno di tutto mentre il mio compagno è risultato positivo al sars-cov2 senza sintomi. E nel male è stata una fortuna altrimenti avrei dovuto chiedergli di andare a casa di sua madre o della mia.
Non ci pareva assolutamente il caso di accusarci uno con l’altro per aver portato a casa il Covid poiché quest’ultimo è molto trasmissibile, a differenza dell’altro mio virus che, se fosse passato al mio partner, avrebbe davvero significato un comportamento scorretto da parte nostra.
Sintomi? Maledizione della febbre a 39 per i primi giorni ero uno straccio. Mal di gola tosse e soprattutto stanchezza cronica; tu l’hai chiamata “rincoglionimento” ma più che altro era una diffusa mancanza di energia e concentrazione: per darti un’idea a me appassionato di canto e musica, dava fastidio l’impianto audio o la tv accesa.
Problemi alla gola rimasti anche qualche settimana dopo essermi negativizzato il che mi aveva fatto paura, ma quello è un altro discorso.
Manifestazioni di affetto? Ho cortesemente scansato tutti i medici e infermieri improvvisati non richiesti, sarà forse la mia convivenza con un’infezione cronica ma provo tolleranza zero verso tutti quelli che, giustificandosi con “l’amicizia” si arrogano il diritto di suggerire la qualunque dopo aver sentito in tv o letto su Internet. Lo facciano fra loro se vogliono ma lascino perdere me, io seguo i consigli solo del mio infettivologo qualora sia. O per le cose banali il medico di base, ma fino a un certo punto perché è più un burocrate di un medico.
La mia collega che divide con me account e blog “il mondo positivo”, ha avuto covid a inizio agosto invece e per lei è stato ancora più difficile: no febbre ma stanchezza, male alle orecchie, senza odori e gusto. E per lei che ha una disabilità visiva è stato ancora più pesante perché l’unico senso in funzione era il tatto. Ci siamo dati sostegno reciproco in chat in quel periodo, come gli amici sanno fare, ma consapevoli che dovevamo solo avere pazienza.
Un’altra cosa piuttosto: nel post tu parlavi di gente che cerca il rischio?
Guarda, te lo posso dire per esperienza: se le tue abitudini vengono condizionate da una malattia infettiva anche senza averla addosso, ti scatta un meccanismo assurdo che ti porta in qualche modo a voler avere tu il controllo sul chi, come, quando, purché il condizionamento e la paura finiscano.
Non fraintendermi: io non ho cercato l’HIV di proposito. Ci mancherebbe altro! Però dalla prima adolescenza fino a quando è successo, mi sono chiuso a riccio evitando tutte le esperienze di spensieratezza proprie di qualsiasi ragazzo. Semplicemente mi ero convinto “sei gay, tu non puoi, se fai cose muori, meglio che studi”. La paura, anziché la consapevolezza: “se mi comporto bene e sono monogamo non può succedere nulla”, sì, peccato che l’altra parte non la pensasse uguale e oltre alle corna ha portato a casa la medaglia.
A quel punto davvero mi ero sentito un emerito coglione e mi ero detto: cavolo però, mi fossi goduto la vita a vent’anni invece di fare il “bravo ragazzo” con la persona “sbagliata”, avrei fatto più attenzione e non sarebbe accaduto.
O avrei deciso io, consapevolmente, di non fare attenzione finendo così comunque e poi dicendomi coglione da solo anziché avere rimpianti e rancore (adesso ormai superati) verso una singola persona.
Ora per fortuna è diverso: i farmaci impediscono di trasmettere il virus, oltre ai preservativi c’è la profilassi pre-esposizione che protegge dall’HIV chi è negativo, ma non è a prezzo abbordabile per tutti né viene rimborsata. Adesso il rischio viene di più da chi si ritiene “””sano””” e non si fa il test; però ho avuto la sensazione che col covid si sia fatto lo stesso identico errore commesso con l’HIV: etichettare e colpevolizzare le persone in quanto tali. Per cui se non usi il preservativo sei un untore, se non ti metti la mascherina altrettanto…
E alla fine creando paura e stigma, succede che le persone si ammalano di più perché in un modo o l’altro fanno scendere la soglia di attenzione: “non faccio i test, perché se poi è positivo passo dei guai”, allora vanno in giro a trasmettere senza saperlo.
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