Per me stesso, chi sono?

… in America sono coreano, in Corea sono americano …

Avanti! disse. La porta si aprì e K.C. rimase sulla soglia. Il giorno stava per finire e il direttore aveva in animo di uscire presto perché ricorreva il compleanno di sua moglie e aveva preparato un dono da offrirle. Però un fanciullo veniva prima di tutto, e quello specialmente. Siedi, C. disse. K.C. sedette composto sull’orlo della sedia, dall’altro lato della scrivania. Scusatemi signore, vi disturbo? domandò. Nessun disturbo C. disse allegramente.

Quanti anni hai? Dodici, signore. Da quando sei qui è già capitato il tuo compleanno? Sì, signore. La settimana passata. Non ne hai parlato con nessuno? No, signore. E’ uno sbaglio. A noi fa molto piacere conoscere i compleanni … Promettimi che la prossima volta ce lo dirai. Anzi, segnerò la data. Ventisei ottobre. Né l’uno né l’altro accennarono al ricordo della famiglia, ma tutti e due erano consapevoli di quell’omissione. K.C. tacque un momento, non voleva andare via, ma esitava a restare. Bene, C.? domandò il direttore. Posso dire una cosa, signore? Tutto quello che vuoi, ragazzo mio.

Su me stesso.

Che cosa su te stesso?

K.C. alzò le sopracciglia: Chi sono io per favore? Il direttore lo guardò perplesso. Tu sei uno dei miei ragazzi. K.C. era paziente. Per me stesso, chi sono, signore?
Il direttore si strofinò il mento. Che cosa doveva rispondere? Dimmelo tu, C.

Non lo so, signore. Credo di essere figlio di mio padre, si chiama W., come sapete. Ma ora non ne sono sicuro. Forse sono soltanto figlio di mia madre, il suo nome è K.

Dov’é tua madre, C.? Il direttore avanzava su un territorio sconosciuto, vietato forse, ma quando si trattava di un ragazzo qualsiasi …

Sta in Corea, signore. E’ una donna coreana.

Parlami di lei.

K.C. arrossì. So molto poco. Per me è mia madre, un viso bellissimo. Ho anche una nonna coreana, molto vecchia, non molto gentile. Mia madre non è così. Lei è calma. Ma qualche volta … Scosse la testa e tacque. Il direttore lo incoraggiò affettuosamente. Talvolta, che cosa? K.C. volse la testa da una parte: Mi odia per qualche cosa. No di certo disse il direttore, scoprendo una ferita molto profonda. Mia madre mi odia ripeté K.C. Per qualche ragione, perché io sono americano come mio padre. In Corea sono americano. Ma qui in America non sono al sicuro. Sembra che qui io sia coreano. Là mi chiamavano Occhi Tondi. Qui mi chiamano Occhi Stretti. Chi l’ha detto? domandò il direttore. Qualche ragazzo. E va bene. Non ha molta importanza. Soltanto vorrei sapere che cosa sono da per tutto. Il direttore sentì una stretta al cuore … Doveva procedere con molto tatto …

Tu K.C. ti interessi di scienza, così lascia che ti spieghi in termini almeno di biologia. Lascia che ti parli di alcune interessanti creature di cui si occupa la scienza naturale … Sono una nuova specie, un anello di congiunzione fra due regni. Tu sai che cosa sgnifica la parola ambiente …

Ora parlando di ambiente, prendiamo le libellule. Conosci le libellule?

Ve ne sono molte in Corea.

Anche qui. Esse cominciano la loro vita nell’acqua. Penseranno – immagino, se loro pensano – di essere creature acquatiche. Ma un giorno sentono il violento desiderio di levarsi alla superficie dell’acqua. Qui, si spogliano della loro pelle e improvvisamente si trovano con le ali. Prima di allora non hanno mai conosciuto le ali, ma appena le hanno, spiccano il volo nel sole e mai più tornano nell’acqua dove sono nate.

Ho cercato così di dirti che in tutta la natura esistono questi preziosi anelli di congiunzione tra i regni, tra le specie, e ora tra le razze. Li definisco preziosi perché tendono all’unità della creazione. Le divisioni non sono durevoli.

Volete parlare di me, signore?

Sì. Verrà un tempo in cui in tutto il mondo vi saranno tanti esseri come te che nessuno li distinguerà più con un nome. E’ un procedimento della natura e non può essere fermato. Tu sei importante. Tu sei essenziale. Non so dirti come tu sei nato, come ti sei trovato fra queste creature che sono un anello di congiunzione, perché non so la tua storia. Ma tu un giorno lo saprai. Frattanto ricordati che tu sei prezioso, che tu sei nato per uno scopo, uno degli eterni scopi della natura, che prima diversifica e, poi unifica per fare della vita un’onda continua, perenne

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Citazione e frammento: da P.S.B. tratto da La casa dei fiori – Bur

Immagine: Demoiselle by Pixabay


Nonna mi disse …

… se ho imparato qualcosa nella mia lunga vita è essere grata a ogni occasione in cui ho seguito le mie simpatie ed evitato le mie antipatie

Nonna mi disse: Ho l’mpressione che tu sia sola. Risposi: Oh no, nonna. Non sono mai sola. Ma la nonna aveva insistito e questa era una cosa davvero insolita. Mi preoccupo ugualmente per te. Quando sarò morta, come sarà inevitabile nel corso della natura, chi ti sarà vicino? Sono stata egoista, temo. Ti ho permesso di condurre la mia vita invece di insistere perché te ne costruissi una tua. Ed io: Sono perfettamente felice, nonna. E l’anziana con decisione: E allora vuol dire che non conosci la felicità. Vedi c’é una differenza. Riconoscerai la felicità, quando la troverai. Io precisai in tono interrogativo: Forse la felicità è solo non essere infelici?

Cara, voglio che tu mi prometta che quando sarai sola ti metterai immediatamente in viaggio. Per dove, lo lascio scegliere a te. Ma vorrei che tu andassi in un paese che non conosci. Lasciati guidare solo dalla tua inclinazione. Se ho imparato qualcosa nella mia lunga vita è essere grata a ogni occasione in cui ho seguito le mie simpatie ed evitato le mie antipatie. Dal momento che sono vicina alla fine della mia vita, e pronta a incominciare la prossima, vorrei parlarti degli uomini che ho amato … e che amerò sempre.

Quello che non sai, bambina, è che il cuore non invecchia mai. Ho osservato con divertimento il mio corpo che invecchiava, ben sapendo che la fiamma eterna nel mio cuore non aveva neppure un tremito …

Quando ci siamo sposati, tuo nonno e io, ero troppo giovane. Prima di andarsene mi disse: Ascoltami! Sei troppo giovane per non innamorarti. Voglio che ti innamori … il più spesso possibile. Voglio che tu sappia che, ovunque sarò, avrai la mia approvazione. Non voglio che tu mi sia, come si dice fedele. Mi sarai fedele facendo quello che il tuo cuore desidera. L’amore non può mai essere peccato. Può essere solo una benedizione. Anche se il tuo amore non è ricambiato amare è una prova di vita, anzi, l’unica prova, perché quando non riesci ad amare un altro essere umano, significa che non sei viva.


Incontro

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Citazione: P.S.B. tratto da Mandala – Bur

Immagine: Incontro by 4Ever.eu

Testo:  di P.S.B. tratto da Mandala – Bur


Amici …

Amicizia – Un sentimento antico come la storia della civiltà. L’amicizia è un rapporto fatto di fiducia, simpatia, affetto e reciproca scelta, che si riscontra in ogni tempo e in ogni luogo, ma che nessuna teoria può spiegare del tutto. L’amicizia prevede che esista un rapporto paritario, e questo la distingue dagli altri legami che coinvolgono gli affetti.

Ritornando all’autentico

In questo pezzo mi riferisco ad amici veri, non certo alle millantate amicizie, stile Mediaset.

Improvvisamente ho amici … tanti amici.

Udì la sua voce pronunciare quelle parole e istintivamente indietreggiò. Non era ancora pronta ad avere amici. In effetti, non era venuta fin qui per trovare amici. Era venuta sulla spinta di un impulso, lasciandosi andare alla deriva come aveva sempre fatto, ma non senza meta, non senza difesa. Vagava alla ricerca della bellezza, presa nei suoi sogni come una conchiglia vuota nella corrente, galleggiando sulle acque del mare. Era cosciente del vuoto ed era cosciente della necessità di riempirlo. Certo il significato della necessità era la capacità. La sua capacità era la realtà, ma la realtà era ancora vaga e non riusciva a definirla in parole. Aveva imparato, comunque, che la realtà non è sempre bella. A volte era dura e crudele, a volte significava miseria e tenebre, a volte era potere e paura. A volte era solo musica, chiara e senza complicazioni. Giudicava secondo la sua valutazione. Qualunque cosa fosse la realtà, era sincera, non aveva nascondigli, non fingeva. Era vita, profonda e in lenta crescita. Alla fine era arrivata a credere che la realtà si potesse trovare solo in un paese lontano, antico, nel più antico dei paesi, il paese madre dell’antica Asia. Qui avrebbe vissuto almeno per un poco, si disse; qui forse avrebbe scoperto il suo vero essere, che non aveva mai trovato in tutta la sua vita, perché non aveva mai avuto una casa. Guidata solo da se stessa, aveva scoperto queste parole.

Le antipatie e le simpatie di Oggi, le improvvise affinità come innamorarsi a prima vista, e le improvvise ostilità che apparentemente non hanno senso, sono condizionate da rapporti sepolti in un lontano Ieri, mentre quelle di domani sono prevedibili, e quindi regolate dalle azioni di Oggi. Anche le più piccole cose

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Citazione: http://www.treccani.it/enciclopedia/amicizia/

Immagine: by Pixabay, Amici

Testo: di P.S.B. tratto da Mandala – Bur


Amici o nemici?

Lo Xinjiang (Sinkiang), un territorio autonomo nel Nord-ovest della Cina, è una vasta regione di deserti e montagne. Qui vivono numerose minoranze etniche, tra cui gli Uiguri turchi. La Via della Seta, che un tempo fungeva da collegamento tra Cina e Medio Oriente, passava proprio per questa regione.

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Nemici!

Della serie corsi e ricorsi …

Ho letto un libro che è ambientato nella regione riportata nell’immagine e che riguarda un conflitto sociale e bellico di un tempo lontano. Perché mai mi ricorda moltissimo quanto stiamo vivendo in questo 2022?

Noi, India, Cina e Pakistan, formiamo una triade di nemici, una vera trinità, simile alla Divinità dai tre volti, solo che sarebbe difficile identificare la parte di ognuno di noi dal momento che tutti vorremmo sostenere di essere il Creatore e nessuno accetterebbe il ruolo di Distruttore e chi di noi potrebbe sostenere di essere il Conservatore?

Ahimé, nella vita nulla è chiaro come nella pietra, perché noi cambiamo, cambiamo!

Ad ogni modo quando il Pakistan non è riuscito a spuntarla riguardo al Kashmir nel 1959 di fronte al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, si è rivolto alla Cina, per vendetta o disperazione, chi può dirlo? A ogni modo, i suoi colloqui con la Cina hanno riaffermato i suoi diritti sovrani sul Kashmir. A quel tempo la Cina era prudente e solo dopo la conclusione dei suoi colloqui con noi ha accettato di incontrare i rappresentanti del Pakistan. Quei colloqui tra cinesi e pakistani sono stati solo un segno degli ulteriori recenti accordi. Come spiegare altrimenti il fatto che il Pakistan abbia dato alla Cina quasi 6000 miglia quadrate del suo territorio? … A ogni modo, tutto ha portato il Pakistan ad allontanarsi da noi, anzi dall’Occidente, e ad avvicinarsi alla Cina per rappresaglia. La Cina è ora al centro di tutto il problema del Kashmir. Eppure le montagne del Kashmir sono un indispensabile baluardo, sia per il Pakistan sia per noi, non solo contro la Cina ma anche tra noi due. E anche la Russia Sovietica si interessa al Kashmir. Ci ha appoggiato persino contro la Cina; manda istruttori russi a insegnare ai nostri piloti indiani come pilotare tra quelle formidabili montagne e ci ha promesso jet da combattimento più moderni di quelli che vende alla Cina, se devo credere ai giornali di oggi. A quale scopo? Penso che alla provincia cinese del Sinkiang, naturalmente, così ricca di minerali e così strategicamente importante tra la Russia stessa e la Cina, dato che i confini russi in quella zona sono indefiniti. Sinkiang è il punto centrale. Ma per noi?

Ora la nostra zona è diventata importante per la Cina come passaggio per il Sinkiang. Se ne rende conto? Certo che se ne rende conto, ma quella zona per me è la tomba di mio figlio

[da colloquio tra oligarca indiano e suo primo ministro]

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Citazione: da Wikipedia

Immagine: Sinkiang da Wikipedia

Testo: di P.S.B. tratto da Mandala – Bur


Libertà che spinge il popolo

Ho domande che rimangono senza risposte o che cadono nel vuoto … Per esempio è ammissibile oggi essere estremisti di pacifismo come ci insegnerebbero alcuni valori di riferimento? E’ ammissibile credendo in certi valori che ispirano alla non violenza sostenere in qualsiasi modo l’armarmento per difendersi da chi ci colpisce? Come e perché essere neutrali?

Redoute

Ho timori e ho tanti tentativi di risposta e nessuna risposta certa. Ogni richiamo a personaggi del passato, penso a Kennedy oppure a Gorbaciov o ancora a Gandhi e a molti altri, mi porta a dire non tanto che erano tempi diversi, ma che erano leader diversi. I veri leader oggi – quelli che lavorano principalmente per la propria comunità mettendo a rischio la propria vita (come Nelson Mandela, Aung San Suu Kyi, i Dalai Lama, per dirne soltanto alcuni) e che puntano sul dialogo – non esistono più o almeno non si vedono nel presente oppure, se ci sono, sembrano essere inascoltati.

Pare abbiano più seguito, e lo sappiamo bene, gli inventori di fake, gli influencer, gli opinion leader in genere abili manipolatori delle genti, purtroppo per scopi che tendono prevelentemente ad avvantaggiare economicamente o per altre finalità se stessi. E poi quando arriva il grande “distruttore”, leader di morte e infatti, non ostante una diffusa incredulità, egli arriva, anche tutti i manipolatori gli si adattano immediatamente con una capacità che ha del sensazionale.

Ecco allora il fenomeno delle prese di posizione. Anche oggi succede con molta chiarezza, sotto gli occhi di tutti.

C’é chi vuole la pace e manifesta in modo esuberante perché sia la strategia vincente. Solo che chi ha provocato e iniziato una guerra non riceve la richiesta, anzi manda i missili. E quindi? Oltre a manifestare che si può fare?

C’é chi lotta per la libertà e per mantenere la propria democrazia per quanto imperfetta. Come si può dargli torto. Ogni azione tesa a difendersi dall’invasore non può essere criticata aprioristicamente.

C’é chi cerca pretesti utili per mantenersi sulla posizione del “penso per me” e questa è la via più facile e forse più diffusa. Vediamo come va a finire e poi vediamo che cosa ci conviene fare e da che parte stare.

C’é chi sfrutta le amare e tragiche conseguenze della guerra per speculare, per trovare tornaconti mai immaginati, sia economico-finanziari sia di consenso.

E le persone, esseri umani come noi, soffrono e muoiono, siano essi tra la popolazione che subisce l’invasione sia tra gli invasori.

Ma la cosiddetta libertà … non è un bene comune?

Guardando a tante storie passate ritroviamo ancora gli stessi tratti. Perché non vogliamo fermarci e pensarci su, per vedere se c’è una via d’uscita?

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[frammento]

Lei disse: Sapevo che sarebbe morto. Lui: Non potevi saperlo. Si vergognava della sua impazienza. Aveva affittato un elicottero che lo portasse più vicino possibile al confine, zona di guerra. Avrebbe voluto che piangesse, ma lei non piangeva. Non una sola lacrima era uscita dai suoi occhi un’ora prima, quando era andato da lei, con le lacrime che gli rigavano le guance e il telegramma aperto in mano. Lei lo aveva preso, lo aveva letto e poi aveva alzato gli occhi verso di lui da dove era seduta sola sulla terrazza, avvolta nel suo abito bianco. Mentre la fissava aspettandosi che scoppiasse in singhiozzi, la moglie era parsa solo rinchiudersi e i suoi occhi si erano fatti più scuri e più grandi. Gli aveva reso il telegramma e non si era mossa. Lui accese la radio per ascoltare le notizie. La voce del primo ministro entrò nella stanza. Parlava in inglese. In questo giorno decisivo ci troviamo a fronteggiare la più seria minaccia che mai ci sia venuta dalla nostra indipendenza in poi. Ma teniamo alta la testa e fronteggiamo questa minaccia. Abbiamo dietro di noi la forza di una nazione unita. Rallegriamoci per questo e applichiamoci al più grave compito di oggi, che è la difesa della nostra completa libertà e integrità e l’allontanamento di tutti coloro che commettono una aggressione al sacro nostro territorio. La bella voce tremò, si interruppe e poi proseguì. Invito tutti voi, a qualunque religione o partito o gruppo apparteniate, a essere compagni in questa grande lotta a cui siamo stati costretti. Ho piena fiducia nel nostro popolo e nella causa e nel futuro del nostro paese … Poi la voce tacque. Lui non aveva notato che la moglie aveva lasciato la stanza. Ora era ritornata … Lui guardò e si sentì raggelare il cuore. La circondò con le braccia e se la strinse al petto. Sentì la sua guancia umida contro la pelle nuda e, abbassando gli occhi vide che finalmente stava piangendo, con un terribile ritegno ma stava piangendo. L’inserviente volgeva loro le spalle perché potessero sentirsi soli. Poi, non riuscendo più a resistere, fu sopraffatto anche lui dai singhiozzi e corse fuori dalla stanza.

Citazione: by Diario 2022 di Gianni Faccin Gedi 2022

Frammento: by P.S.B. tratto da Mandala – Bur

Immagine: da arttrip.it/eugene-delacroix-pittore-biografia/


Morire ancora di guerra

… 2022 come 1962, diverso tutti gli anni, ma tutti gli anni uguale …

Le déjà vu.

Si tratta di locuzione francese che richiama alla mente cose già viste, già vissute e sperimentate. Viene spesso usato anche nel comune parlare italiano per esprimere in modo rafforzato un “aver già visto o vissuto”.

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E’ il marito che si rivolge alla giovane moglie e madre.

Piangi, piangi, mia cara. Ed improvvisamente a quell’invito, lei cedette ai singhiozzi. Contro il muro, il servo volgeva loro le spalle perché potessero sentirsi soli. Poi, non riuscendo più a resistere, fu sopraffatto anche lui dai singhiozzi e corse fuori dalla stanza.

Solo con la moglie, la sentì una cosa sola con il suo dolore, uniti come non lo erano mai neppure nella passione dell’amore coniugale. Colui che avevano creato assieme, il loro unico figlio, ora non c’era più.

Che significato aveva tutto questo? La domanda gli si formulò a forza nel cervello. Questa unicità nel dolore sarebbe continuata anche una volta finite le lacrime o sarebbe passata anche lei, come passano tutte le cose, lasciandoli eternamente separati?

Strinse a sé la moglie in un nuovo assalto di dolore. Piangi mia cara sussurò. Piangi per dare solievo a te e anche a me.

L’elicottero scese. Si poteva scrutare il vasto altopiano desertico che circondava il lago. In lontananza si vedeva il contorno delle crudelli montagne. Dalle loro alte creste , nel chiaro sole del mezzogiorno, un vento possente sollevava nuovole di neve visibili anche a tante miglia di distanza.

Un guardia in un’uniforme lacera gli si avvicinò e disse: l’aspettavo.

Chiese: dov’é mio figlio? Rispose: le ceneri di suo figlio sono state sparse su questo lago assieme a quelle degli altri morti. La sua sottile mano scura si era alzata, con le dita tremanti come ali d’uccello.

Il padre scrutò l’azzurra intensità. Il lago era uno dei molti della regione ed era il più grande, lungo un centinaio di miglia.

Perché questo lago doveva essere il luogo di riposo delle ceneri del figlio? Non aveva sperato molto di trovare il suo corpo, perché il viaggio aveva richiesto troppo tempo, ma aveva ugualmente sperato. Ora percorse la breve distanza che lo separava dalla riva e, fermatosi, immerse la mano nell’acqua. L’acqua gli rimase nel palmo a conca, trasparente e fredda.

Si rialzò e si passò la mano bagnata sul cappotto”.

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Citazione: Da Canzone dei 12 mesi (adattata) di Francesco Guccini

Immagine: Lake by Pixabay

Testo: di P.S.B. tratto da Mandala – Bur


Guerre e pace

Invochiamo ogni tanto la pace, a gran voce, ma sempre ripetiamo gli stessi errori. Dalla storia non abbiamo imparato nulla …

Il dato di fatto

“… Non è una novità questa invasione. E’ questo che mia moglie non riesce a capire. La considera qualcosa di momentaneo, un singolo attacco al quale la pace seguirà come una questione del tutto naturale. Quello che non capisce è che abbiamo sempre subìto questa pressione che scende da nord fino ai nostri confini.

E’ stata una forza disintegrante attraverso il tempo. Oserei dire che ci avrebbe distrutto se altri non avessero preso il comando su di noi. Se abbiamo avuto la pace è perchè eravamo in declino.

Ogni volta che la potenza risorge, riprende la pressione sull’intera regione e quindi anche su di noi.

Ci riprendiamo durante i suoi periodi di declino, tra un potere uscente e un altro entrante, ma quando incomincia la rinascita con un nuovo potere, nello stesso schema inevitabile, ce la ritroviamo di nuovo di fronte ai nostri confini.

…”

Citazione: By Gianni Faccin

Immagini: war by Pixabay

Testo: di P.S.B. tratto da Mandala – Bur