Epilogo? [versi di G. Lucini]
Al settimo giorno di guerra,
i costruttori di pace levarono alto un tardivo lamento di vergogna
e gli esperti di guerra televisiva commentarono con grande saggezza.
Così chiudemmo la cronaca,
gracchiando penne sulla carta,
a meditare,
così si medita un classico tragico a doppio coro,
fingendo dialettica invocazione a Dioniso,
epilogo, a futura memoria.
Mi sono sempre chiesto se sia rassegnazione collettiva,oltre che individuale, quella che abbiamo vissuto in ogni occasione in cui una persona è stata in qualche modo abusata, non rispettata, messa ai margini se non espulsa dal sistema o peggio.
Mi sono chiesto se sia rassegnazione quando – in tempi recenti – si sia di fatto tollerato che la guerra e tutti i sostegni concreti ad essa, provenienti da qualsiasi parte, prendessero appieno la scena provocando, come è sotto gli occhi di tutti, e non solo nelle rispettive tasche, danni incalcolabili puntualmente rinviati nel loro terribile effetto alle future generazioni.
Oppure, è stata ed è indifferenza?
Di fronte ad una persona che ci chiede aiuto, possiamo passare oltre. A fronte di una richiesta di attenzione, possiamo girarci dall’altra parte. Possiamo anche chiudere una porta se qualcuno ci vede e ci chiama.
Eppoi saremo tra i più bravi a scandalizzarci di quanto avviene. Di certo, non contribuiremo a migliorare il mondo in cui viviamo.
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Immagine: Future by Matuska of Pixabay
Titolo e riferimenti: da recensione in Rocca n. 18/2026
Versi: da A futura memoria di Ganmario Lucini (1953-2014), poeta, scrittore, editore e animatore sociale.