La guerra non è uno spettacolo che si guarda e si ascolta sul divano. Se uno di noi sta sotto le bombe come succede alle sorelle e fratelli ucraini, possiamo dire solo due parole: ti tengo.
Che non vuol dire soltanto "io tengo a te", ma "ti tengo dentro di me", ti custodisco nel cuore e nel pensiero, e in ogni cosa che faccio io penso a te, perché chi ha occupato te e la tua terra con le armi ha invaso il mio cuore ...
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Fonte: by
Jack Folla, un dj nel braccio della morte – 4 marzo 2022
“L’unica strada per la serenità: fai il tuo lavoro, e poi fai un passo indietro”.
Rimanendo sul grande autore e filosofo cinese sopraccitato, possiamo arguire come anche con obiettivi di rilievo o molto impegnativi si possa raggiungere o mantenere la serenità. Dice: “Colui che conosce il proprio obiettivo, si sente forte: questa forza lo rende sereno; questa serenità assicura la pace interiore; solo la pace interiore consente la riflessione profonda; la riflessione profonda è il punto di partenza di ogni successo”. Se ne ricava, tra le altre cose, che la serenità è il vero fine e nel contempo un obiettivo intermedio, che si autoalimenta.
In ogni caso serenità è una delle parole “pesanti” di significato che mi sono sentito rivolgere più spesso anche recentemente tra Natale e i primi giorni dell’anno nuovo. Sono sincero, le gradisco sempre e sempre le ho gradite. Io stesso ho augurato spesso serenità.
Ma da un po’ di tempo mi chiedo: che cosa sto augurando? Che cosa mi stanno augurando?
Che significa “serenità”?
Ho deciso di approfondire, perché ogni parola già di proprio ha un valore e un senso. Se poi viene rivolta ad altri e viene donata, le interpretazioni si moltiplicano.
Piradello scrisse: “Ma che colpa abbiamo, io e voi, se le parole, per sé, sono vuote? Vuote, caro mio. E voi le riempite del senso vostro, nel dirmele; e io nell’accoglierle, inevitabilmente, le riempio del senso mio. Abbiamo creduto d’intenderci; non ci siamo intesi affatto”.
Tornando agli “auguri”, c’è da dire dunque che chi augura serenità ne dà senz’altro una sua versione, in genere inconscia, lo stesso chi la riceve per poi tradurla in base ai propri modi d’intendere e sentire.
Quindi risalendo al vero significato della parola si taglia ogni distorsione, almeno così dovrebbe essere.
Nel web la libera enciclopedia dice che serenità è il termine con cui si descrive la condizione emotiva individuale caratterizzata da tranquillità e calma non solo apparenti, ma talmente profonde da non essere soggette, nell’immediato, a trasformazioni di umore, ad eccitazioni o perturbazioni tali da modificare significativamente questo stato di pace. La serenità è una componente rilevante nel costituire il benessere emotivo dell’uomo; secondo alcune teorie essa è talmente rilevante da costituire una condizione necessaria e sufficiente per la felicità dell’essere umano.
Molti autori del lontano passato hanno affrontato il tema della serenità. Fra questi ho da poco tempo iniziato ad amare, più di altri, Seneca.
Per il grande filosofo la serenità è uno stato da raggiungere tramite il distacco dalle preoccupazioni terrene. In un passo delle sue opere dice: “Per questo è necessario mirare alla libertà. E c’è una sola maniera per averla: l’indifferenza verso il destino. Così nascerà quel bene incommensurabile, la pace di una mente sicura e l’altezza morale e una gioia immensa e imperturbabile che viene dalla conoscenza della verità e dall’assenza di paure e una grande serenità”.
Libertà, forse felicità, di sicuro distacco e indifferenza, parole molto usate ma che vanno meglio esplorate, magari in altre occasioni.
Tornando alla serenità, leggendo meglio tra gli scritti filosofici del grande autore troviamo molti utili spunti per inquadrare la serenità.
Sarebbe importante per la persona “guardare per prima cosa a se stessa, agli impegni che si accinge ad assumere e alle persone con le quali vengono intrapresi”. E’ evidente come tali indicazioni, dettate nel 400 a.C. circa siano di una estrema attualità, più di 2000 anni dopo. E ci risiamo: serve che partiamo innanzitutto da una “valutazione di noi stessi, perché spesso ci sembra di potere più di quanto effettivamente possiamo…”. Dovremmo “valutare bene anche le attività da intraprendere al fine di confrontare le nostre forze con ciò che abbiamo in animo” di cominciare. E qui arriva il colpo decisivo: “… certi impegni poi non sono tanto grandi quanto fecondi e comportano molti altri impegni; sarebbero da rifuggire queste attività dalle quali nascerà una nuova e molteplice occupazione, e non ci si deve spingere là donde poi il ritorno non sia libero…”.
C’è veramente da meditarci sopra.
[segue]
Panorama
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Citazione: da frasi di Lao Tse
Immagini: in evidenza Dialoganti foto GiFa 2021 – in chiusura Panorama foto GiFa 2021
Riferimenti: Lao Tse Il libro del Tao Saggi Newton – Luigi Pirandello Uno, nessuno, centomila – Oscar Mondadori – Donata Paini [a cura di], Seneca La Serenità – Barbera ed. – Wikipedia, serenità significato
I gatti sono individui unici, con idee proprie su ogni cosa, comprese le persone che appartengono loro.
Gli hanno dato il nome di una città, divenuta nota non per le sue qualità ma per essere stata, così raccontano le cronache, l’origine dell’attuale pandemia. Wuhan, l’esteso capoluogo della provincia di Hubei, nella Cina Centrale, è un polo commerciale attraversato dal Fiume Azzurro e dal Fiume Han. Noi, qui, probabilmente non ne avremmo mai sentito parlare se non fosse stato per quello che stiamo vivendo e respirando ormai da due anni.
Quelli che “sembrano” essere i proprietari di Wuhan, si può mai essere proprietari di un animale tipicamente libero (!), hanno detto che quello è il suo nome, perché si è insediato da loro (?) all’inizio del contagio, quando pandemia non era ancora.
E anche lui non è ben chiaro da dove arrivi.
Sto parlando dell’ormai “gattone” che sembra essere di proprietà di qualcuno, ma che in realtà appartiene a tutti o a nessuno, anzi soltanto a se stesso.
Di chi sia o a chi appartenga, poco importa. L’impressione è che siamo noi ad appartenergli. Infatti per noi oltre ad una presenza costante è diventato un amico. Il nostro amico Wuhan.
Normalmente passa, osserva, cerca, rallenta e riparte, scatta poi si ferma e si accuccia lì dove si trova.
Sempre più spesso ci attende all’arrivo di un viaggio, oppure all’apertura di finestre e porte. Arriva improvvisamente e ci avvicina tentando di entrare in casa. Qualche volta ci riesce, entra da una parte e lentamente esce dalla parte opposta, se trova aperto. Prima però si liscia addosso a qualsiasi oggetto che incrocia. E prima di entrare con passo deciso chiede permesso, se ho interpretato bene quel suo tenero miao!
E qualcuno del posto ha detto che non è avvicinabile, pare sia aggressivo.
La cosa più bella che accadde ultimamente è trovarlo il mattino che sta ancora dormendo sul nostro tavolo in giardino. Ci avviciniamo, ma Wuhan non si scompone, alza il muso e ci guarda, poi si riaccuccia. Stamattina si è girato e rigirato cercando la posizione. Si è allungato sul tavolo vicino ad un vaso con delle mosse decisamente umane. Anche io faccio questi movimenti. Alla fine mettendo le zampe robuste, flessibili e morbide a mo’ di cuscino – trovando la “meglio posizione” – si è rannicchiato e ha ripreso il placido sonno, senza tanti problemi.
Gattone mio, sei proprio un bell’esempio. Relax in piena libertà. Ed è vero come disse qualcuno (1): i gatti occupano gli angoli vuoti del mondo. Quelli comodi. Impossibile guardare un gatto che dorme e sentirsi nervosi.
Non è per emozioni o pensieri. Non è per solo ricordo e conseguente ripensamento. Ma è per amore e visione. Per visione d’amore.
Non c’è altro da aggiungere. Il brano del mio cantautore preferito è troppo bello e significativo.
Vale sempre, di padre in padre. E’ dichiarazione d’amore e progetto di vita.
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Mio cucciolo d'uomo, così simile a me,
di quello che sono vorrei dare a te
solo le cose migliori e tutto quello che ho imparato dai miei errori,
dai timori che ho dentro di me.
Ma c'è una cosa sola che ti vorrei insegnare:
è di far crescere i tuoi sogni e come riuscirli a realizzare.
Ma anche che certe volte non si può proprio evitare
e se diventano incubi li devi sapere affrontare.
E se ci riuscirò un giorno sarai pronto a volare,
aprirai le ali al vento e salirai nel sole.
E quando verrà il momento spero solo di ricordare
che è ora di farmi da parte e di lasciarti andare.
Mio piccolo uomo, così diverso da me
ti chiedo perdono per tutto quello che
a volte io non sono e non so nemmeno capire perché.
Non vorrei che le mie insicurezze si riflettessero su di te.
E c'è una sola cosa che io posso fare:
è di nutrire i tuoi sogni e poi lasciarteli realizzare.
Ma se le tue illusioni si trasformassero in delusioni
Cercherò di darti la forza per continuare a sperare
E se ci riuscirò un giorno sarai pronto a volare.
Eppure certe volte mi sembra ancora solo di giocare
alle responsabilità, alla casa da pagare.
Forse fra quarant'anni anche mio figlio mi domanderà
"Ti sembrava solo un gioco papà, tanto tempo fa".
E se ci riuscirò un giorno sarai pronto a volare
aprirai le ali al vento e salirai nel sole.
Ma quando verrà il momento spero solo di ricordare
che è ora di farmi da parte e di lasciarti andare.
Citazione: da Diario 2021 di Gianni Faccin – Gedi 2021
Immagine e premessa by GiFa
Versi: da Il mio cucciolo d’uomo di Eugenio Finardi da album Millennio 1991
…il gatto vuole essere solo gatto ed ogni gatto è gatto dai baffi alla coda…
Gli animali furono imperfetti,
lunghi di coda,
plumbei di testa.
Piano piano si misero in ordine,
divennero paesaggio,
acquistarono nèi, grazia, volo.
Il gatto,
soltanto il gatto
apparve completo
e orgoglioso: nacque completamente rifinito,
cammina solo e sa quello che vuole.
...
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Oggi scrivo ancora di gatti. Certe volte mi chiedo se – senza saperlo – io non sia un potenziale “gattaro”. In realtà mi piacciono i gatti, come anche altri animali, ma tendo sempre a mantenere con loro una rispettosa distanza, che sento “giusta”.
Orbene, sono molti i gatti e gattini che sono stati e sono ospiti a casa nostra. Abbiamo perso il conto. Ora c’é Gatto RiGatto, quello delle foto.
Lui è implacabile, sempre in movimento e in agguato. Ama giocare con i piccoli rettili, le lucertole in particolare. Ne troviamo tante alla fine dei giochi, immobili nel prato, perché già prive di vita.
Il gattone, ormai è grande e vaccinato (questa cosa non credo), fa di tutto per entrare in casa. Noi lo invitiamo a stare fuori, ma ciò non toglie che riusciamo ad avere con lui un buon rapporto anche se occasionale. E poi gli abbiamo dato un nome, Gatto RiGatto perchè viene – sparisce – torna – se ne va – ritorna.
Spesso è solo di passaggio, passa con agili balzi da una famiglia all’altra, guardandoci mentre attraversa il nostro ampio prato. Ci è capitato di vederlo girovagare nei campi davanti alla nostra abitazione, attraversare la strada e guardarsi attorno, sempre con grande calma.
Invece capita sempre più spesso, sarà l’età, che venga da noi a dormire sotto la pergola, all’ombra.
Non è il nostro gatto, ma è come lo fosse. E lui lo sa.
Quello che forse non sa è che sappiamo anche del suo orgoglio e della sua anima libera. Per questo lo intratteniamo, gli offriamo qualche coccola, gli parliamo. Ma lo lasciamo nella sua libertà.
Dalla nascita l’uomo porta il peso della gravità sulle spalle. Ma sotto la superficie dell’acqua siamo liberi.
In quegli anni si andava tutti insieme al mare. Qualche volta con la famiglia allargata e qualche volta solo noi tre, meno frequentemente.
Coppia affiatata con un figlio che cresceva a vista d’occhio.
Si riusciva ogni tanto a fare le vacanze senza presenze di altri, amici o parenti, trovando una dimensione intima e decisamente calda tra noi, perché andavamo d’accordo, anche se non su tutto.
Ma il mare non era più quello di un tempo, era un mare speciale, non vicino alla nostra laguna, anzi lontano, e famoso per le acque cristalline e la bandiera blu.
Era un mare che lambiva le coste di centro Italia o meridionali. Coste di regioni a noi poco note.
Fu in una di quelle volte, che imparammo una cosa inaspettata e decisamente straordinaria.
Partecipammo ad un corso breve di immersione subacquea.
Ci trovavamo in Puglia, alle Isole Tremiti, e i timori ci inchiodavano nell’aderire al corso.
Eravamo entusiasti ma assai intimoriti. D’accordo sapevamo nuotare, ma non eravamo dei provetti. E poi immergersi così non era da tutti i giorni.
La follia di fare una cosa fuori dagli schemi, un po’ estrema per noi, essendo neofiti, ci ha spinto a non escludere l’invito che gli organizzatori avevano rivolto ai turisti di turno. E successivamente ad aderirvi, perché non si può sapere ed apprezzare se non si prova.
Mia moglie decise di non partecipare, accontentandosi di fare nuoto di superfice usando maschera e boccaglio, con l’unico scopo di osservare il fondale marino e la rispettiva fauna.
Noi due invece andammo avanti, incoraggiandoci l’un l’altro. Dopo le lezioni di teoria, molto dettagliate ed interessanti, ci immergemmo guidati da una tutor molto brava e gentile.
Ricordo che, stando tra noi, ci teneva per mano perché voleva essere sicura della buona riuscita della prima esperienza in profondità.
Le bombole pesavano e facilmente ci accompagnarono a circa 20 metri sotto.
Fu bello e difficoltoso stare in equilibrio a quella profondità e contemporaneamente gustare quanto ci circondava e ci passava davanti agli occhi.
Fu anche triste ritornare in superficie, e nel contempo stupendo poter fare questa esperienza insieme. Non la dimenticheremo mai.
Fin qui la descrizione della circostanza.
In me rimane molto chiaro il ricordo di aver vissuto, per circa un’ora, quella sensazione di stare in una bolla quasi silenziosa in cui si potevano udire solo i nostri respiri collegati al respiratore e le bolle d’aria che venivano espulse. Era una bolla che sembrava un altro mondo, il cosiddetto mondo silenzioso (*) descritto da noti esploratori subacquei.
Che emozioni!
Ricordo la gioia di far parte di quella piccola spedizione, di poterlo fare insieme a mio figlio. Ricordo la paura che ci potesse succedere qualcosa e, nello stesso tempo, il senso di calma al pensiero che eravamo scortati da una brava sub.
A parte tutto ciò, il ricordo oggi più forte, molto gradevole, è quella sensazione di libertà per essere in profondità sotto la superficie d’acqua, poter vedere dei fondali bellissimi e sentire una piacevole distanza da tutto il mondo noto.
Non perché uno specifico allontanamento fosse necessario, ma per la possibilità di una pausa speciale, condita da aspetti di novità e di scoperta in un contesto naturalistico di prim’ordine.
Oggi non so ancora se provai soltanto io quelle emozioni e quelle sensazioni. Quello che so è che ritornando a fare “snorkeling” tutti e tre riprendemmo ad immergerci con una nuova consapevolezza.
Non soltanto nuotare, ammirare, esplorare, spingersi giù a scrutare da vicino, ma anche ricercare quella “bolla silenziosa” che può meglio contenerci, mettendoci in una situazione di calma in cui contattare le nostre emozioni primordiali, e ritrovare noi stessi.
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Auspicio: “possiamo presto tornare al mare e vivere le stesse emozioni”
Citazione: Jacques Yves Cousteau
Immagini: Pixabay – Immersioni subacquee I e II
Riferimenti: Il mondo silenzioso, J.Y. Cousteau – Frédéric Dumas – Oscar Mondadori (*)
Quando sei affaticato e ti senti inutile o piccolissimo. Quando vorresti piangere ma non riesci a farlo e ti senti bloccato, come fossi congelato dentro, sappi che io ci sono. Ci sono sempre stato, anche quando non lo credevi possibile.Quando le situazioni si presentano difficili, dure, a prima vista insuperabili e pare non ci sia nessuno ad aiutare o ad ascoltare, sappi che io ci sono.Ci sono, come un ponte sopra acque tormentate.Quando sei veramente giù, quando ti senti solo, quando ti pare di aver sbagliato tutto, quando desideri venga sera e poi la sera diventa difficile amare i pensieri e non riesci a dormire, sappi che io ci sono.Ci sono, come un ponte sopra acque tormentate.Quando viaggi e in auto ti senti un’isola, quando soffri e ti sembra che nessuno lo comprenda, quando devi ingoiare torti e tutto pare muoversi contro di te, quando ti sembra di essere fuori dal coro e invece ci sei dentro più che mai, e questo non ti consola, quando ti manca il respiro al pensiero di dover cambiare la tua vita, sappi che io ci sono.Ci sono, come un ponte sopra acque tormentate.Ci sono sempre stato, anche quando non lo credevi possibile.Sappi che puoi partire se lo vuoi.Fallo, non attendere oltre.Il tuo momento è adesso. Fai brillare i tuoi desideri.Io ci sono, come un ponte sopra acque tormentate.
Ci sono, ma sto indietro e ti guardo le spalle.
Citazione da canzone di Simon & Garfunkel (vedi sotto)
Foto by Pixabay: Garzetta in volo libero
Testo di versi by Gianni Faccin, liberamente tratto da Bridge over troubled water di Simon & Garfunkel
A parte la pandemia, in classe più o meno gialla oppure arancione, non c’è nulla di nuovo sotto il sole, verrebbe da dire.
Riprendo un detto che nell’uso comune si rifà quasi sempre alla diffusa presa d’atto, accompagnata da fastidio o altro, che quello che si immaginava diverso da una certa realtà è invece uguale ad essa, e quindi sembrerebbe inutile contare in qualcosa di differente e migliore. Anzi non serve pensare di cambiare le cose, perché non cambierà mai nulla (altro detto popolare assai diffuso).
Invece il detto nasce dalla Bibbia (Antico testamento) e vuole significare che da quando esiste la terra, su di essa non succede nulla di nuovo, infatti da millenni si ripetono le stesse situazioni e gli stessi fatti. Ergo, nulla è veramente una novità. E il testo sacro vuole in tal caso riferirsi al comportamento umano di ogni tempo che si ispira per esempio alla pura vanità.
In realtà la persona può mettere un punto, a tutte le situazioni in cui detiene un ruolo da protagonista consapevole. L’essere umano ha la possibilità di scegliere come comportarsi. Dire sì e dire no. Prendere distanza da ciò che fa ammalare, avvicinarsi a ciò che fa bene e fa crescere. E il libero arbitrio di cui godiamo ci permette anche di restare nelle gabbie dorate che più o meno coscientemente ci costruiamo, tutti i giorni, durante tutta la vita.
Ma non siamo destinati a vivere sotto il sole senza essere costruttori di qualcosa di nuovo e di buono.
Sono convinto invece che ci siano molti punti da mettere, e differenti tempi da accettare. E che dipende da ognuno di noi.
E’ sempre una nostra facoltà.
Mi piace unire a questi pensieri uno stralcio dal libro del Qohelet, in cui prevale tutta la forza del “punto“, quale categoria diversa dal tempo. Anzi, punto inteso proprio come accadimento di qualcosa. Fatto, vicenda. Come è stato scritto, luogo d’impatto tra fiocina e pesce, tra biglietto e vincita, asteroide e pianeta, punto in cui il divenire urta con l’improvvisa emergenza dell’ineluttabile. E’ diverso dal “momento latino“, … (*) e infatti si trova tra due frasi compiute (grammaticale) o tra due linee che si incontrano (geometrico).
Per il tutto una data e un punto per ogni intento sotto i cieli.
Punto per nascere e punto per morire.
Punto per piantare e punto per sradicare una pianta.
Punto per uccidere e punto per sanare.
Punto per rompere e punto per costruire.
Punto per piangere e punto per ridere.
Punto per far lutto e punto per ballare.
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Citazione: Mahatma Gandhi
Immagine by Pixabay: Mettere punto
Riferimenti: Brano tratto da Il Libro del Qohelet e da Kohèlet/Ecclesiaste cap. 3 con traduzione di Erri De Luca (*)